A T T I DELL' I. R. ISTITUTO VENETO DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI TOMO QUARTO. SERIE TERZA A V V E R T 1 M E N T O 111 csecuzione dull' aiticolii 154 flos^li statiiti iiilorui si dieliiura rhc ogni aiitoi'O e particolarniuute rispouaabiiu clcllo npinioiii c doi falli espiibti no'prupiii scritti. <^. ///£)• A. 10 p A T T I DELL I. R. ISTITUTO VFJET D I SCIENZE, LETTERE ED AUT[ DAL \OVF.MnRn 18r>8 all' OTTOItHP 1839 VE^EZIA PRESSO LA SEGRETERIA DELL ISTITITO N L L PALAZZO n 11 C A r. F 18,-i8 59 IVEL PRIV. STAIUL, AINTONELLI ED. ! . ,' ' i ISSS'S9 DISPEIISAPRIIIt NO T A i:\lii\u(t '■■.■■!\ suite ombre colorate ottenute col solo concorto di luci bianche DEL M. E. DOTT. NARDO jiiii lii'i: ;'.ii; i.i, '! MuL argomento tlelle ombre colorate^ sul quale c'intrat- tenne nella passata adunanza il nostro onorevole collega dott, Bizio, quanto per se stesso curioso altrettanto 6 interessante per la scienza. Fa quindi meraviglia, come, quantunque si occupassero di esso piu o meno estesamen- te, da Leonardo da Vinci a'giorni nostri, piu diquaranta (I) autori di lutte le nazioni, non siasi ancora portato a quel grado di scientifica evidenza e di popolare chiarezza, che pure raggiunsero le spiegazioni di altri fenomeni ottici. Deve essere per tale eagione che ne' moderni trattati di fisica, dice ne' moderni, giacche Nollet, Moratelli, Traversi ne fanno cenno, il fenomeno delle ombre colorate o si tace od avvertesi appena^ e chi ne parla lo colloca fra i colori fisiologici accidentali ossia di origine subbiettiva. (1) Tali osservazioni, comunicate in parte a varii amici, m'impegnai fino d' allora col mio carissimo collega dott. Bizio, di fade conoscere in un lavoro ad esso diretto, dope roccolto cjuanto da oltri veune finora os- servato. Cominciai fino dal \ 855 a lorniarmi sii oosi intoressan- tc siiggctto, coirintcnzionc di richianiarlo a qiiella vita clio mcrita c di rinnovarc su di esso una seric di osscrvazio- ni (I), dopo messomi a cognizione di qiianto vennc da aitri osseriato, per lo clie raccoisi con fatica e dispendio buona parte delle memoric fino ad ora pubblicatc. II mio lavoro slorico sperimentalc, die ollre al Leonar- do (2), citava d' italiani sollanto il Veuturi (3), il Petri- ni (4) cd il Gherardi (5), potrili ora farsi ricco anche del fatti dal dolt. Bizio manifestalici, alciini dei quali vcngono a conforina dcllc mic osservazioni, quantunquc la slrada da esso batluta sia in parte differcnte dalla mia, esscndomi io di prefcrcnza occupato nclla riccrca dolle cause del feuo- meno ingenerato da luci bianche od assai llcvemente colo- rate. E su tal punto che versa la presentc Nota. Entrando con candela accesa in una camera riscbiara- la da poca luce bianca, oppure introducendo in questa da punto lontano viva luce riflessa, appariscono due ombre di un corpo intromesso fra detlc luci ed un parcle bianco, r una delle quali e azzurra e 1' allra giallastra. Un talc fenomeno si pone fra i colori accideulali sub- (1) Leonardo da Vinci; Ottone de Guerike; Ab. Millot; Buffon; Scherfer ; Meseas, Beguelin ; Wiikens; de Gieichen ; H. J. T. Flaguer- gues; Bergman; Bouguer; Melville; Priestley; Mongez; Opoix ; de Car- valho e Sampago; le Gentil; Rumphord; Hassenfratz; Goethe; Schrank ; Venturi; Petrini ; Grottluis ; Muncke; Zschokke ; Trcchsel figlio; Cho- vreul ; Prieur ; Wunsch ; Lehot ; Brewster ; Polilmann ; Tortual ; Plateau ; Arago ; Gherardi ; Muachow ; Gorgonne ; Flcchner. , (2) Trattato della pittura, 1651. (3) Mem. della Soc. Ital. T. Vlll, P. 2, p. 699, 1799. ('i) Mem. Soc. Ital. T. Xlll, p. 11, 1803, c Do'colori accidental!, oc Lucca, 181o, 4.° (r>) Comm. Acad. Bon. 5854 I, p. oi9. — 7 — bioltivi viene confiiso comunomcnlo colic ombre coioratc otteniitc con luci cromaliche. L' azzuiTO credcsi aver en- gine dal colore azzurro della luce celeste, la quale rischiara I'orabra cbc ha relazione colla luce della candela, ed il giallo dell'altra ombra che ha relazione colla luce celeste, dal gial- lo della luce della candela (I). Relativamente all'origine subbieltiva di tali ombre co- lorate, Pohlmann fu il primo a confutaria, in una memoria stampata negli annali di Poggendorf {2),e J. Muller nclla sua fisiologia accolse il principio della obbieltivilii di tale feno- meno dislinguendo le ombre colorate in obbietiive c sub- biettive. Le mie osservazioni stanno d'accordo coll'opinione dei due accennati fisici Alemanni, relativamente all' essere ob- bicttivc le ombre colorate di cui tcnni pdrola. Sembrami anzi che sicno della stcssa natura anche altre fra quelle cre- dute di originc subbiettiva ed altribuite ad un contrasto lisiologico, come fare) conoscere altrove, come Munchovv lento di provare e come anche apparisce da alcune osser- vazioni fatte dal Pctrini e da altre notate nella memoria del dott. Bizio. Fra tali osservazioni sembrami indubitata quella, tante volte da me ripetuta, che contraddice all'osser- vazione di Rumphord, rclativa al dileguarsi affatto le ap- parenze di coloramento delle ombre, quando si guardano separatamente dal campo contiguo altraverso di un tubo jnternamente annerito. In quanto alia causa del fenomcno gii indicata, sembra doversi mettere in dubbio. Se fosse vero quanto viene asse- rito, non apparirebbe esso sotto condizioni differenti dalle (I) Veggasi Moigno, Bepcrloire cV opliqueV. II, p. 580 e Miillur, Manuel (le p/n/siologie, Paris 184u, p. 303., Ci) T. XXVIllj p, 310 • '- "' '' — 8 — aeconnate, cioe quando noii c' cnlia P azzurro del oielo n6 il colore giallaslro altribuito al lurao artifiziale, quando in- fine non entrano luci colorate di soita alcuna e si fa I'espe- rimento con sole luci bianclie. A me basla per ora avvertirenella presentenota un fallo su cui aUri, per quanto mi e noto, non si fermarono colla dovuta altenzionc, e cbe se non presi inganno nel rilevarlo, se e veramenle quale apparve anclie a qualche allro os- servatore, aprirebbe forse alio studio delle ombre colorate strada diversa da quella flno ad ora tenuta, ondc tentarne la dichiarazione. II risuUato delle moltc mie osservazioni su tale argo- mento e di quelle di altri, cbe i)ure non si accordano ncl- r ammeltcre laccennata causa, puo ridursi ai brevi termini seguenli : Le ombre colorate si manifestauo ancbe indipendcn- temente dal concorso di luci cromatiche, tutte le volte cbe due fonti di luce bianca, Tuna diretta, e I'allra in- diretta, ovvero indiretta diffusa c dirella riflessa, riscbia- ranti conlemporaneamentc un dato spazio, trovansi rc- lalivamente ad intensitu e ad angolo d" incidonza, in un rapporto speciale. E in tal caso cbe interponendo fra esse luci ed un paretc bianco alcun corpo opaco, produconsi a data distanza due ombre del corpto slesso, T una delle quali, causata dalfostacolo poslo al passaggio della luce in- cidcntc o dirella piu inlensa, riscbiarata da luce diffusa me- no inlensa, moslrasl di colore azzurro, e I'allra causala dal- r ostacolo poslo al passaggio della luce diffusa, riscbiarata dalla luce diretta, moslrasi di colore gialliccio. II fenome- no apparisce ancbe con luci direlte di diffcrente inlensil;\ come ad esempio colla luce elellrica di confronto a quella del gas, e con due luci di candele ccrogene d' intcnsita dif- — 9 — fereiite, o posle a diffcrcnto distanza dal punto sul quale devono progettare le ombrn di un corpo opaco. Lo stes- so avvienc aiiche raddoppiaiido un sol lunie con uuo spec- chio G metlendo nel voluto rapporto d' intensita le due luci. liioltre, quando tre o qualtro fonli lumioose sono mes- so fra loro in ispcciule relazioue d" intensili e di dirczione, queste influiscono I' una sull' altra in manieia da dare so- pra un bianco parele alUeUante ombre di un corpo opaco, di differonte colore. In tal caso, oltre I'azzurro ed il giallo, possono apparire il violelto, il verde ed il rosso piii o rae- no intensi. Se poi il parele die rieeve I'ombra azzurra, in- vece clie bianco, sia colorato p. e. in giallo, allora 1' omt)ra.. si vede verde, se il parete sia rosso, 1' ombra si vede \io- letta, ec. Si aggiunga, che facendo ancbe cadere sopra I'om- bra gialla aUra ombra azzurra ottcnuta con allro corpo opaco, alia stessa maniera, avvicne da tale sovrapposizioue un colore verdastro, e lo stesso dieasi facoiulo cadere I'ombra gialla suU' azzurra. Per quanlo spelta alle ombre colorate prodoUe usando luci cromatiche ed ai colori complenieulari che ne appari- scono, secondo la varia combinazionc di tali luci ed il diffe- rcnte loro grado d' intensita ed angolo d'incidenza, I'argo- mento diventapiii complicato; sicche il fenomeno, il quale da principio comparisce all' occhio obbiettivamenle, c pos- sibile che durante il corso deU'esperimonto si trasformi, od almeuo si compliciii colla sopraggiunta di subbietlive ap- parenze. Tralascio nella presente Nota di cntrare in maggiori dcttagli e di esporre i varii modi di spiegazione, che offri- rebbero le different! teorie linora proposte su tale argo- mento delicatissimo dai varii autori che se ne occuparono, e cosi pure di aualizzare le diflicolti che polrebbero opporsi Scric III, T. IV. 2 - 10 — a fiascuna, cssendo intenzionalo di oio fare in separata memoria. IntaDto mi limito ad accennare, colla dovuta riserva, chc alcune osservazioni flnora raccollc mi farebhero sospet- tare I' esistenza di alcuui rapporti fra le ombre colorate e qualche fenomeno di diffrazione, di polarizzazione e d'inter- ferenza, ed una qualcbe loro refazione con altre luci azzur- re finora osservatc, fra cui con qnella della famosa grotta di Capri illustrata dal Molloni, dal Belli e da altri, bcch^ pure sarti per me soggetto d' indagine, onde rilevare con ispeziali sperienze quando ci6 possa cssere conforme alia verita. SULL' ANALISl DELLA LUCE. N T A DEL M. E. PROF. BERNARDIIXO ZAMBRA — °>ss^ — Nc leir ultima adunanza si lesse una Memoria d'un no- stro collega, nella quale 6 detto: « Esservi nello spettro so- lare due rossi, uno il meno rifrangibile di tutti gli altri rag- gi luminosi, c Taltro piu rifrangibile certamenle del giallo, del verde, delf azzurro; , . . , esservi un giallo di rifrangi- bilitii vicinissiraa a quella del violetto. » In un altro luogo della Memoria pare die spunti un qualche dubbio circa la verita di queste proposizioni, tanto diverse dalle dotlrinc accolte da tutti, e pare altresi die I' Aulore desideri di sapere quel die ne pensino i colleghi. Se cosi e, io sono lieto di andare a'versi di un desiderio col dire il mio avviso in questo proposito. I modi principali, noti fin qui, di fare I'analisi della luce sono Ire . -1 ." La rifrazioue col prisma ; 2.° r assorbimento coi mezzi colorati; 5." la diffiazione coi reticoli di Fraunhofer. Lo spettro che si oltiene per rifrazione col prisma di- mostra die i raggi di luce, come sono diversamente rifran- gibili, cosi sono anche diversamente colorati, e cbe la dif- — i-2 — fercnza cli ihtrangibilit;^ c (|nolla jijipimto clic, dipgregando i raggi divorsi, ne iiielle in cvidenzn \o linte diverse. I co- lor! dello spotiro solarc sono nn niinicro indcfinibilo, e si trovano sempre disposli nel raedcsimo ordiiie. Newton li dislinse in 7 principal!, die si appollano prismatic! . Ciascii- no dei raggi conserva roslantonionl<' il grado suo di rifran- gibililt'i; qucsto grado vuoisi diintpie riguardare come una [iropriett'i caratterislica incrente al raggio. K per la oostan- za di rifrangihililt'i die i raggi di un colore prisniatico fjua- luiiqne non si lasciano piii sconi[)orre col mezzo della rifrazione in raggi d'altri color! divers!. I color! prismatic!, non essendo piii ollre decomponibili per rifrazione, venne- ro considorali come scmplici. Non fn di questo parere Brewster. Egli avvcrti, non po- ters! affermare che il grado di rifrangibilita sia necessaria- mente connesso al colore do! raggi, in guisa che ! raggi d! una certa rifrangibilita abbiano un certo colore semplice c non possano avernc altri . Potrebbe pur essere che ciascu- na minima parte dello spcttro fosse composla di color! di- vers!, die i raggi component! fosscro tullavia rifrangibil! in egual grado^ e allora non si potrebbe disgiungcrii con la rifrazione nel prisma. II prisma dun([uc non puo razional- menle avers! per un mezzo definitivo di analisi dei color!; ma e da vcdere se ! raggi non i)iu decomponibili al prisma si possano dccomporre con qualdie altro mezzo . L'assor- bimento di raggi per parte dei corpi c il secondo mezzo di analisi ddia luce che abbiaino ricordato d! sopra, e di (jue- sto appunlo si valse Brewster per tcniare una ulteriore de- coniposizione de! color! prismatic! . Guardando lo spettro solare attraverso di un vetro azzurro, di (ludli che si usa- no per gli occhial! dcstinati a tempcraro la luce troppo vi- va, e! vide una certa osrurila coprire il mezzo del rosso, — rs — scomparso tuUo il raiicio, scomparFo (jiuisi luUo il vcrdo, v rimanerc buona parte del turcliino, un pod'indaco, epoco violetto; al contrario, il giallo, presa niaggior oslensione ad ambo i lali, occnpare insieme anche la scdc dcllaranciato e del verde. Drcwster argoracnto clie il velro avesse assorbi- ta la kicc rossa die niista con la gialla forma 11 raiicio, e la luce turchina cite mista con la gialla fornin il verde, d'onde inferi chc nei luoglii dello spcttro solare, ove si vide I' aran- ciato e il verde c' e del giallo . Osservo io spetlro con allri vetri di facolla assorbente diversa e gli venne veduto del giallo, del rosso, e delTazzurro lungo tulto lo spettro . Egli, riguardando il colore come una qualitti inercnic alia luce, pronuncio che siccomc i trc colori suddelli esislono commi- sli nolle varie parti dello spettro, cosi la luce in esse i)arli non e omogenea . Qucsta sentcnza lo indusse a ristorare un'antica opinione del P. Castel, di Mayer, e di altri, die la luce dello spettro consti di tre soli colori, rosso, giallo, az- zurro, ciascuno dei quali occupi, in proporzionc svariata con gli altri, tutta quanta la lunghezza dello spettro. Ed an- die immagin6 una cotale distribuzione dei tre colori dalla quale risultino ai loro luoghi i sette colori dello spettro. L' opinione di Brewster ebbe molti partigiani,Wollaston, Roung, i due Ilerschel, Mossolti. Ma sapeva male ad altri 11- sici che fosse rolta cosi quell' alleanza die da Newton in poi si e abituati a riconoscere tra la rifrangibilita dei raggi e il colore di essi, e die pare anche sancita dalla teoria che regge con maravigliosa unita di governo il complesso dei fenomeni ottici ; si propcndeva a credere, malgrado il no- mc celebre di Brewster, che nelle osservazioni dell' acuto Inglese vi avesse un qualche abbaglio; ed era voto cho le osservazioni fossero con diligenza rivedule. Risposero al voto Airy, Draper, Melloni, e da ultimo, scnza sapeieTunc* _i4 — tk'iraitro, Bernaicl e«l Ilclinlioltz . Le osscrvazioni ili tutti suno coiicorcU a dimoslrare^ die nellc espericnzc cli Brew- ster, quando si ahbia cura die non entri nell'occhio, insie- me alia luce ddlo spoliro, nessuna luce diffusa cheproven- ga o dalle iinpeifezioni del prisma, o dalle rillcssioni multiple alia superficie di questo dal vctro stesso con cui si osserva tntto lo speltro, e quando si stia in guardia contro le illu- sioni della visla nel contraslo dei oolori, ma si osscrvi cia- scun colore prisniatieo ben isolalo, e si abbiano li vicini al paragone il colore inodificato dall' assorbimentoe il colore primitivt), allora lo cose vedule da Brewster non si vedono pill. Cosi alia opinione di Brewster venne a mancare I'ap- poggio dei futli, e rimase meglio accreditata I'opinione del- la semplicila dei color! prismatic!. Se daU'analisi qualitativa, diro cosi, della luce solare vo- gliamo fare un passo verso la quantilaliva, c da notare che ndlo speltro per rifrazione non si trovano giustamcnte di- slribuili i raggi di luce secondo il grado di rifrangibililii . Per la costituzione del prisma avviene die due raggi molto prossim! nellordine della rifrangibilila,altraversando il pris- ma, vengono a disgiungersi, ed a divergere tanlo piu quauto, pill rifrangibiio e il gruppo a cui appartengono, cosicclie le parti piu rifrangibili della luce rioscono piii rard'alle nello spettro die non lo mono rifrangibili, e quindi I" azzurro, I'indaco, il violello, in confronto del rosso, dell' aranciato, del giallo, vi pigliano piu di sjtazio che non sarcbbc voluto dal solo aumento di rifrangibilita. II modo pill acconcio di riconoscere la coniposizione della luce, e reslcnsione ddle sedi die spettano ai divers! raggi ndlo spettro, c qudio per diffrazioiie coi reticoli di Frauidiofcr. Negli spdtr! cbe oltengonsi in questo modo la .sola condizione da cui dipeiule la cosfiluzione ddlo speltro — 15 — (J la lunghozza delle diverse ondulazioni dei raggi compo- nent! la luce. L' analisi della luce e fatla qui ncila maniera pill dirctta, ed e salva dalle altcrazioni die vi produce il passaggio dei raggi per un mezzo rifrangente. Lo spettro per diffrazione e lo spettro normale; in csso I'ordine dei co- lon e il medesimo die nello spettro per rifrazioflo . 11 no- stro Mossotti fece la bclla osservazioue, che nello spettro normale la iutensiti di luce e massima nel mezzo della lun- ghezza e va diminuendo con la medesima legge tanto da una parte verso il rosso quanto dall' altra verso il violetto. Que- sto fenomcno probabilmente e subbiettivo; forse esistc in ogni parte dello sjiettro una quantita egualc di raggi; ma i raggi di mezzo,clie son queili lecui ondulazioni lianno la lun- ghezza di 555, 5 milionesimi di millimetro, sono i meglio at- ti a produrre in noi la scnsaiione della luce, e talc attitudi- ne va diminuendo alio stesso modo, tanto col cresccre quan- to col diminuire della lungliezza delle ondulazioni, fino a diventare nulla. Per questi cenni si vede che negli spettri, c di rifrazio- ne e di diffrazione, I'ordine dei colori segue sempre I'ordine della rifrangibiliti o della lungliezza di ondulazione. Se, co- me dice r autore della memoria citata da principio, c'e quc- sto rosso molto rifrangibile coperto da altri colori egual- mente rifrangibili^ come non occorse mai in tanti esperi- menti di trarnelo fuori? I colori che diciarao dei corpi so- no sempre composti . Ora nella indefinita varieta di com- posizione di quel colori non si ebbe mai alio scoperto un rosso pill rifrangibile di qualche allra tinta . Lo spettro della luce rimandata da un corpo, si Irova piii o men difet- livo in confronto dello spettro solare, ma non mai alterato neir ordine dei colori; non vi si vede mai un rosso piu ri- fratto clio un altro colore. : ' > — k; — Ma per clie motlo raulorc arriva a qiiclla sua conclusio- nc, contrarja alia doUrina goncralo? Vi arriva movendo da iin siipposto gratuito, it quale prcso nel conccUo di Ini o an- clie assurdo,appoggiandosi ad una iuduzionc evidentementc infranla. II suppdsto gratuito t; die due striscc colorate, che nei suoi csporinienli fianchcggiauo T umbra di uii cilindretto il- luminalo da una luce bianca e da una luce di colore, nasca- no dalla divisione di questo colore. E II supposto, consi- derato nel concetlo dell' autore, c anche assurdo, perclie ammette die questo colore il quale si divide o, com' egli dice, ricsce sdoppiato, sia un colore eleraenlare. L' iiuluzioncpoi evidenteuiente infranta eccola: « Dic- Iro qualclie espcrimento si erige in falto generalissimo, o legge, die nell' ombra il colore che spetta ai raggi meno ri- frangibili si trova sompre a fronte della luce piu diretta, c queilo die apparliene ai raggi piu rifrangibili si rinviene al- ia volta della luce piu obbliqua. » Poi si dice: che niesso a cimento il color vordf, i risultati riuscirono conlrarii al fatto occorso dianzi, e si soggiunge che riuscirono conlra- rii anche per altri colori. Dunque respcrionza nega ripetu- tamente die il falto suddetto sia generale. Lo sludioso non ha allro parlilo che di rinunciare a qudla idea della genera- lita del falto. II noslro autoreal conlrario non pensa neppu- re che questo parlilo ci sia, escrivc: « Allro parlito non ri- maneva a' niiei deducimcnli che solo di concludere, esserci nello spcltro dd Newton due rossi, uno il meno rifrangibile di tulli gli altri raggi luminosi, c 1' allro pii!i rifrangibile certamente dd giallo, dd verde, dell' azzurro . » La conclusione e assai coraggiosa, ma supposlo die il fallo fosse propriamcnle couforme alia condusioue, I' auto- re avcva il mezzo di faria Irionlare, e di [trodamare una sco- — 17 — perta delle piu iiuispettate, e non si capisce perch6 non ab- bia adoperato qnesto mezzo die 6 facilissimo . Basta mo- strare col prisma alia raano die quel rosso che riesce isola- te nelle esperienze dell'autore, e piu rifrangibile o ddgial- lo, o del vcrde, o deU'azzurro. Serie ///, T. IV. Sullc teorie di Lagrange e di Vandermonde spcttand alia risoluzioiie gcncralc delle equazioni algebriche, e sulla risoluzione delle erjuazioni di quarto grado per radici esleriori quarle. NOTA DEL M. E. PROF. S. R. MINICFI L iJe osservazioni die si contengono in questo breve scritto iatoino alle teoriche del Lagrange e del Vandermon- de, riguardanti la generale risoluzione delle equazioni alge- briclie, hanno lo scopo di rilevare e reltificare alcuni piinli storici di si vasta c Iravagliata qiiestione. Un piu liingo e compiuto lavoro, the offre alcuni mezzi analitici onde agc- volare la formazione delle equazioni risolvcnti indicate dalla teorica lagrangiana, verra da me prcsentato in una delle prossime Adunanze. Frattanto non lasciero di notare d' aver risoUo col metodo gia raentovalo nella Sessiouc 27 Giugno p. p. lo equazioni di 4." grado per sole radici esle- riori quarle, ottenendone due soluzioni diverse, Tuna delle quali esprime ogni radicc cercala mediante !e radici quarle di Ire quantib'i, clie sono le radici d' una equazlone di 3,° grado, i cui coefficienti dipendono da un' altra equazione pure di grado terzo. La seconda di delle soluzioni assegna le richieslc radici per mezzo d' una equazione di grado secondo, i cui coefficienti dipendono da una risolvente del — 2U — fcrzo grado. Alia fine di qucslo scrilto soggiungcr6 la co- miinicazione de'risultati di ambodiio quelle soliizioni. Dopo Ic scoperle (atte nel sccolo decimoscsto daglt analisti italiani della risoliizione dello cquazioni di 3." e di 4." grado, 11 piii niomorabile tcntativo onde risolvere le cquazioni di grado supcriore fu i! melodo proposto dal Tschirnhaus {Atli di Lipsia, 1083), clic serve a privare una cquazionc algebrica da qualsivoglia numero de' suoi termini inlermedii. Indi nel secolo sussegucnte I'Eulero (Commcntarii dcW Accadcmia di I'ielrobiirgo, t. VI) espone- va la primordiale congettura confermata .° grado dipende da una risolvenle del gra- do scslo, e si assegna 1' espressione di questa risolvenle delerminandonc razionnlmenle i coefficienli per mezzo di qnelii dclh proposla. Delia risolvenle di G." grado Lagrange non lia dato nella sua iMemoria clie il coefiicienle del se- condo termine, ch'e il piu facile a calcolarsi, e lornerebbe sonimanienle laliorioso T a|>plicare il molodo da lui addila- lo al calcolo degli allri 5 eneflicienli. Conviene pertanto renderc al ^lulfalli quella lode, die gli e Irihulata d;d Uuf- fmi negli Alii della Sociela Ilaliana dolle Scionzo (Vol XII), duianlo li! conlroveisia insorla fra lui o il i\IaliaUi sulla inipi)ssil)ilila di risolverc in goiioi'alo leoquazioni algcbriclie 23 supci-iori al 4." ::^i'ado, dell avoie now solo rilev.Uo clic la risolvcnlc d'lina eqiiazione di o." grado non supera il grado seslo, lua dato iuoltrc i valori raziouali dc' cocflicieoti di simile risolvente. Pai'teado da una espressione d' ogiii radice dcH' equa- ziouo da risolvei'si, cbe si pu6 facihnentc desumere dalla fuiizioue Lagrangiana, le ricerclie del Vandermondo giiida- no ad aiKiloglie consegueiize rispello a'gradi dcllc eqiia- zioni aiisiliarie. Nel liiuaiieiite il uietodo di quell' Aulore si distingue dagli altri pel uiodo oiid' egli intranreude il cak'olo di quelle parli di luu/ioui siinmelriehe da liii cliia- luate li[»i parziali, die rimangono invaiiabili pel' deternii- nale sosutuzioni eireolari, e di cui si eouiiiongouo le quan- lila solloposle a' segni delle radiei esleriori nell espressione d'ogniradiee dell' equazione da risolversi. A quest' uopo egli si vale d' un algoritmo che ag(!Vola le riduzioui dei tipi parziali in altri aggregati consimili, ncll' intealo d'in- dagaresepossano alline dipeudere da espressioni raziouali de'coefQcienti della data equazione. Se non che, malgrado reiterate prove, non giunge a seuoprire o presagire la uie- ta, ne alcuna teoria gli offre una guarentigia di successo nell'ordine ascendente di siinili riduzioui. Nondimeno quel- I'algoritmo merita molta altenzione pe' vantaggi che pu6 presentare in siffatti ealcoli, e souo altresi notevoli alcune formule esibite dallo stesso Autore pel calcolo delle funzioni simmetriche contemporaneamente alle dotte indagini pub- blicate dal Waring su questo soggotto nolle Meditadones algebrnicac. Ma sembrano rimasti inosservali od obbliati alcuni tratti della Momoria del Vandermonde non tanto aslru- sa per I'indole della quistione, quanto faticosa alia leltura per qualche oscuritu di dettato c non infrequenti mcnde tipo- grufiebe. Nell' uno di que' passi (Art. XXXIV, n Z" 2) l' An- ^2\ (oro avvoilc (li iioii nver iiiai Irovato c d' cssep convinlo rhc non csisfoiio (ipi parziali di ciiiquo quanliiri dolali di trc o di qiiattro valori, ossorva/ioiic ch' ('' quasi il prcludio od il germo del I)oi Tcoiciiia linvomilo o diiiioslrato dal UiifOni. In allri kioghi cgli alTerma, e comprova con un oseinpio, di pokn' I'isolvero algcbricamentc V c(iiiaziono ])inomia, di clio gli era iiK^sliori preoccuparsi nella risolu- ziono alg(d)rica dello cijiiazioni, onde cvitaro lo cspressioni trascondcnli delle i-adici dcliiiiuta per quaiilila trigonomc- Iriclie. Ed infalti allarticolo VI delia sua Meiuoria dichiara die r oqnazionc convei'libilo di grado m, a ciii si riduce I'cqiiazione blnoniia di grado 2m -f-l prinio, e scm])rc facile a risolrcrsi, come si avrehhc vnduto (ai't. XXXV) medianle il calcolo per un caso parlicolare. Iiidi deduce le radici del- rcquazione *'• — i =r 0, clie, emcndato un ciToro tipo- grafioo, furono poscia verificale da Lagrange. Ed infine ripcle (art. XXXVI) clie gli e facile la soluzione della suddctla equazionc coiworiihWc, atlcsoche non e d'nopo tullo al pill die delerminare la quanUtd die rapprcscnla qual- sivof/lia delle sue radici, c non oUencre die sia indif- ferenlr In scamOio delle radici fra loro : lo clie significa ridui-si in lal caso funzioni simnieh'iclie, espriinil)ili pei coefricienti dell' equazione medesinia, le qnanlita soggelle a'segni radicali ncH' espressione generale d'ogni radice. Solo dopo un inlervallo di ventotlo anni il celebre Gauss nclle sue Disquisiliones arillmciicac scoperse i bei Teo- reini sulla risoliizione dell' equazione l)inomia,e sulla cou- scguenle divisione della circonferenza in parli eguali, e pill iardi Lagrange nella Nola \1V del Trattalo delle equa- zioni dedusse da'prineipii della sua luminosa tcoria una elegante soluzione inimediata dell' equazione binoniia, e rainiiieinoraiid<» eon encoinio il lavoro del Vandennonde — 25 — gli retribuiva I oiiorc della risoluziono doU'eqiiazione bino- mia dcir iiiulecimo grado. L' illustre Poinsot nell' anali- si di qu(!l Ti-altalo approvafa dallo stessso Lagrauge cbbe a notare, cbe il Vandermonde non parea diibitare del siic- cesso del suo melodo per la rlsoluzione dell' equazioni biiiomie. Ma le dicliiarazioni espresse dal Vandermonde negli articoli sovraceitali mostrano ch'egli fu ii primo a riconoscere la lisolubililii algebrica di siffatte equazioni. Sebbenc non sia argoraenlo del presente scritto lenere discorso delle ricerche sulla teorica delle equazioni alge- briohc e della loro risoluzione dovute a'gcometd odierni, e mentovate nella no!a preccdente 27 Giugno p. p., mi e d' uopo pero osservare clie il sig. Berndtson nel Vol. XI degli Aunali di Matematiclio del Gergonne La esibito la soluzione d'un'cquazione triiiomia del 5." grado priva del 2." 3." e -i." termine e coll' ultimo termine reale negalivo, e in generale dell' equazione trinomia di grado dispari La foi'niula del Berndtson comunicata al Gergonne dal Bcrzclius in data 17 Marzo 1821 porge I'cspressione alge- brica finita doir unica radice reale positiva della predet- ta equazione, e viene proposla come esatta, ma si do- vrebbe giudicare soltanto approssimativa per la condizione imposla cbe sia k quantita reale positiva. Ecco del resto la seinpliee e singolare soluzione da lui offerla, Sia r equa/iono iu cui a inlero positivo, e k reale positiva. Facciasi 2«-f-I 2.11 /, zn 7. a=z\/{\^k), h=^{\^t), c=^J^i-hl), Sciie III.T IV. ^ 4 — 2G — I uiiioa railicc rcnilo posiUva pnra Se qiK'lla foniuila fosse esatla, o potcsse osicndcrsi del parial caso di /. qualiinqiio, nvre])bede(iso affermalivamente la qneslione dolla risolubilila algebrica dclle equazioni di 5." grade. Iniperocclie da una consimilc cquazione Iriiio- mia ilchiarissimo Eisenstein (Giornale del Crelle, VoI.XXVIF, p. 82), annuncio dipcndcro la risoliizione d'ogni equazionc di ri." grado : e ad una equazione trinomia di simil forma ancoichiar. sig. J(>rrard ed HamMton hanno trovaloridursi I'cquazione del ;3." grado compieta, al quale oggelto Tillu- strc Ilcrmite^ dopo di aver risolto T equazione oosi ri- dolla per mezzo di (rascendenti elliUiche (Comples rcndus de I' Academic dcs Sciences de Paris \'6 ilars 1838), propo- se un prooedimento analilico onde agevolare i'applicazione del inetodo del Tschirnhaus, e giungero per una via meno laboriosa ad eseguire simile riduzione (Comples rendus 24 Mai 1858). Quantunque nel metodo Lagrangiano sieno additati alcuni espedienti per facilitare la formazione dello equa- zioni risolvenli, nondimeno il procedimenlo ivi indicato sarebbc assai laborioso aneo per comporre la risolvenle di 0." grado d'nna cquazione di grado 5." Imperocclic la sola deduzione del eoefficiente del 2.° terraine di questa risolvenle ricliiede non breve lavoro, e il calcolo degli altri cin'-h ITlr/"— 8/?r ) a — 10 (2p^-|-27p7^_8/rr) J ^= 0. —'^Upct'-hiir-h 12r)a— \0p'-\-^(r—24pry Dcnominale 0^, 0,, 9.^ Ic trc radici dcirequazionc (3) corri- spondciUi ad uno quolunque do' Ire valori di ct, si dctcrmi- nano le quatlro radici x^, x^, x^^ x^ dell' eqiiazione (1) medianle le formule -1 i 4 4 4 i ii 4 4 4 i i i 4 4 4 i ■1 1 4 4 4 i ^-3=4 h'\/ 00-1/0.-^^04' in cui V rappresenta una radice priiniliva doU'equa/ione v* — I = 0, vale a dire si ha vzz= + i/^ — ^ . 4 4 4 E manifesto elie il prodotto \/0^- \/0,. \/0.^ dcvc — 29 — cquivalero alia radicc quarla tlcll'iillinio torminc della (3) DUitato di segno, e quindi alia radice quadrata di ^ \ 2 p ct'-^ {jr-h- \2r)ct — \0 1)^-{-9 (r~2A p r^^ . Ponendo = ^6^ si avrebbe daHa (3) (5) ^3_1 (^._32,)^. -f-^|.]^( 1 0/>^ - 28r)a^ _i-i,(oOy>^4- 1 7 1 r-Spr)cti^, ^^|2/;a^4 (/rH- \2r) ct—i0p'~^9f~24p?-l' e detle ^„, i^,, ^^ le radicl di qucsta equazione per iino qualsivoglia dc' tre valori di a (2), si ritrac dalle (5) 1(4 4 4 J d i 4 4 4 ^ '1 i 4 4 4 J . . , . • Data a cagion d' esempio 1' cqiiazione numerica x^ — 5a;- — i Ox — G=:0, si avri (2) - ■'- ■"- '.■'.. \ ■■ a? -f- 1 4 I a — 200 — 0, .... .y\ e (inindi a = 2, a — — 4d-'l2 ^/ITi . -30 — Trovasi poseia (">) I' eguaglianza la quale per a = 2 diviene ^J _ 98^-^ _i- 1 393^ — \ 20G =: 0, soniininistra indi ed inflno (0) X^——i, X,=:\ — \/--\, X=:3, a.-3==— 1-f- \/=J, che sono appunio le radici dell' eqiiazione propusta. Adoprando invece ct=~ 1 +12i/irr si riiivione r equazione j=- 1( ',9+2.1 i/n)j- che ha per radici C. = ^^ + 30^=1, e quindi deducendosi 'v/^„:=-y(3+ v/=I). V'C.--2+v/i:f, — 31 — si ollengono ancora, ponondo ncllc (G) t;=rfcy/z:i_, le stosse radici richieste con ordinc diverso cioc a;„ — — 1=1- V/^, .f,=: — 1^ \/I:T, x^=3, 0^3=:— i. Pcrtanto il sistenia delle equazioni (2) (5), oppurc (2) (3), offrc cffettivamenle iin triplice modo di soluzione delle equazioni di quarto grado. Questa conclusione trovasi del pari avverala ncl se- guonte csempio. Abbiasi 1' equazione .r^— i^x' — 4 Go; -f- 24 — , troviamo (2) ct^ — 1539^ — 21870, e quindi a = — 18, ct= Ao, a=z — 27. Avendosi poi dalla (3) se nc ritrac per cts= — \S 1' eguaglianza ^3 _|_ 222^= — 24753^— 45G976 = 0, clic lia per radici ed offre ^C-2, t^C -3-1-2 /=], 1/^-3-2^-1. Ponendo invece ai=45 si ottiene 16^^-. 1 0056^^-1- 35025^—390625 = 0, =0, _ ;}2 — doiiik' c consegiicntemcnle In fine assunicndo a,^= — 27 si Irova I G^^-f 3 1 2(^^ -4- 70095:5^—707280= 0, c si raccoglie indi Ora <]iialiinqiio di qiicsti Ire sistenii di valori \lolle radici (liuu'lo di (^g , ^, , (^, si sosliluisca nolle (0), risultanj con ordino mutato le stcsse radici della dala cquazione cioc 5, I, — 2, — 3 . NoH'allro niodo di soluzione la riccrca dello radici deircquazione (i) diponde da una risolvente di terzo grado (7) a^-H 8y> a--\-'^ (o/r— -5 r) a-h 8 (2/>''-i-7-'— 8;> r)''--rO' da una ridolla del grado seconda (8) 0^-— 2 ; 7 ^^-f- 32y; a i- 32 (/> ' — -i r)\d 'I a'* = 0, die sonuiiinistra due sistenii di valori di Q tali die i pro- doUi delle radici ([uarle de' valori conjugali — :j3 — dcbbono equivalore a' trc rispellivi valori di a. Col Joro mezzo si piio giungere in varie guise alia dctcrminazione dello radici richieste. INIa non e di lieve momenlo \ asse- gnare i crilerii die scrvono a stal)ilirc le coiiveniciiU po- tenze di i\ da oui debboiio esserc affelli i valori di quelle radici quarle, onde dediirne i valori delle radici della data equazione. S" aggiuiige 1' ambiguita comunc allordinaria soluzione delle cquazioiii di 4." grado priva del secondo termine, cioeclie larisolvente (7) rimane la stessa, comun- que (\ sia positivo o negalivo : pero quesla ambiguita non avrebbe Iiiogo qiialora esista il secondo termine nell'equa- zione proposta. Nel seguenle escmpio nuraerico ottenni le radici della data equazione, anziclie col prenderc i valori ^o'^p'^a *'' i^'n niedesimo sistema, cioe desunti da una delle due radici deU'eijuazione (8) combinata co'tre valori di a.^ assumendo invece due de' suddetli valori 0,, 0^ insieme al conjugato 0"> del lerzo. ; Infattisia lequazione dianzi trattala X' — 5 X-' — 1 a; — C :rr 0, si avra pi'r risolveale (7) ct' — 40 a^-l- oOG a ~ 3 1 20 =: 0, le cui i'adici so;io ^^^12, «,--=2(7-|-4^-l), ^,=2(7-4 V^ — I). La ridolta (8) diviene 0'^~2 ( 7 a^— i GO :i H- i r3G8 ) -j- a^= 0, e dal doppio valore di si deduce 0^:^l2OG,0,-4(ll9-4-12O/ — I),0,=4(I19— -120/— 4)' 0'^''=IG, 0^"=4(7^24\/ — I), t'^'-iir^-lhsl — X). Ser.e ///. 7'. IV. ^ — 31 — Ora scoglitMulo i segiienli valori dolle loro I'udici (juarto si Irova cbc col mezzo dcllc forniule ''o=\\h'''-+- vo.-^ ve.\^ ii^t,, 4 4 ) •^-.= 4^^ -(-^-H«)\/9,-f-(2t'^l)/04' ill cui si suppoiie i'lr^ ^ — I, risultaiio i valori delle radici ricliieslc, cioc : a;^=3, ^-^^—l, x== — I — / — I, .r3= — ^•i-\/ — \. Qucstc radici si avrebbero dalle stesse forniule iiitro- duceiidovi in liiogo di 9,,9.^ le rispcttive quanlila con- jugate 9^, 9^'\ 9^'^\ e ponendovi v=z — y/ — I. Nclla prossima ■Memoria di sopra annunciata offriro le diniostrazioni delle predette eguaglianze (2) (3) (5) (7) (8), c in quell' occasione od in un successivo lavoro faro conoscere gli uiteriori tentativi, e le conclusion! fmali delle prescnti mie indagini. Non sara inopportuiio I'esporre nella presenle Nota la menlovata sokizione dovuta al Vandcriuonde, die poco meiio coinplessa delle due prccedcnti. Data lecjuazioiie coinplola — 35 — 0(1 assiinfa i ordinaiia risolvcntc (10) w^— (3ff.^— Sajw^ si I'isolva poscia leqiuizione (II) ^--j^w^— 3(3a.^— SajM-h H-S ''grt,'— 50a/«^-4-32<7/-I-6.' ^\=\\~(i,^\/,^-i^9~V0.l^ ii 4 ^> ) '''^-l(-'^~V%-^^'V0~v\/9,l- ■ Sc ad M si sostituisca una nuova incognita 7», cosic- clu' sia n ^(3 0,- — 8 aj = A per cui nclla (10) vicne a mancare il 2." Icnnine, risolta Tequazione (II), si ha il nuovo modo di soluzione esibito da! Vandcrnionde. Giova esporrc lequazione (10) sotto la forma dianzi indicala, poiche serve di guida nella scclta dei valori delle radici quarlc di 9^, 0,, essendo 4 4 4 ( ) — 3() — Allorclic la lUila O(|iiazione manclii del sci'ondo lermino, cioo proposta la (I) .v'-j-px--\-(ix-^ r^=(i, ponoiulopor brevita di calcolo M=r.J^, 0=IOr la sua risokizionc dipciidc dalle due cqiiazioni ( I 3) ^*-^ 2y> ^''-^ {[r— 'i r) fj, — 7 — 0, oil' e la risolvenlo consiiela, e poseia Ti'ovosi inline ( • J>) '*■<>— "2"! ^ '^-"^ ^ ''•■"+" V/ ^' J ' -1 r 4 4 i \c 4 , Sia a cagion d' csciupio la slessa equaziono numoric-a |ii risolla x'— 5 x^ — ^Ox — (j= 0, si avra (1 3) ^^~ 10 ^^-|-i9^— 100 = 0, una dclle cui radici e |W„'=4, e Taltrc duo sarchbcro Per /M^=-i la (I 5) divienc ;^^-— S2;/-i- 81 — 0, ed offre ;'^3=8i, '',= 1, 4 4 donde \/i'^-=:3, \/if^::=zi ; e conscgucntcmente (15) a:,.= -^-(2-t-3-i-4) = 3, i.,= i-(~2-3v/-14-\/-l)=r-I^V/_l, — 37 — :jc~^^(2-:i^ 1)=--!, Paniiic'iiti iissiiiueiuli) ^,:i=:3+4 [/~i si avrcbbc (I i) da eui ''^■- 2 ^' + ^ V-O^'-^-^c^^" "^ - ' ^~'^' ^ ^'' 7 _ 119 e qiiiiuli ^=2+ \/— ' V>'o = 2 ' \/^'.= 2 ' cosicclio, posto I' =: + ^—1, si I'ilrae dalle (15) cc,=z3, a-.=— I, a==-~\±.\/~i, 0^3=^— iqp y'3i. Offrirenio inline iin allro cseiiipio Delia cquazione gia proposla . , V '■- x^— 1 3a- — 1 Ox-\- 2A = 0, per cui si ricava dalla (1 3) ^^— 30^r -j- 1 29^ — \ 00=0, e quindl fx^:=i, /u^^='i, [x^=2o, cosicch6 avcndosi (14) si Irova per |M^,=:I, \/y■'o'^=^^^ 41 707281 — 38 — Jonde 41 Ai i'=--^-h2\0^-i, ,..r=_^- 210^-1, 4 7+3p/"Z' 4 7— Si/Z^ G consegiientomeiilG (I ) a'^=:4, .r,= l, .r^= — 3, .T3=r2. Assunto invoce fxz=A, \//w^2, si deduce ;'^-f-238;;H-2H5Gl =0 da ciii ;'^=— M9-J-I20 V^-l, r,=— 119 — 120 ^ZTi, ^.,^=3^-2 V/-1, J/r. = 3-2 S/-U e quindi si ha pure (15) .Y„=r4, .r,= l , x^-= — 2, 3-3 z= — 3. Prendendo inflne |a=r25, \//u=:5 si trova 7 , 625 dondc 4 Sfl/z:, 4 3— i/IT, e successivamcnte (15) .t^='(, a;,= — 2, a-^z^ 1 , 3:3==: — 3, come si 6 altrovc oUcnuto. DELLE SOCIETA GEOGRIFICHE E PARTlC(lLARat:STii DEL LA F. R. SOCIETA GEOGRAFICA DI VIENNA M E M R I A DEL SOCIO COHR. NOBILE EUGENIO CAV. BALBl Di 'inanzi a questo corpo accademico in cui sono tanto dcgnamentc rappresentali i niultifoniii aspelti dello scibile, mi senibra, piu clic soverchia inutile cosa il traltcnormi snir importanza dei^li sludj geogialici. Mi sia pero conces- so il notare, che se la goografia volentieri s'accompagna ad allre scienze cbc io dirci sorelle, anziclie aiisiliarie, alle medosime ella rende il servigio oUeniito con altri e cerlo non meno efflcaci sussidj ; pero non vorremo averla per una poverella clic si regge cogli accatti, ma sibbene per una disciplina strettamente unita alle scienze di osservazione colle quali progredisce, in bella concordia alternando i rau- lui soccorsi. Percio la geografla nella eslcnsionc delle sue contempla- zioni e una scienza grandemenle sociale ed associante; on- dc facilmenle avveniva clie un mcdesimo pensiero racco- gliosse in diverse regioni cd in tempi diveisi alcuni sapien- li, nello scopo d'incoraggirc o divulgare colali studj, cd — iO — niiiro in iin fasoio lo siiigolo o sparse fotiche, cosi doi viag- gialori come di coloro clio fra le (lomcsticlie pareli raccol- gono c giudicano i falli scienlilici. II priiiio di oosi faili sodalizj ncli'ordiiic cionologico apparlicnc ainialia, aiizi a Vonozia, sc voglianio loner conlo della Socicld def/li. Arf/onaiili, fondala dal Coronelli, geome- Ira e cosmografo della Ucpiibblica nei giorni in cni splen- deva glorioso ii nome del Peloponnesiaco !M(>rosini,malgra- do I' ingeniiila aieadioa del siio tiloio, volla al progrcsso doll" aslrononiia e deiia geograHa. In Francia, verso la niela del passalo secolo, veniva for- malo il progelto di una soeiela grografica ; nia (lueiridea ri- maneva senza eifello e solo ncl 1821 iondavasi a Parigi iiicrce le praticlic di Joniard, Eyries, Malie-Brun, Adriano I^albi ed allri ciillori di (juesli sUidj la soeiela elie possia- nio avere in conlo della piii anlica Ira le esislenli oggidi; nel 1825 Firenze avcva pure un sodalizio dedicalo a quesli .'dudj, sciollo dopo breve nia non inoperosa vila; nel 1828 lierlino ebbe il suo per 1' influenza del principe dei vlvenli geografi Carlo Rillei", auspice lunico Iliunboldt; la realc soeiela geograllea di Londra, nel ^850, doveva la sua ori- gine idle cure di Ifamillon Greenougli, Bari"ow od allri valo- rosi sapienli. Coslikiivnnsi poscia quelle di Bond)ay, di Francoforle sul Meno, di DarmstadI, di Pielroburgo, colle ausiliarie nel- la regione d(d Caucaso e nella Siberia, di Rio-Janciro, Mes- 5ico,Nuova-York, (aeendo di allreclie senza esserepuramen- Ic gcografielie IianUi) pero colla geograDa slrelle relazioni. In lanio ferxore di sUidj jioleva \'inianersene negliillosa speKalrice la popolosa indropoli di uno slalo esleso per qua^^i 200,0(M> niigiia quadi'ale enlro ai conlini di eui vivo- n<> '(0,000, Odd di suddi(i,la nielropoli die si fregia di cosi _4i _ nunitM'osi e divci'si islituti, stanza di una elctta e foKa scliic- ra di sapienli? Cosi avveniva che si costituisse in Vienna la Sociclu imp. reale googralica, ultima nellordine cronolu- gico, ma clio nun appcna nala si coilocava degnamcnte ac- canfo alle sue sorclle maggiori; societa intorno la quale mi stimo onoralo di poter ragionare, lasciando per altri successi\i cenni le uotizie sulle geograficlic Societa di l>er- lino, di Parigi, di Londra, di Pictroburgo, c cosi pure la pi'oposla di una simile istituzione fra noi. Fino dal i852 I'egregio geografo prof. Sinaony cslerna- va il voto clic la fondazione di una societa geografica in Vienna non putesse essere lungamente un solo desiderio, considerando quanto a pro di colali studj si adoperassc la societa geogralica di Berlino; 1' illustrc e benemerito diret- lore deir Islituto geologico dell' irapero, nel 1855, in una adunanza di esso islituto rinnovava quel voto, che Irovava caldo appoggio nei present], pure solo nel l855poteva i'esi- mio Haidinger raccogliere alcuni cultori di quesli studj in una adunanza che possiamo avere per la prima delta inip. e reale Societa geografica di Vienna. Esporre le cure, Ic pratiche di questo doUo c quelle dei suoi valorosi colleghi nel promuovere ed assicurare la vagheggiala societa, mi con- durrebbc ollre ilimiti di questo discorso;basti accennare che il disegno delta medesiraa trovava caldi fautori nei pii!i illu- stri dotti dell' impero e delle altre contradc d' Europa^ era grandeniente incoraggito dal regnante Monarca e dal prin- cipi delta sua casa, dalle primarie autorita dello stato, tan- toche la Societa onorata dalla sovrana sanzione lino dal scttembre del 185G poteva fregiarsi del titolo d'imperiale e reale, e col maggio del 1857 cominciare la regolare pubbli- cazione delle sue transazioni. La riconosceuza e la stima ne facevano cleggere presi- Surie HI. T. IV. 6 — 42 — cleiilc (jurij;!! clii- ii' rrn t^lalo il caldo pioiuolorc, il cav. (iu- glit'lmo llaidiiigoi', (lirellore (Icil' Isliliilo ii,co!o,iJiico ik-Uim- pei'o; i nomi ilei sci vice-pi-osidonli, dci due segrclaiii o del Consii;liu della Sixiela sono liiKi Ira ([uelli elie I'amorc delle piuardue disciidiue I'aeeva noli e aliniali; egualmente tra i nioUi soej onoraij, ordinarj e slraordiiiarj liiiveu- goiisi altri cbc il ciilloi'e delle geogralielie cose da gran tem- po onoi'a. Due dispense pel prinio volume del 1857, una del volu- me del 1858 vennero fino ad oggi divulgate eol titolo di Mithcilmujen der A. K. Geoijraphischen GeseUschoft, conte- nenti 1' origine e la costituzit)ne della Societa, gli atti delle sue adunanzc del I." dicembro 1855 al 9 febbrajo 1858, e le eomunicazioni c le memorie cbe vi furon lelte: cosi nel- Ic une come nelle altre abbondano notizie spetlanti quali air impei-o, ([uali a paesi diversi dell' Europa, quali ad al- tre pai-li della Terra ; ovvero important! sehiarimenti di geografia lisica, cartogralia, c finalmente elaboratissimi ap- punti per la circumnavigazionc scientifica della Novara. Non potendo aecennare particolarmentc le molte e di- verse pcrtrattazioni trascrivo il titolo eTautore, ad alcunc delle medesimc Irattenendo la vostra attenzione. II primo volume per I' anno 1 857, oltre le eomunicazio- ni negli atti della Societa, contiene le mejnorie seguenti: Sulle (jhiacciaje deW Oelzlhal del maggiore K. Sonklar d' Innstiidten; Del lavori della statlslica uffizUilc nclla Sve- zla del baroae di lleden ; Supplcmenlo alle istnizloni della sezione scientifica della spedizione della fre(jala Novara, in cui, secondo la diveisa eontem])laziunc degli api)unti leggonsi i nomi di lleden, Ilcufler, Zigno e Scbiner; Relazio- ne sill tu(jlio deli isliiiu di Suez del segretario V. Foetterie; Sckizzi iopofjrafiei del Btilfjhar Dalutt, ovG concorrono numerosi pellegrini a venerare nella sua bclla cbiesa di stile arcbiaculo del secolo deoiraolerzo la reliquia ondc prende il nome portata da Coslanlinopuli dal santo Brigido, visitava parte delle Alpi Noricbe ove ben rade furon le orme dell' uonio, ed anebe i)iu quelle del cul- iore delle scienze nalurali. E una sapienle monografia in cui sono minulamente descritte le forme loeali di questa sezionc delta giogana alpina, le diverse elevazioni, le gbiac- ciaje e ([uanlo puu darne un esatlo concetto, giovandosi dei precedenti stud] dello stato maggiore austriaco e di quclli faniosi dei fi-atelli Scblagintweit, anzi rcttiDeandone alcuni dali. 11 defunto vice presidenle barone di Beden, da poco ra- pito alle scienze stalisticbc cd economicbe di cui era 1' or- namento, faceva una comunicazione, sui lavori slatistioi d'ufGzio delta Svezia, ove dal 1775 in qua vien falto un ccnsimenlo ogni quinquennio. Fino dal secolo deeimose- slo aveva la Svezia registri della proprieta fondiaria, pero imperfetti, cosiccbe era nel IG28 ordinata un generate ca- taslo dal valoroso Gustavo Adolfo. II cancelliere Oxenstier- na ordinava la compilazionc di tavole statisticbe del ino- \imcnto mercantile, poi intcrrotlamcntc conlinuate lino al 1772, — 45 — lIReden vienopoi acocnnando lo diverse iimministrazio- ni per ciira delle qiiali escono regolaii picspctli stalistici, e trova di potcr concliiudeic clie la Svezia c' imo degli slati eu- ropei ove piii fervo qiiesU* geiiere di lavori ; pine egli nola come sieno coiidolti senza iin iiielodo iinifoinie, cosicihe gi-andemenle ne vieae diminuila I'ulilila; acconna pero a recenti niisuro per risliliizione di iiii iiffizio cenlrale di sla- lislica. Mi place poi di aggiungeie die 11 suddelto Reden in al- tra occasione leiicva inforniala la imp. reale Soeieta geo- grafica di Vienna dci lavori di slalistica condolti per ciira del goveruo ponlilicio, di cui egll lodava raltivila, lamen- tando che cosiflalii sliulj non fossero conosciuti come ii lue- rilcrcbbcro. Uscendo dai termini della Europa dobbiamo Irallencr- ci agli scbizzi topografiei del Bnlgiiar-Dagb, nel Taiiro di C.ilicia, gia visitalo dal Russegger come capo della spedizio- ne per la ricerca delle miniere, e percorso per la seconda volta come botanico del sig. Teodoro Koiscby, die in qiie- stl Scbizzi cspone copia di parlicolari sidla geognosia, le forme locali, le altiliulinije aequo Huenti, la vegctazione, Ic meglio notabili localilti, cliiiidendo con un ccnno sulle forc- ste di cedri sparse per quelle pendloi, onde passa a ragiona- re di quelli del Libano, e partioolarmenle del bosco dello Uadi Dscennam, ove s'innalzano ancora alcunialberi anli- diissimi die pel loro sviluppo si posfono credere conlem- poranei a quelli die servirono alia cosUuzionc del tempio di Salomone: mutl teslimonj delle vicende umane per lun- ge volgere di secoli, I gruppi di lerre insulari, o le isole solitarieemerseso- pra le onde deli" Oceano, dice acutamenle ii prof. Zbishman, pel progresso ddlc sdcnze naiurali e lo sviluppo i]i\ com- — \i\ — incrcio moiulialo, fiirono campo di ripclule o muUilorini invcsligazioni. La loro jroognosia, la llora, la fanna nicri- lano r aUonzione del nadiralisla ; sono slazioni di ossoi'va- zioiii nauliclio c niclcoroiogiclio, sono piinii per cni passa- no curve lermiche e magncliclio; T iioino iioi siioi \iaggi oceanici so no avvaiilaggia por jirorisarola propria posizio- ne astrononiioa ; colcslo lorrc iiistdari oflVoiio proziosi sor- gilori ove conoori-ono le iiavi clio I'anno la posca dolla balo- na, oppurc sorvono al navigantc per rinnovarc le provvi- gioni, ovvero dopoclie le vaporiere noii temoUero di avven- larsi ncir ampio oceano sono opporliini dopositi di car- bone, dopoyiti di morci, slazioni iinporlanUssimc del com- mercio ocoanico. QuGsle parole premoUc lo Zliishmau alia sua monogra- fia dclle isole Gemclle, S. Paolo e JNuova Amsterdam, sollc- vate neir Occcano Indiano fra V eslremila auslrale dell' A- fi'ica e la punta a libeccio del Conlinente Ausfrale, milk - qualtroconLo e quaranlasci miglia inglesi a sciroccodeirisola Maurizio, di cui sono una dipcndenza . Aecenna egli il dub- bio sul voro scoprilore, poscia i naviganli che le visitarono lo forme locali, la flora e la fauna, la dimalologia, la po- sizionc aslronomiea, la doclinaziono magnelica, lo numerose torme di foclio (phoca ursina,plioca Iconina) elie slanziano su quelle marine i di cui ululali misli al fragorc doi rom- ponli si odono a qualcbe miglio in marc ; lo rnollo bale- nc clie ncl vcrno frcquontano quci paiaggi. Questc isole, dice ancora lo Zliislunaii, sono Ira le ven- licinque dipendenze amministralive del govcrno brilannico di Maurizio; e radc voile sono visitate, eccetlo cbc dai ba- lenieri ; conforla il pensare che la loro esatla c scionlifica cognizione fosse riservata ai noslri uavigalori. Ed invero leggesi nol sogucnto Mdume dellc; j1/ su cui era issata la bandie- ra austriaca, armala di due cannoni e provvedufa di ogni cosa opportuna, e risalendo con lunga e faticosa naviga- zione giugncre nel maggio 1852 a Khartun . Sul chiudere di quell'anno intraprendeva Knoblecber eon la stella mallu- iina e due minori barche il viaggio fnio ad Ubbari, nel paese del Negri Bari, ove sulla deslra del fiume risiede la stazione di Nostra Donna a Gondokoro alia lalitudine di 4." bor. onde nell'anno segueiile risaliva i! fiume parte sul- la slella maUuluia, parte con un minore schifo sino all'iso- la Lamutat circa alia lalitudine di 5°; e quivi salito sopra una prossima altura, il suo sguardo spaziava ampiamente per la circostanle contrada, scorgendo lino all' orizzoiite il lucido serpeggiare del iiunie clie scorreva fra dense pian- tagioni. , L'uUima spedizione del beuemerlio ed instancabile Kno- — 52 — l)leplicr era da liii comlotla nol inaizo 1858 in eompagnia del padre llansal, nella quale dopo To gionii di navigazio- ne partendo da Kharlun pcrveiii\a colla slella maUulina a Goodokoro, per ora la ])\\\ inlcrna slazione delle niissio- ni essendovi fra quosla e Ivliarliin quclla di Sanla Croee, sul margino d' im lago propiiiquo alia sinistra sponda del Bali'har-cl-Abiad, fondala dal padre Mosgan. Oia Kiiobleclicr : molti dei siioieonipagni caddern soUo r influenza del clima e dclle fatiehe ; ma non niancano altri coraggiosi clie ne prendono il posto, c le missioni cattoli- ehe del Niio Bianco promedono per Y avvenire di esserc per gli abitatori di quelle contr;idc missioni di vera civilta, diversa molto da quella rapace voglia di dominio clic ne assume il uome, e clic le genii europee amano di bandirc con la voce del cannonc. La geograPia intanlo si avvantaggia di quei generosi co- nati; e considerando quanlo succede nella valle supcriore del Bah' har-el-Al)iad, Ic csplorazioni franccsi al mezzodi deir Algeria, le spcdizioni pure IVaneesi sui liumi della Se- aegambia, quelle degli Inglesi sul Niger e sul poderoso af- fluenlc Benue, per cui riescc facile il pcnetrarc nclle inter- ne regioni clie furono la scena degli studj e dei Iravagli del- la spedizione cui appartiene il supcrstife Barth, clie io di- rei il Marco-P(do doIT Africa inleriore; considerando il pro- digioso viaggio di Livinslone dclT uno all' allio lilo (leH" A- frica Anslrale, e lecila la speranza clie in un lempo per av- ventura non lontano parte almeno dcIT iaterno dell' Africa ci sara suflicientemente nola. Forse allora gl' ingegnosi sislcmi di sapienii preclarissi- mi sulle forme locali di (luelle conlradc cadranno dinanzi alia evidenza dei falti; pei'o non vuolsi dimcnlicare die (luanlo fniora vcnnc diMilgato confcrina le iiuluzioni del- — 53 — r illiislre Sir Uoilorik Impcy-iMiircliison, presidcnte ilella reale Sociota gcografica di Lontlra, Racrogliendo 1ft moUe parole in poclic io credo, ono- randi signori^ di potcr coiicliiiidere die Ic cose sin qua cs- poslc liastano a dinioslrare qiianto sicno l)eneiiicrili quegli egicgi clie iin noliile pensiero univa in una comune falica, nclla sua Itrcvc csislenza procacciando gia alia in)pci"ialc c reale Societa gcografica di Vienna V affeltuosa stinia di o- gni uomo sinccraiuentc devoto al prospcrare dellc geogra- ficlie discipline. Qui iinisce il mio assunlo; concedetemi pcro anclic un lamento ed un veto perclie la Italia^ clie tanlo fu benemcri- la dclla geografia, non alibia un sodalizio in cui sieiio rac- collc Ic sparse faliche dei cultori di qucsta scienza, clic dai nostri viaggiatori, dai nostri navigatori, dai noslri cosmo- grafi avcva cosi grande incrcmento. SULLA RISOL^ZIOM AlifJEBillCi DELLE EOl'AZIOM NOTA DEL M. E. GIUSTO BELLAVITIS p. er Irovare le radici di iin' equazioue algebrica pus- sono ammettersi i segiienti poslulali. Poslulato l." Eseguire sui numeri le operazioni arit- meliche: soraraa, soltra, moUiplica, divisiono od clevaziono a potenza. Postulato 2° Estrarre le radici dei numeri. Poslulato 5." Trovare ciascuna radice reale d' ogiii equazione algebrica a coefficienli reali. Questa opcrazione giti presentita dal Vieta noa b piii difficile del postulato 2.", tranne il caso cbe si adoperino i logaritmi. Postulato 4.° Estrarre le radici degl' iniDiaginarii, Per gli esponenti superiori al clue questa operazione non puo eseguirsi se non cbe col postulato 3.° oppure col mezzo delle tavole trigonometricbe. Risolvere un' equazione numerica col mezzo dei po- tulati 1.° e 2° puo esser vantaggioso in quanto cbe si ado- perino i logaritmi, altrimenti e piu comodo attenersi al postulates." — In quel modo non si poterono risolvere cbe le equazioni del 2.° grado, e qualcbe volta quelle del 3." e del 4." grado. — 56 — Risolvoro un' oquazioiie (lualuiKiiio a coofficiciili reali oil immaginarii nictliaiitc i postiilati I." 2.° o i° ti un pro- l)Ienui di cui facilmente si prevedc 1' impossibilita ; ma la compiuta risoliizionc dclle cquazioni dei qualtro prinii gradi fecc nasccro una spcranza fondata sopra una fallace analogia: T esserc indccomponibilo rcsponcntc 5 puo far suppoiTe cIiG col -i° gi'ado siasi toccato il confine del pos- sibile; poicbo sc non si possono risolvcre le equazioni del 5." grado non si polranno per certo risolvere quelle di gi'ado superiore. II problenia puo prescnlarsi sodo questa foruia : Dale (jiianle i>i voyliaiw funzioiii razionaU intere c simme- triche delle incocinitercali od immagiiiarie .^•, y, z, u, V ... , col loro mezzo e mediaiite i postulali X." 2.° e A." csprimcre ciascuna delle x , y , . . . « Discgnianio con J una funzione simmetrica, e con K una non-simmelrica, c poniamo (I) K— ^T se in ambedue Ic /, K cseguiamo un' aUcrnazione tra le leltere x , y , cioe la soslituzione binomia indicata con ({x y)) ( Veggasi la Nota alia mia Sposizione della teo- ria dcidelerniinanti. Memorie deli Isliluio^ Vol. VII, p. 157) Ja J non cangia e la A diventera {{xy))K~E, cbe dovra essoi' data cssa pure dalla (1), percio indican- do con \ una dclle radici deirunita dovra cssere i — 57 — Ripetendo sull.i A', la stcssa sostiluzione binoniia si lia {{.ry)) K^-=.K e riloi'na la A^ , ci6 richiede die sia i i \\\~=\ ; diinque r = 2 e {{xy))K^=i — ^;perci6: La sola funzione non-simmelrica^ die possa oitcnersi col- /' eslrazione di radicc di una funzione simmelrica e la fun- zione ulterna, cioe quella che per ogni alternazione cangia di segno conservando lo stesso valore. Ogiii funzione suscettibile di due soli valori nascc dalla funzione alterna U= I x'y'zUiK.. \==h{x—y){x-z)...{y-z)... Quindi la prima operazione da farsi per la risoluzionc di qualsiasi equazione geuerale e V estrazione di radice- seeonda della funzione simmelrica IT- , che e V ultimo ter- mine della trasformata ai quadrati delle differeuze. Posto s,^-=zx -\-y -h- -f-..- per le due sole x, y si ha (Sposizione ecc. § 43) s. s. =z n- =: 2 s^ — s ^- =z x' — 2xy -^y"- di cui la I'adice e Il^ra; — y Per le tre incognite x ,y ,z 6 n- =r 3 S.S^ — S,'S, — S^^ i>S.'-^2s,S„S, che ha la raclice !« 1 y 1 \x ?/' -■ n- Serie III,T. lY. y z' — y- z — xz' -\~ xy- -\- .r^z — x'y . 8 — 58 — Sia A una funzione suscetlibile di due \\Tlori, i quali si otlengono successivamenle racdianlc una qualsivoglia allernazione Ira le incognite .r, ?/, :,...., cioe sia A" = J -\- J' n ossendo J J' due funzioni sini- raetriche; e uiediante I'equaziono (2) L={/r si voglia Irovare una funzione razionaie L suscettibile di piii di due valori. Una qualsivoglia soslituzione Irinoraia (( xy z)) deve mutare la L in un'allra i, == {(x y z)) L; ripetendo ia modesima soslituzione si avra la L^=z (( X y z )) L, poi di nuovo (( x y z )) L^ — L ; questi Ire valori deggiono esser dali dalla (2) percio r ( ^ ) ^ (ixyz))L=\' L , ((.^■J/:)) \l ^> ^ == « ^ {{xyz))^ l)^\" L = L dunque r = 5 ; percio: Le funzioni susceilibiU di sei valori (giacche la /. ha tre valori per ciascheduno della K) possono oilenersi soltanto extraendo la radice terza di vna funzione h susceltibile di due valori. Ncl caso delle tre x y z una funzione a due valoii, di cui puo eslrarsi la radice terza e la 3 =: .r^ -{- y' -^- z ' ( x-y -h :>y- -f- ec. ) "h — 59 — — Y (1/-3 -^ I ) (y'- -+- .^-' H- ^''y) e la sua radioe ^ o — ?/H -^. — - • e suscettibile di sei valori differenti, che si ottengoao niG- diante il complesso di sostiluzioni {{xij)) , {{xyz)). Quando Ic incognite sono cinque e impossibile otlenere una funzione suscciUbilc di piit di due valori. Iiil'alti posto (5) L=z\/k , se supponiamo in primo liiogo che la sostituzione qiiin- qiiiuomia {{xyzuv)) cangi la L nella II, ripe- tendo altre quattro volte questa sostituzione si avrebbero cinque valori differenti, e secondo il soiito si vedrebbe che dev' essere r=o ( giacche {{xy zuv)) K :=: K) \ ma in tal case eseguendo sopra L la sostituzione trinomia (( X y z)) sarebbe {{xyz))L=\' L ,{{xyz))\\' l)=^\ L e finalmente \^))\\^ l) ■' {{xyz))\\ Z/ = I L:=.L , il che esige che sia i=zo , duuque i(xyz)) L = L — 60 — oioe la L rimarrobhe invariabile per ogni sostiluzioue trinomia (( x y : )) ; v.ile a dire so nclla L facciamo pri- ma rallernazione (()/-)), poscia rallernazione {{xy)) essa ritorna al priniilivo valorc, pevcio cssa e una fun- zione a due soli valori oonie la K\ e qiiindi riniane inva- riata anelie per una soslituzionc quinquinomia, oontro quanlo avovamo supposlo. — So supponiamo in secondo luogo clie la soslitiizione trinomia cangi la L nella I L vedrenio al solilo die dcvessei-e ri=5; ed in tal caso eseguendo *ulla L una qualimque sostiUizione quinquino- mia (( X y z u v)) no concliiuderemo come sopra I'rrr:! , i r=z O , G {{x y ^ Uv)) L = L , ci0(' la L riniane invariabile per ogni sostituzione qiruKjui- nomia. Ora se snila disposizione .r, f/, ;r, ti, v eseguia- mo successivamenle le due sostiluzioni quinquinoniie {{x y z uv)) , {(y z XV u )) otteniamo le disposizioni y ^ z jU ^v , X ^ z y X ^y ,u ^v r ultima delle quali differisee dalla prima per !a sostituzione trinomia {{x^t)), dunque {(xzy)) Lz={(yzxvu)) [({xy zuv)) L\ = L , cioe la L rimane invariabile anche per ogni sostituzione ti'inumia, c cosi ricadiamo nella slessa conclusione del pi'imo caso. 1/ equazione generale di 5.° grado, che non puo quindi risolversi eol mezzo dell' cslrazione di radice, si risolve raediante I'operazione espressa da ly ft-i-\/h~hCj:~ .'. — 61 — ossia nietiianle la risoliizione della x^ -\- x = h . Qucsto tcorema annunciato dall' Eisensteira nel /. Crelle 18-54, T. XXVIH, pag. 81 , appartiene forse al Jcrrard. Veggansi gli Annali di Matemalica di Roma i858, N.° 4, pag. 258, 259. L'eqnazione binomia .r" — A=rO i' immediatanienlc risolta medianle il postulato 4." ; chc se si voglia ado- perare soltanlo i due primi poslulati. I' equazione e riso- lubile nel solo caso di n [)rimo e rrr 2' + i . ADl'MNZA DEIi OfOJINO U MIFJIBRE 1858. *l m. e. professor Tiirazza presenta una memo- ria intorno alia leoria dinamica del calorico. Obbiclto di questa memoria si e di porgere una completa espo- sizione della delta teoria, al quale scope dopo averc nel prime capitolo partitamente analizzati i varii fatti tendenti a moslrare la conversione del calorico in la- voro dinamico c inYersainente, ed csposte le idee fondanientali sopra delle quali si basa la nuova nia- niera di considerare 1' azione calorifica, passa nel se- condo capitolo alia dimoslrazione dei teorenii secondo cui si regola la conversione del calorico in lavoro di- namico e inversamente, e che tendono a dimostrare che una lal conversione ha luogo sempre con un rap- porto costanie, che la quantita di calorico convertita in lavoro dinamico esterno e sempre indipendente dalla natura della sostanza che serve ad operare la del (a conversione, e che dipende solo dalle tempera- ture sot to la cui influenza avviene la conversione e — Gi- la trasmissionc del calorico, damlo infinc la leai^e di una tale dipendenza. In un lerzo capitolo passa alia ricerea dell' equazlone gencrale dell' azionc toimodi- namica, cd alia discussione delle varie formole aige- bn'che die nc discendono -, mostrando in un succes- sivo capitolo die le delte formole sussislono qualun- que sia la soslanza operanle; doe lanto se essa sia di quelle die si dicono omogenee, quanto se invece sia un aggregato di varii iiigredienti occupanli cia- scuno uno spazio finifco, e di dilVerente natura. Tro- vaLe COS! le lormole fondamentali, in un quinto capo se ne fa T applicazione al cuso dei gas e dei vapori, disculendo le formole die. per queste sostanze, ser- vono a calcolare il lavoro dinamico ottenuto e il ca- lorico dispendiato, dal cui rapporto dipende 1' effetto utile Finalmente in un sesto ed idtinio capitolo si discute il modo di valutare numericamente la cosi delta funzione di Carnot, cercandone i valori, e il sue valor medio il piu probablle per usarsi nelle pra- ticlic applicazioni. Queslo capo si diiude coll' esame delle varie esperienze di Joule intorno al valore del- r equivalente calorifico, e col calcolo del valore il piu probabile del delto equivalente, anche in base delle esperienze note intorno ai vapori dell' acqua. II m. e. Giusto Bellavilis legge i seguenti (lElI EliElENTAm SUI DISCRIMINAINTl INVARIAMl E COVARIANTI — °<$8^ — ^. Delerminanle o discriminanle. Se da una funzione algcbrica-razionale-inlera altre se lie dediicono medianle sostiluzioni tineari (vale a dire sostituendo alle indetermi- nate X, y, ecc. alti'ettante funzioni a,^ -\- (B y\ -\- . . . , ecc. delle nuove indeterminate, ^ , w , ecc. ) , tulte queste fun- zioni hanno alcuni caratteri comuni di famiglia, ciie le di- stinguono dalle funzioni, clie in simil modo possono de- dursi da altra funzione^ che sia essenzialmente da loro dif- ferente: lo studio di quest! caretteri e il principal oggetto della presente Nota. — Prendiamo da prima a considerare r equazione (1) u^—ax^ + nbx"-' -I- -i'-^i^ cx''~\..--\~'ngx->r h-0 le differenze tra le sue radici sono evidentemente uguali a quelle della sua trasiormata in ^ ottenuta ponendo x:=^ -{- (2 ; percio la funzione simmetrica n" (Veggansi i §§ 7, 46 della Sposizione della teorica dei determinanti nel Vol. VII delle Meraorie dell' I. R. Istituto ) che 6 il prodotto dei quadrati delle differenze delle radici, e che e Serie IJJ^ T. IV. 9 — CI) — espriniibile razionalmoiilc col inozzodei coonicionli della (I), (con allic parole cssa c T ullimo Icrmiiie tiella famosa trasformata ai quadiali dclle diffcrenzc delle radici), con- scrva lo stesso valore sea tall coefficienli dell' e([uaziouG in X si sostituiscono quelli della Irasfonuata in ^ . Sic- come la 11' si annulla ogiii qnalvolta la (l)abl)ia radici oguali, cosi essa si olleria climinando la x tra la (!) c la sua derivata (2) ax"~'-h{n—\)Ox" ossia Ira la (2) e la (5) bx"~'-h{n—\)cx"-'... ...-^g^O , {ii—\)gx-hh=zO, clie nasce sottraendo dalla (1) la (2) moUiplicata per x. La funzione risullante da tale eliminazione pu6 calcolarsi in differenti maniere, ed e cspressa molto seniplicemente da un dcterminante, i cui termini sono i coefncienti delle (2) (3) ( Veggasi il § 88 della citata Sposizione ) ; percio la rr non differira se non che per un molliplicatore co- stanle dalle funzioni cbc per n=2, 3, 4 sono « , lf\ /> . c z=ac — /»- -a'd'-^Gabcd — Ab'd — A ac'-{-o(>'c- \a , 21) , c , n ___ ,".,2A,C ^^'-- \0,2c,d, I ,/s2c,(/ D 1^=^(1' e- — 1 2 cebde^- — \ 8ac=e^ H- VtAab'ce — 21b''e^--\~ -}- 54 a'cd'c — Oab'd e — 1 80 abc'de -{- I OSO'cdc +■ 8 1 ac'e— —oWc^e'—27a'd'-'r \ 08 abcd^^—&'ibhl'—o-iac^d'-^oU^c''d^' — ()7 — Nei §§ 5, 9, 17 tlaremo espressioni piu comodecli qne- stiD3, D^. A queste funzioni /)„ fii dato dal Gauss il iiome iVideler- minanti, die ben esprimeva il loro ufficio di deterrainare la faraiglia a cui appartiene la (I) e tutle lo sue trasfor- mate: poscia alia parola dcterminante fii data maggior estensione di significalo, e la D,^ si disse il discriminante della (I). — Per detcrminare il rapporto clie passa tra la TT" e la I),^ ci bastera considerare 1' equazione binomia a x^ -f- /i = , nella quale le somiiie delle polenze delle radici sono h a siccli^ risulta dal citato § 40 che Viene da cio che nei predetti casi di » — ^ 2 , ?i rrr 5 , 11^= A 4 4 si lia n^ = — c-f-ec.r= „Z)^ a a- ^. 256 5 2oG 2. Invarianli. Si dice itivariante della (I) ogni funzio- ne inlera-omogenea dei suoi coefficienti a, b, . . . . g, h , la quale non cangi quando essi si mutano nei loro corri- spondenti A, ^, . . . . b, a, che accresca nei rapporto di \ ad a''' quando ad essi si sostituiscono i cocflicienii delle potenze di ^ nello sviluppo di a(a^-l-/Sr-l-n/^(a?H-/S)""'4-...H-/i ; — 68 — pop la priniu pioprieli diremo die 1' invarianle 6 dotato di eiirilmia^ e per la seconda chiameremo indue dell'inva- rioule I'esponenle fx . Gli invarianti possono essere di dif- feienli gradi rispetto ai coefdcienti a, h, . . . h . Noi se- gneremo con 3^^^^(m„) o piii serapliccmente con Jjf^ V invariante della (I) che ^ del grado p. . . Anche il discri- minanle si segnerci con ^(uj o con D^ . Non e dif- ficile riconosoei'e che il discriminante D,j e Tinvarianle del grado 2 (n — I) ; giacchd a motivo deireuritinia del cotn- plesso delle (2) (3) 6 eiiritniico anche il determinaiile (§ I), che 6 r espressione del discriminante : miitando a, b . . . k nei aa", bci'^~' ,... h il discriminante divieue a"'^"~"'^ /)„ , diuKjue 7i(n — I) 6 il suo indice. 5. L'indice jx di un invariante 3'^^'''(«„) e la inetd del prodotlo del grado p dell' invariante pel grado n della «„ . ( Si noti die questo grado ^^, die forse meglio direbbesi ordine, 6 relativo all'indeterminata x non giS ai coefti- cienli a, b . . .). Infatti, se un termine dell' invariante sia il prodotlo di p fra le quantili a, b, . . . le qiiali nella u^ sieno coefficienti di x' , x'\ .. . savh f/,^i'\-i'-}~ecc. ; per iVuritmia I' invariante conlerra inoltre un termine coi coefficienti di x "~~' , a-"~", ec. , percio dev' essere anche fx^=:n — i-\-n — i'-}-ec.=:np — i — i' — ec. , qiiindi /w=»-f- t'-f- ec. = -^ . L' osservazione ora fatta permelte di scrivere tutli i termini di un' invariante. Prendiamo per esempio il caso di Ji := 5 ; il grado dell' invariante non potra esser dispari, perche fx riuscirebbe fraziouario; poniamo p=i, sara ^ = 6 ; la partizione del numero 6 =s: t-f-t'-j- ... in — 69 — quattro niimeri die non siiperino n z=z5 si pu6 fare nei cijiqiie modi 5f5-f-0^0, 5-^2^1+0, 5-^l-|-^-^-l , 2f2-H2-hO, 2-|-2-f-t-M, quindi finvariante j/'''^ conlerrii i termini aadd, abed., accc^ bbbd, bbcc formati dai coefficienti delle poteoze deila x, i cui espo- nenli sono i numei'i predelli, sicche a corrisponde al nu- raero 5 , b nl 2, c all" I , erf alio . 4. il/orfo di calcolare i coefficienH degli invarianli. Rimane da deterrainare i coefficienti numerici dei termini trovati come ora si disse ; nel caso presente scriveremo J^^'^ — A ad"" H- Babcd -f- C [ac'^ -f- b^d) -h D b'c'- avendo, in grazia dtU'enritmia, dato lo stesso coefficiente C ai due termini ac^ b^'d , perch6 i'uno si cangia nell'altro permutando tra loro i coefficienti prime ed ulti- mo, ed il secondo e penultimo. Ora se nella «3 z= ax^-\-5bx--h5cx-\-d che diremo la forma cubica poniamo x:=^-^/3 , dove possiamo supporre die /3 sia infinilesima, la /"orma diventa af-f 3(«/S+/')^^4-5(2 6^H-c)^-h{5c/5-hrf) sicche i coefficienti b , c , d ricevono gli accrescimenti infinitesimi a/5 , 2bf3 , 5c/S , e quindi J^^^^ riceverJi r accrescimeiito /2 (6 Aa-cd -\-Baacd-i- 2Babbd -f- oBabcc -)- 6 Cabc- -f- -\~5Cabd-\-oCb'c-j~2Dabc^~\-4Db'bc) — 70 — clie (lovoudo essei'e idenlieamcnto iiiillo, dnra B—— GA , C= 4 .1 , Dz= -oA, o.d infalli — ad' -+- GaOcd — 4 {ac' -f //(/) + 7^b^-c' = D^ ii invarianle essendo il discriminaiite gii tiovalo al § I. Cercliiaiiio per stvondo esenipio se la forma oubica aminetta un invariante di 2." grade ; il siio iiidice sarebbe 3 2 f/,= ~—-z= 5 e le sparlizioni 3-f-0,2-+-l darebbero duo soli (ermini, ciot; TinvariaiUo dovrebbe essere Aad-j-B(>c , il quale rilerito alia forma in ^ ricevo I'ac- crescimciilo /S (3.1«c -f- -/'«<^ 4- - i>l>/>) , ^I'c nou si puo rendei'e idcnliiamcnlo luillo; dunquc la forma cubica non lia alcun invariante di grado inferiore al diseriminanle D^. V operazione colla quale dalla formula assunta per inva- riante si passa alia foi'uuila, die dee porsi == , puo dirsi derivazionc rispeilo aijli indie i, inlendendo die gli indici di a , 1/ , c . . . sieno rispettivameiile 0,1,2... : tale de- rivazione la scgneremo con A , vale a dire ,amniettcremo die Aa:=0 , Ab ^= c , Ac=:2/; , oc. , sicche per Irovare i cocfficienti numerici deir invariante jj''^ si avrii A Jj''^ == (aDi + 2b D, .+- oc }),, . . . . ) jj^'^ = , dove Id earatlerislica D indica al solilo la derivata rispetto alia variabile posfa abbasso, e s'intcndc che a ciasouna ca- ralterisLica sia posposta la Jj''^ . A motivo dell' euritmia polrebbe egualmenle servire la derivazione rispetto agli in- dici indioata da ^^ri^nbl)^ -j- {n—\)cDo • • • H- /'D,, eonsiderando come indiee di ciasoun cocflicicnte I'cspo- nente della .r ; ma ci riuscirii piii comodo anmietterc ormai che gli indici di a , ^ , c , . .. A sieno sempre 0, I , ...n. — 71 — 5. Passiomo alia forma fnquadralica ?/ - -_ir ax^ -f- '^ b x"" -|- 6ca;- -\- A dx -\~ e ; finvarianle tli 1." grado c di indire ^=2 non potrebbe con[onere the il termine c , cLe non 6 invariabile. 42 Tel grado p = 2 ed indice f^=: 'c, =^ abbiamo le spartizioni 4-1-0, 5-f-l , 2-]-2, ciii corrispondono i termini ae , Ld , c- e la derivazione rispetto ar/li indict AJ^^'^=A{Aae-\-Bljd-j-Cc')=-i Bad-^ nad-\- oBOc-t -iCbcz^zO dh B = — 4i, 4C=: — 32? avrenio quindi linvariante jM^=ae — 40d-j~oc' = l che pel frequente use suol disegnarsi colla sempllce let- tera / , noi lo dircnio il primo invariante della forma bi- quadratica; il secondo invariante e di 5." grado e di indice fxz=z6 , ed e y^(^) r= ace — {be H- ad) -f- '^bcd — c"" =J, giacche A T^='2abe-\- ■^acd — 2abe — Ab'd- — (>acd-\- -f- 2 acd-ir Ubd-j- Ucc — G />c' = ; questo invariante pu6 esprimersi col determinante simnie- trico a b c J z=i bed c d e t I La forma biquadratica ammette anche im Invariante di 4." ed uno di 5° grado , ma cssi non sono altro che — 72 — ed anche ildiscrirainante 6 fiinzione inters dei duo predetli invarianti fondumentali ^ > J ■> essendo /). = /' ^'J C. La forma di 5.° grado «5 -=-. a x" -^- '^Sbx'* -\- ecc. non animette invariante di 2." grado, il quale dovrebbe avere rindice |W=:5, e dovrebbe essere Aaf-\-Bbe-\-Ccd la cui derivala rispetto agli indici d b Aae-{- Bac -h 4 Bbd '-\- 2 C6d-h^Cc^ che non pu6 annullarsi. Vi 6 poi 1' invariante di 4° grado y^'^) — fl7' — 1 abef -f- Aacdf -h\()b'df— 12 bcf-^- -^\^ace'-^W-e^ — \2ad^-e—lUcde^ASc^e^4Ud^—o2ed\ Per gli altri veggasi una Nota di F. Ydk di Bruno negli Annali 1856, pag. 86. 7. La forma di 6." grado ha I' invariante 4'-' z=ag — Uf-\-\'oce — \ Od' ; e Taltro espresso da un determinante simmetrico = aceg — b^'eg — ad-g -\-2bcdg — c'^g — — acf'-j-bf'~t-2adef— 2bcef— 2bd'f~\- -h 2c^df— ae^ -f- 26rfe' -f-c V — ^cd'e -+- d'\ J (^) — •'6 ■ — abed b c d e c d e f defg 8. A verificazione dei trovati coefficienti giova osser- vare che: In ogni invariante la soinma dei coefficienti nu- merici e nulla ; infalti se sicno uguali lulli i a , b , . . . h della data forma ;<„ , poslo x=^^ — ^ si avr& la tras- formata a ?" , per la quale 6 evidenle che ogni invariante — io — e nullo. Dara una maggior verificazione I'osservare cho so a = b = . . .==g la trasformata e a ^" -(- h — a , e die percio ogni invarianle prende due valori cguali ponen- dovi a—d = . . . ■=.g , oppure d =r. c := . . . r=c/rr:0 c mu- tando h in h — a. Cosi, per esempio^ il discrirainanle D^ dti i due valori eguali — a d'-\-2a'd—a^=^ — a'{d — a)\ 9. Fiinzioni invarianli noii eunlmickc. Peninvarianli. Mf'ritaiio osser osservate anche le funzioni dei coefficienti della forma u^^ di un grado qual si voglia, le quali riuiangono invariale da essa alia trasformala iii ^=x — /S, quantunque cessino d' essere euriliniche, vale a dire nou contengano nello stesso modo il priuio e 1' ultimo terinine della forma «„; il secondo ed il peiiultimo, ecc. Con tali funzioni e for- raata I'equazione ai quadrat! delle differenze ed ogui altra equazioae, die nou oaiigia quando nella proposta si eseguisce la trasformazione x=:^-}-/3. Queste formule si calcolano ricordando the le loro derivate rispetto agli indici ( § 4 ) devono essere nulle ; sussistono pure le relazioni notate al § 8: noi le abbiamo in parte giii trovate, e continueremo ad indicarle cogli slessi segui, quantunque ora poniamo a = I ; giacch6 si potrebbero moUiplicare per qualunque potenzi della a, quindi nulla si bada al loro grado. Per r iiidice ,M = 2 abbiamo il discriminan'.e ( § I ) il signifii-ato delle v lo spieghererao al § 15. Per I'indice 3 abbiamo la nuova formula (.-) d — 5l>c-h20'= r3'^'-'' =r V3 ''') = p.. . Quando I'indice 6 4 si lia il primo invarianle della forma biquadratica ( § 5 ) ed il quadrato della predetta (2), cioe ( e — 'ibd-\-5c- z= I , . j,. (') < f c= — 2(r'e -^hi = r^'*'") =r F\ Scrie III. T. IV. ' '' 10 — 74 — ed inoltre qualunque formula die risiilti linearmenle da queste duo, qual sarebbe per esempio e — -5 bd^U^-c — ob^ = L— 3 P\ = /^, Anche per rindice 5 si hanno due sole formule essenzial- mente diverse, l' una nasce dalprodollo della (2) per la (3), I'altra e nuova e la scgneremo con P^ . { f~ 56# -}- I Ob'd — 1 ^'c -I- 4 b' = Pr (5) ) ' ( cd—b'd — Uc'-h^b'c — 2b^ = PJK . Per r indice 6 oltre ie formula che risultano dal prodotto delle predette si ha la nuova P^ (J — 6/;/ -f- 1 5 6^ e — 20bh{-\- \bb^c — '^b'^ = P^ ce — b^'C — 4bcd-h -i b''d-\-eb'c^- ~%k-h-ob^=PPi, (6) / ^ d' — Gbcd-hU\l-h 9b'c'—\2b^c-h4b'^=±P's c^— 56 V- -h ob^c — b^ ^P\ ogni altra funzione dell' indice 6 risulteri linearmente dalle predette, cosi si trova che il secondo invariante J", I' allro invarianle trovato al § 7, ed il discrirainante Z)' sono espressi da -Z)3=P3-h4P\ rimettendo la a e < -~Di=^lad — obc-\-2 — ) -h'layc j gicche il discriminanle D^ , non meno del Z)^ ( § 5 ) , 6 la somma di un cubo e di un quadralo. — Le funzioni P^ , — 75 — P^ , P,^ , ecc. (i ciii coefficienti sono quelli del binoniLo new- toniano ) meritano particolare osservazione, esse sono i aoefficienli dell' eqiiazione che e la proposta a-" -h n()x"~' . . . .-\- fi = liberata dal secondo termine: io proporrei di dirlc peninvarianti fondamentali, cliiamando peninvarianti tiiUe le loro funzioni inlere. I peninvarianti d' indice 7 sono i quattro (7) P,, P.P., /^3^4./*^3 e lulti quelli che da essi dipcndono linearmente. Cos! pure (8) P, , P,P^ , P,P, , P\ , P\P^ , P,P\ , P\ . Per I' indice ^ = 9 si hanno 8 di questi peninvarianti, per ^=10 sono 12, per fA-=:M sono ii,\)cv /u=^2 sono 21, ecc. E facilissimo esprimere un qualunquepenin- variante col mezzo del peninvarianti fondamentali, bastando ricordare che questi sono i coefQcienti della trasformata liberata dal secondo termine; cosi si ha il discriminante Z)4=:P'4-^8P ,Pv,-t-54P,F-3P4-^8^ P^^P^—27P^, -lyAP\P\ qual risulla ponendo ^==0 nella formula del § 4 . 4 0. Invarianti nelie irasformate e nelle ridotle. Gli invariant! sono caralteri distintivi delle varie forme e pos- sono servire a riconoscerle per quanto sieno state trasfor- mate mediante la sostituzione x =: ^-\- /3 oppure la I x=z — ; sicc4i6 se, per esempio, si formino le successive trasformate, che servono a sviluppare una radice in frazione — 71)—- conliuuii, gli iiivaritiiili di iin" oiiiiuzione potriiniio si-rvire di conferma di avere ben calcolali): por le eqiiazioni (.111)10116 abbiamo il solo disrriniinanto /'j , c per le bhjuadiatiche abbiamo i due invarianli I , J ■ Qiiaiulo la risoluzione di iin' cquazione i,'enerale si ridiice, mediante le estrazioni di radice, ad iiii'altra eqiiazione, i ooelficienti di qnesta ridotla o risotvenie possono esprimersi col mezzo degli invarianli dell" equazione primiliva, e se si giunga ad iin' equazione di secondo grado, il diserimiiiante di questa non differira (ecocltocbe per ua molliplicalore numerioo ) da qiiello della primiliva, giaeche per qiianio riporlai nella Nola sulla risoluzione algebrica delle e(iuazioni,la sola funzione sinime- Irica, di cui si possa eslrarre una radice (clie non sia fun- zione simmolrica) e la Tl\ cioe il discriminanle. Paileremo al § 17 della risoluzione delle equazioni di 5." grado. II. L' equazione biquadralica rt.r^ -h AOx^' -j~ i\c.v^ -J- A dx -f- ^ = die Iia gli invarianli I, J ed il discriminanle T),^=^P — 21 J puo risolversi mediante pareccbie equa- zioni cubicbe, le quali tulle si riducono alia %i' — IiU-{-2j=0 , 4 il cui discriminanle —^J^'^oY ^^ """ differisce dal pre- cedente che per un molliplicalore nuraerico positivo ; la ridoita della equazione cubica e la — 77 — dice lia il medesimo discrirainante — i^ — J^ . Siipposlo clie tuUi i coefficientisieno reali, se ii discrminanle e posi- iivo le radici deW cguazione biquadraiica sono tutte rcali lulle immaginarie, quelle della cubica sono iulte reali, e quelle della quadralica immayinarie ; se il discriminante e negativo due radici della biquadraiica e due della cubica sono immaginarie e le altre sono reali. Una radice della risolvente cubica servo a decomporre la biquadraiica in due fattori quadratici, giaccbe il suo prirao membro si riduce a — {ax'' -{- 2b X -{- c -]- iv)- meno un altro quadra to per- fetto ( Veggasi il § 87 della mia Menioria inserita nel Vol. Ill dcir Istituto Venelo). I tre valori di ?/; possono espriraersi niediante le radici della primitiva, essendo G a lu' = (x' — x" ) (x'" — • x"') -^- {x' — X"') {x" — X") ; gli allri due valori si otlengono soslituendo alia x' cia- cuna delle x" , x'" e lasciando fissa la x" . Se po- 16 ,,, , 8 niamo v=.-- (b — ac) -j w avremo un altra equa- a^ a ^ zione ridolla in v , le cui radici saranno espresse da V' t:=(x' -+- if" — x" — x'")- , ec. ; dal cbe poi risulta che eiascuna x e data mcdiante la formula Un'allra ridotta si trova ponendo w = x' x'^-j-x" x'" , ed 2c-4-2w cssa pure dipcnde da quella in tv col mezzo di u=: — — . -78 — Ciascuna dello w , v , u non cangia valore pel complesso di sostUnzioni {{x' x'')) , ({x\x"){x"' x"')) . (Veggasi il § X (lella Nola alia precitata Sposizione) ; e questa la ra- gione per la (luale ciascuna di esse ammette tre soli va- lori. — Sc reqiiazione biquadratica abbia il primo inva- riantc / nullo, la sua ridotla tv' -f- 2 J=z sara bino- inia,cd il loro diserimioanle sai'a lui qnadfalo ncgati vo — J • Siccoiiie niediiinte Cf|uazioiii di 2." grado ogni equazione cubica puu ridursi binoniia , cosl potcva prevedersi die collo stesso mezzo ogni equazione biquadratica possa ridursi ad un'aUra avcnte il prirao invariante nullo, la quale libe- rata dal secondo termiuc ba la forma 3c^ ax* -f- Oc.r^^ -f- Ux'^ ■ = 1/ argomento ora accennato pu6 vodersi trallato det- iagliatamente nella memoria del prof. Torlolini inserila ncl fascicolo 5° 1858 dcgli Annali di Malernatica. 12. Forme hinarie. Le forme sogliono il piii spesso farsi omogenee rispetto alle indeterminate ;r, j/, cioe si scrive (I) ax' -+- nhx"-' y . . . -h hy" ; per la stabililo euritmia degli invarianti 6 evidente che quan to diceinnio rispetto alia x puo ripotcrsi pei* la ?/;cosi rispetto alia trasformata cbe si otiione ponendo aT=: a' ^ -h /S'v gli invarianti, die hanno I'indice /j, cre- sceranno ncl rapporto di I a a,"'' ; e rispetto alia nuova trasformata, die si ba ponendo ?/=— }^^-|— ^m gli invarianti cresceranno ancora nel rapporto di I a ^'^ . Ora 1' ef- fetfo di qucstc due successive sostituzioni l^ lo stesso come quello delle due sostituzioni simullanee — 79 — piirche sia «=: a'-f-/S'^ , /5 — /S o , da ciii /S = y , a=ci — ~ c a' '^= el's — /Sy . Qiiindi possiamo defi- nire ogoi invarianle d'indice (X per una funzione omogenea inleradei coefficienli dclla (I), la fjuale cresce nel rapporlo (// I a '^''^= {aS—/2y)'-' quando vi si sostituiscono i coef- ficienti delta trasformata in ^,vj ottemita medianle le so- slituzioni 13. Per calcolare quesle trasformatc credo utile adope- rare un algorilmo conforme a qiiello che serve per la riso- luzione dello equazioni. Si debbano eseguire le sostituzioni io le riduco come sopra alle due successive a;=r ^ J = g , y r= 5,^ -}- ^>, ^ 2^-}-0)f per facilitare la prima sostituzioDe pongo da prima x=z '^ ^ ^ =^ e ad evitare le frazioni moltiplico la formula per S" = 5" , poscia eseguisco nel solito modo la sostituzione P-\ — ^^ — --=:^ — 2; dopo ci6 ^ cto — [iy rovescio T ordine dei termini e vi eseguisco la sostituzione y = y' -f- > = »/' -h 2 , finalmente muto y' in Sy^=-oY{ e nello stesso tempo divido la formula per §" =:z 5" . Eccone 1' applicazione alia forma biquadratica x'^-\- Ax'y— \ 2x'y' -j- Sxy' — 4y* ponendo x = - cienli diveDSono — 80 — -^ e nioltiplicando per 5' i coefli- 1 — ^2— 108 — 2IG- -324 2 l — 14— 80— 56- 1 — 1 G — 48 -t- 40 1—18- 12 1 —20 -212 e quclli della Irasformata in — ^-I~2 sono 1 — 20 — I2-T-40 — 212, che si rovesciano, poi si calcola la Irasfoimala in 2/-H2 — 212-1-40— 12- - 20-h I — 212- 584— 780- -1580—5159 — .212- 808 — 2396- -6572 — 212 -J252— 4860 — 2I2-IG56 212- 552— 540— 256 39 dividendo per 3^ e mutando w in 3k si hanno in fine i coefficienti della trasformala — 39 ^^ — 236 P M — 540 ^' v^- — 552 ^ w' — 2 I 2 w' . Se invece si fosse da prima eseguita la sostituzione y z= — vf -1- 2.r, poscia la x = ^H-2w, i calcoii sareb- bero riuscili alquanto piu brevi — 4— 8—^2— 4 H- I —4 0-I2H-20— 39 2 — 4-h 8-28-f-76 — 4 -hi 6-60 — 4-h24 — 59-1-76- CO-I- 24 —4 —59- 2- 64—104 — 212 —59- 80-224 — 552 — 59-158-540 —59 256 (Conlinua.) — 81 T A B E L L A d( i (jiiirni in cui si lerranao Ic aJununze deW i. r. Islilnh ■nt'U'anno 18o8-u9. 1 "" 0) _ — 1 — t- — ■■ """ '-"^ ""'"'" "*™"''°~ -S •i _2 .2 'En o c _o "5 ! P ^ ^ "3 S * 1 <" £ tfi tb U 12 16 13 dS 40 15 e 46 49 24 21 15 1 13 17 14 14 41 30 AUi- 20 25 22 1 1 i Sche UL T. ly. n ANNO 1858-59 DlSl'ENSA SECONDA '; •- CFM FJiEffiWl .'..,^. , • SUI DISCRIMINANTI, INVARIANTI E COVARIANTI N T A 1 DEL M. E. PROF. GIUSTO BELLAVITIS (CoDtinuazione della pag. Su del presciile vo ^4. Covarianti. Oltre gli invariaiUi vi sono allre fuii- zioni omogenee tanto rispetlo ai cocflicienli quaiilo rispcllo alle indeterminate x y , le quaii crescono ncl rapporto di a 3 I a V quando le indeterminate si cangiano nellc ^ w , ed ai coefficienti della lorma aa;'^-\-nOx"~'y-j- cc. si sostituiscono quelli della trasformata ottenuta colla so- slituzione lineare a; =: a^-|-/Sw , y=y'^-{-dii : a tali fim- zioni fu dato il nome di covarianti, e ^a ne e 1' inclicc. Conlinueremo a segnare con ;; il gvado del covariante ri- spetto ai coefficienti a. 0, ecc. della forma, ed m sara il grado rlspetto alle indeterminate, il quale dicesi 1' online del covariante. Un terminc di qucsto sara per conseguenza O/a,/ . . . x"'"Jyl gli a-, aii . . . essendo p Ira i rocf- Serie III, T. IV. i'2 — 84-- ficienti « , ^ , . . . . e propriaraenle qiielli cIiq iiella dala forma moltiplicano x"~'y' , x"~" y" , . . . . ; ponendo x=a^^ 2/^=W) il prcdetto terminc diventcii c/ a"~' «,> ct"~" .... ^"'~J>i> , e dovra esserc = a'^ a,a/^ . . . (ct^)"'~JiiJ ; dunque fx={n-—i)-j-{n—i) . . . —{m~j)—i)n— i—i' ... — (w— ;). Se invece poniamo a :=r ^ , y = ^w vediamo nello stesso modo che dcv' essere dunque ^u =: t -4- t' -f- . . . — ; ; paragonando questi due valori si vedri che I'indice fx di un covariante dipende dai tuoi grado p ed ordine m , non che dai grado n delta forma col mezzo delta /u = i-j-i ... — j =. - ~- — . 1 Ty. Catcoto del covarianti. Noi segnercmo con ^^f''"''{uj o piii scnipliccniente con V,/^'''"^ il cova- riante di grado y e di ordine m della forma ?i,^, e porremo rr^ =z Ax"'-{-m Bx"-''y-h "'^"^'^ Cx'''-^ • • • "f" Fy'" ■ Vedemmo al § 4 die posto x=:^-h/Sy i coefficienti b,c ,... della M„ ricevono gli accrescimcnli infinitcsiiiii a/3 ,2I>0 . . . , menlre a; divenendo ^ diminuisce di /3y , quindi 1' inva- riability del covariante csige die sia (al), -h 2^D. . . . -h ny D, — y DJ V'!','"'^ — cioCi, coUa caratteristica A allora usata, sara A A.x"" -h m A B. x""^'y -\- cc. = mAx"'~'y -}- H- m (hi— 1 ) Bx'"~'y^^ -+- ec. perci6 A.1=0 , M—A , AC=z2B .... Af— «?£ . — 85 — La prima di queste equazioni c' insegna die A , che noi segoererao con v'p^"') , 6 un peninvariante (§ 9) (reso omogeneo mediante rintrocluzione della o) d' indice u e di grado p . I Z? , C , . . . potrebbero calcolarsi mediante la derivazione rispetto agli indici (§ 4) segnata con v ; giac- che per I'euritmia si ha anclie mB=:\jA, {m — l)Cz=z^B , ec. Ma riusciri piu comodo dedurre mediante reuritmia da tutti i termini contenuti in Ax"' tutti quelli contenuti in Fy"\ poscia calcolare E,...C,B col mezzo delle relazioni precedent!. Si noti peraltro che i termini di Fy'" potranno avere segni opposti a quelli di Ax"", in tal caso il covariante potri dirsi semicurUmico. — II covariante di \° grado e dell'ordine n e sempre la slessa forma, cioe 4 6. Esempii. Pel covariante di secondo grado e di se- condo ordine V[^^-) = Ax'-^2Bxy -j- Cy' della forma cu- bica j/3 6 11=5, p—m=z2, ^=2, nell' indice 2 abbia- mo (§ 9) un solo peninvariante, che reso omogeneo 6 oppunto di 2." grado, noi lo segneremo con i;<^.^) ed avre- mo A—v^-^-) = ac~b^- ; nella forma cubica I'euritmia per- muta aeon d, e b con c , percio dal precedente A dedur- remo C~bd-~c\ poscia ^B^iAC-ad-^Uc—Abc^zad—bc, ed /i ~ A/? = I (5ac—ac~2b^-)=ac—b^' 6 il peninvariante da cui siamo partiti, quindi ]\-^-) — {ac~-b')x-^ {ad~Oc)xy-\- {bd~c')y^' a cui pu6 darsi la forma i ax-^by , bx-\-cy bx -j- cy , cx-\~dy — 86 — eporcio (vcggasiil §79 clella mia memoria siii deterniiiianU) csso d r Ilcssiano formato colle dcrivale parziali secondc della forma M3 = ax^ -\-obx-y -{-ocxy--^dy^ . — RispcUo alia medesiraa forma sc per prime coefflcicnle A di un allro covarianlc noi prendiamo il peninvariante r^ = a'il — 'oak-{-2b'' (rcso oraogoneo mcdiante Tinlroduzione della a) abbiamo r indicc f/,=.o ed il grado p:=o , pcrcio la 2fx^=i\p — m ci du w-r5 per I'ordinc del covariante-, il sue cocfliciente D fatto euritmico al precedente v(3>3) = a'd— oabc -+-2l)^ D =: rtfP — 5acd -f- 2c^ , ma calcolando Ic formiile Ai)=:5C, AC=2B , AB=A si perviene ad A col segno cangialo, siech6 avremo il cova- rianle semieurilmico p(3,3)-- „ {a''d — oa(}C-\-2b^)x^—'^{alHl-2ac^-+-b^c)xy-t- -i-5 {acd—2bhl-\-br)xy^- -h {ad'~obcd-h2c')y^ . — La forma cubica ammette altri covarianti, ci bastora indicarne il peninvariante v^/''"') che ne e il coefficicntc del I .° lermine, giaccht; mediante la derivazione A rispclto agli indici del suo euritmico si deducono tiilti gli allri. Pel covariante di ^.''ordine soddisfaremo alia 2^=r5/) — 5 po- nendo ^=4 , f/.=:'i ; fra i due peninvarianti di indicc i (§ {)) non possiamo adoperare che qucllo senza e, ed infalli r'/t,4) = a'c- — 2aO'c-j- b' — P\ ci iVd un covarianlc euritmico. In simil niodo si trova il co- variante euritmico da to da ^(^3,5) -— (i^^ — ab'z=:al'^ — 87 — ed il semieuritmico dato da vOI,6) _ _ (a^d—5a'bc'\-2ab') =z — aP^. 17. Applicazione alia risohizione deWeqiiazione cubica. Sc median te le sostitiizioni x^^ ol^-^^y) ^ y =z y^-^^y] la forma cubica n-^ = ax^-\- ec. dee ridursi alia binomia a P H- (/' m' j il suo covariaole llessiaiio F^J''^'), essendo O'=:c'=0 , diventeri VM+M'- a b cd {Ct'^^(3^){y^^ly,) \b C J\{y^^M" = a d' a.l3\^ . y ^«; ponendo >frrrO si vede che il covariante !'<> '^) dec an- nullarsi quando \i si pone a- = a , y ^=z y^ cosi pure esso si anauUerii se ^ = 0, x=^0 , r/r=:5. Dunque per ridurre v^ a quella che dicesi la sua forma canonica a' P -1- (/' M^ bisogna risolvere la a b be \ab\ 'c d. b c c d =zO che percio fii delta I'equazione canonisanle. Quesla canoni- sunle ossia equazione risolvcnle (§ 10) ha lo slesso discri- miaante della primiliva, giacche \b c \b c\ \c d\ a b c d 18. Allri covarianli. Per la forma biquadralica la rela- zioiie 2fj(,=^4i> — m si pu6 soddisfarc coq m=2 , ;)=2, fx:=o , ma il pcninvariante P. (§ 9) e di grado superiore a p=2. Nemmcno puo esf^cre p^=o, ^^Fi, — 88 — perelie il poninvariante ^5 contiene il coefliciente /, cho apparlieiie alia forma V'^ , od il peniavariantc P^P^ c' di grade) suporiore a /):=:5 . Abbiamo poi il covariaote eurit- niico dato da v^^ -A) = ac — l>' =^ P^ , . . che c r Ilessiano dolla forma biquadralica. — AUri cova- rianli sono dali da ^''f ''^''= ac—b'' tt(^ ,3) :— - Qf^c — ^ '^ — (Up- -f_ 2l,cd — c^ =r J t,(3,i)_— (i(.g_(,'(j — oadf-\-oOif -{~2ae'' — l/de — oc-e~{-2cd^ v[^A)=zae — ■ ■'4(>d-j-<5c- = I. ^9. Teoremi che danno del covarianli. Sono covarianli od invarianti non solamente gli Ilessiani (§ IC), ossia i dc- terminanti i cui 2- termini sono Ic dcrivate parziali-sccon- do (tali sono il discriminanlc D^ cd i covarianli J'^ '""K ^V'*' ' ^'*''") ; '^1^1 ancora i delerminanti, i cui 3'' termini sono le derivate parziali-quarte (tali sono Tinvariante y^^>=J, ed il covarianle Fi^'^') ; ed ancora i delermi- nanti con V termini clie sono le derivate sesfe (tale e I'in- variante /(.'i> ), ecc. — Dali due covarianli di una medesi- nia forma si puo ottenerne un lerzo mediante il determi- nanle formato colle loro dei'ivale-parziali-prime. Cosi per la forma cubica ^3 , cbe e covariante di se slessa, e cbe ha il covariante V^^--"^ , si ha 5j-,3,3) _ 1)^ pa'". D, u ■ - D,. r(/'->. D^ u . 20. Come da una forma si deduce un invarianle, cosi viceversa da un invarianle si deduce una nuova forma dello stosso grado dclla primiliva, e che ha una grande rassoiniglianza con un covariante, diffcrcndone soUanto — 89 — per la permutazione delle x , y nelle y , — x \ qiiesta nuova forma fu delta evettaiUe , e per 1' invarianle J^/"^ 6 data da (x" D« -4- a;"-' yJ)b-h x"-^ f- D, . . . -|- y" D, ) rf . Noi considereremo invece la forma e /(/^) = ( -t a;" D;. + a;"-' ?/ D. . . . — a-i/"~' D^ -h (/" D J J[t'^^ la quale corrisponde col covariante 58*^""'' "^ m,j ; la ca- ratteristica S iodica I'operazione espressa dalle ordiiiarie derivate D ; cosi per esemplo i discrimiiianti Dj rrr 7*^4) , D^ r:^ If e gli altri invariaDli / = J^^^ , J=Jf , ee. gii considerati danno e 2)3=: — 2 F(f .-3) ^ (5 /(.) _„^ ^ g y(^3) _ y{. .4) , e /),, — \X- .4 ) , e ;<4) — 2 If --S) , (? ; , ecc. Questi covarianti quasi identici agli evettanti danno origi- ne ad altre relazioni, come per csempio essendoehe ogni invarianle di uno di quosti covarianti 6 invariantc anclie della forma primiliva. Si ha pure 58'^-) (iw') = 7)3. r',^'^) e siccome al § 17 vcdemrao clic 2) M3z=r 4 3) (2J(»'*>?/3) , cosi mutando 7/3 in r',^'^) sara S)( V[^ .3) ) r= 4 2) ( 58(=' ==') r(/ ,3)) z= 42) (Z)3 . Ffj^ '^) ) = z=4Z^V-2>{H-^') = />\ — 90 — il che iin tcorcma dato dall'Eisonstcin ; vcggansi le me- morie del Brioschi nci volumi 185 5, 4 856 e 4 858 degli Annali di mateniatioa. I N D I C E Algoritmo per le trasformazioni § -13. — Brioschi § 20. — Canonica, Canonisante § 17. — Covarianll § -14, 45. — Deter- minant! § 4, 7, -16, -19. — Derivazione rispetto agli indlci § 4, -15. — Discriinlnanti § 4, 5, 9, 47. — Eisenstein § 20. — Equa- zioni di V grado § 41. — Euritniia § 2. — Evettante § 20. — Faa § 6. — Forme § 4, 42. — Hessiani § 46, <19. — Indice § 2, 3, U. — Invarianti § 2, 4, 5, 8, -10. — Peninvarianti § 9.— Ridotta, Risolvente, siio discriminante § 4!0, dl, 47. — Se- mieuritmia § 45, 46. — Tortolini § 11. — Trusformate § 40. RAPPORTO del m. e. e vicesegretario dott. Paolo sul Panteon Yeneto, secondo I'art. 8 delle discipline determinate dair i. r, Islituto il 28 giugno 1847. Quando iid 18 57 V I. R. Istitiito, a perpeiuare in mode solenne la memoria degli uoiiiini illuslri che nei divorsi tempi fiorirono nelle Venezie, proclamava il nobile divisaiucnto d' innalzar lore im Panteon sotto le \oIte uiedesime di questo palazzo, che a far piu splendide le tante nionumentali sue glorie ne dovcsse accoglier le im- niagini, non fu ne ingeneroso ne tardo I'amor cittadino a risponder degnamenle airinvilo, facendosi nell' opera ono- ratissiraa eniuio alT Islituto medesinio. Da queir epoca ul 1857 si videro mano niano ornarsi le logge dei Inisli di: PIETRO REMBO GALILEO GALILEI , PAOLO PAKUTA PAOLO SARPI APOSTOLO ZENO GASPARE GOZZI MARCO FOSCARINl BERNARDINO ZENDRINI ENRICO DANDOLO GIOVANNI POLENI CARLO GOLDOM ANTONIO CANOVA VINCENZO SCAMOZZI FRANCESCO MOROSINI BENEDETTO MARCELLO e si videro pur decorate di due medaglioni, quello di Giovanni Arduini e Lazzaro Moro. Dal 1857 ad oggi il Panteon, non senza merito aibuoni lifGci della nostra Coramissione, crebbe d' altri sei busti, (he dobbiamo ad egregi concittadini o pronipoti o stima- Serie 11I,T. IV. 15 — 92 — lori (li quegli iiomini oiiorandi, di cni al noino aggituigonsi le iscrizioni. Vittore Pisani VITTORE PISANI DI CCl K DIUBIO SE PHI INSIGNE FOSSE H, VALORE NELI.' ABMl LO AMORE DI rAXRU AL SEMPRE DESIDERATO EROE IL PRO^^IPOTE VITTORE PISANI. P. N. ^324. — M. 1580. Carlo Zeno A CARLO ZENO ILLUSTRE CAPITANO DELLA VENETA REPl'CBLICA IL PUONIPOTE PIEl'RO ZENO ANNO 1857 N. 1534 — M. 1418. Giovanni licllini GIOVANNI BELLINI CUE LA riTTUKA YENEZIANA fatta per ltji adulta e fiorente preparo alla gloria di tiziano e di cioroione p. jacopo treves de bonfili nell' anno 4 858. K. 1424. — M. 1514. -93 — INIclchiorc Cesai'olti MELCIIIORE CESAROTTI rniJIO SEGRETAUIO hell' ACCADEMIA INSTITLITA 15 PADOVA DAL VENETO SENATO EBCE CRAN FAMA Dl FILOLOCO E POETA N. 1750 — M. ^808. pall' ACCADEMIA STESSA. Fr;iiicesoo Pajula FRANCESCO PAJOLA CELEBRE LITOTOMISTA DEL SECOLO DECIMO OTTAVO N. 1741 — M. 1816 AL MAESTRO DEL DEFBNTO SUO CEKITOKE BARTOLAMMEO CAMPANA. QCI POSTO KEL 4 838. Giasubatlista GallucioIIi GIAMBATTISTA GALLICCIOLLI SACERDOTE TEUETO NELLE LINGUE ORIENTALI E NELLA STORIA PATRIA DOTTISSIMO ^. 1755 — M. 1806. IL rRONU'OTE PIETRO OALLICCIOELl r. 1858. — 94 — Tiziano Vccellio TIZIANO VECELLIO PRI?iClPE DELLA PITITRA VENEZUNA N. 1477 — M. 157G. giuseppe de reali pose l' anno -18o8. Con queste notizie Y I. R. Istituto si pregia d' attestare il grato animo ai benemerili chc posero i busti, adem- piendo contemporaneamente aile discipline stabilite a lul uopo nel giugno 1847. 81IL CLIM DI ilZlil STUDII DEL DOTT. ANTONIO BERTI 1 ThATTI DALLE OSSERVAZIONI METEOROLOGICHE DEL VENTEXMO l83G-55 EL) ACXOVPAGNATI DA TAVOLE M MEBICHE E GR,iFlCHE co.j)oo- N, 'eir nttiiale fervore dclle fih^iche iliscipline o di uiczi^o ai Icntativi non iiifelici, die aiciini illiistri iidiiiini vuiiiio fa- cendo per sollcvare la metoorologia air allczza dollesrienze sorelle e per darlu piu sdlide basi, uon repiiiaioperaiuiilile o mal gradita 1' occiiparnii intorno al clinia di quosta cilia suir esempio di molli niedici niiei predecessuii, i quali, non immemori dei precetli ippocratici, vollero innanzi tullo co- uoscere le particolari fisiche ed atiuosferiche condizioni dei paese da essi abitato. Mi conforlava poi a cio ilsapere non essersi eseguito veriin recenle, od ainieno complcto lavoro, sulla cliraatologia veneziana, avvegnache non difetlassero i materiali^ e qucsti anzi, per cresciuta diligenza epiu acconci stromenti, si fossero ncgli ultirai anni resi di gran lunga raigliori. A persuaderseue non e d'uopo che di gitlare iin rapido sguardo sul passato e vedere quali opere si abbiano su tale argomcnto, e a qua I tempo apparteugano. — 90 — lnf;il(i noil soiio coi-to reccnti i liivori dell' Oi'losolii (I) <1<>I V;il;ilclli (2), del Filiasi (5), del Thoiivencl (5), che ;ippar- fengoiu) ail" iilliiiui meU'i del secolo seorso ; noii lo equello, die leggesi nelle opere del Tonldo edilc al priiieipio di queslo secolo (S) ; noil (lucllo del eaii. Ti"a\crsi piibblicalo iicl Vol. I iMlnEsercila'inni scirnlifuhc c Icilerarit' dcll'Ale- iieo ((»), clie va dal iSII al I S2(), abbraocia soli IOanni,cd aiieho rislrcUo a poelii prospelli di medic o di doniiiianti annuc e meiisiji ; non (jiiello del Federigo (7), cIk; rieco di erudizioiio meleorologiea anlica, sla pei gionii suoi alia Ui- (1) Lti. ensfiluziiinc. correnic brevcmcnic esposfa dal dollar Piclro OrlescliL Veiieziii 1762, appres.'^o Dnitieiiico l)eiei;iii. — L' autoie, per rsffiirzare alcuiie stie considerazidni sopra iiii' epidemia di morbillo, ripnrta in fine al vcijiiiiie le osservazioni meteorologiclie fatie dail'sr- chitetto Temaiiza d^l p;-i:iio gennaio \1Q[ a tiitto aprile 1862; osser- vazioni, cli'egii appella una gioiella : lantn aliora parevano cosa rara! npllii stesso : Gionude medico pubblicato in Venezia. nel quale, dal 1762 in poi, si irovano le tabelie nieteorologicbe nieusili del Te- inanza. (!') Di.tscr/nzidnc kuW oo'figrafta di Venezia del dnlt. Vnlafelli. — Vniiezia I78S. — Dello stesso: Topografia /isico-medica di Venezia. Venezia, press" Andreola 1803. (■')) Memoria delle proeelle, che annuahnente sogliono regnare nelle mareimne vencziane, del conic Giacoino Filiasi. — Venezia, pres- so A. Zatl.i. (4) T/rii/e sju- le clii/taf rf" Ilalie cnnsiderc' sous ses rappoiis physiques ivelcnrologiques et 7n'Jdicinaux, etc. eic.^par Tlwuvcnel. — Vei-OMP. rliez Giuliitfi 1797. (V>) C'omplefa rficrolla di opiiscoli, osservaziovi e no/izie diverse conlenule nei giornali aslro-melcorologici dell' abate Giuseppe Toal- do, ecc. ecc. — Venezi.i. piesso Andreola 1803, torn. IV, pag. 150., (6) Veggansi i (}nattii> prospetti nieleorologioi posli in calee del Volume. (7) Topografia /isiro-niedira delhi cilia di Vcneziit . delle sue i.'mle, csluarii e lagune, dci cangiamenli nali c dei mezzi profihillii-i d' i- giene, del prof. Gaspare Federigo. — Padova, coi tipi deila Minerva 1851. — 97 — vole del Traversi ; non qnollo dello Schouw, cho, scrivendo intorno il ^830 sul oliina d'llalia (I), loglieva per Venezia i dati dalle ricordate tavole del Traversi, e per gli nitimi Ire anni, cioe lino al 1829, dai nianoscritti di liii. E bensi vero elie in tempi a noipiii \ieini allri lavori si sono inlrapresi di simil genere, lua, o non uscireno dagli anticbi dati, o poco vi aggiunsero, oproeedeltero disoidina- tamente e uon senza gravissinii errori. Accenno prime le tavole del marase. Marmont (2) esistenti }iaile ncgli Arclii- \'ii deir I. R. Istituto Veneto, parte puiddieaie nel Vol. II de' siioi Atti, le quali pero n ^n abbraeeiano die due brevi period], cioe dal l.° novembre 1841 a tulto in.arzo 1842, e dal 1." gennaio al 3 giugno 1843, e risguardano piii sente opera sotto forma di ta- vole numericlie c graliche. — 101 — ISOZIOM PRELIMINARI. TopoGRAFiA DELLA citta'. — Giace Veoezia a 2f?", '■?.)' di longiiadine (lallisola del Ferro, e a ^o", 2G' di laliliiditie bu- rcale su gnippo d'isolettc sporgenti dal seno dampia iagunu, alquanto a seltentrion? del centro di qiiesta, e (|uasi ad eguale dislanza dal rontinente e dal mare. Di figiira iin po- co alliingata cd irregolare ha il circuito di metri lineari •10,700 compi'cse Je due isole di S. Giorgio e delia Giudef- ca, e la superfieie di metri qnadrali 13, 123,2 10. La inier- secano per ogni dove nioili ristretti canali atlravei'sati da ponti, cd imo maggiore la bipartisee, il Canale gi-ande, hm- go metri 5,900, largo mediamcnle ;30. La lagiina, entro ciii sorge, e iin bacino di bassi fondi variamG..'3 intcrroUo da caaali e sparse d' isuletle, la cui maggiore lunghezza in di- rezione di grciHi-libeccio e di miglia geograliche 21, la lar- ghezza di 7. Una sti'eila lingua di terra sabbiosa conliaua- la da dighe artiiii-iali, appellate murazti, la divide dal ma- re, clie spinge entro, e rilira pei" quatiro grandi boeehe le acque sue, le quali vengono cosi due volte ad ogni 24 ore a rinovellare ([iselle della laguna, e vi mantengono un' atti- va eircolazione. II I'ondo del bacino consiste in un banco di rreta piij o meno copcrto da anticiie deposizioui fiuviaii, da sabbie marine, c da resti di esseri organic! vegetabili cd animali. Esso non e cbc la continuazione subacquea della grande pianura, che corre fra gli Apcnnini e ic Alpi, ne raccoglie le acque, e le porta al mare Adriatico. L'orizzon- te suo aperto ad orienie e a meriggio, tinelie roccbiovi giunge, tormina ad occidente nell' iimilo linea dei colli Eu- gaaei, e a seltentrione nclla \)\\\ elevata dell" Alpi, da cui la distanza minima e di 50 miglia. La citta mama di i'onti — 102 — ualiirali; i pozzi, oiid'e fornita, salvo i pochi artesiani, rac- colgono r acqua pluviale, c la scrbano. I fiuini, die altra volta metlovano foce ncila laguna, furono, lino tlal sceolo decimoscttimo, condolli fuori di essa, ed imraessi nel mare: il solo Bienta veiine in quesli ultimi anni ricondotto nclle acque di Chioggia. OssERVAToRio. — L' Ossei'vatorio meteorologieo e nel Semiiiario patriarcale prcsso la chiesa di S. IMaria della Salute al civico N. \ del Seslierc di Dorsoduro. Esso con- sistc in una camera d'osservazione e in una specola. La pri- ma e ua paralellopipcdo abase quadrata di metri lin. 2,81 e coir allezza di metri 5,50 : ha tre linestre, una al Nord, una u'lEst, la terza al Sud: all'Ovest sta la porta, la di cui altezza e di metri 1,73,1a larghezza metri 1,19. La specola ba la declinazione oricntale di 8° : il suo pavinicnlo e un rettaugolo coi lati di metri 2,79 e 2,90, ed t fornita allEst d' un parafulmine alto metri 4,00 dal suo parapetto. L'oc- chio da essa gira liberamente sull' orizzonte, salvo da oc- cidente, dove si slancia a ben maggiore altezza I'ardita cu- pola del prossimo tempio. II pavimenlo della stanza di os- servazione si eleva dal livello medio della laguna di metri -15,48; il parapetto della specola di metri 20,21. Cenni storici. — Innanzi il 1855 le osservazioni me- teorologiclie si facevano per cura del prof. can. Traversi neiri. 11. Liceo Convitto di Santa Calerina, in sito alto me- tri 7,40 sopra il livello medio della laguna. Nell' agosto di queir anno gli stromeuti furono Irasportali nell' Usservato- rio attuale, ed ivi, il 4 scttembre, si ripresero le osservazio- ni, che continuarono senza interruzione sino oggidi, c im- mulale (ino al luglio -1855. A quell' epoca 1' I. R. Isliluto — 103 — centrale di meteorologia e magnetismo terrestre residento in Vienna propose che anche qui, come in altri siti della monarchia, lericerche meteorologiche si conducessero sovra iin piano comune, e se ne registrassero i risullamenti in foggia uniforrae. Accettata la proposta 1' Osservatorio fii provvcduto di nuovi slromenti, ebbe norme per la nuova registratura, ed aumcnto, come si vedra in seguito, gli de- menti delle cotidiane osservazioui. Queste \engono con molta accuratezza eseguite dal Rev. Vice Rettore D. Piclro SoLiaolin, coadiuvato da uno de'chierici piu altenti e capa- ci, il quale da tre anni c Tab. Giuseppe Menoguzzi. E qui mi sia concesso di confessarmi ad essi, e agli altri preposti del Seminario, debitore d' assai, e di renderne loro sentite e pubbliche grazic. Imperciocche io trovai in chi regge quel luogo ogni fatta guisa di gentile condiscendenza e di squi- sita ospitalita, e nulla mancommi di cio, che poteva giova- re questi miei studi, ai quali posi termine presto appunto pcrclie, ed essi si mi compiacquero, ed il Meneguzzi mi fu si destro e sagace e infaticabile aiutatore. Strojiemi. — Dal 4 seltembre i 853 al I ." gennaio 1 85G si adoperarono : I . Un barometro a sifone con iscala segnata dai 27 pol- lici, ai 29, divisi ciascuno in 12 linee, di cui ad occliio si prendono i decimi. La scala e mobile, e comincia inferior- mente da sottile laminetla d' ottone, che dee essere, da chi vuol sapere 1' altezza, condotta per opera d' una vile a li- vello della superficie convessa del mercurio nel braccio cor- to del sifone. Alio stromento sla unito un termomelro rea- muriano : esso pende dalla parete orientale della stanza di osservazione all' altezza di metri 16,53 sopra il livello me- dio della laguna. — 104 — 2. Uii lernioiuotro cosliiiilo dal DolN^ml ooii duplice sealo, qnelhi del llonmur, da gradi — 20 a -|--S0, v qiiclla del Falircniicil da I S a H— i20. Ksso stava liiori della fiiieslra, a! Nord apucso ail' im|v()sla, cho senijji'o ciiiusa, il dircndeva dal solo, ciirondalo pero Idx'ramcnic dalT aria oslcni;'., hi quale vl eiilrav;. altravci-so una larga porsiana. 5. Un igi'onieiro del Saussui'e a capello col limite della massima secchezza (0") noirestreiiiila inferioie dellarco di cercliio, su oui c segnala la scala; con qiiello della inassima umidita (iOO") neiresli'omiia superiorc. Anch" csso, come il tormonieli'o, stava appeso aH'iniposIa della lineslra scUen- irionalo iicila slanza di ossorva/ione. 4. \'i\ an.'uiosi'opio eonsislenle in una bandcruola so- slenula da verga di ferro ail' allezza di melri 21,01 sopra il iivello niodio della liguna. La verga entra per il soflitto in una cainorctia aiUgua a (juclia d osservazione, e r«iette in niovimenlo un indire orizzrmtale sopra un quadi'anLe, (•lie ha sedici divisioni. La handcruola soprasia i prossimi edifizii, salvo la cu[)oIa dcila chiesa, eh:' pero s'eleva a non ionue distanza. o. Un pluvioraeLro compo:^lo d'Uii vaso paralellopipedo lungo slrcllo, e d' un iinbuU) ctdl apeiiura d' un jiollice parigino quadralo. II vaso porta in uiio de'suoi lali esterni UR cannclli) di vclro graduaio, ciie comunica con csso per un forellino poslo nci foado. La pioggia dunqne, raecolla dairimhulo, seende iiol vaso, e di la enlra e sinnal/a nel eannello, dov' e uiisurata. Ne! luglio poi del 1853 T Osservatorlo venne fornito L d' un bai'ouielro a pozzelto del Kappcller; 2. d" un terniometro reanuu'iano dello stcsso ; 3. d' UII [isicromeU'o dell' August ; '(. d un pinvionieti'o; — 105 — ma qiiesti slronienli, clie si oominciaiono ad adoporai'c il di G di quel mese, sorvirono fuio al 1.° gennaiu IHIJG per le sole osservazioni, clie si spedivano a Vienna: per quelle di Venezia si continuo a fare uso dc'vecclii stromenti. Quin- di reputo inutile il deseriverli. Finalmente il 13 aprile 1855 rOsservatorio fu provveduU) dun ozonomelro dello Schoen- bein, e lino dal di seguenio si diecle principio con esse a questa nuova serie di ossei'vazioni meteorologiche. 01 Ire agli indicati slromenti esislono nell' Osservalorio parecehi altri teimomelri, un termometrogral'o di Six e Del- lani, con cui si notano ad ogni 2 } ore dal 1." gennaio '1 850 le niassime e minime temperature; ed un barometro anc- roide del Vidie genlilmenle dunato dal nob. co. Giovanni Qulrini Stampalia, che lia le graduazioni in centimeUi ed in millimetri, e serve ad instiluire confronti col barometro del Kappeller. Ore dell'osseuvizione. — Le osservazioni col Itaro- melro, col termometro, coll' igrometro e colT anemoscopio, sifecero sempre tre volte in 2 5 ore; quelle eoU'ozonometro, due; quelle col pluviometro e col termometrografo, una. La seguente tabella indica le ore, e le mutazioni avveuuie. Alia determinazione delle ore serve un oriuolo a pen- dolo, cbe ogni di al mezzogioruo si regislra con una meri- diana segnata in piano verlicale e senza veruua declina- zione. — lUG — Metodo 1)1 REGisTRATiiiu NEi DiARH. — I diai'ii posseduti dal Seminario patriarcalc cominciano col l."gennaio ^855. Da queH'cpoca lino al 1." agosto dcllo stesso anno furono tenuti nell'I. R. Liceo Convillo di S. Calerina; dal 4 set- tembi'c in poi nell' Ossei-vatorio aUiiale. Mancano pei'cio in cssi le osservazioni dell' agosto 1835, mese in cui venue eseguito il Irasporto. Nei diarii sono uotati r elk della lima, le lunazioni, le altezze barometricbe, i gradi teimometrici ed igrometrici, la direzione del venlo, la quanliU"! della pioggia e I'aspeUo del cielo. Le altezze barometriclio, lino al 6 luglio 1833, si sono registrate in pollici pai'igini,linee e deciini di linea; da quel giorno in linee parigine e centcsimi di linea; le tempera- ture in gradi e dccimi del tormonietro ottantigrado: le umiditii in gradi deH'igrometro del Saussure ; le (piantilA della pioggia in pollici parigini, lince c docimi di linea. Dal — 107 — -J." maggio 1854 Ic altezze baroiiielriclie vengono correlle, dall'effetto del calore sulla colonno delmerourio riferendole costanteinente a zero ; i gradi dell' uaiidila dalla stessa epoca si calcolano col psicrometro. Qiianto ai venli, Ono al i." gennaio 1854, non si regislrarono che le direzioni; in quell' anno fupreso pai'iitodi esprimerne numericamente anclie la foiza, e venne imaginata una scala di quattro gradi. 1 . Vento leggiero ; 2. Vento piuttosto forte; 5. Vento forte ; 4. Vento fortissimo, i di fui numeri si mettevano in cima alle lettcre indicanti la dirczione. Nel 1855 la scala fu divisa in 10 gradi, che si conlinuarono a scrivere nel modo sovra indicalo. Quest! gradi sono i seguenli: 1. Auretta appena sonsibile; 2. Aura sensibile ; 5. Ventieello, che muove le foglie e i piu sottili ra- moscelli degli alberi; 4. Vento, che muove i rami di raezzana grossezza; 5. Vento, che scuote i rami maggiori; 0. Vento, che rompe i sottili ; >-. 7. Vento, che rompe i piu forti ; 8. Vento, che scuote fortemente gli alberi stessi, e ne sradica alcuni di piccolo dimensiono; 9. Vento, che disvelle gli alberi piu forti e danneggia 1 tclli dello case ; 4 0. Vento, che solleva tetti, precipita fumaiuoli e srauove grandi masse. In questi tre ultirai anni si osservo altresi,e si registro la dirczione dellc nubi. A queste indicazioni seguono quelle Scrie III, T. IV. 15 — 108 — sull" aspelto del cieio, il quale in esse e sereno, sereno fo- sco, scmisereno, con nubi sparse, nuvoloso, piovigginoso, piovoso e burrascoso. Alia qualit;'i particolarc della gior- nata sono poi aggiunle brevi nolerelle ricordanti le neb- bie, la forza del vento, chc distinguevasiin venticello, vento, vento forte, e vento fortissimo, la pioggia dirotta, la neve, la grandine, i lanipi, i tuonl, i fulniini, le niaree straordi- narie, i terremoti e qualche rara volta i bolidi, gli aloui e gli areobaleni. Finalmente neH'aprile 1853, essendosi coniinciate, come dissi, le osservazioni suH'oz^no, se ne notarono le variabili qua'iitit;\ in apposito appartato diario servendosi dcH'ozo- nometro dcllo Schoenboin, che ha dieci gradi di colo- razionc. AvvERTEXZA. — Nol comporre le tavole numeriche di quest'opera bo avuto cura di collocare in calce a ciaseuna i dati fliiali, sieno essi la media, la sorama o la dominanie totale, o delerminino i limiti entro cui si mossero gli sl.ro- menti. Cosi inlendo di avcre sparmiato a me in gran parte la fatica dei prolegomeni, e a'miei lettori la noiadiricorrere ad ogiii pie' sospinto alle tavole per riscontrare la veritadi qnanto io fossi per esporrc. Qui dunque non faro cli' enu- merare le tavole, ed enunciare alciuic leggi piii manifesle e costanti. — 109 — B A R M E T R Le tavole baroraotriche sono le seguenti : I. Elevazioni medie mensili ed annue del -ventennio ^ 85 6-55 ; II. A. B. Elevazioni medie di ciascun mese nel 1." e nel 2." decennio ; III. Elevazioni medie delle stagioni nel I ." e nel 2.° de- cennio; IV. Elevazione media di ciascheduna stagione nel ^ ." e nel 2." decennio ; V. Elevazioni nicdie dei quinquenniidivisi per raesi e per istagioni ; VI. Massime e mininie elevazioni mensili del ventennio >t 856-55 ; VII. Massime e minime elevazioni annuo del ventennio -l'856-55 ; VIII. Massime c minime elevazioni disposte per mese; IX. Massima e minima elevazione di ciascun mese ; X. Massime e minime elevazioni disposte per istagioni ; XI. Massima e minima elevazione di ciascuna stagione nel I.° e nel 2.° decennio; XII. A.B. Massime e minime elevazioni dei quinquennii divisi per mesi e per istagioni ; XIII. A. B. Confronto fra le medie delle massime e delle minime elevazioni e la media totale nel ^ ." e nel 2." de- cennio ; — dIU — \IV. Confronto fra le elevazioni c Ic oscillazioni baro- raetriche e lo oscillazioni dcllc nuicoliio solari. In (iiiestc tabolle le raetlie sono il risiillato della somnia (li tuUe Ic osservazioni divise pel loio numei'o ; le massiiue e le miuime sono tolte costantenienle dalle Ire osservazioni; e le raedie delle massiuie c delle niinime si sono Iralte alio slesso modo elie le medie lotali. Le stagioni poi si sonofor- niale nel modo, ehe segue: Inverno Primavera Estate Autiinno Diceinbre Marzo Giugno SeUenibre Gennaio Aprile Lnglio Otlobre ^ Febbraio Maggio Agosto Novembrc metodo di divisione, che taluni, per distinguere daW'aslrono- mico e dal civile, dissero fisico, e che io direi meteorologico, appellando eollo stesso vocabolo anche I' anno intalefoggia costitiiito. Ora dalle tavole sovraccennate risulta che la media pressione atmosferica del ventcnnio fu di . . . 338"', 100. Questa media diffcriscc alquanlo da quella del dodicen- nio 4 81 1-22, di cui il Traversi pubblicava i linali risulta- menti, la quale non ascenderebbe che a . . . . o56''',827. Una differenza di r'',273 ti-a le medie toiali di duo serie abbaslanza numerose di anni non e presumibile ; salvo che non esislesse fra i due luoghi di osservazione qualche di- versita nell' altezza, o non si fossero ncll' uno o ncll' allro luogo eseguite le osservazioni con soverchiatrascurataggine o con islroiiienti incsalti. INel caso noslro la differenza del- r altezza non puo cssere, perclie (|uesta e maggiore nel Seminai-io patriarcale, c fra runaelaUra non v'ha di- \ario che di nietr. 8,95; non gli stromenli, perche quel — Ill — medesirai in tutti e due i luogbi. Non rcsta dunqiie che ri- correre a qualche ahiluale negligenzaiielleosservazioni. Ma dove r eiTore? lo per me crederei incsalte quelle del Tra- versi ; imperciocche voggo, che questi ultimi qualtr'anni (in cui le osservazioni si fecero con eccellente baroinetro e da osservatore abile e diiigente) ci danno per media com- plessiva 558'", 13 la quale s' accosta d' assai a quella del ventennio da me sludiato. Una sola ipotesi polrebbe conci- liare tale diversity, ed e die la media del Travorsi fosse corretta colla riduzione della lemperatura alio zero. Ma questo non e ; prima, perche a quel tempo poclii procedevano negli studi. metcorologici con si squisite avvertenze; poi, perche chi faceva cosi, avvertiva ; da ultimo, perche visitale da me le tavole manoscritte del Traversi non trovai notate in esse le indicazioni del tcrmometro unito al barometro in- dispensabili a chi voglia fare la correzione sovraccennata. Detto questo dclla media generale osscrvero che la me- dia totale del I. " decennio fu. . . di 558 '',00 1 quella del 2." decennio .... » 558,199 la differenza 0'",I98 la media massima dei quinquennii . » 558,268 1) I) minima » » . . » 557,775 la differenza 0,495 la media annua massima del ventenn. » 558,76 » '» » minima » » » 557,17 la differenza 1,59 la media massima d'una stagione. » 559,95 la << minima » » . . . » 556,25 ' ' la differenza 5,70 la media massima mensile ... » 552,50 » " minima » . . . . » 555,50 la differenza 0^00 — U'2 — la modia massima diunia . . . di 340,00 I) I) minima » ... » 525, 1>0 la diffei-onza 20,10 Se poi si dispongano Ic medie per islagioni c per mosi si trova essere laraediamassimaperleprimeneirostalo in558'",655 » » minima » » » nella pri- mavera » 537,456 la differcnza \"\i{)9 la media massima pei secondi nclfago- slo » 538 ,80 » » minima » » « aprile » 357 ,li la differonza 1,69. A chi volesse conoscere la sorie decrescentedelle medie pressioni nelle stagioni e nei mesi del ventennio e le diffe- renze loro, offro qui le due seguenli tavole ( Ved. Tav. 11 A. B. c Tav. IV ). Stagioni Media delle Media Differenza totale in in stagioni pui meno Estate 338"',65 338 ,22 1 338., 06 j 0",B32 Autunno .... Iiiverno ,338 ",098 ,122 0"',048 Primavera .... 337 ,47 ) 1 ,628 113 Mesi Medie dei niesi Media totale Diderenza in pill in meno Agosto Luglio Settenibre .... Dicenibre .... Giiigno Ottobre Gennaio Novembre .... Maggio Marzo Febbraio .... Aprile 338 ,79 338 ,67 338 ,56 338 ,50 338 ,48 338 ,17 338 ,46 337 ,93 337 ,76 337 ,55 337 ,49 337 ,il ^338"',098 ',692 ,572 ,462 ,402 ,382 ,072 ,062 0"',168 ,338 ,548 ,608 ,988 Da questo tavole si scorge cho le differenze fra le me- die parziali sono maggiori in quelle, che stanno sotto la media totale, miiiori in quelle, che le stanno sopra ; che de' due estremi T inferiore dista piii dalla media totale che il superiore; che il numero delle medie mcnsili sopra la totale e inaggiore di quelle sotto ; che inline delle stagioni, I'inverno, e dei mesi, il gennaio, hanno le medie loro piii prossirae, che qualsiasi altra, alia media totale. Questi fatti, tranne 1' ultimo, significano che da noi // baromelro di- scende piu die non ascenda sopra la media, ma vi disccnde piu rado. Tali differenze pero si fanno quasi nulle se si accop- piano le stagioni e i mesi nelT ordine, in cui si trovano nelle due tavole, ma incominciando dal centro e movendo opposlamentc verso i capi delle due seric. __ 114 — Medie Media DilTerenza Stagioni dcUe stagioni totale in pili in meno Inverno : Autunno . . . . i 1 338"',d4 / \338",098 0'",0.i2 Priinavera . . . . i ( Estate ) ' / 0",098 1 ' Medie dei Media DilTerenza Me s I mesi lot ale m piu in meno Gennaio. Ottobre \ 338",i65^ 0"',007 Novcnibip Giiigno . f338 ,205 ,107 Maggio . Dicembre Marzo . Settembrc ' J338 ,130 \338'',(I9S ' \ 338 ,055 ,032 ,043 Febbraio Luglio . 338 ,080 ,018 Aprile . . Agoslo . . I337 ,950/ 0, US — il5 — Si pongano invcce i mesi nel loro ordine nalnrale. Me SI Gennaio. Febbraio . Marzo . . Aprile . . Maggio . . Giiigiio . . Luglio , . Agoslo . . Selli'iiibre . Oltobre . Novtnibre . Dieombre. . Media Differenza mcnsile totale in pill in meno 338"',16 ^ 337 ,49 337 ,35 337 ,dl 337 ,76 338 J^Bl^gg^-j^gg 338 ,671 338 ,79 338 ,36 338 ,n 337 ,93 338 ,50 ,062 0' ,608 ,348 ,988 ,338 ,382 ,572 ,692 ,462 ,072 ,>I68 ,402 Aiiora si ossorva die, riguardo alio niedie pressioni, r anno puo considerarsi diviso in trc epocbe, di cui la priani, dal maggio ali'agosto inclusi, ha luoto ascendente ; la secunda, dallagosto a! novcinjjro, lia uioto discendeute; la lerza, dal dicembre all' aprile, oseiilante od allernoto. Venoado ora ai massimi e minimi movimenti assoluti del barometro, abbiamo ( dalla Tav. VI alia XH): La massiina assuliita del vonlcnnio. . di 540,"00 B minima -i 524,60 Differenza 2 1 '",40 Serie IILT.IV. 16 — ilG — La massima assoluta del 1." docennio . » 3-50,00 » minima » 52//, 00 Dilferenza 21,40 La massima assoluta del 2." decennio . » 540,00 » minima » 520,17 Differcnza 19,85 La massima assoluta del I." quinquennio « 540,00 » minima » 524,00 Differenzn . 21,40 La mnssima assoluta del 2.° quinquennio » 540,00 )i minima » 520,20 Differcnza 19,80 La massima assoluta del 5." quinquennio » 540,00 » minima . . . n 320,20 Differenza 19,80 La massima assoluta del 4." quinquennio » 544, iO » minima » 520,17 Differenza 18,23 11 movimento massimo annuo ... da 544.80 a 523,00 Differenza 19,80 H movimento massimo d" una stagione . da 540,00 a 527,00 Differenza 1 9,00 II movimento massimo d' un mese . . da 54 5,00 a 527,00 Differenza 17,00 II movimento massimo d' un giorno. . da 54 5,80 a 555,00 Differenza M,80 (I). (!) Qnesto giorno fu il 9 novembre 18'io. — dd7 — Cosi le medie oscillazioni ci daniio Pei decennii un arco di .... 20", G I Pei quinqiiennii 19, 21 Per I'anno • . . ^6, 46 Per la stagione II, 7-4 Pel mese 8, 74 Quosfo prospetto ci fa dun que conoscere, die da iioi il movimento massimo diurno pu6 essere quasi dun pollice, mentre quello d' un ventennio non giunge clie a poll. I s/^j, e che dal movimento massimo d' un anno a quello di ven- ti, non havvi altra differenza che di I '",60. Peraltro le tenui differenze del movimento, che si osservano fra un brevissi- mo ed un lungo spazio di tempo, si fanno molto maggiori quando si paragonino fra loro, non i movimenti massimi assoluti, ma le medie oscillazioni dei movimenti parziali. Cosi, ad esempio, mentre il movimento assoluto d' un anno difl'erisce di V,60 da quello di dieci, veggiamo la media oscillazione annua differire dalla decennale di 4", ^3, Cio significa, che le grandi oscillazioni, qui da noi non sono frequenli. Si nota eziandio nell' oscillazione dei quat- tro quinquennii un tenue decremento, che segue il loro ordine naturale. Consideriamo adesso quest' ampiezza delle oscillazioni nei diversi mesi dell'anno per un ventennio (Vedi Tav. IX). H8 — fMESI Geniiaio . . Febbraio . Marzo . . Aprilo . . Mag-gio . . Giiiguo . . Lug'.io . . Agoslo . . Settombre . Ottobre . . Novcinbre . Dicembre . 3Iassiiiie oscilla- zioni naensili 19'",00 \7 ,90 i8 ,80 15 ,57 40 ,00 40 ,50 40 ,00 44 ' ,32 42 ,58 44 ,06 47 ,80 24 ,40 Media oscil- lazionc Diflereiiza 14' ,96 pui in IllC'llt) 4" ,05 2 ,04 3 ,84 ,64 ,<)0 2 ,84 6 ,44 ",30 ,'*() ,90 ,64 .38 Qui si scorge manifcstamenlc chc Ic oscillnzioiii dinu- nuiscono d'anipiezza dalgennaio al lugIio,crosc(MiO(lal Iiiglio al diciMiibro. Qiiesto falto, dove mi piacessc ninlliplicarc Ic tavolc, si vcdrcbbe riprodullo ncl!e niassime e ncllo nicdie oseiilazioni dcceiinaii, quinqiiennali, c, con pocbc cccczioni, ancho nolle annuo; quindi pno avcrsi come legge coslar.lo. Esso lu gia osscrvato in moiU allri sili, e scmbra, non sub) costanlo, ma universale. Riducendo i'anno in istagioni avrom- mo quindi 1' oscillazione massinia ncH'invorno; la minima nella state; Ic medio nolla priniavora e nell' antunno. Da cio un'altra legge, chc nclla slate si avra la massima allczza — 119 — della colonna barometrica c il miniuio arco d'oscillazione; e neirinverno ud' altezza, se non minima, moUo minore, accompagnata da una massima oscillazione, o in allri ter- mini, che le pressioni medie magfjiori si eoniporranno da una serie quasi uniforme di altezze mezzanc ; le minori da due scrie uUernate di altezze massimc e minime (I). La riprova di quesla leggc 1' abbiamo nelle due segucn- ti tavole, dove gli eslrcrai baromctrici annui del ventennio sono disposli nei mesi c nelle stagioni, in cui caddcro : (1) Qui giova ricordare che se le osFeivazioni baromelricho si fossero corretle col riferirle alio zero, probabilmcnte questa legge non esisterebbe, iniperciocche ne' iiiesi caldi ia correzione e piuUosto forte, e trile die, soUratta dalla media delle stati, non la lascieiebbe maggiore a quella delle altie stagiuui. Ma come si disse da principio tale ridu- zione delle cifre barometjiclie noa si comincio a fare che col primo maggio i854. — 120 Massime Me SI elevazio- ui (lepres- sioni Gennaio. . . Febbraio . Marzo . . Aprile . . Waggio . . Giugno . . Luglio . . Agosto . . Settembre . Ottobre. . Novenibre . Dicembre . 9 6 iO » » » » » » 2 2 7 i 9 3 » » » » » » 2 4 4 1 Stagioni Massime elevazio- ni depres- sion! Inverno Primavera .... Estate Autunno .... 22 •10 » 4 14 3 )) G — i21 — Le massime elevazioni sono 5G, [lerche s' ebbcro i 6 lerraini ripetuti ; lo minime 23, perche vi furono Ire ripeti- zioni: cosi le prime che le seconde oadono dall' ottobre a tiilto marzo; e qiiindi i mesi, die hanno minore temperatti- ra, hanno oscillazioni Oaromeiriche maggiori. Anche dal confronlo fra le media delle massime e delle minime elevazioni e le medie totali, escono nuovi fatti, o la conferma di quelli per lo innanzi avvertiti. La media tota- le, ad esempio, tanto del primo che del secondo decennio savvieina piii a quella delle massime cbe delle minime ele- vazioni : quindi anche dall'esame dell'estreme pressioni e coufermaSa losservazione fatta a pi'oposito delle medie, che cioe il barometro scenda sotlo la media, piii che non sai- ga sopra di essa, ma vi scenda piu rado. Tale avvicinamento della media totale a quella delle massime elevazioni riesce poi comparativamente maggiore neir inverno che nella stale, quantunque guardando alia Tav. graf. n." !.«,«, fosse da tenersi T opposto. Ivi in fatto si scorge la curva mcdiana molto piu vicina alia supe- riore nella state che neirinverno ; ma se si paragonino per tutto il ventennio i tralti compresi fra la curva mediana e la superiore in conispondeuza alia state e all' inverno con quelli compresi fra la mediana e 1" inferiore^ si trova toslo che il rapporto fra i due numeri e maggiore per V inverno die per la state, cio che significa essersi la curva delle me- dic totali avvicinata alquanto a quella delle massime duran- te la prima slagioue. E, a vero dire, la media delle massime eslive e di . .- o40,708 » » minime 055,091 » » totale 3o8,IOO La diffcrenza in piu ....... 2,008 » » in meno 5,009 — 1-22 — La media delle massirae inveniali 6 di . 5i2,G85 » 1) niiiiimc 55!,I5S »• totalo 338,100 La dilTcrcnza in pii'i 4,583 » » in meno (5,962 Ora Ic due dilTerenze ostive slaniio fra loro como 1 ad -1,15; le invernali corae i ad 1,52 ; dunque nel verno la differenza suporioro e ooraparalivamente alia stale niinore assai della inferiore. Un allro fatlo nolabile risulta dalT ispezioae di qucsla medesinia Tav. num. XIII A, B, o, cio ch'e lo slesso, da qiieila della Tav. graf. n." I , cho n' e la traduzione fedele. Si osserva in ambediie clie la minima delle minime elevazioni cade in febbraio, c clie generalmonte in quel mese anche le curve delle medie totali c quelle delle mas- sime s' abbassano alquanto. ^la e del pari anlica osserva- zione che in febbraio si lianno nolle nostre laguno le maree minori dell' anna. Ora tale corrispoadenza Ira le piii basse maree oceaniclie e le piu basse atmosfm-iehe proviene, si o no, da causa nola e comune? E piii facile die salt! in mente di fare un simile quisilo che non il rispondervi. La cagionc principale per cui si lianno da noi di frequenle in febbraio le basse maree sembra essere ii piedominio in quel mese dei venti maestrali, i quali, spirando in direzioiie opposla a quella per cui le aequo entrano nel golfo, ritardano, se un po' gagliardi, il loro difiicile corso, e fanno si che in quests cstreraa parte di esso le acque difettino, e quindi Taltezza della maroa sia molto sotlo il comune. Gio e diraoslrato dalle tavolc dei venti, cd 6 anche asscrito dal Toaldo (i), il (I) Delia vera injluenza ilcgli asiri xiille .sto'/ioiii <■ su'lc /iin/ti- zioni di tempo. — Sar/gio vielcorulogieo di (iinseppe Tualdn. — l',i- dova, Tipo|^i-iil"ia del Sominario 1781. — I'jrto I, Art. VII. pcv.; 4j. — i23 — quale parla di una bassissima marea durata quasi costan- temente tulto i) gennaio, il febbraio ed il raarzo del 1779 per lo spirar insislento dei venti niaestrali. Detto questo non saprei affermare che tale cagione iufluisca sulle raa- ree atmosferiche per guisa che il barouietro ne senta il lurbaraento, e lo avverta; questo solo diro, che 1' influenza di cause eomuni sulle due mareefu riconosciuta quasi uni- versalraente, eziandio dall' Arago (^), che pur combatte quella dei punti lunari sostenuta dal nostro Toaldo, e che quindi T accennare nuove corrispondenze;, che raettano in via di scoprire cagioni finora non sospeltate, non e cosa dannosa ne inutile. Finalmenie, dall' esame della Tav. XIV;, in cui stanno raccolte le medie elevazioni e le medie oscillazioni dei quat- tro quinquennii. risulla che tanto le prime quanto le secon- de s'alternano nella grandezza coraparativa da uno aH'altro quinquennio, corrispondendo cost ad una simile alternativa gici dimostrata nel numero delle macchie solari, per cui si potrelibe asserire stare probabilmente il numero di queste macchie in ragionc direlta della pressione barometrica e del- le sue oscillazioni. II Toaldo osservava anch'egli una tale \icenda nolle ci|frebaroractriche con un periodo di quattro a cinque anni^, e, faltone conno nel suo Saggio meteorologi- co (2), amava attribuiria al sito dell' apogeo lunare, che di quattro a quattro in cinque anni passa da un equinozio air allro, dair uno aH'altro solstizio. Ma egU si conlidava di avcre dimoslrato irrecusabilmenle 1' azione dei punti lunari sulle maree atmosferiche, quindi poteva logicamenle credere in cotesta cagione. Oggi, a rinconlro, trovatisi quei calcoli mal fermi nella loro base e coulraddetti da allri cal- (1) Astronomie populaire. — Tome III, Chap. XXXVU, pag.[ol7. (2) Saggio meteorolngico di Giuseppe Toaldo, ecc. ecc. — Part. 11. Serie Ili,T.IV. 17 coli fatti in altro sito del globo (I), qiiclla spiegaziorie non d pill acceltabile. Non resta adunquo che serbare nota del I'alto. Del rcsto (jucsla legge rispondc ad altro, che in se- guilo si vedranno. Non ho potulo occuparmi, siccome desiderava, del nio- viinenfo orario diurno, perche le annotazioni nei diarii non erano disposle in modo acconcio al calcolo delle medio par- ziali, e il ricopiare i diarii mi parve falica non sopportabi- le. D' allra parte tre osservazioni diurne sono scarsa ma- teria ad una proficua invesligazione su tale proposito. (Continna.J (I) AstruHoniie pupnhnre par F. Arago. — Tom. III. Livr. XXI, CIi,M). XXXV 1, p. 516. mmu DEL CIORNO \'o MMBPiE 1858. .1 ni. e. cav. Emnianiiele A. Cicomia lei^j^o una Memoria intorno a Giovanni Muslero da Ottinga, gia professore di Civili Istituzioni nello Studio di Padova nel secolo XVi^ premette un ragguaglio dello state in cui trovavasi allora la Scuola INicoiai- tana di Lipsia, della quale il Muslero fu il ristaura- tore. Per prowedere alia sua salute, e per erudirsi inaggiormente venne nel 1530 in Padova, ove avealo preceduto la fama della sua dottrina ; e quivi, se trov^ molti estiniatori e protettori, trovo eziandio non pochi die il perseguitarono, niassimamente per il suo carattere torbido, e per la lingua^ e per la penna, non molto moderate. Insegno in Padova fino al i543j nel quale ritornato in Lipsia, progredi nello insegnamento, e venne a morte 1' anno 4555. II Cicogna enumera i dlscepoli eh'ebbe si in Lipsia che in Padova, e i molti illustri che il protessero, o coi quali ebbe corrispondenza, aggiungendo un ragionato elenco delle operette del Muslero rarissime a tro- varsi in istampa. mmu DEL mm i2 dicehbre 1858 Jl m. e. prof. Minich presenta la Parte I d'lina sua Memoria: Sulla determinazione e sul culcolo delle risolventi delk equazioni algehrichc; e ne legge il sunto seguente. Le indagini gia accennate nelle due Note 27 giugno e 23 agoslo di quest' anuo m'impongono il debilo di pre- seiitare ali'Istituto unaestesa Memoria sulla determinazione e sul calcolo delle risolventi dette equazioni ahjebrichc. Questo lavoro, di cui diedi rannuncio od un primo risultato nella Sessione 25 agosto prossimo decorso, e diviso in Ire parti, ovvero in tre speciali Meraorie, la prima delle quali tralta del modo di dedurre e calcolare le ordinarie risolventi delle equazioni algebriche di uu grade primo, la seconda ha per oggetto la determinazione ed il calcolo di analoghe risol- venti per le equazioni di grado non primo, inline sai'a argomonto delta terza il riconoscere se la via divisata nella Sessione 27 giugno p. p. valga a guidare ad un posi- — 128 — livo risuUato, od invece a confermare die le condizioni stabilite recentcmcnte da alcuni Analisti per la risolubilila delle equazioni algebriolie sicno non solo suflioienti^ ma oltresi necessarie. V esibizioiic delta seconda e della Icrza parte della intera Memoria non polrebb' essere clie proseguita nella Sessione prossiina ventura, eeompita in altra tornata. Pro- duco fratlanto la prima parte che riguarda un procedimenlo pill spedito per calcolare le ordiiiarie risolveuti Lagraii- giane d' uii grado priiiio, e iie porgo in un breve siinlo i mezzi analilici e i principali risultali. Distinguereuio nella teoriea Lagrangiana col nome di ridotta quella equazioae (di grade n — 1) che ha per radici le quantitii sottoposte a'radicali di grado n nelTespressione d'ogni radice della data equazione di grado n primo, e col nome dirisolvente I'eqnazione (del grado I. 2. 5. ... {n — 2)) da cui dipende la deterrainazione di qualsiasi coeffieiente dcir equazione ridotta. Ora e da notarsi che il conseguire r equazione ridotta, e piu ancora la risolvente, come pure r espressionc razionalo de' coefficienti della ridotta in fun- zione d' uno de' medesimi e de'coeflicienti, della data equa- zione, sono tre ricerche diverse le quali trattate col metodo indicate da Lagrange, malgrado alcune semplificazioni da lui suggerile, esigono calcoli sommamente lunghi e labo- riosi^ anco pel caso d'una equazione del 5.° grado, per lo che i prinii abbozzi del calcolo relative segnati da Lagrange non furono condotti a termine, e solo recentemente un infaticabile e peritissimo calcolatore, I'illustie sig. Comm. G. Plana ( Memorie deW Accademia di Torino, Tome XVI, Seric 11), si accinse a proseguire quella ricerca, ma piut- loste per arguire da' suei eiemenli che ne sarebbe impra- ticabde il pieno sviluppo e lesaurimenlo. Vero e per6 che — 129 — 1' illiistre sig. Hermite ne! Giornale di Dublino, e di Cam- bridge^ ed il cliiar. prof. Brioschi negli Annati di Matema- tiche di Roma, hanno dato rannuncio di averne conipiuto il calcolo, almeno in quanto riguarda la formazioDe della risolvente. Ma fin dal 1770, cio6 uii anno prima die uscisse complelaraente in luce la teorica Lagrangiana, Gian Fran- cesco Malfatti pubblicava ncl Tomo IV degli Atti dell'Ac- caderaia di Siena la forma csplicita d'lina risolvente di 6." grado d' ogni equazione di grado quinlo, ed esibiva cost la prova die almeno per queste equazioni era trattabile la ri- cerca indicata dipoi daila teoria Lagrangiana, purche si ri- corra a parlicolari spedienti analitici che ne accorcino i lungliissimi calcoli. Nessuno invero vorra proporsi,sebbene co' pill riposli artiGzii di calcolo, 1' effettiva forniazione della risolvente Lagrangiana d' una equazione del scltimo grado, giaccb^ questa risolvente ascenderebbe al grado centovigesimo. Debbo ora brevemente indicare in qual modo ho trattato per una data equazione di 5." grado la triplice fase della presente quistione, cioe la formazione della ridotta, lo sviluppo della risolvente, e il calcolo del coefficienti della ridotta in funzione razionale d'una radice della risolvente e de' coefficienti della data equazione di 5." grado. Invece di conseguire la ridotta col metodo Lagran- giano, inerce lo sviluppo di replicate potenze di polinomii, onde caleolare le somme delle pofenze delle sue radici e quindi i coefficienti dell' equazione raedesima, ho trovato opportuno il formare dapprima I' equazione di quarto gra- do che ha per incognita la radice quinta della precedente^ e poscia intrapiendere leliminazione dell' incognita ausi- liai'ia tra la suddella equazione ed una equazione di quinto grudo binoniia. Questa eliminazione vienc eseguita — i30 — con sufficiente prontezza, raecliantc una propriela del do- terminante, clie oc rappresonla la cquazione Onalc, e di cui si effoUua per siinil giiisa niolto agevoltncnlc lo sviluppo. Quanlo alia risolvenle, anziche prcnderDe per inco- gnita il primo de' cocfficienti dell' eqiiazione ridoUa, clie sebbcno il piii soinplice e una qnantiti'i di cinque diniensio- ni, assnnsi una nuova funzione doUita del medesimo numero di vaioii, nia snllanlo di quatiro dimensioni, ed e quella qunnlila di cui T ultimo coefiiciente dclla ridotta e la potenza (juinta. In quosto modo e resa possibile la for- niazione d'una risolvenle, die quantunque risulti non poco complessa, tuttavia per la delta ragione e molto piii sem- plice di quella additata dal metodo Lagrangiano. Di piu, non e mestieri di cercare I'espressione razionale deirultimo coefiiciente della ridotta, il quale in paragone degli altri avendo il massimo grado sarebbe altrimenti il piu laborio- so a calcolarsi. Per conscguii-e le esprcssioni razionali degli altri quattio coefficienti di grado niinore, lanalisi adoprata nella ]n'esente Memoi'ia offre un modo ai)l)astanza spedito di svolgere le esprcssioni ricbiestc secondo Ic potenze ascen- denli d" una radice della data equazione di 5.° grado. Cond)inando siffatta espressione d' ogni coefficicnle colla equazione proposta si trova eliminata quella radice che dee sparirne secondo i principii teoriei, e si ottengono i valori di que' coeflicienti in funzione I'azionale de' coeffl- cienti della data ecjuazione e dell' incognita della sua risol- vente. Simile procedimento puo servirc utilmente al calcolo della funzione considerata dal Vandermonde, cioe a calco- lare il prodotto de' quadrati delle differenze fra le radici dell'equazione proposta, e quindi la cosi delta discriuunante d' una forma binaria del quinto grado ; ed allora prescnta — 131 — qiKilche analogia cul inelodo del Caucliy pel calcolo delle funzioiii simmetrichf. Un altro modo di rieavare il valore della predelta funzionc di Vaadermonde si desiime dalla riduzione a foi'iua intera della funzionc frazionaria, chc lia per numeratore ruaila e per deiiomioatore la derivata del I ." membro della data equazione. L'espressione intera equi- valente a quella frazioneper qualuaquo radice deU'equazioue proposta ha per divisore la funzione del Vandermonde, e i suoi cocfflcienti sono esprimibili per altrettanti determi- nanti, i ciii elementi corrispondono a date sonime delle potenze deile radici di quell' equazione. II metodo esposto per la soluzione della qucstione Lagrangiana rispetlo alle equazioni di 5." grado si estende in simil guisa alle equazioni d' un grado primo superiore, e se ne porge un saggio di applicazione anco alle equazioni del scllimo grado, senza protrarneil calcolo oltre allequa- zione ridotta, ed alia considerazione della funzione assunta quale incognita nella equazione che tiene le veci della risolvente Lagrangiana, attesoche il grado elevato ( cen- lovigesimo) di quella risolvente assolve da ogni indagine quanluiique la piii spedita, ossia la meno laboriosa, per conseguirne esplicitaraenle 1' espressione. Cosi sarebbe compiuta questa prima Memoria, che presento al giudizio dell' Istituto. Se non che T analisi in essa adottata accenna la possibility di deeomporrc in due faltori di secondo grado la ridotta di grado quarto, e quindi non solo un abbassamento di grado della ridotta, ma una niaggiore speditezza nell' assegnarne i coefficient! in funzione razionale dell" incognita della equazione risol- vente. La verificazione di questo falto analitico, die da- rebbe un nuovo e piii seraplicc aspetto a simile ricerca sara argomento d' una Appendice, che mi propongo di comuni- Serie III, T. IV. 18 — i32 — care colla sceoiida Menioria, coiicorneiite le oquazioni di lirado non primo, a cui sara per suooedere dopo noii kingo intorvallo 1" iillima pai'to del mio lavoro, e le finali conclii- sioni die mi vorrii dato di raccoglierc sopra si vasta ed elaborata queslione. II 111. c. prof. Dc Yisiani presciila la segueiile Ue- nioria scritta in lingua latina: PLANTAllUM MINUS COGNITARUM QUAS HORTUS PATAVmUS COLIT AUCTORE ROBERTO DE V I S I A N I HORTI EJUSDEM PRAEFECTO H-n alter pugilliis stirpiiim minus cognitanim, qui ex baud intermissa rcvisione ortus plantarum, quae in Horto nostro colunlur, botanicorum disquisi- tioni submit titur. iEqui, bonique faciant clarissiiiii Hortorum Aca- demicorum Praetecti nostras hasce de piantis vel solo nomine hactenus notis, vel sub falsis aut ineptis appellationibus a mercatoribus venditatis commenta- tiones, easque majori qua pollent peritia, ac viven- tium speciminum observatione perficere non dedi- gnentur. Patavii Kal. Decembris MDCCCLYIII. — 134 — 15. Veronica linariacfolia Vis. V. fruticosa, raniulis glabris tcretilnis ; foliis decussatis se- miamplexicaulibus, lineari-lanccoUilis linearibiisvc acii- tiusculis inlegerrimis glabris, basi trincrvibus, subtus minutissirac punclatis coslatis vcnosis; racemis axillari- biis pcdunculatis oppositis laxiuscule miiltiiloris foUo dupio longioribus patulis; braclcis linearibus pedicdlis- que brevissime pubesccnlibus;calycis glabriusouli 5-par- titi segnienlis lancoolatisobtusis,niaigincmcnibranacois, corollae lubo adprcssis triploqiie brevioribus ; lorolla bypocrateriraorpba, tube cyUndracco, limbi lobo siipe- riore niajorc, infmio minimo; capsula ovali oblusa compressa, calyce vix dupIo longiore, stylo persislente loiigissimo superala, scmiiiibiis cliipticis, planis, mem- branaceis. Obs. Culta sub falso nomine V. saUcifoliac verae, quae admodum diffeit foliis multo lalioribus, racemis donsi- floris , capsula ovato-globosa , aliisquo. rertincl ad Sect. I, § II Speciosariim Benlh. in BC. prodr. X, p. '(59. Fl. Junio. Flores albi vix violacco suffusi. -14. Veronica versicolor Vis. V. fruticosa, ramis tetetibus glabris; foliis decussatis se- miaraplexicaulibus lanceolatis, apice attenuato obtusiu- sculis, inlegerrimis glabris^ subtus cosfatis enervibus; racemis axillaribus pcdunculatis oppositis densilloris thyrsoideis, pcdunculis folio tripio brevioribus; bracteis lanreolatis pedicello calycem subaequante subbrevio- ribus; calycis 4-partiti segmentis ovato-lanccolatis con- vexis acutiusculis; corolla hypocraterimorpha , tubo subinflalo, linibi lobis supcrioiibus subaequalibus, infi- ino niininio ; capsula elliptico-lanceolata compressa , — i35 — ealyoc diiplo longiurc, slylo persislcnte longissimo su- perata. ')bs. Culta sub nomine V. varieyulae llort. Flores speciosi iinicolores purpurei, demum decoiorati albidi. FI. Ju- nio. Affinis V. salicifoUae Forst. quae differt ramis siipernc compressis, foHis fere dii[)lo latioribns, racemis longioribuslinearibus dense glanduloso-puberulls, brac- ti'is pedicello florifero diipio brevioribus, st\lisque bre- vioribus. An hybrida? 15. Tecoraa Tagliabuana Vis. T. scandens, radicans; foliis impari-pinnatis, D-7-jugis, foliolis ovatis incisu-serratis longo ouspidatis, sublus ad nervos puberulis; panioula tenninali laxa, pedicellis cernuis ])igIaiuluIos!S ; calycis angulati dentibus lanoeo- lalis cuspidatis tubo subbrcvioribus; corollac tiibo co- nieo-campanulato ealyce vix diiplo longiore, lobis oibi- culatis. Olfs. Inter T. radicantem Juss. et T. grandifloram Delaun, media, forsan bybrida, Differt ab ilia, inflorescentia laxa, calycibus angulatis nee terctibus; dentibus ianceolatis longioribus, nee ovato-triangularibus, tubo vix nee tri- ple brevioribus : ab hoe, corolla conica nee campanu- lato-patente, tubo nnilto longiore, intus atro-coecineo. Linnaeo ct Carolo fratribus Tagliabue de borticultura italica optime raeritis, et a quibus novam ignotaeque originis plantam aeceplam refcro, species dicata. 4 6. Dictyanthus stapeliaeflorus. D. pedunculis unifloris petiolo brevioribus ; calyce corollae tubum intus reticulatum subsuperante; laciniis sinu- busque corollinis planiusculis; corpusculis slamineis — 130 — late spathulatis crassis convexis ; mammillao stigma ticae conieo-subulalae apice discolore subhitido. OI)s. Colitur sub dicto nomine ab 11. Tnricensi acceptus. Florcs extus sordide ;dl)i, intiis dilute fusco-purpurei, limbo confertissimeretioulato. Corpuseula linguacformia atropurpurea huida, tubi faucem cjusdemquc cavitates superantia. Mummilla atropui-purea, apice subulate, albo, obscure bilobo. Alia species jam primum dcscripta sequens est Dictyanlhus Pavonii Decne in DC.prodr. VIII, p. COo. D. peduuiulis pluriiloris petiole longioribus; calyce corol- lae tubo lincato breviore; laeiniis sinubusque corollinis margine revolutis; corpusculis stamineis lineari-spatliu- latis canaliculatis; mammilla stigmatica ovato-conica concolore. Obs. Flores viriduli, oorollae tubo intus obscure lineato striissubsimplicibus, limbo intertexle retioulato. Corpu- seula angusta linearia vix apice latiora, longitudinaliter unisuica, tubi quinque-saccati cavitatibus alterna iisque breviora. \~. Jasminum Bidwillii. J. suffruticosum minutissirae velutinum,caule volubilL ra- misque teretibus; foliis peliolatis trifoliolatis integris, foliolis petiolulatis reilexe mucronulatis oblusis glabriu- sculis costatis, obsolete nervosis, margine revolutis, lateralibus elliptico-rotundalis tcrminali oblongo-lan- ceolalo tripio brevioribus ; raeeniis axillaribus laxe o-8-tloris solitariis pedunculatis, folio raulto longiori- bus; pedieellis alternis, infra apicem arliculatis, erecto- patulis ; bracteoHs lanceolato-oblongis minutis ; calyci- bus carapanulatis brcviter acutequeS-dentatis; oorollae — 137 — tiibo calyce pliiries longiore, limbi o-8-fidi laciniis laii- ceolalis acuminatis; slylo lineari apice bificlo. Obs. Cultum sub diclo nomine. Flores aibi, minus grate oleoles. Folia disticha. 18. Jasminura diaiilhifolinui. J.suffruticosum snbscandc:is,ramis graciiibus subteretibus vix velutinis ; fobis brevissime petiolalis unifoUolatis articulatis Hncari-acurainatis uninerviis, margine revo- lutis inlt'grisque, oppositis altcrnisve, glabris; cymis lerminalibus subtiifloris ( J-5-5-floris) basi lineari-bi- biaoteolaiis; ca!yci> campanulati ad medium o-G-lidi lobis Hneari-subulatis, erecto-palulis, fubo conico sub- acqualibus; corollae G-9-fidae lobis oblongo-liuearibus apiculalis tubum cylindricura subaoquantibus; stigmate spathulato emarginato. Ohs. Cultum sub dicto nomine. Flores albi ad vesperas fre- queotissimi. Fl. Junio. ID. Ligustiura parviflorum Vis. L. ramis subteretibus, piloso-pubescentibus, sparse lenti- cellatis, ereeto patulis; t'oliis petiolatis raembranaceis ovalibus, basi obtusis, apice acuminatis, subtus nervosis glabris, petiolo costaquo puberulis; panieulae terniinalis conferiae ramis patulis axique pubei'ulis quadrangulari- bus; bracteis braclco!i^que lineari-lanceolatis caducis: lloribus pedicellatis socus ramulos fasciculatim denseque spieatis. OOs. Colitur sub nomine L. grandiflori. Flores L. vulgaris minores, acute eitrum redolentes, candidi. Folia opaca epun( lata, subtus pallidiora. Foiiis et lloribus L. nepa- lensi Wall, simile, quod vero differl foiiis subtus villosis. — i38 — paniculae axi raniisque mollilcr villosis terclibus, Ilori- biisque majoribus. Ligustrtim nepnlense /S foliis paniculis(jue glabris Wall, in Hook. bot. mag. 2021 videlur ex icoDC a vero L. nepa- lense Wall. divei'Siim pedicellis duplici ordine l)raoteo- lariim praodilis, bracteolis hisce iinbricalis ovalis aculis parvulis, in illo omiiino deficienlibus; paniculae ramis tetragonis, in illo tcrcUbus; lobis calycinis juxla Og. 2,5 iconis dtate lale ovalis acuUsqiie, in illo subrolundis brevissimis vixque nee semper apieulalis: hine probabi- liler species propria L. Wallickii nomine designanda. 20. Begonia macrolis Vis. B. caule frulicoso erecto; foliis longissime petiolatis, gla- bris, magnis. petiole sparsim piloso, lamina oblique ovata, vix infra cenlrum umbilieato-peltata, basi rolun- data, margine eroso-denliculata ciliala, apice breviter acuminata, nervis subtus hirsutiusculis; braeteis oblon- gis niarcescentibus; cyrais longissime pedunculatis di- cliotomis monoicis, pedicellis terminalibus trilloris, se- palis binis ellipticis, starainibus bi'evissime monadelphis, stylo tripartito, stigraatibus divaricatis bilidis, capsulae alis duabus fructum diniidium latis obtusis, tertia maxi- Dja subacuta petala superante. Obs. Colitur buc illuc sub falso nomine B. hernandiaefo- Uae. Fl. albi. 21. Cistus quinquevulnerus Vis. C, suffruticosus, ereclus, viridis, viscidus ; foliis ovato-lan- ceolatis sessilibus trinerviis i-ugosis, margine rcvolutis, subtus ramulisque pilosulis, pedunculis terminalibus subsolilariis calyce vix iongioribus; sepalis convexis, 2-5-exteri()ribus subcordafo-ovatis acuminatis piloso — d39 — ciiiatis inajoribus; pefalis obovatis; staminibus nume- rosis fertilibus ; stigniate scssili hemisphaerico magno deiisissime piloso-papilloso, ovario pentagoao piibescea- to, 5-IO-loculan, loculis polyspermis. Obs. ColiUir sub nomine C. liisitanici, sed patria ignota. Flores albi, petalorum ungiie macula aurea, supra un- gucm sanguinoa, picti. Similis C. monspeliensi latifolio . lu\urianli; differt foliis basi ovatis, floribus subsolitariis nee unq\iam racemosiS;, ovario vix pubescen(c nee vil- loso; pelalis sanguineo-maculatis. Flores magnitudine et maeulis quales in C. formoso. Curt. bot. mag. 264 Kern. hort-sempei'N . VIII, tab. 90, sed albi nee flaviut in isto, qui insuper differt foliis subtus glaucis, nee utrinque viridibus, lanceolatis acutis, nee oblongis obtusiusculis, et, teste CandoUeo aliisque, potius Ilelianthemi quam Cisti species. 22. Amarantbus biericbuntinus Vis. A. caiile ereclo, obsolete quadrangulo, glabro; foliis petio- lalis elliptico-lanceolalis mucronatis glabris; glomerulis florum subsessilibus, petiolo brevioribus, geminatis^ oblongis, distinctis, densifloris, floribus polygamo-mo- noicis; calyce bracteas subaequante, utriculis demum cireumscissis calycem superantibus laeviusculis, stigma- tibus persistentibus, seminibus margine obtusis. Obs. Hab. in herbidis circa Hiericho. Flores viriduli. Si- milis A. polygonoidi W. amarantb., t. VI, f. a. b., p. II, sed uti'iculus in isto certe indehiscens, flores monoici, calyx faemineus 5-fidus, utriculus calyce inclusus. 25. Pbyllanthus bicolor Vis. Pb. ramiilis teretiusculis, foliis alternis disticbis lineari- Sehc J 11. T. IV. 19 — 14U — ellipticis, basi obliqiiis, brevissiinc peliolatis, apice ro- tuiidatis subtniKTOnatis, a basi ad medium glaiico-cino- reis, subtus glauois, lloribus axiilaribus pcdunculalis, inferioi'ibus subgerainis masculis, filamcnlis liberis; su- perioribus solilariis loeminois; capsula ovalo-subrolun- da laevi sominibus ochinulalis. Ol)S. Colitur jam a deccniiio, ex Ilorto olim lloreulissimo ad Uilzing prope ViDdol)onam ill. Car. bar. de Iliif/el acccplus sub nomine ]'h. sj)ecla()ilis\ nee ullibi quod sciam descriptus. Similis Ph. canloniensi lIoiixX. ct Ph. Niriiri L.: ab utroque, praeler alia, diversus lilamcnlis liberis nee monadel[diis, foliisque dimidio oinereis, di- midio viridibus. Planta annua, lloribus flavo-viridulis, pedunoulis foemineorum ramo parallele adpressis, cla- vatis, rccUs, coccineis , niarium recurvis liliformibus viridulis brevioribus. Semiiia Irigona, latere exteriore convexa. 24. Evonymus Schottii EUingsh. Ueb d. nerv. d. Celastr., p. 57, tab. IX, f. b. E. glaber, erectus, ramis leretibus laevibus glaucis; foliis oppositis coriaceis nitidis, lanceolatis, acuminaiis, den- tibus parallelis spinvdosis ciliato-serratis,sublus coslatis, supra nervosis, pctiolis plano-convexis ; cymarum axil- iarium subsessiliura ramis dicbotomis tetragonis, ranui- lis unifloris; lloribus pentameris, calycis lobis suborbi- culatis, petalis obovato-ellipticis, diseo integerrimo, capsula laevi late obovala 4-5-ptera erecla, alis Iiori- zontalibus ovatis apice rotundalis- Obs. Colitur sub falso nomine E. fmbriali Wall, quod vero differ! foliis ellipticis, floribus letrameris, peduiiculis longis liliformibus, capsulae alis longis vcrticalibus atle — iU — nualis. Petala albo-luteola. Arilliis naviculans cocci- neiis; serainaovali-subrotuoda coccinea nitida, liilo albo. Noraen a cl. Eltingshausenio huic plantae imposifura, cum ageret de nervatione Celastrinearum, eo lubenlius servo, quod viium elarissimura Hern. Scholt. Ilorti Schocnbrunonsis praefertum, deque scientia amabili optinic meritum, debito prosequatur houore. 25. Evonymus effusus Vis. E. glaber, effusus, ramis laeviusculis subtetragonis ; foliis opposilis subeoriaceis nervosis elliptico-lanceolatis , utrinque acutis, obtuse glanduloso-serrulatis; stipulis lanceolatis marcescentibus deciduis; pedunculis axilla- ribus petiolo longioribus angulatis biiidis ; cymis mulli- floris, lloribus letrameris, calycis lobis seraiorbiculatis laevibus, petalis orbiculatis integriusculis, disco iule- gerrimo^ capsula subrolunda quadriloba aptera lacu- noso-veiTUcosa. Obs. Colitur sub nomine erroneo E. nani Bieb. quod dif^^ fert foliis lanceolatis integerrimis, pedunculis 4-3-floris, ramis subherbaceis et habitu omnino alieno. Flores luteo viriduli. . • •' 25. Evonymus rosmarinifolius Vis. E. glaber, erectus, ramis scabriusculis angulatis; foliis sparsis alternis aut subverticillatis coriaceis linearibus, glandula niucronatis, subserrulatis integrisve, margine revolutis petiolulatis; pedunculis axillaribus fdiformibus sublrifloris; lloribus telrameris, calycis lobis orbiculatis, petalis ovato-lanceolatis integris, disco integerrimo, capsula obovata laevi acute telraptera, reluso-emargi- nata, pendula. — 142 — Colilur sub nomine prorsns incpto E. rcpentis. Flores nibrofiisci, podunculis IVueUferis pendulis, monocarpis, infcrne articulatis. Capsula rosea, arillo seminibusque aurantio-coccineis nitidissimis. Si le^i^e la semiente RELAZIONE del m. e. co. Agostino Sagredo intorno all' opera, ve- nuta ill doiio all'Istituto veneto iiititolata: Snllupuh- hlka Esposizione dei Prodotti iSatumli cd Indastriali della Toscana fatta in Firenze nel 4854. La Toscana ha un terriiorio di cliilomelri quadrali 22,082.70, minore di quoUo della Venezia per cbilomeiri quadrati 4708.85; e come nella anipiezza del terrilorio, COS! noi Veneli supcriamo la Toscana in falto di popolazione, perche non giunge a 1,800,000 abilanli, e noi sorpassiamo i 2,300,000. Noi fummo vantaggiali di maggiore fertilila di suolo; la Toscana d aspra di monlagnc, e la pianura non s allai'ga in vasta proporzione cbe in quelle marennne pros- sicne al Mediterraneo, nelle quali e seeolarc la lolta della perseveranza umana e degli sludiiper combatterela malsania delTaria. Pure, e'bisogna dirlo, lo sviluppo deiragricollu! a, il fervore delle moltiplicate ed ulili induslrie e tale in To- scana, cbe noi dobbiamo cedere il priraato a quei nuslri fratelli, appo i quali, se non si noveia gran copia di ricebez- zc in poebe mani, come da noi, Tagiatezza e in tutle le classi. E raenlre cresco lo svolgersi della vita inlellellualc, — J43 — la Vila inateriale di tulte le classi non e tanto pcrco^sa dal flagello della miseria, come lo e nella Venczia. La Toscana ebbe dalla Pruvvideuza il dono di rimanore autoaoma sempre, e I" autonoraia delle sue repubbiiclie, del principato Mediceo, del prineipalo Lorenese, del breve prin- ejpalo Borbonico non ebbe altra inlerruzioiic die qiiella del goveiiio di Napoleone I, il quale ha commesso (juella gravis- sima colpa, e non meno gravissimo sproposilo ( forse non ulliraa causa della sua rovina, perche lo rese esoso ai sud- diti)del voler araalgamai'c una vasta parte d'llalia collaFran- eia, imponendole leggi, magistrati e fino la lingua francese. La Toscana avendo avuto sempre leggi proprie, la sua prosperita rcpubblicana, che visse c Oori anche fra i tram- busti d'una deraocrazia irrequieta sempre, caduta solto al ferreo giogo di Cosimo I ando sempre sminuendo soUo ai suoi suecessori e languiva quaado si cstinse qiiella scliialla di popolani che sera levata a! principato, schiacciando ogni liberta della patria. Era serbata al Granduca Pielro Leopoldo la grande opera della restaurazione in Toscana. Quantunque alcuiic minute parti del suo governare non siano scevre di cen- sure, pure per gli immensi benefizii che largi alia suanuova patria, della quale seppe farsi veramente concittadino^ egii merita la gralitudine nazionale. Conscio che senza liberta, vera e onesta, e senza che sia ugualila di diritto in tutti i cittadini e fra loro e al cospetlo della legge, non e soda nessuna istituzione di governi civili, Pietro Leopoldo comincio dal francare di ogni vincolo le proprieta fondiarie, a proclamare e manlenere tutta la pos- sibile liberta al commercio e alle industrie. La morte del IVatello, che lo chiamo al seggio imperiale^ i procellosi avve- nimcnli di Francia gli tolsero fondare in Toscana le fran- — 144 — chigie cosliluzionali , delle quuli avea dulo iin saggio, ossciulo stalo il prime in Euroiia, fra i principati assoluli, C'hc soUopoucssc al sindacalo del pubblioo lo slalo c I' am- ministrazione dclie sue (inanze. II luioii some friiUilito c pieslo. La Toscana presto si toisc dalla proslrazioae nella (jiiale Tavoa eondolla la fiac- c'liezza degli iillinu iMediei. Le Icggi ferree, o noii addalte o male addalle ail" indole italiana, in)pos(e da Napoleone I ri- dussero di nnovo a mal partilo (luelia rcgione italica. E sopralluUo le leggi proihilivo c il l)iucco conlineiilale, eho pare iinpossil)il(! sia stalo crediilo da uomo d'inlelletto cosi poteiile (jiKile egli era, potesse cssergli robuslo allealo con- lio la livalo liighiUeiTa. Non fii die come 1' ira impotente di un fanciullo ebe crede i suoi baloccbi validi per atterrare uu gigaiite. Dopo la ricaduta di Napoleone, la Toscana godette di nuovo un goveriio proprio e indepcndente. Le leggi Leupol- dine, per quello spelta alia libertti del suolo, furono mante- nute con due eccczioni, il restiluire beni stabili a frati e monacbe ristabilili, e il permesso dello istituire dei fede- coramessi famiiiai-i sotto ai iilolo di priorati e commende dell'ordine di santo Stefano. Le leggi sull'assoluta liborta del commercio e delle Industrie rimasero intalte. Da ci6 viene la prosperila pi-esente delta Toscana, prosperila gran- de se si badi alia qualiti di paese naturalmenle povero. Le industrie fervono : si penetra nelle viscere degli Ap- penini per iseavare le grandi riochezze uietallicbe ivi riposte, trarne le acque minerali ebe spicciano e danno salute ainia- lati. La societa, i privati usufruttuano i prodotti del regno inorgaiiico; il governo Toscano ool far lavorare per conto proprio le riccbe mioierc dell' Elba nun ne ti'aeva quel tor- na conlo,oper se, e per il paese, che gli IVutta lo averle date — 145 — a una societa di privati. Locchc e novella prova della verilii di queJ detto, chc pel bene dei popoli e pel bene loro proprio bisogna cbe i governi governino il meno che sia possibile. Dove la natura e povcra, Tarte s'ajuta a siipplire. Chi non sa i beni all' agricoltura recati dall' Accademia dei Georgofili, alia quale mi e sommo onore I' anpartcnere, i beni cbe porlo alia Toscana propugnandosonipre ogni one- sta liberta ? E, per tacere di altri, chi non sa di quanto van- taggiarono le arti agricole i miei illiistri aniici Cosimo Ri- dolfi, e Raffaello Lanibruschini, uon con la sola sapienza nelle teoricbe e la doltrina pratica, ma coITaver voluto rim- piccolirsi, perche la generazione crescente degli agricoltori crescesse? L'agricoltura fiorisce in Toscana : la natura re- caleitrante, a cbi sa accarezzarla e anche saviamente sfor- zarla, finisce coU'obbedire volonterosa, edare largo premio a chi spcse danari e fatiche. Percio in Toscana le velte dei monli si rinselvano, ogni prodolto agricolo vi e cccellcnte, gli slrumenli rurali, gli animali d'ogn: specie, sono degni di ammirazione. E a noi, Veneti, che appena adesso co- nosciamo la nostra ingratitudine verso la Provvidenza, chc ci largi tante nalurali ricchezze che Irascuriamo queslo esempio deve servire come incentive a emularlo. Libero il commercio, libere le Industrie, senza le catene di nessuna protezione interna, senza leggi proibitive che le tutelino al di fuori fioriscono nei lavori metallici , in tutte le applicazioni della scienza all' industria, in tutli gli usi domestici che hanno fondamento dai prodotti dell' agri- coltura. Noi siamo al di sotto dei Toscaui, bisogna pur dirlo, nelle industrie. E solo mi contento opsei-vare che in Venezia vi era altre volte una fabbrica di porcellane, coeva a quella dei Ginori a Doccia, e ne uscirono tali lavori che al presen- te si conipcrano a prezzi favolosi. Si spensc; quella di Doc- — fifi — ciii c llorithi, c ndopcra aiichc il kaoliiio del nostri folli vi cenliui. La manifalUira dei cappclli di paglia, forse coeva a qiiclla di Toseana, riinasc stazioiiaria nello rogioni pede- inoiitanc dol Bassanese, e iion puo loltare colla iiidustria toseana. In Toseana la scriioltura reca grande ulilila non soiamente pel prodolto dei hozzoli, nia per la tessitura dellc sele, clie toscani uomini insegnarouo a noi, i Luecliesi. Noi ehe nella sola Venezia averamo fino a qiiallroniiia lelai, quanli nc ctnilianio in Uille Ic provineie cbe diedero il nonie alia cilia die sorge dalle acqiie? E Inlta qisesla prospei'ita, tulto qiieslo onore di Toseana \iene prineipalmenle dalla liberta applicata a! I'omuiercio e alle indnslrie, quelfapplieazione deila liberti che il Toscano Bandini divino nel seeolo XVII, chc Pietro Leopoldo ha messo in alto con gagliarda volonUi in sullo scorcio del secolo Will. E til tolta ogni disuguaglianza, talche 1 nomi storici dei Ridolfi, dei Ginori, dei Ricasoli, il nome dello stesso Granduca Leopoldo II, gli officii del siio governo lion isdegnano comparire nniti a qiielli di onorati e valenti artigiani nelle esposizioni pubbliche, come ne fa prova il libro cbo mi fii dato da esaminare. II quale mostra lo stato delle induslrie toscanc, operose cd iitili, percbt' sorretle, e lion dominate, da leggi che si adattano alia natura degli uomini e dei luoghi. Qnando nel 4 850 ebbe luogo la grande esposizionc mondiale di Londra, il Governo Toscano toslo avvis6 di quanta importanza fosse pel paese il far bella moslra di se, non [)er seaiplice e inulile vaniU'i, ma per linleresse del paese medcsimo. Voile prima far saggio delle sue forze, per vedere se la parte d'ltalia die regge poteva misurarsi colle princi- pal! nazioni del mondo. Ter questo ordino una csposizione centra ie in Firenze che unissc lutto quello che la Toseana — 147 — produce per natura o per arte. Fece come la buona madre, la quale prima di mandare i suoi figliuoletti ad una festa nella quale si aduna la prole de'riccbi, li guarda por bene accio non compariscano da meno che gli altri. E cosi fu, e Ja Toscana fu guidcrdonaia in Londra con nolabile iiumero di premii. Ma non fu questo solo lo scopo della esposizione cen- trale Toscana ; fu ancbe il voler mostrare premura per io incremento delle Industrie. Per queslo nella esposizione di Firenze il govcrno largi premii, enon a sole invenzioni e in- troduzioni di abene industrie, come sogliamonoi,ma a tutte le industrie esistenti. E deve essere stato argomento di esul- tanza per i Toscani il vedere unita tanta copia di prodotti natural!, di opere d'industria, figlie della soienza. AUe quali andavano unite quelle opere d'industria ebe sono enianazio- ne delle belle arti, e nelle quali il primato e tutlo dei Toscani, la btotarsia, la xilotarsia, lo incidere sulle pietre dure, il fondere in bronzo, il cesellare in metalli preziosi, i lavori di niarmo, di alabastro, di scagliola. Applicazioni tutte delle belle arti alia industria, le quali non possono esservi, se air arligiano-artista non siano aperti largbi sussidii d'in- segnameato artistico pubblico e graluito. 11 Governo Toscano ordino la stampa del Rappotio ge- nerate della sua esposizione del 1 850. II volume del quale ho fatto studio forma il seguilo di quel Rapporto generate. II valoroso professore cavaliere Filippo Corridi, direttore dcir I. R. Istituto Tecnico Toscano apre il volume colla prima parte, che c tutta sua, e cpntiene una notizia storica, nella quale, per iilo e per segno, egli narra tutto quello spetta alia esposizione di Londra, e in parlicolar modo quello spetta al contribulo che vi reco la Toscana. Nella esposizione di Londra T Italia era rapprescntala da tie sole Sc-rie III, T. IV. 20 — US — delle sue regioni, Regno Sardo^ Toscana, Statu I'ontilido, II reame delle Due Sicilie, Parma e Modena si astennero dal partecipnre a quesla spleodida festa delle Industrie mon- diali; noi Lonibardo-Veneti fummo amalgamati colle altre nazioni, dalle quali e coniposti) I' impero Austriaco. Quan- tunque da noi si spedissero lavori industrial!, e taluni ab- biano ottenuto preniio, a quanto rii'erisce il Hiiro di cui tengo parola, nessuno de' meml)ri del gran Giui-i interna- zionale, designato dal Governo Austriaco, era Italia no, Poiclie il Corridi descrisse quello era avvenuto in Lon- dra, dopo la esposizione toscana, con somma dottrina eco- nomica prosegue la sua notizia storica narrando la solen- nita nazionale del porgere i preniii a coloro die li aveano conseguiti in Londra. Solenniti vera, che ebbe luogo pre- senti i maggiori officiali del governo, nella gran sala dei Cinquecento di Palazzo veccbio. Statuito dair imperatore Napoleone III che nel IS55 avrebbe luogo una seconda esposizione mondiale in Parigi, il Corridi narra le cure che il Governo s'e prese percite nuovi trionli conseguisse la industria toscana. E, come precedentemente, ordino una esposizione toscana con pre- mii, che precedesse a quella di Parigi. Alia prima parte del librosuccede la seconda, e contie- ne dodici rapporti delle dodici commissioni allc quali fu dato 11 giudicare sulle dodici sezioni nolle quali t'u partita la esposizione toscana del 1854. E souo le seguenti: 1. Prodotti del regno inorganico. — Relatore il cav. Ubal- dino Peruzzi. 2. Prodotti orgaiiici e strunienti agrarii. — Relatore il dott. Antonio Salvagnoli Marchetti. 5. Macchine e strumenti. — Piclatori il prof. Luigi Paci- natto, il dott. Tommaso del Beccar^t. — 149—' 4. Lavori di motallo, di vetro, di porcellana, di majoli- ca, ec. — Relatore il prof. Tito Puliti. 5. Lavori di paglia, corde, store, ec. — Relatore il sig. Pasquale Benini. 6. Seta tratta, filati e tessuli di seta. — Relatore il sig. Francesco Scoti. 7. Concia, coloritura, verniciatura delle pelli, cappelli di feltro e di felpa, carte e bianche e colorate. — Rela- tore il prof. Pietro Puccelti. 8. Lavori di cartoleria, valigeria, selleria e di carrozze. — Relatore il sig. Antonio Cioci. 9. Fiori e friitti artificiali, lavori di calzoleria, di orna- inento a uso domeslico. — Relatore il sig. Antonio Cioci . ^ 0. Prodotti chiniici. — Relatore il prof. Daniiano Casante. I 1. Lavori di tipografia, lilografia e calcografia, e sui dise- gni e modeili tecnologici e architettonici. — Relatore il dott. dei iMarcbesi Liiigi Ridolti. \2. Lavori di litotarsia, xilotarsia, d' intaglio, di scagliola, di doratura e di verniciatura. — Relatore il prof. Vincenzo Manteri. Segue un' appendice nella quale si fa cenno delle opere d' arte inviate a Parigi. Ogni rapporlo e suddiviso giusta le diverse parti che sono contonute nelle singole sezioni, e il coraplesso di que- st! rapporti presenta un quadro particolareggiato dello stato delle industrie in Toscana. lo vorrei poter parlare partitaraente di questi rapporti, che sono di grandissinia iraportanza e porgono utili ammae- strainenli. Qaali siano le origini dello splendore al quale giunse la industria toscana ho detto sopra: al manteni- mento c al cresccre della industria giova mirabilraente I'lsti- — 45(» — tiito Tocnioo di Fironzo, diretfo diillo cgrcgio Corridi, man- lomilo a sposo dol governo. I danari che i goveniali pagaiio, e i govenianti speiulono per la istruzione tccnica del popolo, frultano, e con usura, agli uni e agli altri. Poclii volenti die uscissero dalle scuole piibl)liche baslerebbcro a ricaltarc la spesa ; molti islriilti, aiichc so ricscoiio mcdiocri, cessano dallo essere prolclarii. E la ignoranza e rovina degli stati, perche causa del proletariate delle ultisno clas^i. Ouaudo ebbe luogo la esposizione di Parigi, anclie in Venezia, per opera e merito della Camera di Commercio, si fece una inostra, semplice, delle opere che la indiislria ve- neta niandava alia esposizione mondiale, ma povera mostra, seiiza solennita, senza apparati. E cosi senza solennita ne apparali si distribiiirono le medaglie ottenule dai Veneli in Tarigi. Queste occasioni sono rare, e il Governo Toscano ha porto due voUe il nobile esempio del come si dcva fare per- che quoste occasioni ridondino in oiiore e vantuggio del paese. Lo splendore delle due esposizioni mondial!, lo amoro che si scorge anche nelle niostre di un territorio, piii o men grande, di un niunicipio, vicne dal bisogno che ha Tela nostra di pubblicitti soleune. Al ccrto non 6 facile che riescano bene se non vi si adopcrino molte cure; la notizia del Corridi attesta (pag, 14'j), che vi furono dei magislrati raunicipali sordi agli inviti del Governo di porgere notizie sulle industrie locali, che raisero in campo oslacoli e dubbii. Ma col gridare ai sordi si fa capire quello si dice, e quando si opera pel bene vero del paese, e non pel proprio vanto, si opera alia luce del sole, non nei cancclli degli officiali pub- blici, non nel gabinelto dello studioso, si paria, si predica, si prega, si ringrazia, il ben pub])lico s'arrlva a raggiun- gerlo. Le due esposizioni toscane prcstano ammaestranicnli — 151 — per olii ordina e ppr coloro che eseguiscono le esposizioni. Dcvono, le esposizioni, nioslrare col falto la condizione naturale del paese, devouo essere specchio di liitle le iiuki- strie. U volere, solamente, meltere in luce qiiello ch'c' bello agli ocelli degli oziosi, e uno spreco di tempo e di spesa. Vi deve essere, ma dcve esservi quello che e utile. Cerlo che le tavole di marmo intarsiate di pietre dure del Bian- chini, gli slupeudi intagli del Barbetti sono fatture mira- bili, nia rame, ferro, acido borico, cappelli di paglio, paste da minestra, olio, gaggiolo, robbia recano piii quattrini alia Toscana che quelle mirabili fatture. E se chi ordina, clii eseguisce le esposizioni intendono cosi, facile e farlo iuten- dere agh espositori. ' Le esposizioni non ponno essere frequenti; devono es- sere coronali da piemio gli espositori, anche se nulla in- \entino, se nulla inlroducano di nuovo da aitri pacsi. Basla che le Industrie utili serbino vive, e il Governo To- scano non trovo superfluo reiterare i premii a chi li aveva conseguiti. L' Altezza del Granduca voile istituire una deco- razione apposita, data unicamente alle Industrie, e lo stato mantiene e allarga 1' Isliluto Tecnico. E perche le esposi- zioni riescano per bene bisogna che gU espositori, oUre alio allettamento del premio, non siano costretti a incontrarc spese per inviare e ricevere le cose esposte, bisogna che non incontrino ostacoli di dogane, facilmente evilabili, scn- za lesione del pubblico erario. E devono essere fatte so- pra una vasta scala, cioe devono mostrare un lerritorio vasto. Le mostre provinciali, municipali hanno al certo del bene, se non altro soddisfano 1' amor proprio di taluni, fanno conoscere il merito di qualche timido o povero. Ma il campo delle Industrie vuole essere lato, e non ristretto, e le industrie di muuicipio o di provincia, non conosciute che — 152 — Jalla provincia o dal iminicipio, o poco ollro, non rccano vantaggi grand! no al paose no alle sue parli. lo vi ho parlato allrc voile, o signori, su (jnoslo argo- menlo, c fu soggelto di nioUe discussioni, e le discussioni furono aggiornate^ largomeulo posto da un- canto. Ma ora, franclieggialo die sono dal volume da me esaminalo, tosto che le mie forze il consentano, vi chiedero liecnza del far riviverc la disciissione per presentare al Governo il permesso di ril'ormare le nostre esposizioni e premiazioni. Le quali, s:'guendo le norme die Napoleone I prescrisse quando ordino T IsliUUo Ilaliano, sono divenule anlichissi- me in un leni[io come e il nosli'o, nel quale gli anni corro- no come giorni_, e sono falle diseordi dal molo rapido c pi'opotenle di tutto, e spezialmente dal muoversi ed allar- garsi del commereio e della industria. I m. e. CO. Miniscalchi e ingegn. Cnppclletlo di- coiio die neila grande esposizioiie di Londra orano nel giuri tre membri ilaliani, uno per Venezia die fu il Cappelletto modesimo. uno per Verona il sig. Ila- dice, uno per Milano il sig. De-Cristoforis. Si legge Sopra un imetto pprforatorc (hlpiomho Berti. la seaucnte conumieazione dal s. c. dott. Antonio Nella scorsa state due fatlorini della lipogralia, ove si stampa la Gazzelta Ufticiale, venivano a me con due locdu di que'tubi di piombo, die servono a condurre entro alle case il gaz illuminanle, e I'un d'essi nan avami, in aria Iri riscntila e dolenle, come i compagni suoi, accoriisi di qua!- — '153 — che giiasto nei tiibi dal puzzo, che cliffondevasi per I" offi- cinn, ed irritava lo nari, ne facessero avvertita la Societa del gazs()praddetto,c questa inviasse alcuni operai,i quali^ esaniinati atlentamente qiie^tubi e trovatili bucherali in piu parti, gli andavaiio aecusando di avere per malizia, o per istorditaggine giovauile, essi medesirai commesso con deli- berato aoimo i! danno. Essi dal canto loro protestavano d'essere affatto innocenti, ed anzi mi dicevano di avere tentato di dimostrare Tassiirdita dell'accnsa coITosservare che que'forellini orano senza orlo veriino, mcntre clii vo- glia con un ferro appuntito qualsiasi pcrforare 11 piombo, produce tutto all" inforno del foro un orlo assai rilevato. Alia teoria avevano anche aggiunto lo sperimonto, ma in- darno. Venivano dunque da me, acciocche cercassi raodo di scolparii ed acquetassi la collera del padrone. L' osservazione era giusta, e quale suol suggcrirla, eziandio agl' ignari delle fisirhe discipline, la necessita ur- gente della difesa. Infatti que'forellini avevano I'orlo liscio, piano, ed erano evidente efl'etto non di uno spostamento delle molecole metalliche, ma della loro dislruzione. Oilrc a cio non camminavano in direzione piii o nieno verticale all'asse del tubo, in linea diritia, con diametro sempre eguale o con regolarita decreseente, come sarebbe acca- duto se fossero stati opera d'un ferro appuntito, ma ave- vano direzione varia ; alcuni prano sinuosi, e molti comin- ciavano quasi a foggia d'imbuto, che andava stringendosi tino ad un certo tratto dopo cui 11 forellino conservava sempre una eguale larghczza. Qucsti forellini erano sette ; cinque penetravano con larga aperturu nel lumc del tubo; UQO pareva abbandonato non appena un bucherello aveva consentito r uscita al gaz racchiuso; uno tinalmente, che ancora conserva il lucicore del melallo non ossidalo, non — 154 — trapassava 1' intcra parctc del tuho. Talc parele niolto iiie- guale aveva, socondo i siti, da urio a tre inillime'.ri di spes- sore; il diametro dn fori variava da iino a due raillimctri; nei pill era d'uno o mezzo, se ne traevi I' imbuto, di cui parlai, cir e di varia largliezza. Anclie la profondila loro era dilTerenle; stava pcro fra i tre e i qualtro luillitnetri. Da ultimo T aspetlo della parte scavata appariva scabro, granuloso, e sguardato colla leote moslravasi tullo segnato a piocoli solelii vcrticali all' asse del foro , e succedentisi come se la i'orza operante avesse agito intaccando a poco a poco e all'ingiro e regolarmente 11 metallo. Ora al vedere ootesli forellini cost siraili ai tarli, clie certi insetti fanno nel legno, iion poteva non sorgere tosto r idea ohe fossero lavoro di qualche insetto, e 1' animo si scntiva tratto ad assolvere gli incolpati operai. Ma cbe in- setto ? — Difisi a que' giovani, cbe se vedessero per T of(i- cina qualche strana bestiuola se ne mettessero a caccia e, colta, me la recassero. Non ando guari cbe ritornarono a me, e mi portarono vivi e chiusi in iscalola di cartone al- cuni insetti, die dicevano di non avere raai veduti per gli scorsi anni, e cbe avevano colto, non nel flagrante delitto di perforare i tuhi di piombo, ma nella innocente opera di bucherare il telajo delle invetriate, come la natura loro It spinge. Avuti in mano i supposli delinquenti, avvegnacbe mi tornasse facile il riconoscerii, pure non volli fidarmi alle mie scarse cognizioni, e mi rivolsi a persona arnica e dot- tissiraa, la quale mi conferraava spettare quegrinsetlini al genere Apale del Fabricius, e precisamente all'.l. hiimaralis del Dejean. Questo genere, come sapete, sinonimo per alcuni del gen. Boslrichus, appartieneai co/eof/M.r, eom' egli lochiama, lo prega a volerlo informare se un fatto simile si fosse osservato iielle cartatucce dell' armala russa in Crimea, c a eompia- cersi d' interrogare su tale argomento gli entomologi russi invitandoli a eomunicaie quelle osservazioni eJie avessero a caso raccolto sulla natura e i costumi di un simile insetto. A questa lettera diede risposta il signor Vittore di Mo- sebulsky eon uno scritto lelto nell' adunanza del 21 giugno 1838 (0? nel quale avvertiva cbe il fatto nonerasi osservato neir armata russa ; confermava quanto aveva delto il Du- (l) Sur un iusecAe qui orto fra il raggio della manivella e (ludlo delle ruote molriii formando la periferia cuneala in maggior vioinanza del centro di i-otazione, op- pure nclle ruote fesse e nci rails euneali auinenlando la sezione dei cilindri, giacche quando ie ruote fossero fesse e i rails cuneati e probabile che ci volesse un parlicolare locomotore per Ie salite e particolari rails per nso loro, \i\- sciando in Ganco i rails ordinarii sui (|u;di rimarrebhero i waggons. ,.;. Ing. Gii;sepi'E Jappelli. .m II ni. e. Jiellavilis dice queslo modo cssore slato piu tardi pi'oposto e lodato anchc dal Minotto, e il m, e. Cappclletto soggiuiige che iiella pralica appli- cazione olTre molte dil'ficolta. i\clla giunla delle raccoUc nalurali, venendo a maneare un membro per la noiiiina del ni. e. Fario a vicesegrelario, 1' i. r. Istituto con unanimita sosti- tuiva il m. c. Massalongo. II presidenle annunzia lamancanza del cav. Ne- grelli, membro onorario di questo i, r. Istilulo. e del socio corrispondente Sunle Linari. — 161 — Elenco dei doiii presenlati all'i. r. Isliluto dopo le adunanze 22 e 23 agosto d868. // Crepuscolo. N. 54-55. Manuale delle norme e discipline relative al conmcrcio, al- /' industria ed alia navigazione, vigcnti net Regno Lom- hardo Yeneto, corupilalo per cura di Giulio Alberti. — Venezia 1858. I.a Civilld catlolica. 'N. 202 a 207. Cazzelta di far mac ia e di thimica. IN. 5 5-55. ' ' '^ ■ V'enozia 1858. Bnlletiino delle leggi ed alti vfficiali per le provincie ve- nete. Parte I e II, Disp. V e VI. Comptes rendus hebdomadaires de I' Academe des sciences. 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Delle probabili condizioni fmco-chimiche-dinamiclie eke possono aver accompaynato nelle epoc/ie qcoloqiikc la SeneJH.T.lV. c^ — 164 — solidificazionc dclle soslanze organichc. Momoria del dott. G. Bait. Ronconi. — Padova 1858. L' Echo medical^ Journal suisse et eiramjer des sciences medicalf's etc. N. 0, 10, II, sctlembre, otlobre^ novcin- bre 1858. Atli delC i. r. Islilulo tombardo di science ecc. Vol. I, Fa- scicolo X. Delia Vila e delle opere di Luigi Sacco medico milanese. Rclazione delta a nome dell' accademia fisico-mcdico- slulislica da! dolt. Francesco Ferrari il 20 aprile 1858. — Milano. Berichtilbcr die Verhandlungen etc. Rendiconto siiHc tiat- tazioni delta r. Accademia dclle scicuzc di Lipsia. Classe filologica istorica ^850, N. 5-4 1857, » 4-2 ' 1858, « 1 Classe matematica fisica 4 857, » 2-3 1858, » I. P. A. Hansen, iiierabro deirAccademia r. dclle scieiize di Lipsia. Tcoria dell' eclissi solare. — Lipsia 1858, IF. 6'. Ilankel^ ineinbroecc. Ricercke elellriche. Meinoria tl[ sopra r emozione dell' elcttricitii fra i metalli ed i sali riscaldati. — Lipsia 4 858. Corrispondenza scienii/ica di Rorna. N. 21 a 25. Storia della medicina c delle dollriue d' Ippocrate. Discoisi tre di Sulvalore De Reiizi. — Napoli 1858. Rivista conlemporanea di Torino. N. 58 c 59, agosto, sct- lembre c ollobre 1 858. Orazione lella ncl lempio di I'ossagno nei funcrali dcW il- iusir. c revercndiss. monsignor G. Ball. Sarlori Canova da monsig. Domenico Cav. Villn arciprete ab. inilrato di Bassano. — Bassuiio I85S. — 165 — Nelle esequie di mons. G. Ball. Canova vescovo di Mindo celebrate in Crespano il 3 agoslo 1858. Orazione del- I' ab. Jacopo prof. Ferrazzi. — Bassano 1858. Letiure di famigiia ecc. Opera clie si pubblica dalla Sezio- ne lefterario-artistica del Lloyd austriaco in Trieste. Vol. VII, punt. I a 10. — 1858. Alii delta r. Accademia de' Georgofili di Firenze. N. IS. L' Economisla. Periodico di Milano. N. 8, 9, 4 0. Archivio storico italiano. Nuova serie^ N. \4. — Firen- ze 1858. Dialogo sui paragrandini. Lettera del cav. prof. Stefano Marianini. — Modena 1 858. At rapporto sugli studii e sidle opere del dolt. Angela Mae- stri die per mandalo dell' accademia dei georgofili, dal prof. Studiati di Pisa veniva redalto ; alcune osserva- zioni del dott. Angelo Maestri. — Pavia 1858. Ire giorni a Trieste, per cura di S. Formiggini, P. Kandler P. Revottella e G. B. Scrinzi.— Trieste 1858. Bulletin delta societe botanique de France. T. V, N. 5. — Paris. Monalsbericlit etc. Rapporti mensili della r. Accademia prussiana delle scienze in Berlino. Settembre 4 857 a giiigno \ 858. Abhandkingen etc. Memorie della r. Accademia prussiana delle scienze in Berlino, per 1' anno 4 857. Giornate veneto delle scienze mediclie. T. XI, Serie II, giu- gno 4 858. — Venezia. Voiiisiore. Giornalc di scienze fdosofico-morali (in armeno). N. 6 a 40. —Venezia 4 858. Mittheilnngen etc. Comunicazioni dell' i. r. Society geogra- fica di Vienna 4 858. Disp. 2. -■ if)(; — Jalirhuch etc. Aniitiario dell" i. r. riahincKo gcologico di Vienna, IH'iS. Disp. 2. Dc M. Guerin-Meiievide cl des trois eumorphidcs par M. James Thomson. — Paris 1858. » Considerazioni sidla scella di (/ucUo (ru i canali del Danu- bio die conviene prcferire per regolarne la face ii el Mar Nero, c suite opere nccessarie per conseyuire I' intenlo, con due appendici, del cav. Pielro Paleocapa. — - Tori- no I808. Annall di maiemaiica piira ed applieata pubblicati dal prof. Barnaba Tortolini in Iloma. N. 5, seltembre cd ollo- brc 1858. Giornale agrario toscano. N. 10, disp. 3 del 1858. — Fi- ronze. Del Konyelige Danske etc. Memorie della reale Accadcmia danose delle scienze. Quinta serie, sezione di storia e filosoQa. Vol. 2, disp. 2. — Copcnaghen 1858. Oversigl etc. Prospelto dogli Alti deila r. Accaderaia da- ncse delle scienze c dei membri collaboratori ncll' anno \ 857, del secretario deH'Accademia prof. G. Forclibam- mer. — Copenaglien 1 858. Archiv. etc. Arcbivio degli aniici della storia naturalc in Meklemburgo, pubblicato da Ernesto Boll. Puntate I a \2. — Neubrandeburg, 1847 a 58. Vila di Barlolommeo d' Alviano per Lorenzo Leonij. — Todi \ 858. EsercUazioni scicniifichec letlerarie dell'Ateneo di Venezia. Vol. VII, fasc. I. —Venezia 1855. Revue agricole industrielle cl tilleraire de Valenciennes. X.°" anncc, N. 2,3. Degli uccelli veronesi. Notizie raccolte da Gaetauo Perini — 1(37 — socio corrispondcnlc dellAccademia di Verona. Vero na 1 858. Di idcune prcparazioni del (jnaco (juale mezzo di preserva- zione e dicura delle malatlie vcncrce. Lettera priaia del Cav. G. B. Massone dotl. in medicina ecliiriirgia. — Gcnova 1858. liivista periodica dei lavori dell'i. r. Accademia di scicnze, lettere ed arti in Padova. Disp. 15, 14. Vol. VI. Trime- stri I a 4, -1857-58, — Padova 1858. Nuovi saggi dell' i. r. Accademia suddctla. Vol. VII, Par- te I. — Padova 1857. Manuale delle malatlie cntance di PietroGamberini. — Bo- logna 1858. Causa dclla rabbia ; iin altro passo da vincere onde poler merjlio toccarenelsuo veroposto la novella dottrina. Let- tera al dott. Giuseppe Storti raantovano, di Luigi Tof- foli. — Padova 1858. Sulla organizzazione dc! regime sanitario nei comuni fore- si. Progetto del dolt. Pietro Beroaldi prcsenlato all' i. r. Istituto veneto nell' adunauza 25 febbraio 1855. — Venezia ^ 858. Verliandlungen etc. Rapporti e comunicazioni della Lega artistica della bassa Austria con la cooperazione della Commissione per letecnicheconferenze redatti dal prof. E. Ilornigc. Annata del 1858, 7.« cd 8.« punlala pubbli- cata il 24 ollobre con tre iucisioni in legno. — Vien- na 1858. Paolo V e la Repubblica veneta. Giornale dal 22 otlobrc i605, Ogiugno iG07, corredata di note e docuuienti tratti dairi. r. Biblioteca di Vienna, dalla Marciana, dal Museo Correr e dall" Archivio ai Frari, in Venezia, per Enrico Cornet. -- Vienna 4 859. — IG8 — Inlnrno ad iin l«'nr<:ma dl Abel. Nola del sig. Lnigi Cremona osli-;iUa (lagli Annali di scioiize nialematiclu' lisiche pub- I'licale in Uonia ; marzo IS.iH. Sull' lincc del Irrzn ordine a doppia curvalnra. Nota del sig. Cremona |)i'()r. di nialeraaliclic in Cremona estratla dagli Annali di maleraalica pura ed applieata. Tom. I, niaggio, gitigno, seltembrc oUobre I 808. — Roma. iYofrt inlorno ad alcinii lenrcmi di f/eomelria scgmcnlaria del dott. Lnigi Cremona prof, nell' i. r. Ginnasio Liceale — Cremona 1 857. Bulletin dc la Socicle Liiip. dcs natvralistes de Moscou. An- nee 1 8aS, N. 11. — Moscou 1 858. Bidletiii de la classe physico-malhcmatique de I'Academie imp.des sciences de S. Pelersbourg.'lom. XV[. — 1858 Alii dcWAccadcmia ponlificia de'Nuovi Lincci diRoma. Ses- sione 7.'' del 15 gingno 1858. Breve rivisla su do die fa delta cd nperato intorno all' in- ncslo delta polmonea Oovina di Giiilio Sandri. — Ve- I'oiia 1850. Per Ic aiispicatissime nozze Marccllo-Zon. Letlera di Dome- iiico Lampsonio poela c pittore da Bruggia a Tiziano Vecellio in dala 12 marzo 1507. — Venezia -1858. Genealofjia ddlla nubile (amiglia veneziana Zon pnbblicata da Emmanuele A. Cigogna per festeggiare le nozze Mareello-Zou. — Venezia 1858. ASJiO 1858-59 • CISPENSA TOZA m cm Di lEiziA ■ STUDII DEL DOTT. ANTONIO BERTI , ThATTI DALLE OSSEBVAZIOSl WLTLOROLOGlCUt DEL VENTEKNIO l83()-55 ED ACCOMPAGNATl DA TAVOLE NUmtRICHE E GRAFICIIE ' -. » (Contiouaziout Jtlla pag. 124 Jt^l i>itsiiitf Tolume.) ■ c^)o " ■ TERMO METRO. iJe tavolc tcrmometridic sono fatte a legge perfeltadelle barometriche ; reputo adunque inutile di farnc renumera- zionc, ed entro a diritlura nella riceica dei fatti, che da esse provengono. La media termometrica del ventennio e di . 4 ,4655 (Tav. I) ; quella calcolata dal Travcrsi sopra sedici anni di osservazione era invecc di 4 0",6890; dunque la superava di 0'',2255. Ditalcdifforcnza non edifficilc Irovarc la spicgazione. II Travcrsi osservava airullozza di oiotri 7,40 ; nel Soniinario Seric III, T. IV. 23 ~d70 — patriarcale I'altezza, cul e collocalo il terraomclio, d di raciri iC,.")!); il primo Osscrvalorio c fra terra; il sccondo c'ircondato per Iro parli dalfaequa. Questc due circostanzc bastano a diminuire la media annua di qualche ccutesimo: la prima infalli sollrao maggiormcnte il tcrmometro ai ri- flessi calorilrci dci corpi circoslanti ; la scconda vale a tem- perare gli ardori della state. La stessa media del ventennio siripcle quasi nci due de- ccnnii. In falli il primo deceunio ha . -\- -10'\464 il secondo » » . . 40 ,407 La differenza ..... 0,003 Talc differenza cresce per<") nei quiuqucnnii. La massima media di essi e. . di -f- 4 0'',602 » minima » » » » . » 10,525 Differenza 0,277 E cosl di seguito La media annua mass." del ventennio o di -f- I \ ,S2 » » I) minima » » n « 9,71 Differenza 1,81 La media massima d'una stagionc di -f- 19,27 » minima u » . « 1,37 Differenza 17,70 La media massima d'un mese . . di -}- 20,40 » I) minima n » . . u — 0,40 Differenza ...... 20,80 La media massima d'un giorno . « -H 25,90 » i> minima o » . » — 0,50 Differenza 30,20 Disposte le medio mensili del ventennio per istagioni c per mcsi in modo d'aveie la media tolah^ di quelle c di qucsli (Tav. H, A, B, e Tav. IV), abbiamu allora: — ill — La media massima dellc prime ncllo stati di ^-^8^0^ » » minima » negl'inverni » 2,88 Diffcrcnza ,. ^5,i5 La media massima dci secondi nci mesi di luglio ,,-1-18,58 » » minima » » gennaio »> I /Jo Diffeienza 16,G5 Le differenze nel secondo caso si fanno dunquc minori; percho infatti Ic mcdie massimc e minimo non sono piii d' un mese e d' una stagione, ma di veiiti mesi c di venti slagioni ; e minori ancora si faranno se le differenze ver- ranno ricercate entro ciascuna delie dodici serie dei mesi o delle quattro delic stagiuni. Qucsto appariscc dalle seguenti tavole tratte dalla Tav. II, A, D e Tav. IV. 472 — Media Differenze M E S I massime minime Gcnnaio . Febbraio Marzo . Aprile . Maggio . Giugno . Luglio . Agosto . . Settembre Ottobre . IVovembre Dicembre 4-4,2 6,4 8,9 44,4 46,6 49,4 20,4 20,4 40,7 43,8 9,2 0,0 -0,4 -f 4,3 3,7 7,5 44,9 45,3 40,9 40,7 43,0 9,8 5,0 0,5 4,6 4,8 5,2 3,6 4,6 8,8 3,5 3,4 3,7 4,0 4,2 6,5 Stagioni Media Differenze massime minime Inverno Primavera .... Estate Autunno .... -f 4,83 44,37 49,27 42,90 -f-4,67 8,47 46,73 40,23 3,26 2,90 2,54 2,67 — 173 — Dallo tavole qui riporlate, o specialmonte dalla soconda, rjsuita eziandio cho lo oscillazioni delle medio sono niag- giori nell' inverno , minori nella state, e vanno diminuendo dall'invcrno alia state crescendo da questa stagione al- r autunno. Quanto alle variazioni dclle medie mensili non c pos- sibilo trovarc ripetute nella tempcratura quelle dolla pres- sione. La temperalura e soggetta all' apparente moto an- nuo del sole, e quindi dee crescere e decrescere regolar- niente dal principio al mezzo e dal mezzo alia fine del- r anno. Ecco la tavola, die offre le medie mensili di lutlo il ventennio disposte nel loro ordine naturale. Media DiiTei enza M E SI inensile annua m pill m ineno Gennaio 4-d,93 >^ 8,53 Febbraio . 3,47 6,99 Marzo . 6,07 4,39 Aprile . . 9,56 0,90 Maggio . >I3,45 2,99 Giugno . ^^'28 \ ,0,46 6,82 Luglio . ^8,59 8,13 Agosto . 48,17 7,71 Settenibre <14,92 4,46 Ottobre . 11,98 4,52 Novembre 6,94 3,52 Dicembre. 3,21 7,25 174 — Ecco qiiclla dellc slagioni. Stagioni Media delle stagioni Media annua Differenza in pill in meno Inverno Primavera .... Estate Autunno .... .... 2,88 9,08 18,01 40,46 40,48 S 0,02 0,02 Nelle raedie del mesi accoppiati, che, come si puo vcdo- re, si alloutanaao di pochi centesimi dalla media totale, so no nota una, la quale nou differisce da questa che di due soli centesimi. Que' due mesi sono il marzo ed il settcm- bre, ciot; i mesi degli Equlnozii. Tale risultamento, che si sarebbe gii potuto dimostrare a priori, trova per quesle tavole una conferma nel falto (V, dalla Tav. VI alia XII). Passiamo alle quaulita cstreme. Serie J I J, T. IV. ^34 — 478 — llmassimogradoassolutodclvcntCDnio o (11-^-25,0 » niinimo » » » » » » — - 8,8 la differcnza 53,8 II raassimo assoliito del I. dccennio » » -}-25,0 » minimo » » » » » » — J>,8 la differcnza 50^8 II massimo assoluto del II. decennio » ii-f-25,0 I) minimo » » » » » » — 8,8 la differcnza 35,8 II massimo assoluto del I. quinqucnnio -f-2 i,5 » minimo » » » » » » —5,8 la differcnza 50,3 II massimo assoluto del II.quinquGnnio« » -f-25,0 » minimo » » » >> » » — -'^T la differcnza 29,7 II massimo assoluto dclIII. quinqucnnio » » -^-21,0 » minimo » » » _ » » » — 7,9 la differcnza 52,5 II massimo assoluto delIV.quinquennio» » H-25,0 » minimo » » » » » » — 8,8 la differcnza 55,8 11 movimento massimo d'un anno, d . da+2o,0 a —8,8 la differcnza 55,8 II movimento massimo dcllo stesso anno ridotlo ad istagioni o da-f-25,0 a — 5,5 la differcnza . . « ... 50,5 II movimento raassimo dun mcsc . da-{- 0,4 a — 8,5 la differcnza 17,7 — 179 — II movimento massimo d'un giorno e ila-j-2o,0 a -J- 1 4,0 la differenza ( I ) ^ 1 ,0 Siccomc poi la teraperalura varia raolto da slagionc a stagiono, c la differenza ccrcata nolle qiiattro stagioni d'lni anno non darebbe veriin indizio del parlicolare loro movi- mento, cosi si aggiungc la ricerca di tale movimento entro ie quattro serie delle stagioni nel ventennio (Tav. XI). Massimo movimento dellinverno . da-|-H,i a — 8,5 Differenza -19,7 Massimo movimento della priraavera. da -h23,0 a — 5,0 ■ " Differenza 26,6 Massimo movimento della state . . da-1-25,0 a-f- 8,2 Differenza i(i,8 Massimo movimento dell'autunno . da-!-22,9 a —2,5 Differenza 25,4 Dunque il massimo movimento del ventennio fu di gra- di 55,8, ed esso avvenne in un solo anno, il ^855; dei due deccnnii il secondo ebbe oscillazione piii ampia che il pri- moj e fra la minore dei quinquennii e la maggiore v' ha la differenza di 4", 10. II minimo movimento fu nel secondo quinqucnnio. La massiuia oscillazione mensile caddo in gonnaio; la massima diurna in agosto; Ie maggiori invecc dclle stagioni in priniavera cd autunno. Dunque i maxima rislretli al giorno od al mese cadono nolle stagioni estrcme; allargati alle stagioni si trovano nolle temperate. Infatti una (I) Qiiesto giorno fu il b agosto 18oo,ela discesa avvence dalle llYi anliiii. alle 1'//, pom. — d80 — rapida o grandc disccsa diui-na non puo accadwo chc per cffello di un teniporalo siillc oro piii cocentl d' una estiva giornata: una forto osiillazionc mensilc e piii piobabile in invcrno, cssendo che in quel tempo il tcrraomclro puo per qualclic era disceudere di luolti gradi sotto lo zero c satire poco slante ad una temperalura primaverile, se lo scilocco squaglia le novi, e Toria quieta sia riscaldata da un sole sereno; al contrario le grandi oscillazioni delle stagioni de- vono ncccssariaraente appartenere alia primavera e all' nu- lunno, siceome quelle chc nel principio loro e nclla line paiiecipano delle stagioni estrerae, entro cui stanno cliiuse. Le nicdie oscillazioni dunno, Pei decennii un arco di 52", 30 Tei quinquennii 1) » 51, 57 Per r anno » 1) 1) 27, 90 Per la stagione » n 4 5, 48 Pel mese » n 1) 40, H In questo breve prospelto abbiamo la media oscillazio- ncannua ridotta di 5",90 sopra Tassoluta, ed e indizio che i grandi movimcnli annui sono infrequenie occezione. Chi voglia sapere poi entro quale spazio di tempo possano ca- dere i maxima e i minima di un anno non ha che a geltare uno sguardo sulla seguente tabella (Tav. VII). 18i Temperature Mesi massime minime GtMinaio .... » iO Febbralo . » 3 Marzo . . » » Aprile . . » » Mapi^io . 1 » Giiigno . 3 » Luglio . . U <• Agosto. . B » Settenibrc 1 1 j» Ottobre . » ») Novembre. It » Dicenibre. » 9 23 22 1 Essa nioslra cbe Ic minimo temperature si trovano nei tre mesi trinvcrno, c piii in diccmbre c gcnnajo ; le mas- simc dal maggio alioltobre; nia per lo raaggior niiraero in luglio. E bene pero avvertire che il maximiim del setterabre fu la ripetizione di allro avvenuto nel luglio. Vediamo ora quali differenze corrano fra le medie tolte dal nuraero totale delle osservazioni, e le semi somme degli cstremi medii mcnsili (Tav. VIII). — i82 Semi somme degli estremi medii niensili IVI e d i e mensili DifTorenz a M E S I in piu in nieno Gonnaio 4,B8 4,93 0,33 Fcbbraio 3,47 3,47 0,30 Miirzo . 5,89 0,07 0,48 Aprile . 9,07 9,50 0,11 Maggio . 43,57 43,45 0,12 Giugno . ^0,53* 47,28 0,75* Luglio . 48,00 48,59 0,53 Agosto . 47,04 48,47 0,53 Settembre 45,02 14,92 0,40 Ottobre . 44,58 41,98 0,40 Novembre 0,80 0,94 0,44 Dicembre 2,09 3,21 0,52 Qui si nolano trc falti, chc la differcnza fra le medic mensili c la semi somma degli estremi medii e semprc le- niic; chc le semi somme stanno semprc sotto le medic, sal- vo chc in aprile, maggio e scltembro, vale a dire, in alcuni mesi di primavera e di autunno; chc in fine la maggiorc differen/a in meno si trova nei mesi della slafe^ la massi- ma in giiigao. Questi falli dimoslrano chc in Imigo Iralto di tempo la media s'avvicina piii alia minima che alia mas- sima nei mesi di aprile, di maggio e di seltcmbrc, e chc il contrario accadc in fiuclli di giugno, ossia cite nei Ire pri- . /^ C(IZ\<-jC — L> /^ — 183 — mi mesi le discese lermometrkke sono piii fre(iuenli o piii profonde; net secondo piii rade o men basse. Di qiiesti fatti abbiarao conferraa neU'esame di parago- ne fra le medie dello massimo e dello minimo qiuniUlii collo niedie IoImII (Tav. Xill A, B). La media totalo del venteiinio di 10,iG5 difl'erisce ■ • > ' ' dalla media delle massimo di 4,735 '•' ! I) I) » minime » 5,316; iiivcce la media complessiva dell' aprile, del maggio e del seltembro, cirC' di 12, 645, differisce , . da quella delle massime degli stcssi mesi di 5,438 1) )) » minime » » » » 5,220; quella poi di giuguo, cli't; di 17,280, differisce da quella delle massime . di 4,000 ... I) » 1) minime . >• 5,585 ; Tale confronto palcsa inollre che le due curve rappresen- tanli le medie delle icmpenUure massime e minime sallon- tanano piii che in ogni ultra slagione fra loro nclta prima- vera ; s avvicinano nella stale e nelf aulunno ( Vedi Tav. grafiea N. I). Compiuto questo esame intorao la lemperalura e le sue variazioni neirullimo ventennio importerebbe sapero, se havvi molivo a credere, come taluni sostengono, cli' essa lenlamente diminuisca. lo credo che a sciogliere lale pro- bleraa occorra piii lunga cpoca e maggior numero di cotidianc osservazioni e minore trascuranza delle frazioni nelle medie diurnc e mensili. Se pero vogliamo restringere Tinvcstigazione a' fatti da me raccolti, la risposta, che n'e- sce, c negaliva. Le medic dci due dcccnaii uou diflcriscono fra loro che di trc millcsimi, c quelle dei quioqueunii hanno — d84 — bonsi (liffercnzc alqiianlo inaggiori, ma pur somprc tenui ; n(i qucsto difforenzc vaiino regolarmentc croscondo o di- miDuendo, ma s' alternano ; altrimenti non potrebbeio i qiiiiiquennii accoppiali dare le sommo prcsso chc cgiiali dei due dcccnnii. Diuique negli nUimi vent' aiini la media annua temperalura non crcbbc e non dimimti, cd il colore solarc dislribuito incgualmenlc da un anno all'aUro ammon- ia ad cguali (juantUd in un tempo piii liingo. Per queste ragioni non troviamo ni; pure corrispon- dcnza tra Ic variazioni quinquonnali dclla lompcratura c quelle delle maccliie solari. Le differenze nelle medic quin- qucnuali non si alternano regolarmentc: il primo ed il quar- to quinqueunio hanno le medie minori ; maggiori il secon- do ed il terzo. Cosi delle oscillazioni; inlorno alle quali ^ soltanto da osservare, chc sono maggiori nc fjuinqiiennii, i quali hanno medie minori c viceversa. Notiamo da ultimo non csscrvi state in tulto il venten- nio chc un mese, il quale avesse la media sotto lo zero, e qucsto fu il gcnnaio del 1830. 485 — IGROMETRO. U Vencrio morentc vietava la pubblicaziono delle ossor- vazioni igromclriclie, come incerte, e il prof. Bassi, ordina- torc c pubblicalorc degli studii meteorologici di quell' illu- stre scienziato, ne assccondava il desiderio scrupoloso e sa- piente. lo, che mi sono giovato dell'opera loro scegliendola a guida, avrei dovuto imitarne I' esempio, tanto piu die le osservazioni igrometriohe fatte nel Seminario patriarcale, sia per la cattiva qualiti dello stroraeiito, sia per la poca cura di ripararne prontamente i facili guasti, serbano in molli luoghi 1' evidenle impronta dell' crrore. Ma d' altra parte bo pensalo cbe sc qiiesti crrori hanno grande im- portanza cntro breve spazio di tempo, questa diminuisce quanto piu il tempo s'allarga, e che I'umidita per un paese marittimo, siccome Venezia, e unelemento troppo impor- tanie percli6 lo potessipostergarlo del tulto. Quindi ho ripe- tuto anche iutorno all' igrometro lo stesso lavoro fatto gii pel baromelro e pel termoraetro, e qui vi espongo le poche men dubbic deduzioni, senza enuuierare in precedenza le tavole, che sono eguali per numero e costruzioue alle baro- metriche. La media gencrale del venlennio (V. Tav. I) e di 84,075: essa 6 alquanto minore di quella, che Traversi trasse dal sedicennio 'I8I[-2G, la quale ammonta ad 87", 184. Que- ste medie, a dir vero, sono molto elevate ; e non e meraviglia , sechi scrisse sul clima veneziano lo giudicasse sommamente Serie III, T. IV. 25 — 18G — uiiiiilo piu flic qiiello di qualsi;isi cilia maritlima, ccrcdcs- se noi, suoi abilanii, pcrpcluainciitc in iiiollc quasi una va- rietci degli amfibii. lo pcro tcngo per esagcrata la media del Travcrsi od anclio la luia ; e credo chc inigliori ossci'vazio- ni la ridiirraniio a tenninc mollo piu basso. Vcggo, ad esempio, negli anni 1 843-44-43- '(6 la media igromelrica ascenderc dai 91° ai 94" mentre in luUa 1' epoca, in cui lo osscrvazioni si feocro coll' igromclro a capello, vale a dire dal 1 85G al I S'j'I indusivi, la media oscilla fra i 77° c gli 89°. E forse giustilicabile quoir asccsa ? II 1845 fu anno stra- bocclicvolmenle piovoso ; gli allri Ire piovosi, ma non piu del l8o(> e del 1851, o nieiio poi del 1855, i quali lulli eb- bci'o medic piu basse. D' allra parle si dee ammellere cbe I' igromclro resli immobile sui 1 00° per giorni e giorni a lultec Ire le osser- vazioni, come nel gennaio, nel sellembre e ncl novembre del 1845 i e vi resli menli'c 11 vento passa daH'umido S. E. o S.S.E. alPasciullo N.E. o N.N.E.; mentre anzi il predo- minio del mese non apparliene nc meuo ai venti mcridio- nali, ma all'O. c all' O.N.O., c solo in setlcmbre, e per una sola parte, al S.E. (!)? So queslo fosse converrebbe supporrc mutala la natura dei venti, la quale, dcrivando le quabti proprie dall' allezza dei conlinenti e dalla relativa posizione di questi e dei mari, non so come potcsse cost repenlina- menle mularsi. E poi ncssuno ignora l' igromclro a ca- pello non arrivare mai ai 100", salvo qualche rara e breve cccezione (2). lo rcputo piu probabile clie il capello deir igromclro o sovcrchiameulc alhmgato, o diveuulome- (I) Negli iiniii l8'io-44-4S e 46 il 100" trovasi ripeliito 785 voile ; al coiitiiirio lie! IBri'i una ; nei rimaiipnli ue pure una fiata. ('J) I priiicipii e gli fleinentl rtella fi^ica esposti da Bernardino Zam- bia. — Miluiui. coi lipi del VuUardi 18o'i. Vol. 1." pag. i!!28. — 187 — no clastico percorrossc in qiici quattro anni un piu bi-eve ai'co nclla parte siipcriorc della scali dello stromonlo. So dunque si tolgano dal ventcnnio i quattro anni, che danno le osservazioni sospctte d' errore, la media si ridiicc tosto ad 82°, 7 1 2. Ma non basta. 1/ iimidit;'i dell' aria, calcolata negli nl'i- mi tre anni l85o-o-5-o3 col psicronietro, offre una media di 76", 30 molto inferiore a queila tratta dalle osservazio- ni igrometriclio. lo iion voglio affermare che il psicrometro sia infallibile : anzi tengo per fermo che qui da noi quella media sia alquanto inferiore del vero. Nelia state, quando il sole infocando il vicino continente fa ascendere Taria, che vi soprasta,muove ogni di dal mare men riscaldato, e dopo il meriggio, una forte brez-ca, che va ad occupare il luogo dell'aria elevata. Quel venticello periodico sulle due pome- ridiane si fa piu gagliardo, e non cessa che verso sera. Ora deve accadere che quel venticello, benclie non asciutto, pro- muova ana rapida evaporazionenel termometro umido del psicrometro, e lo faccia discendere piu che nol farebbe la reale lemperatura di esso, e lo faccia piu discendere sulle due pomeridiane, in cui si fa la seconda delle tre cotidiane osservazioni. Ma le formule, su cui si calcola I'umiditi col psicrometro, dauno cifra tantopiu bassaquanto 6 maggiore la differenza fra i due termometri, percio 1' osservazione delle due pomeridiane dee apparire minore che in fatto nol sia. Lo stesso pu6 dirsi per quella delle sei antimeridiane; imperocch^ inquell'ora (Ialcontinenle,piii presto raffreddato durante la notte, spira un'arietta, che portasl al mare. Ad ogni modo non credo che la media tratta dal psicrometro stia di tanto sotto il ver-o di quanto vi sta sopra quella da- taci dall'igrometro. Se dunque si prenderaono le tre medie annue psicrometriche, c due delle igrometriche piu prossi- — d88 — me alia totalc del vcntennio, c so ne ccrchi la media corau- ne, io dico che quella media, avvegnaclic! razionale, sarft molto pill vicina alia reale che quelle piu sopra indicate, Eccovi ii calcolo : Anni Medie ,,, . , 41839 82,9 colligrometro|^3^^ Si! 8 n 855 75, 7 col psici'ometro] 4 854 70,1 (1855 77,1 Media totalc 79, 32 Da quanto dissi risiiUa quindi : Che la media d' im sediccnnio caloolata dal Traversi 6 di 87°,I84 Quella d' uii ventennio calcolata da me . » 84 ,075 La slessa corretta da un probabile errore. » 82 ,71 2 La media razionale della stessa o di pari epoca » 79 ,520 o se piu vi aggrada di 80°. Alia media generale del ventennio cosi determinata ag- giunger6 ora che La media del primo deccnnio 6 di . . 85*',56 » I) I) secoudo » I) » . . 85 ,99 La differenza 1,57; La media raassima dei quin(iuennii e di 90 ,23 )) )) minima u d » » 79 ,95 La differenza 1 0,28 ; La media massima d'un anno . » » 04 , » n minima » » » » 75 , 7 La differenza 1 8,3 ; — 189 — La media massima d' una stagione 6 di 95,5 H » minima • » » o 69,5 La differenza 20,0 ; La media massima d' un raese . » » 98,0 » )) minima » » . » » 60,0 La differenza 52,0 ; La media massima d' un giorno . n o \ 00,0 '• n minima » » . » n 45,4 La differenza 54,6 ; Disposte le medie per istagioni e per mesi si ha ( Tav. II A, B ; T. IV). La media massima delle prime nell'inver. di 86,12 » » minima » » » estate » 82,77 La differenza 5,55 ^ La media massima dei secondi in ottobre » 86,50 M n minima » » » agosto » 82, '(5 La differenza 4,05. Dunque Tumidity e maggiore neH'inveino e ncll' an- tunno, che nella state. Quanlo ail'ordine, con cui essa cresce o diminuisoe cia- scuno potra vederio nelle seguenti tabelle, che abbracciano tutto il ventennio. (V. le stesse due tavole). — 190 Stagioni Media parziale Media generale DilTerenze in pill in inCno Inverno Priniavera .... Estate Autunno 86,42 84,43 82,77 85,34 1 ) 84,67 ) 1,45 0,67 0,24 4,90 Media Media Diffe ■enza Me SI mensile annua in pill in nieno Gennaio 86,33 , 86,25 4,08 Febbraio 4,58 Marzo . 86,25 0,58 Aprile . 83,30 4,37 Maggio . 84,75 0,08 Giugno . 83,20 ) 84,07 4,47 Luglio . 82,60 / 2,07 Agosto . 82,45 2 22 Setleinbre 83,70 0,97 Otlolne . 80,50 4,83 Novembre 85,80 4,43 Dicembre 85,95 ' 4,28 — 191 — L' uiuidita nolle slagioni segno T ordiiie invorso della lomperatura •, non cosi nei racsi. In qucsli v' ha bensi un progressivo decremonto dal gennaio all' agosto inclusi, cd un aiiniento da queslo al dicenibre, ma si osserva pero die due inesi vi faniio et-^'ezione, e sono il magglo e I'ottobre. Essi superano uel grado dell' uniidita cosi il mese clie li precede, come quel che li segue. Queslo f.iUo trova eon- feima nel pluviomelro, che ei avverle il niaggio e i'ollobrc ossere i due mesi piu piovosi deH'anno. Si null allresi che la media del niaggio non differisce che di 0,08 dalla media totale. Quella occedenza dell' umidita nel moggio e nell' otto- bre non e compeusala del tutto, ne pure se si accoppiano i luesi. MESI Medio parziidi Media totale DilTe •enze in piii in meno Gennaio — Luglio 84,45 \ 0,22 Febbraio — Agosto 84,35 0,32 Marzo — Settenibie 84,47 f 0,20 Aprile — Ottobre 84,90 ( 84,G7 0,23 Maggio — Novembre 85,27 0,G0 Giiigno — Dicenibre 84,57 ) I 0,10 Infalti le medie accoppiate s'accoslano bensi alia totale, ma lutte vi stanno sotto, salvo quelle, che comprendono il maggio e I' ottobre. — 492 — Che so ora volgiamo lo sguardo ai massimi movimenti IroviaiDO (V. dalla Tuv. VI alia Tav. Xll) : La massima umiditi assoluta del venten- nio di 100" » Luinima »»)>)) » 55 La differciiza 05 ; La massima uniiditii del I deccnnio , » ^00 » miiiiraa » » » » . » 48 La differenza 32 ; La massima umidila del 11 decennio . » 100 » minima » » « » . » 55 La differenza 05 ; La massima umiditil del I quinqiiennio. » 98 » minima » « » » n 48 La differenza 50 ; La massima umidili del II ([uinquennio » 100 » minima •> » » » n 51 La differenza 49 ; La massima umidili del III quinquennio « ^00" » minima » » » » » G2 La differenza 58 ; La massima umidiU\ del IV quinqiiennio » 4 00 » minima » » » u » 55 La differenza 65 ; II masslmo movimento annuo ... da \ 00 a 55 La differenza 65 ; II massimo movimento d' una stagione da 96 a 55 La differenza 61 ; -^1- c^-r r''l «—' -^/ * (^^^J*^ 'J f ffr ^.-y ,.") ^193 — n massirao raovimento d' un mese . da 95 a 55 La diffcrenza 00 ; II massimo movimento diuroo ... da 89,9 a 37,5 La diffel•eaza(^) . . ■ .,; , •; . 52.6. Come gia notai nel termometro, anche nell' igroraetro la massima escursione del ventennio fu eziandio quella d'uQ anno, n6 essa si stringe gran fattoconsidorata nella stagione e nel niese. II massimo movimento in vent' anni e di 65"; in un mese di 60"; differenza di soli 5". E infatli I'igrome- tro u quello, fra gli siromenti meteorologici, che compie da noi i salti pid larghi e rapidi e subitanei. Abbiamo giii veduto come in tre ore si avesse un salto di 52 gradi, che supera, ad esempio, la massima oscillazione del I decennio. Queste oscillazioni ridotte alia media dauno ( V. Ta- vole VII, X, XII): '.--Jt'/r-'^;: Ml;, .^ : .:■ Pei decennii un arco di" };;.;(, .,, . 58,50 , u quinquennii » « » :..•.>;!•, ■ • 50,75 Perl' anno » » » . .,;•!>:.,. . 39,50 , ,i » la stagione » » »> •. ii-uu . 31,65 ; Pel mese » « » > . .' . 25,83. ' Ed ecco che le medie oscillazioni accennano anch' esse evidenlemente a questa rapida e continua variazione nel grado deU'umiditi atmosferica ; imperciocche, mentre nel- I'anno I'oscillazione media 6 di 39°, 50, nella stagione, cli'6 quattro volte minore, essa ii di 31", 65. Nel barometro in- vece la prima e di 16'",46, la seconda di \ i"\ 74 ; nel ter- (1) Questo giorno fu il 5 agosto 1855, e la iiuitazione avveniie in sole 3 ore. Serie HI, T. IV. 26 -~ 194 — inoracUo (iiiella c di 27",90, questa di I5^48. Oia di quesli nuruoii i primi stanno fra loro come I : 1,2 5 ; ' :' i socoiidi n » i : 1,40; i terzi » » « \ : 1,80 ; cioe a dire, la lulnore difforenza 6 nei primi. Vero t" clie anche il rappoito fra le oscillazioni mcdie baromctriche deiranno e delle slagioni non d gran falto maggiore, ma e da considerarsi clie le grandi oscillazioni, non effeltuando- si che ncHinverno e neli'autunno, gii e come so Tanno, in luogo di dodici mesi, no avcsso sei. Di qiiesta mutabilita perpetua delPumiditi nella nostra atmosfora non o difGcile del reslo trovare la vera eagione nel prcdominio dei vonti. I venti, die dominano a Venczia o s'avvicendano rapidaraente e continuamenfe, sono quelli da N. a N.E. e da S.E.a S.; i primi asciuUi, i secondi urai- di; quindi non e meraviglia se anche I' igroraetro sale e scende collo spirare degli uni o degli altri. Percio un gra- de alto o basso di umiditi 6 qui possibile in ogni stagione, perche in ogni stagione spirano i vonti di que' due gruppi, fatto che si osserva eziandio nelle medio oscillazioni delle stagioni nelle quali, avvegnachS quella della state e dell'au- luimo sieno alquanto minori, la differcnza o assai piccola (V. Tav. X). ■■ ■• ■ - • . Eccole : Media oscillazione deH'inverna 55°,55; * • -' -v ■ n » della primavcra 55,05; -■'■'■ '■■'' '■■■ .. n deirestolc . 29, 65; * "' » I) delTautunno . 29,80. Cosi del pari i massimi e i minimi annui dell' umidila possono caderc in tutti i mesi dcH'anuo (Tav. VII), — 195 — Umidita Me s 1 massime niinime Gennaio . . Febbraio Marzo . Aprile . . 3Iaggio . Giugno . Luglio . Agosto . Settembre Ottobre . Novembre Dicenibre 79 82 U 46 39 42 41 63 83 92 405 7 5 6 4 4 2 4 2 4 4 3 NB. II numero delle massime e delle rainime umiditi siiperanli 11 20 ( die tanti sono gli anni compresi nel pro- spetto ) dipendono dalle frequenti ripetizioni. Per le stesse ragioni gli eccessi e i difetli di umidita non serbano aloun ordine rispetto ai iiiesi. La niassima oscillazionediquesti differisce, ora in piu ora in meno, dal- la media totale, ma senza cbe vi si scopra una legge rego- latrice. Chi vuole convineerseae gctti uno sguardo sulla se- guenle tabella (V. Tay. iX). 196 — > :'■■',." M E S I Massiine oscilla- Media oscilla- Diffci •enze zioni zione in piu in me no Gennaio 50,00 . 5,91 Febbraio 62,00 3,91 Marzo . 49,00 6,91 Aprile . . 65,00 9,09 Maggio . 53,00 2,91 Giugno . 60,00 4,09 Lugiio . 59,00 > 55,91 3,09 Agosto . 63,00 8,94 Settenibre 55,00 0,91 Ottobre 57,00 4,09 Novembre . 60,00 5,91 Dicembre . 68,00 ' 2,09 Migliore frutto si Irae dalla tavola di confronto fra la media delle massime c delle miniiue quanliti e la media lotale ( Tav. XIII A, B ). Abbiamo gia dctto le medio umi- dila diminuire regolarmente dal gennaio all'agosto, cresce- re da qiiesto mese al dicembre. Tale vicenda osservasi me- no spiccata eziandio nelle medic delle massime e delle mi- nime. Si osserva inoUre, che la media totale, collocata fra la massima e la minima, s'accosta pin a quella che a quc- sta, e tale accostamento si fa poi maggic^'e ne' mesi freddi o temperati, che noa ne' caldi. Quindi 6 a dirsi che in quel — 197 — primi niesi le grandi umidili sovrubbondano; nei secondi non inancano, ma soiio piii rado. Le uiedie uraidilu quinqueniiali infino c le medie oscil- lazioDi igrometricbe non mostrano alcuna relaziono col movimeiito delle niacchie solari (Tuv. XIV). Solo e a no- tarsi che anche per 1' igrometro, come pel terraomelro, le medie umidild quinqueunali e le medie oscillazioni hanno un rapporto di ragione inversa fra loro. y;,. :,J M\i J. .! ■An v'\ r?;.wipib u;v:xuV\ i/iiw* i^ii\\^\'^ .i-W .«:;•■•■ '/'-'■> i i>i,"!'t.: ' ■■;{ IfH.jj;' . b!> wiJiiriy^^.Vi A-i\X\.r. ".uii'/;!;!.! .1^?' ■ !!■<><> 'i; -; '\ n.ilijq ,^'70, «:<;>?; .')t^-(f ViHil iji i;>'"» '/icKi;?:'; I'l-ji; ,.,U)-v:'S /Ji. !;...;•••. ;": !-(>-j r-i^o /;! .(0,/;. ' ' — i98 — '.•!,iT PLUVIOMETRO. (A Le tavolo pluvlometriche sono Ic geguenti : I. A. Quanlitii della pioggia oadiila nel deccQiiio 4836-45. B. Quantitii della pioggia cadula nel decennio 4846-55. II. A. Qiiantilii della pioggia disposta per mese nel de- cennio 1856-45. B. Qiianliti della pioggia disposta per mese nel de- cennio 1846-55. III. Quantity della pioggia divisa per islagioni nel I e nel II decennio. IV. Quantity della pioggia disposta per istagioni nel I e nel II decennio. V. Somme qiiinquennali per istagioni e per mesi. VI. Quantita media della pioggia nel ventennio 1836-55 per mesi e per islagioni. VII. QuantilA di pioggia a termiae medio per giorno. VIII. Confronto tra le quanlila assolute e medie della pioggia e le oscillazioni delle maccliie solari. E per cominciare dalla media generale del ventennio diro risnltare essa di linee par. 568,058, pari a poll. 30,67 (Tav. I.^ A, B). In essa non e calcolata I' acqua, die ca- de sotto forma di neve o di grandine, salvo quella che, rtttfancndo neirimbuto del pluviometro, si liquefi da se lino all'ora della successiva osservaziono. La stessa me- ^ i99 — dia tralfa dal sedicennio studiato dal Traversi 6 di linee 582,5G3. Anche in quosto caso le due medie diffcrisco- no fra loro, pert) d'una qiianliti poco notevole se si ba- di alia varial)iliti raassima deU'eleraento cui si riferisco- no. In seguilo vedremo die anche di tale non grave dif- ferenza e facile Irovare ia spiegazione. II I decennio poi ebbe a termine *>'!"'> <.^ut<— ■ medio lin. di 50 1 '',079 ,, II . « » 574 ,157 La differenza 1 2", 1 78; c dei quinquennii La media massima fu . di il I '",18 B minima • . » 557, ^2 Si •; La differenza .... 74'", 06; Quiccssano le medie quantity, imperciocch^ nei diarii e nelle lavole si regislrano le somme, e non le medie, dell'an- no, della stagione, del mese e del giorno (Vedi Tav. I, II.IH)- Di quelle La quantity massima annua fu 556'" ,70 B » minima » « 247, 29 Differenza 509'",4t; La quantity massima d'una sta- . ~ gione 257"', 67 ■ » minima » 0, 50 Differenza 251 "',17; La quanlila massima d'unmcse|i25'",65 • » minima » 0, 00 ^^, Differenza < 25'",65; — 2(»0 — ^ '* La quantity raassiraa dun giorno 40'",50 (I) » » minima » » ,00 Diffei-onza 40'",50. Tali cifrc mostrano appunlo, come diceva piii sopra, esscre graodi le diffcrenzc in tempo pari nclla quantita della pioggia. Infatti la media annua, che dal primo al secondo decennio uon ha altro divario die di I2"',i78, differisce gii di sei tauti presa entro a' quinquenuii. Cosi nolle somme. La quantit{i unnna massima e la minima stanno fra loro come I a 2, 292, cioe gli anni piovosi su- perano gli asciulti d'una quantilii piii cho doppia di piog- gia; una stagione piovosa parcggia quasi Tahno piii asciut- to, e mentre un mese pu6 correre senza darvi una sola goccia di pioggia, un altro (I'agosto del ^845) ne ha la meli'i di quanta ne cadde in tutto il 4 840. La massima quantity caduta in ventiquattr' ore e anch'essa ragguar- devole, quanlunque non aggiunga (juclla notata in altre celobri piovilure. Vevf) le massime e le minime annuo quan- titii non difforiscono egualmenle dalla media tolale. Questa s'avvicina piu nlla quanlita minima che alia massima. Ec- cooe la prova : Quantity massima annua . 556'",700 » media » . . 568 ,058 Diffcrcnza 488,642; Quantitii minima annua . 247 ,290 » media » . . 568 ,058 Differonza 420,768 Sorama delle difforenze . 509,44 (1) Li uotUj del 17 al 18 febbiaio 1851, caddero in i3 ore 45",50 di pioggia; nia parte ne caddero iiel 17 parte nel 18, quiudi non possoDO rappresentare la quantild niassiuia d' un solo giorno. — 201 — Dalle tavole meteorologiche del Venerio risulta il fatto coii- trarioperUdiue (i) : ivi la media s'avvicina piu alia massiraa chealla luioima; quindisedanoi glianniasciutli superanoi piovosi, a Udine questi sono pi£i numerosi di quelli. E gii anti- oa osservazione die ne'paesi subalpini le pioggie sono piu ab- bondanti the ne' maritlimi. Da cio ne viene che cosi a Ve- nezia, siccome ad Udine, la semisomina delle quantity estre- me uon da iin numero eguale o prossimo alia media totale; ma v'ha questo, cho ivi la semisomma delle quantitu estreme 6 inferiore alia media, e qui a Venezia la supera. Infalti da noi la prima e lJ56"',70-f-2-{7'",29 =: 40r'^,495 la seconda e 568 ,058 Differenza in piii . 55,"'557. Dunque relativamente alia media quantila le estreme si al- lontanano piii a Venezia che a Udine, ossia qui sono pro- porzionalmente maggiori le oscillazioni. Cerchiamo adesso le medie di ciascuna stagione e di ciascun mese in tutto il ventennio, e determiniamo le oscil- lazioni avvenute entro que' due spazii di tempo { Tav. II, A,B;Tav. IV). (l)Osservazioni meteorologiche falte in Udine nelFriuIi pel quaran- teiiDio 1803-42 daGirolanio Vunerio. Udine Tip. Vendrame 1831, pag. 72. Serie III. T. IV. 27 — 202 — Staoioivi Inverno . Pritnavera Estate . Autvinno. Media parziale 57,702 89,438 92,233 428,723 totale 92,024 Differenza in in piu meno 34,322 2,586 0,209 36,699 Qui iutanto le medie crescono Dcil'ordine naturale delle stagioni ; per6 la differenza loro, ch'e grande dali' invcrna alia priniavera e daH'cstatc aU'autunno, riesce tenue dalla primavera alia state. Anzi Ic medie di quelle due ultime sta- gioni stanno entrambe intorno alia totale: quella poi della stale le si avvicina piii che ogni altra. — 203 — M E S I Me dia Differenza parziale totale in piu in meno Gennaio .... 45,21 15,46 Febbraio 22,47 8,20 Marzo . 20,i5 i 40,62 Aprile . 29,45 1,22 Maggio . Giugno . Luglio . 39,84 32,08 27,07 , ) 30,67 9,47 4,41 3,60 Agosto . 33,48 2,51 Settembre . 44,91 14,24 Ottobre . 49,61 48,94 Noveinbre . 36,70 6,03 Dicembre . . . 20,38 / 10,29 Nei mesi invece le quantita raedie della pioggia non crescouo regolarmentc dagl' invernali a quelli d'autunno, ma crescono invece dal genuaio al raaggio inclusive, se si eccettui il marzo, poi calano dal maggio al luglio, e cresco- no nuovamente dalP agosto all' ottobre per dirainuire da questo mese al dicembre; quindi lacurva, che rappresenta la quantita media mensile della pioggia in un ventennio, ha due culmini, cbc corrispondono al maggio e all' ottobre ( V. Tav. graf. II ). In ottobre poi cade la massima media ; in gennaio la minima; e quella dell' aprile si scosta meno che ogni allra dalla totale. Del resto la distribuzione della — 204 — pioggia no' difforcnli nicsi doH'anno c ammirabilo por Vc- iiezia, giova ad accresccrc hi salubrita del suo cliiiia. Qui le pioggie scarsoggiaiio no' mesi invcrnali, quando a noij vivoiili in mezzo le aequo, la sovereliia umidita appor- terebbo nocunionlo graxissinio; sono allopposlo abbastan- za larghe nella state, quasi opportune) refrigerio a tempo- rarne gli ardori. Le prime rappresentano 0,1 08 della quan- lita totalc ealcolala siccomo unita, Ic seconde 0,250. A Roma ad esempio accade il contrario : le invcrnali sono 0,509, restive 0,101 (I). Passianio alle oscillazioni : Stagiom P I G G I E Differen- j ZP M assime IV lininie anni anni Inverno . . J 855 120" ,77 1849 6" ,50 444' ',27 Priinavera . . i863 492 ,32 4852 26 ,46 406 ,46 Estate . . . -1845 20J ,78 1842 31 ,88 469 ,90 Autunno . . 4851 237 ,07 4843 44 ,79 495 ,88 (I) Memnrie rlel miovo OssPrvatnrio rlul Collefiin Komnno del P. Secclii. Uoino, Tip. dolie Belle Aiti, IS.-iG, paii- !4'i. 205 ■T-'-'Tr"' " P I G G I E Differen- M E S I Massime Minim e 1 zc 1 anni anni Gennaio. , . 1845 49",83 1836 0",50 49"',33 Febbraio . . 1836 65 ,48 1846 ,00 05 ,48 Marzo . . . r> alle I25"',65, nelle minime si ascende soltanto dallo alle I5'",23. Trovale qiiestc qiiantila raassimec minime, confrontia- molc colle medie. Stagioki Q u a nt i t a Differenza massime medie minime in piu in mono Inverno . -120",77 57'",70 6"',50 63" ,07 54 ",20 Piimavera 492 ,32 89 ,44 26 ,40 402 ,88 63 ,28 Estate. . 201 ,78 92 ,23 34 ,88 409 ,45 60 ,35 Autunno . 237 ,77 428 ,72 44 ,79 409 ,05 86 ,93 Medie <188 ,46 92 ,02 26 ,58 96 ,44 65 ,44 — 207 — Mesi Quantita Dififerenza niassinie me die minime in piu in meno Gennajo . . 49"',83 15",21 0"',50 34",62 14 ,71 Febbrajo . 65 ,48 22 ,47 ,00 43 ,01 22 ,47 Marzo. . . 66 ,66 20 ,15 ,00 46 ,51 20 ,15 Aprile . . . 68 ,16 29 ,45 1 ,82 38 ,71 27 ,63 Maggio . . 91 ,98 39 ,84 16 ,25 52 ,14 24 ,59 Giugno . . 69 ,76 32 ,08 1 ,00 37 ,67 31 ,08 Luglio. . , 56 ,90 27 ,07 9 ,66 29 ,83 17 ,41 Agosto. . . 123 ,65 33 ,18 2 ,33 90 ,47 30 ,85 Settenibre. 96 ,84 41 ,91 2 ,66 54 ,93 39 ,25 Ottobre . . 116 ,95 49 ,61 7 ,66 67 ,34 41 ,95 Novembre . 74 ,68 36 ,70 6 ,40 37 ,88 30 ,30 Dicembre . 45 ,53 20 ,38 ,00 25 ,15 20 ,38 Me die 76 ,834 30 ,670 3 ,107 46 ,164 27 ,563 Queste tabelle confermano per le stagioni e pel mesi cio ehe pill sopra si disse per 1' anno ; vale a dire che la media s'avvicina piu alia quantitct minima della pioggia che non alia massima. La prima poi di queste tabelle ci mostra che tale avvicinamcnto della Diedia alia minima e maggiore nel- 1' inverno e nella state, che nella primavera e nell'autunno ; la seconda ci addita che la media mensile sempre piii pros- sima alia minima, lo e pero meiio nei mesi di seltembre c di — 208 — oltobrc. Anche la media gcnerale dei mcsi dista piu dalla media deile massime, clie da qucila dcllc minimc, e Ic due dilTcrciizG serbano fra loro quasi lo stesso rapporto che quelle provcnienti dalle quanlita medie ed estrem(! doll' an- no. Infatli la media annua differiscc dalla somma massima di 188, G-i ; dalla minima di ^20, 77; la media mensile s' allonlana dalla media massima di iO, 404 ; dalla media minima di 27, 55. Ora i duo primi numeri stanno fra loro come I : 1,56, i secondi 1 : 1,07. Quindi anche le semi- somme delle quantilii massime c minime mensili saranno supcriori allc medie, e non pulranno ne meno approssima- livamente rappresentarle. — Infatli Semi somma delle qiianti- Medie Diffe renze M E S E ~ ta estreme in piii in meno Gennaio . . . 25,17 45,21 9,96 Febbiaio . . . 32,74 22,47 10,27 Marzo .... 33,33 20,15 13,18 Aprile .... 34,95 29,45 5,50 Maggio. . . • 53,01 39,84 13,77 Gingno. . . . 35,75 32,08 3,67 Lugllo .... 33,28 27,07 6,21 Agosto .... 62,99 33,18 29,81 Settembre . . . 49,75 41,91 7,84 Otlobre . , . 62,30 49,61 12,69 Novcinbre . . . 40,49 36,70 3,79 Dicembre . . . 22,76 20,38 2,38 — 209 — Le semisommc diinque sono sempre inojigiori delk' medie mensili e pin nc'mesi mollo piovosi ; e solo vi si av- vicinano nei mesi di giiigno, novembre e dicembre. Notisi die la grande differenza fra gli elementi dellagosto dipoiule da una anonialia, cioe dalla strabocciievole qunnlitii di pioggia caduta nell' agosto 1845, quanlilti, die fa crcsoore moUo la semisomma, ma non puo, perche iinica, altcrare gran falto la media d'lin niese non piu abbondanto di piog- gia che non sicno il giugno ed il luglio. Passando ora a considerare il rapporto fra il nnmero del giorni piovosi e la quanlitii della pioggia, come ce lo di la tavola VII, troviarao : I. Che non sempre rauraenlo della pioggia sta in ragio- ne diretta a quello dei giorni piovosi. Ottobre con 195 gior- ni piovosi ha 992'", 20 di pioggia ; novembre con 1 97 ne ha 734'", 1 8. II. Che il rapporto fra il massimo e il minimo ninnero mensile dei giorni piovosi e minore che quello fra la nias- sima e la minima quantity della pioggia. I giorni 109 del gennaio e i 206 del raaggio stanno fra loro come \ : 1 ,89 ; le 304'", 29 invece del gennaio, e le 992'", 20 dell' oUobre stanno fra loro come -I : 5^25. ' III. Che il massimo nuraero dei giorni piovosi I' ha il maggio (206), la massima pioggia 1' ottobre (992"',20). IV. Che le 7361'", 40 di pioggia caduta nel ventennio, divise pei ^819 giorni piovosi notati nello stesso, danno, a termine medio, 4'", 04 per giorno. V. Che questo rapporto varia nei diversi mesi, essendo minimo nel gennaio (2'", 79) massimo nell'otlobrc {o"\ -14). VI. Che i mesi ne'quali le pioggie sogliono essere piii lunghe o piii intense sono gli cstivi, il setlembre e 1' ot- tobre. • Scrie HI, T. IV. 28 — 210 — INon ii forse fuori di liiogo csporre in una labclla le niaggiori piuggie del ventcMinio eoU" indicazione dell" anno, del mcse e del giorno in cui eaddcro. Pongo a liniite della ricerca la quanlili di linee 22''', 22 chc e a pari a 50 niil- iiuietri. Quantita zz » garbino » » ponente (I). Questa relativa freqiienza non e pero la stcssa nol 1 e nel II dcocnnio (V. Tav. VI e VIII della Scr. I). Loro media annua frequenza Difierenza Ven ti nel I de- cennio nel II decennio in piu in meno N. 97,3 424,7 27,4 N-IV.E. : . \ :5,39 I) »S.E. . . , A : ^2,30 .. S. ,. .. ... i : 57,00 » dS.O. . ,;, . . \ :2.87 » » 0. . . . '' . \ : 4,GG .) »N.O. . . . I : 5,70 dimquc la differenza maggiorc nella frequenza mensile 6 del S.E del S. Questi fatti non si modificano gran die se si prenda ad esame la disposizione dei venti nei due deoennii, onde si compone il ventennio ; ne credo che giovi, per mettere in mostra si picciole differcnze, ripetere intorno ad essi il la- voro fafto sopra il ventennio (Vedi Tav. VI, VII, VIII, IX della Serie I). Cosi nclle slagioni. Anclie in esse trovianio la frequen- za de' venti occidenlali, maestrali, nordici e grecali dirai- nuire dall'inverno alia primavera^ o alia state, indi crescc- re da queste stagioni all' autunno ; viceversa gli sciroc- cali c gli australi crescere dalf inverno alia primavera o alia state, diminuire da queste stagioni all'aulunno; dei due di levante infine e di quei di garbino il primo d' entrambi starsene coi venti, die lo precedono, il secondo con quei, cbelo seguono ; cio6 I'E.comportarsi alia foggia dei nordi- ci, I'E.S.E. degli sciroccali; il S.O. al modo degli australi ; i'O.S.O. a quel degli occidenlali. Le scguenti Tavole mostrano — !227 — in quali stagioni del ventennio cadesscro il maximum cd il minimum nella frequeiiza dei voiiti ; nun clie le oscillazioni espresse dalla differcnza fra la niaggiore e la minore delle medie frequenze mensili (Vedi Tav. XI e XH). Stagioni in cui caddero le frequenze Vewti E massinie minime N. Inverno Priniavera N.N.E. Inverno Estate N.E. Inverno Priniavera E.IX.E. Inverno Estate E. Prima vera Inverno E.S.E. Estate Inverno S.E. Estate Inverno S.S.E. Estate Inverno S. Estate Inverno S.S.O. Primaveru Inverno s.o. Priniavera Inverno o.s.o. Autunno Priniavera 0. Inverno Priniavera O.N.O. Inverno Priniavera N.O. Inverno Priniavera IV.N.O. Inverno Estate 228 Vewti Media frequenza delle stagioni Differenza massiraa minima N. 42,3 16,8 25,5 N.N.E. 43,0 22,2 20,8 N.E. 42,0 24,8 17,8 E.N.E. 23,8 14,0 9,8 E. 27,0 13,4 13,6 E.SE. 21,6 6,5 15,1 S.E. 33,9 B,5 28,4 S.S.E. 32,6 3,3 29,3 S. 29,2 3,1 26,1 s.s.o. 17,3 4,2 13,1 s.o. 12,4 8,1 4,3 o.s.o. 7.9 5,6 2,3 0. 11,4 5,2 6,2 O.N.O. 9,9 3,2 6,7 I\.0. 19,9 7,8 12,1 IV.N.O. 26,5 1 8,2 18,3 Una sola differenza si nota fra qucsle tabclle e le pre- cedenti, ed 6 che se nelle oscillazioni mensili la massima appariva essere quasi in pari proporzioni pei venti nordici c pei meridionali, ma apparteneva realmente a qiiesti ulli- mi, quiinvece questi banno non solo la massima oscillazio- ne reale, ma eziandio I' appareote. — 229 — Le maggiori oscillazioni per6 cadono neH'inverno ; !e luinori nell'autunno, come diinostra il scguenle opilogo. Massime Mininie Inverno 8 7 Piimavora 5 6 Estate 4 3 * Autunno \ » * ^6 ^6 * Considei'iamo adesso la distribuzione e la relativa fre- quenza nella direzione dci venti entro ciascuna delle dodici serie dei iDesi, e dellequatlio delle stagioni, oosi pel priiuo che pel secondo dccennlo ( V. Tav. X. A. C, e XIII della I Serie). — 230 — M E S I I Decennio II Decennio Direzione del venti Direzione del venti pill frequente nieno frequente piu frequente ineno frequente Gennaio N.N.E. S. N. E.S.E. Febbraio N.N.E. S. N. 0. Marzo E. O.N.O. N.E. O.N.O. Aprile S.E. o.rv.o. S. O.N.O. Maggio S.E. 0. S.S.E. O.S.O. Giugno S. 0. S.S.E. O.S.O. Luglio S.E. O.N.O. S.S.E. O.N.O. Agosto S.E. ON.O. S. O.N.O. Settembre 1\.E. O.N.O. N.E, O.N.O. Ottobre N. s. N.E. O.N.O. Novembre IV. S.S.E. N. S.E. Dicembre IV.E. S.S.E. N. S.E. — 231 — Stagioni I Decennio II Decennio Direzione dei venli Direzione dei venti piu frequente meno frequente piu frequente meno frequente Invcrno Primavera Estate Autunno N.E. E. S.E. iA.E. S.S.E. O.N.O. O.iV.O. N.O. IV. N.E. S.S.E. N.E. S. O.N.O. O.N.O. O.N.O. A queste sifacciano seguire due tavole, die raisurino I'ara- piezza delle sovraiodicate oscillazioni ( V. Tavole VI, VIII, XI e XII della I Serie). — 232 — M ESI I Dt'cennio c 1 II Decennio « s Frequenza me- dia dei venti Frequenza me- dia dei venti massi- mini- massi- mini- ma ma ma ma Gennaio 45,2 0,4 44,8 24,5 0,4 21,4 Febbraio 42,8 4,5 41,3 43,2 0,9 42,3 Marzo 42,7 4,4 44,0 44,3 0,6 43,7 Aprile 40,8 4,4 9>7 40,4 4,6 8,8 Maggio 40,4 2,4 8,0 44,5 4,6 9,9 Giugiio 44,4 4,3 40,4 4i,8 9,3 Luglio 44,9 0,8 44,4 43,2 0,4 42,8 Agosto 44,0 0,0 44,0 44,2 4,5 9,7 Settembre 40,2 0,9 9,3 40,7 4.5 9,2 Ottobre 42,0 4,5 41,4 40,3 4,8 44,5 IVovembre 40,5 4,5 9,0 49,9 0,4 49,5 Dicembre 40,4 0,4 40,0 20,4 0,4 49,7 — 233 — Stagioni I Decennio 03 a a 11 Decennio Differenza Frequenza me- dia dei venti Frequenza me- dia dei venti massi- ma mini- ma massi- ma mini- ma Inverno Primav. Estate Autunno 42,3 31,8 33,7 32,8 3,i 3,5 3,3 8,0 39,2 28,3 32,4 24,8 54,8 3d,3 36,0 43,5 2,7 3,2 5,0 4,2 62,1 28,4 31,0 39,3 Da qiiestc tabelle si Irae dunque: 1. Che nei due deeennii insieme presi le maggiori fre- quenze appartengono prima ai venti di tramontanae digre- co, e fra questi al N. e al N.E.; poi a quelli di scilocco e di auslro. 2. Clie le maggiori frequenza dei venti di tramontana e di greeo appartengono ai raesi freddi ; le maggiori di sci- locco e di austro ai caldi. 5. Che le minori di scilocco c di austro spettano ai me- si freddi, quelle di ponenteai caldi ed ai temperati e alcuna volla anche ai freddi. 4. Che ai venti di tramontana e di greco non ispella in iiessun mese la minore frequenza, n6 niai la massima a quei di garbino, di ponente e di maestro. 5. Che una sola volta la massima frequenza si nota nei venti di levantc, e qucsta nei mesi di marzo del primo de- cennio ; una sola fiata la minima nei mesi di gennaio del secondo decennio. Serie III, T. IV. 51 — 234 — 0. Clic I'ampiezza delle oscillazioni fra la massima e la juiiiima fi'cqiienza nella direzione dei venli diminuisoe dal goiinaio all' api'ile od al inaggio inclusive, salvo una lie\e eccczione pel marzo ; cresce di nuovoda questi mesi al lu- glio ; cala dal luglio al sclterabre ; aumonta iuline dal setleni- bre al dicerabro. Ila qiilndi due maxima, uno nei mesi fred- di, uno nei caldi, due minima nei teniporati. 7. Che le maggiori oscillazioni cadono nei verno; le mi- nori neir autunuo^ o nella primavei'a, come gii si era di- mostrato piii sopra. 8. Che dette oscillazioni poi sono piii strolte nei primo decennio, piii larghe Del sccoudo. 9. Che le frequenze massime, le quali costituiscono il predominio dei venti, sono tutte chiuse pel noslro clima nella prima meta del rombo dei venli. 10. Che infine tale predominio avanza regolarraente dal N. al S. nei primi sei mesi dell' anno, retrocede con pari regolarita da S. a N. nei sei uitimi. Questa siogolare risultanza si fa ancora piu manifesta e regolare se il predominio si cerchi non nei due decennii, ma nei ventennio. Allora si ha (V. Tav. Ill della I Scrie ) : per Gennaio il predominio di N.N.E. » Febbraio » » » N.E. » Marzo " ■• » N.N.E. o ,;,, » Aprile » » » S.E. 'i , Maggio » » " S.S.E. I) (liUgllO » » n S. '" Luglio » » )) S.E. » Agoslo •> » » S.E. » Seltembre » » N.E. » Ottobre » » » NE. » Novembi'e » » N. » Dicerabre » » N.E. — 235 — II predominio dei venti duiiqne rngrjiunrjc la sua mas- sima esciirsionc meridionale net giiigno, ed incomincia a relrocedere dopo il solslizio estivo, fjuando cioe anche il sole net suo moto annuo snW ecclitica reirocede verso /' oppo- slo cmisfero. Si nota eziandio che neirautunno il predomi- nio teodc piu presto al N. di qiiello clie tenda al S. nei me- si di primavera o, in allri lerniini, che il predominio dei ven- ti nordici e pill hiiifjo die qucllo dei meridionali. Qucsti fatti sono rcsi con tulla evidenza dalla Tav.grafica IH. Finalmenie le Tavole XIV e XV dal!a I serie, in cui so- no registrate la frequenza totale e media dei venti nei quat- tro quinquennii, e le relazioni loro colle maccliie del sole, ci mostraoo i venti raaestrali c i nordici alternarsi con rego- lare vicenda da quinquennio a quinquennio, e stai'sene in ragione diretta della quantita di dette maccliie ; uno degli sciroccali, i due australi e il garbino alternarsi con eguale regolariti, ma starsene in ragione inversa di qucste ; gli altri venti non avere con esse nessuna sicura corrispon denza. Da cio si deduce eziandio non esservi stata in nes- sun vento la tendenza a renders! nei ventennio sempre piu o meno frequento. Non ho potuto occuparmi della diversa direzione dei venti nelle diverse oredelgiornopergli ostacoligiaaccennati a proposito del movimento orario diurno del barometro, come non potei trattare intorno alia varia forza di essi, perche non si comincio a fame regolare annotazione che dal \." gennaio 1854. Delia forza dunque non parlero che per incidenza nei segucnte esame sulla qualita diversa dei giorni. (Continua.) M=' I mum DEL (IIOMO \^ DICEWE 1858 !5i fa lettura della mcmoria del m. e. Sandri Sidhi natiira e orifjine dci conlcKji. Esposti alcuni prolegomeui fisiologici a guida e a schiarimento della patologia generale, adduce una serie di varii argo- menti per sostenere che la iiatura dei coniagi febbrili e quella degli esseri vivi non aventi spontanea origi- ne, ma derivanti da geirni preesistenli. Nana e con- futa le ragioni dei propugnalori 1' opposta doltrina, quali sarebbero il tiamuiarsi i contagi 1' uno nell' al- tro, il mitigarsi col tempo nella lore natura, 1' aver nulla di comune coi contagi febbrili, tranne la co- municabilita, anche quei pochi che pur si concedono di natura vegetabile ed ajiimale, quali sono la tigna la scabbia. iVon ammettendo la generazione spontanea, non concede la derivazione delle pestilenze dalle febbri maligne, e all'obbiezione che si fa alia natura vivente pel lore riapparire a lontane distanze, rispoude non — 238 — esscr pochi gli animali dcllc infime classi atti a ridc- starsi e a rivivere anche dopo lunghi spazii di tcnipOj susceltibili dello fasi di comparsa, di crescimento o di cessazione. Crede che lo stesso velcno della mal aria non sia altrimenli una soslanza chimica, ma iin aggregate di minimi gernii organici sollevantisi col- 1' evaporazione dali' aeque, pcnetranti nel corpo vi- ventc, stanziarsi in esso come parassiti, o noccnti col molliplicnrsi c rigcnerarsi. Quanto alie dubl)iezzc sparse da alcuni sul luogo e sul tempo delF origins de' contagi, invoca Tautorita della storia e la notorieta dei fatti anche recentissi- mi del colera, del bianco delia vile, dell' atrofia del- le farfalle, e sostiene che una maiattia specifiea non nasce da cause comuni, ma da una causa specifiea, e I'accordar troppa influenza alle vicissitudini meteo- riche o toj)ografiche non e che allontanarsi vieppiu daila realta. Si legge una lettera del Municipio di Trieste, che ringraziando 1' Istituto del giudizio gia dalo per un concorso stato aperto da quel Municipio, rinnova air Istituto la preghiera per simile ufficio quando in un nuovo concorso, che ora apre, e di cui manda ii seguenle avviso. verra Toccasione. — 239 — A V VISU concernente il premio V j\lunicijialc Continuando ravviso 24 apiile 1857 concernente llsti- tuto dei premii municipaii, si rende nolo, clie nel di 29 no- vembre I8G0 verrii aggiudicato il V premio municipale con fiorini G30 val. aiistr. per Opera di belle arli. Le discipline da osscrvarsi all' uopo sono le scguenti : -1 ." Sono ammessi alia concorrenza soUaiilo arlisti di famiglia e nascita li-iestina. 2° Oggetto di premio sono opcre di gia eseguile, di architettiira, di scoUura, di pittura, di poesia e di musica, cotro il decennio die precede I' anno di premio. 5.° Le o^eve architettoniche dovranno prodursi me- diante esatte iconografie ; quelle di scoUura, possono pro- dursi con impronte fedeli in gesso ; di ambidue dovrii in- dicarsi ove esista T opera. Le altre dovranno prodursi in copie. 4." L' insinuazione dovra farsi entro il 29 settembre deir anno ^800. 3." II giudizio sul raerito delle opere di arcbitettura, scoUura, pittura, verra pronunciato dall'i. r. Accademia di belle arti di Venezia. 6." II giudizio sulle opere di poesia verra date dall' i. r. Istituto di scienze e lelterc di Venezia ; e su quelle di mu- sica, verrii dato mediante esperli nominati dalla Commis- sione alia quale e anilie rimessa T aggiudicazione del pre- mio. 7.° Concorrendo insieme opcre di lulte siffatte catego- ric e nou risultando prevalente giudizio di una piultosto- — 240 ~ die deir altra specie, si proccdcri'i noil' ordine della chia- niata, cioe prima arcliikUtura, in difetto di qucsta pitlura, poi scollura, indi poesio, per ullimo musica ; avvertendo (he opere di tal natura non potranno porsi in concorrenza dagli erodi, quaiid'' anche ne avessero la proprieta artistica o letloraria. 8." La prociamazione c la consegaa del premio avranno luogo solcnneinentc e pubblicamente. Dal M.igistrnto Civico, Trieste li 29 Noveinbre i858, // Podestd Cav. De Tommasini. Dom. Bonifacio Relalore. A r'lher Segrelario. mmU DEL GlORI^'O 16 GElilO 1859. Approvata la relazione dell' adunanza privata 13 dicembre scorso, il m. e. Sagredo dice che tro- vandosi asseiite quaiido si lesse la sua relazione suUa Esposizioiie Toscana, non pote rispoudere alle osser- vazioni dei eoileghi Cappclletto e Minisealchi che ac- cennano esservi stati dei commissarii lombardo-veneti alia esposizione di Londra. Egli legge il rapporto della Esposizioiie Toscana ec, dove a pag. 43 vi sono nonii di giurati destinati dall' Austria, Baumgartner, De Burg, De Harrach, Tunner, Roesner. Di questi nes- suno e lombardo o veneto, ed il Sagredo crede aver dovuto far conoscere la Ibnte da cui trasse I'asserzione sua precedente, per niostrare che se per caso alcuno di quelli fosse stato compreso in qualche commissione inferiore, nessuno lo fu nel giuri internazionale, e per far conoscere avere studiato il libro sul quale dovctte fare le proprie osservazioni. -^ Serie HI, f. IV. ' 32 242 II prof. G. Rcllavitis legge alcuno parti di una Mcnioria inlilolal.a : Delia materia e dcUc forze. Egii accenna i cangianienti avvcnuti nclla leoria del calo- rico dopo die cgli lessc (27 diccinbre 1840) alcune considerazioni sulla dottriiia del calorico raggianle [Annali di Roina, agosto 1850), c erode che sia op- portiino ])rendcre in esame i fondamenti della scienza fisica, sui qnali piihl)lic6 alcune sue opinioni negli Aiuiali di Uoma (oltobrc 1850) e negli Alti dcH'i. r. Islilulo (1856, 1. I, p. 107, 22K325). Stabiliti i pn'ncipii filosofici che egli crede base necessaria dei ragionanicnti fisici, accenna il procedinienlo dellc ipotcsi inlorno al calorico, e trova che lu opportunis- sinio considerarlo come corpo sui cjeneris, quanlun- que aUra ipotesi potesse poi venir preferita. Prima d' andare innanzi cgli dcfinisce le varie manicre di forze e le loro uniia. ed accenna alcune di quelle clic apparlcngono alia materia, e siccome quesla presenta azioni che non si saprebbero attribuire a forze, cosi a togliere gli equivoci dice fucolid le cause di tali azioni senza asserire ne negare che le facolta siano riducibili a forza. Egli si dichiara scguace della leoria dinamica, che fa consistere la materia in un comples- so di forze (nel senso piii lato della parola) e trova contrario ai principii filosofici Famniettere I'esistenza degli alomi. Prende in esame la teoria, secondo la quale il calorico c una semi-forza-viva, ne esamina le difficol- ta, per cui hisogna confessare che essa non rende pill semplice la scienza, ne la libera da supposizioni — 243 — ininiagiiiarie. L' aiilore esamina poscia alciine parli del Grove sulia conelazione delle f'orze, di cui egli Icova inesatto ed ambiguo il linguaggio, il quale pren- de quasi seuipre per base quelle stesse idee, die si vorrebbcro combattere conic ininiagiiiarie e nocive alia scienza. II prof. Bellavitis espone la teoria meceanica del calorico dei Carnot c Ciapeyron, c Ic essenziali nio- dificazioni portatevi dnlle sperienzc di Mayer, Joule, Clausius, ecc Egli non si mostra disposto ad amnict- tcre il principio che ,il Icworo mcceanico non possa distruggersi^ nia sollanlo converlirsi in calorico per poscia riprodurre io stesso lavoro. L' autore Irova ancora pin indeterminate ed in- sostenibili le idee del Grove suHa natura deirdeltri- cita, del magnetismo, della luce e delle affinita chi- iniche. 11 m. e. cav. Cicogna coniunica un saggio del sig. Angelo Dal Medico deilo spoglio di parole e frasi che dovrebboro arricchire il Dizionario del dialetto vene- ziano. Questo saggio si rimetle alia giunta per la lingua. L' Istiluto dclibera che il quesito scientifico da pubblicarsi in maggio di quest' anno debba vcrsare sopra la chimica e la fisica applicata ai bisogni del- I'uonio, ed clegge i niemhri Bizio, Bucchia e Turazza per la scelta del progranima confornie I'arlicolo 103 degli statuti interni. A coniporre la giunta per la scelta dei soci cor- rispondenti vengono elelti i nienibri Bucchia, Bella- — 244 — vitis, Zanardini, Minich, Santini^ Sagredo, Miniscal- chi c Bianchelli. Per la giunia della biblioteca, i membri Sagrcdo, Cicogna, Minicb, Zanardini e Bcllavitis. Si legge il dccreto n."27, 10 gennaiodi qucst'anno deir i. r. Liio^olenenza risiiiiardantc la elezione del prof. Raffaele Molin a socio corrispondentedcl Vcneto Istiluto. [1 Seeretario annuncia esscre stato dislribuito il Vol. VII parte II delle Memorie in 4.° cbe conlicne Ic seguenti materie : Lntorno nlla icoria delle macchine a vapore. Considc- razioni del iii. e. prof. Donicnico Turazza, con una lavola. Plantarum in Mart Rubra hucusijue collectarum eniime- raiio (juvanle A. Figari). Auclore J. Zanardini, con 12 tavole miniate. Posizioni mcdie di 270G slcllc pel primo gennaio I8G0 dislriOuite nclla zona comprcsa fra 10" e 12" 30' di dccli- nazione uuslralc, dcdolle dalle osservazioni fattc negli mini l8r3G-57-58 ncUi.r. Osscrvalorio di Padova. Mc- moria del m. c. Giovanni Santini. Aggiuiige cbe coila 3." parlo prossima a piibbli- carsi si cbiudera ii Vol. Ml, ed iiicominciera rotlavo colla Meiuoria gia approvata del mcnibro eflellivo prof. Turazza sdllu teuria (Unainica del calorico. II socio corrispondcule dotL Pietro Ziliolto legge la seguente . — 245 — RELAzioNE •.;: r sul Manuale delle makdlie cutanec del dolt. Pietro Gambeiini di Bologna. La biblioteca medica ilaliana maocava di un'opera sulle malaltie cutanee scrilta da un italiano in lingua italiana. Tale lacuna fii, non ha guari, colraata dal chiarissimo dott. Pietro Gamberini di Bologna col libro intitolato Manuale delle makdlie cutanee. Questo manuale e diviso in tre parti : la prima 6 un discorso di dcrmatologia generate, tratla la seconda d'ogni singola derniopalia ; la terza ed ultima parla di quelle der- matosi, a cosi dire speciflche, le quali non potrebbero es- sere ordinate in una elassificazione qualunque. La elassificazione adottata dal dott. Gamberini e quel- la medesima, tranne poolie variazioni, cui propose Tillusfre dermalologo inglese Willan e che ha il suo fondaraento nellc forme primitive anatomiche, o nella fisionomia origi- naria dci morbi cutanei, onde le dermatosi esantematichey le bollose, le puslolose^ le papulose, ece. II discorso comincia da una succinta istoria dclla scien- za dermatologica, poi passa alia anatomia e alia fisiologia della cute, prosegue alle cause, ai segni e al pronostico delle dermatosi, e finisce coll' enumerare i mezzi e i modi a curarle. In questo discorso sono svolli gli argomenti piu im- portanti e piii controversi di dcrmatologia : cosi la parte che ha 1' infiammazione nclla genesi delle malattie cutanee e ridotta entro ai limiti corapatiti dalla ragione, — la reci- proca aziono fra gli organi interni e la cute, onde I'origine, — 240 — la n'pcrciissionc e il trapasso tli certc dermatosi 6 sottoposta a critica rigorosa — cosi c dimoslrato clic ccrti inscUi e corle crittogamcorasieno cause, ora effclto e quaiido com- plicazione di alcune dorraopatie — e posto jl dubbio, che la Icgge del pcriodo alia quale spesso sono subordinate le malattie dcgli Drgani inlcrni,rogoli le infei'niitadclla cute — cosi, iullne, o risoluta affermalivamente la questione, se v' abbiano febbri eruttive senz'eruzione, inquantocbe, sic- come dice r autore, la forma noii coslitnisce V essenza del moi'bo, ma ne rappresenta soltaiito un caialtero dislinti- vo; racntre il foiulameulo assoluto e immutabile delle feb- bri eruttive sla nel cumulo di quelle azioni e di quelle reazioni dinamiche, chiraiche, organiclie cbe per esse son suscitate. D'ogni singola dcrmopatia discorsa iiella seconda parte del manuale sono indicate le diverse denominazioni, i fe- uomeni, le variety, i segni cbe la dislinguono dalle afllni, le cause, la terrainazione, la cura. Se le derraopatie acute, quali il vaiuolo, il morbilo, la scarlaltina ed altre sono traltale brevemente, le croniclie, quali 1' erpete, 1' eczema, r ectima ed altre lo sono, in cambio, diffusamente. E bene a ragione ; imperciocclK' delle prime ogni libro di patologia generale ne paria dislcsamente, dclle scconde assai poclii. Fra le monogralie delle varic dermatosi specificlie com- prese nella terza parte del manuale si distiiiguono, per una larga e pregevole trattazione, quella dclla tigna, cbe e la dermopatia piu lenace e schifosa, e della scabbia che e piii comune e molesla. E stato delto cbe il medico impara piii da un solo am- malato, che da dieci libri. Se cio e vero per le malattie in gencro, e verissimo per le cutanco in ispecic : a dicifrar quelle pu6 molte volte soccorrere il raziocinio: a conoscer — 247 — queste basta quasi semprc la sola vista. II medico che Icgge il libro,pcr qiianto accuratamente vi sia descrilta una der- matosi principalmentc cronica, non pu6 mai coraprenderia COS! bene, da discernerla fra le tante simili che I'ammalalo gli potra mettere davanti agli occhi. Nella dermatosi descrilta uianca scmpre quella forma e quel color proprio che la na- tura sola sa iraprimere, e che verun' arte, per quanto fini- ta, puo imitare. « Ogni malattia della pelle, dice lo stesso » dutt. Gamberini, lia caratteri generici e specifici, ha s(>gni » costanti e variabili ; tutta la sapienza disegnaliva e lera- )) peutica sta nel conoscere e nell'indovinare queste cose. » Delle tavole in cui fossero ritralte le diverse malatlie culanee, siccome si vedono in alcune opere simili, avreb- bero poliito scemare il difetto clie il libro del dott. Gam- berini ha comune con tutti i libri di dermalologia, e con cio il suo Manuale sarebbe riuscito piii utile ai giovanime- dici che non lianno opporlunita di osservare le dermatosi in uno spcdale. Cio non ostante, il dott. Gamberini col proprio iMa- nuale ha conseguito il doppio fine al quale ei mirava, di emnncipare cioe il nostro paese dalla lettura di libri fore- stieri sulle malattie cutanee, e di darne uno ordinato, facile, succinto, ed io aggiungero, ricco d'insegnamenti, ai giovani raedici della penisola. Elenco dei doiii prcsentati all' i. r. Istituto dopo le adunanze del novembre e dicembre 4858. BtiUeltino deWlstmo di Suez. Vol. Ill, N. 21 al 24. — To- rino \ 858. // Creimscoh. N. 40 al 52. — Milano 1859. Gaz^elia di Verona. N. 4 00 a -190, 1858^ ed \ a 9, -1859. — 248 — Beschreibung cc. (Doscrizione (lelfi. r. Gabinelto niinii- smalico-archeologioo ) del sig. Giuseppe Anietb. — Vienna 1858. Sloria della collivazione del ricino nella Provincia Veronese c dei snoi prodolli industriaii. Memoria del sig. Stefano de Slefani. — Verona 1838. Osservutore Trleslino. N. 269 a 29G, 1858; 1 a 9. — Trie- ste 1859. Comptes rendus liebdnmadaires dcs Seances de I'Acadcmie des sciences de Paris. T. 47, N. 19 a 26, 1858, e T. 48, N. 1, 4 859. 11 Muluo soccorso. N. 46 a 52. — Milano 4 858. L Economia rurale. IN. 45 a 48. — Torino 4 838. Reichsgesetzblalt ec. (Boileltino delle Leggi dell' Impero Austriaco) Punt. N. 48 a 56. — Vienna 1858. Giornale veneto delle scienze mediche. Luglio, agosto e settembre. — Venczia 4 858. Gazzelta di farmacia c di chimica. N. 46 a 32, 1838; N. 4 a 2, 4 859. — Venezia. Cronaca di seienze e leliere. N. 21 a 24. — Milano 4 858. // Tecnico. N. 5 e 6. — Torino 4 859. Annotatore friulano. N. 30 a 32, 4 858 e N. 42, 4 859. — Udine. Piivisla conlemporanea. N. 60, novembre. — Torino 4 838. L'Etdpresente. N. 21 a 26, 1858, e N. 1, 1859. — Vene- zia 4 838. Avvisatore mercantile. N. 46 a 55, e N. 4, 2, 4 859. — Ve- nezia 4 858. Corrispondenza scientifica. Anno V, N. 26 a 50. — Roma 4 858. Annaii di maiemalica del prof. Tortolini. N. 6 (novembre e dieembre). — Roma 4838. — 249 — L' Educatore israeiila. Puntale II e 12 — Vercelli 1858. // Bacofiio italiano. INovembre c dkembre.^ — Milano 1858. Ricerche per I' istoria dei popoli arceusi^ anteriori aUe co- lonic elleniche, del dott. Gaelano Italia-Nicastro da Pa- lazzolo. — Messina 1836. Primo quadrimestre dei pronoftici giornalieri delle stagioni dcW anno 1859 da osscrvarsi dalla sponda deslra del Po, etc. di Antonio Bernardi. — Modena 1858. Dcnkschriflen etc. (Memorie dell' imp. Accadeniia dellc scienze di Vienna). Classe di scienze malemaliche e na- turali, vol. XV. — Vienna 1858. Silzungbericlile etc. ( Atti dell'i. r. Accademia siiddetta ). Classe di fliosofla e storia. Vol. XXV, disp.' ni. Dicenibre 1857. » XXVII, .) II e III. Aprile e maggio 1858. .) XXVIII, .) I e II. Giugnoe luglio 1838. Silznngberichte etc. (Atti della stessa). Classe delle scienze matematichc e naturali. Vol. XXVII, dispensa 2.« Dicembre 1857. » XXIX, XXX, XXXI, XXXII, dispense I I a 23, 1838. Archivio etc. (Archivio per la cogoizione delle parti storiche austriache, dall' Accadeniia suddetla). Vol. XIX, dispensa 2.' 1858. ,. .,\ II XX, I) I ." » Anleitung etc. (Guida alle osservazioni magnetiche di Carlo Kreil). 2.' edizione aiiiTicntata. — Vienna 4 858. BuUettino delle scienze mediche. Novembre e dicembre. — Bologna 1 858. Lo Spetlatore italiano. N. G a -14. — Firenze 1858-59. la Civilld caltolica. N. 208 a 211. — Roma 1858-39. Reminiscence di fatli e di principii medico-poiitici sul cho- Serie III, T. IV. 53 — 250 — lera-morl/iiSj del dott. Giuseppe Luigi Gianelli (Milano). — Padova 1838. V Eco medical. N. 12, dicembre. Neuchatel 1858. Letiure di famiglia. Vol. VII, puntate H c 12. — Trieste J 858. Kongtiga sveuskaeic. (Esercitazioni della r. Accadeinia sve- dcse dclle sciciizc). Nuova serie, vol. IV, disp. 11^ 1836. Oevcmigt etc. (Prospello delle traltazioni della r. Accadem. suddetta, anno 4 837.) — Stockholm 1838. : * -,•. Kongliga sveuska etc. (Viaggio intorno al mondo della Fre- gata svedese {Eugenia). Dispensa 1 a 3. — Stocolma 1837-58. // Giardiniere. Novcmbre e dicembre. ■ — Milano 1838. Traltalo suUa mnsica poelica o versione deW Eneide di An- tonio Buccelleni bresciano. Vol. I. — Brescia 1858. Giornale delle scienze mediche.^.2\ a 23.^ — Torino 1858. Alcune parole dette dal Rabb. prof. Lelio della Toitc cele- brandosi la cbiiisa e Tapertura degli studii negli anui 1837-38 e 58-39. — Padova 1858. V Economista. N. H e 12. — Milano 1858. Proceedings etc. ( Atti della reale Society di Edimburgo ). Adunanze del 1857-58. Papers etc. (Lctturc fatto alia Society botanica di Edimbur- go) dal dott. Giorgio Lawson. — Edimburgo 1858. La Rondinella. Giornale letterario-artistico-teatrale di Na- poli, N. 55 del 7 dicembre 1 858, con una Biografia del comm. Salvatore Fenicia. Intorno gli effetti della corrente elettrica conlimia sulle fun- zioni del gran simpaUco. Nuovc esperienze del co. cav. Fra Filippo Linati e del dott. Primo Caggiati di Par- ma (Estratlo dal Giornale il Tempo). — Fircnzc 1858. — 251 — Memoires de la SoeUle de physique et r/' hist. nat. de Gene- ve. Tom. XIV, 2.'^ partie. — 1859. - r ; ; ; Alti deU'i. r. Istituto lombardo etc. Vol. I, fasc. XI. — Mi- lano \ 858. Sul colera asiatico. Considerazioni del dott. Giuseppe Ba- ruffi di Rovigo. — Este 1858, Smithsonian report etc. (Rapporto annualc dell' Istituto Smithsoniano) (anno ^856). — Wasingtoo 1857. Proceedings etc. (Atti dell' Accademia delle scienze naturali di Filadelfia). — i 858. Proceedings etc. ( Atti della Societii fllosofica americana). Gennaio c diccnibrc ^858. — Filadelfia. Meteorology etc. ( La meteorologia in connessione con r agricoltura) del prof. Giuseppe Henry. — Wasinglon ^858. Notice etc. (Ragguaglio di recenti osservazioni geologiche) diUgo Muller. — Filadelfla ^857. Memoires etc. (Memorie dell' Accademia americana di arti e scienze). Nuova serie, vol. I, parte I e II, con Mappa del Tornado. — Cambridge e Boston 1855-55. Transactions eic. ( Trattati dell' Accademia di S.' Louis) (Missouri in America). Vol. I, N. 2. — S." Louis ^858. Intorno ad nna disquisizione storica circa la prima appli- cazione delpendolo deW orologin. Lettcra di E. Alberi al prof. Vincenzo Flauti, etc. Giornale agrario toscano. N. 20, dispensa IV del 1 858. Orazione funebre lella neir oratorio maggiore israelitico di Verona il di 1 1 luglio 1858 nello solenni escquic del- rcccellentissimo David Samuel Pardo dal sig. Lelio Del- la Torre. — Padova \ 858. Cazzetta privilegiata di Venezia. N. 2G^ a 299. — 252 — Mcmoric delV i. r. Islititto lombardo discicnzc, ec. Vol. VII, fascic. 7. — Milano 1858. Inclice delle materie. Frisiani. Niiovi nppararati fotonietrici.— Appendice(.4)sulla visione bi- noculare. — App. {B) Klioscopii e Fotografia celeste. Archivio storico italiano. T. VIH, dispensa I, N. 15. — Fi- renze 1858. Indice delle malerie. Lettere di Giovanni dei Medici, detto delle Bande nere (continiiazione) (di Curio MilancsiJ. Stoiia di Heggio di Calabria dai tempi primitivi fiooal 1797 di Domenico Spano Bnjani (G. GenielliJ. Storia dt^iie livoluzioni d'ltalia, o Guelfi e Ghibelliiii, di Giuseppe Fer- rari (G. Rosa). Delia Biiilioteca Vaticaua, a proposito del libro : la Biblioleca Vaticana dalla sua origine fino al presenle, per Dijniei»ici> Zaiielli (A. Reu- mont). Del ntionin di Firenze e della sua facciata, a proposito delle Memorie dell'architetto Giaiigiorgio Miiller, di S. Gallo, tradoUa dal tedesco per ctira del D. Barlol iiumeo Malfalti (E. RubichJ. — Rassegna bi- bliografica. BoUetlino delle Leggi ed alii ufficiali per te Provincie vcnelc. Parte I, puutata VH ed VIII. J » II, » VII. — Vienna 1858. Archivio meteorologico cenlrale italiano. I.' pubblicazione. — Firenze ^ 858. Atli dell' Accademia fisico-medico-statisiica di Milano. Vo- lume III, anno XIII, dispensa 5. — 1858. • ' ■' " Indira delle materie. • ■ :l \.' F.stratto d-i Prdccsso Verbale della XVll Seduta del 12 agnsto I8;i8. — 2." Rusconi Pielro. Opiiiicni intorno al sisteiiiatico icisegiianiento ele- nieulare dello scrivere, cioe Kagionamento suUa cusi delta calligral'ia. i'uut. II. — 5.° Francin aw. Giuseppe. Kappoi-to presentato all'Acca- — 623 — demiafisicn-medico-statistica in Milano snlla Memoria pnbblicata nel- I'aprile 1857 fiall'avv. cav. Consnlo di Venezia. in punto se convenga o menu abolire le leggi esisteiiti contro I'usura. — Progi-amrua per due premii d'istiluzion« Ravizza. Osservazioni zoologico-analomiche sopra un nuovo genere di crostacei isopodi sedentarii (Gyae brunchialis) del prof. Emilio Cornalia e del dott. Paolo Panceri. — To- rino 1838. Alti delta r. Accademia de' Gcorgofdi di Firenze. N. 1 9, nuo- va serie, dispensa 5, T. V. — 1858. PoUislore, giornale di scienze morali (in Armeno). N. I I o \2.~ Venezia 1858. Le piante fiossili deW Oolite descritte ed illuslrate dal bar. Achille de Zigno. Piinlata II. — Padova 1858. • ■i >:'.':i\y,U .1 ■ !A>J • V ■■■4 -•/»"•■.''' ■ '•n"- '• •s - i', ^-^.'Kr;!/. iazi>\\\ c\ tit' lie' lav I. UMili (^'lu' cA(tn iitx.li^ Tav I! A ,.J//i ,UI/'ll/h/i/nii>rr,i,-/o Srnr III i„l If c'|.u.('iU. O.ftVu-Ml, MV.y.nuaU Tnv II |4J4H^'-t++-l-t- 'tnii I iciu ^'u^-cUc'i 1 1 t 1 u I ili(<^i i>i<^|M<.ii .ti iiii,ii,\iu' cic't c^iiallu' ptiiii'ipo.!! ivult c^iiallu' ptiiii'uv IJ . v^itYVmiiiit'' l\'i ivnli ucffo .^^Xciioiii L' lu'i iiuvi' — - — r — '' / X I'lvlll \ \ > \ ; \ NXf) JW ONO nso so $so E F.SE S SX£ NE M'S N x.vo NO OXO ' / p 1 — Od'O SO sso s SS£ SS SSE E em A' 1 1 \ / \ \ \/ \ \ \ NXE N \ \ "T? 1 Ik 1 V i/ I ^ y^ \ s \ i i /^ \ \ / '— 1 1 7 V 1 1 1 ^^1""-— V S \ 1 r y \ ^ j \ / '^\^ \^ \ / 1 1 jS 1 1 1 J i 1 4 j J 4 i ^ % 1 1 1 I 1 . 4 1 ii I 1 1 1 1 1 1, 1 (foiifdria ''''■Ti'.';i^ DIAntoTuoBerti .irsejm -H h H \—\- AJiW 1858-59 DISPENSA (IIARTA SlIL CLIi DI I V'UO*';!) !■ .J STUDII DEL DOTT. ANTONIO BERTI TRATTI ' H DALLE OSSERVAZIO.M MhTEOROLOGICHE DLL VK.ME.NMO i8jG-53 Kl> ACCOMPAGNAll DA TAVOLL >L.>IKBICHE E liRAHCHE ' ' -',^Zc I (Contliiuazioae dell.i pag. aSS del preseole Toltime.) DELLO STATO ATMOSFERICO. MJe tavole, che si riferiscono alio stato atmosferico, o alie qualita diverse dei giorni, sono le segucnti : I. Stato atmosferico inensile ed annuo durante ii vcn- tennio -1 856-55. II. Souime annuo delle diverse quality dei giorni nel ventennio 4 856-55. HI. Quantity dei diversi giorni distribuite per mesi nel ventennio 4 856-55. f>»ii IV, Media quantita mensile ed annua dei diversi giorni nel ventennio 1856-55. V. Stato atmosferico del ventennio 4 856-55 espresso in oentesimi della quantita totale dei diversi giorni. VI. Quantity dei diversi giorni distribuite per mesi nel decennio 4 856-45. Serie III, T. IV. -4 — 250 — VII. Stato atmosferico del docennio 1856-55 espresso in cenltsimi della quanlita totale dei divcrsi giorni. VIII. Quantiti dei divcrsi giorni dislribnite per mesi nel deccnnio 18 50-55. IX. Stato atmosferico del docennio 18 56-55 espresso in centesimi della quanliti totale dei divcrsi giorni. X. A. Slato atmosferico del docennio 1836-45 espres- so in millesimi della quantita mensilc doi divcrsi giorni ; B. Stato atmosferico del decennio 4 8 56-55 espresso in millesimi della quantita monsile dei divcrsi giorni. XI. Stato atmosferico delle stagioui nel decennio 4 856-45. XII. Stato atmosferico dolle stagioni nel docennio 1846-55. XIII. Stato atmosferico dellc stagioni nel I e nel II de- cennio espresso in millesimi della quantita totale dei giorni. XIV. Epilogo quinquennale dello stato atmosferico per sonmic e per medic delle diverse giornate. XV. Coufronto delle oscillazioni quinquennali dello sta- to atmosferico con quelle delle macchie solari. A questa enuraerazione aggiungo le definizioni, che ser- virono di guida a determinare la qualitii diversa dei giorni; Si sono chiamati Ae//j,.non solamente que' giorni, nei quali non apparve nube nel cielo, ma quclli eziandio, ch'eb- bero un cielo non affatto trasparente in tutte le ore, o con qualcbe nube picciola e passeggiera. Quindi la rubrica dei belli abbraccia quelli, die ne' diarii sono indicati come hellissimi, belli, sereni, quasi sercni o semisereni. Per varii s intendono quelli, ne'quali I'aspetto del cielo non si mantcnne costantemente sercno, ma fu in qualcbe ora coperto o piovoso, o nebbioso, o sparso di molti am- massi di nubi e con aria quando quieta c (juando agitata. — 257 — I varii (hinquo coniprendono molti giorni, clie nel comnne liiiguaggio si denominaDO huoni se non belli, e molti clie si dicono caltivi, ma che non furono sempre coperti. Si collocarono nei nuvolosi que' giorni, ne'qiiali a tutte e tre le osservazioni il cielo si mostr6 coperto, o quasi, di nubi. Tutti i gioini, che hanno una delle Ire summenlo- vate qualiti'i, sommati insiemo, formano piesso a poco il numei'o totale de' gioini dellanno: non pero esatto, essen- dosi preso partito di collocare nei piovosi, nei nevosi o nei nebbiosi, quelli in cui uno di tali acoidonli meteorologici si trova indicato in tutte o ire le osservazioni diui-ne. Tale metodo di enuiuerazione non 6 forse quello se- guito dai piii ; ma pai've a me che I' avere nella soniina dei Humeri disposti nelle tre prime rubriche il numero com- plelo doi giorni d' y\n anno a null' altro giovasse che a gua- rentigia della esattozza dei caicoli, mentre nel raodo da me prescelto la differenza tra quella slessa somnia e il nu- mero annuo dei giorni mi fa tosto conoscere quanli di tali giorni fossero tutti piovosi, nevosi o nebbiosi, i quali alia fin fine sono i pegglori dell' anno. E infatti io so in questa guisa che i giorni forniti di tali incoraode qualita oscillauo fra ri e il 18, e sono 8, 2 a termine medio per anno (Ve- di Tav. IV). Queste tre rubriche poi, oltre ai pochi giorni sovrac- cennatij contengoiio (|U(Mli che, avendo partecipato per breve ora soltanto ad alcuna di tali qualilii, figurano nei varii o nei nuvolosi. Del pari le seguenti rubriche con lam- pi, con lemporale, con minaccia di lemporale, con gran- dine, contengono giorni gia enumerati nei varii e nei nuvo- losi ; le due ultimo invece con venlo forte, con venlo me- diocre abbracciano molti giorni appartenenti, non solo ai varii ed ai nuvolosi, ma anche ai belli. — 258 — In questc iiltime I'ubricho si e dovulo acconciarsi alle indicazioni esistenli nei diarii raeteoroIogU'i per falsare mono ehe si fosse possibile 1' idea entrata in mente all' os- servatore nell' atto stesso in cui osservava. P. e. e difficile il dire astrattameiite, {he cosa s' iiitonda per viiaaccia di temporale, al contrario e facile intendersi quando laic mi- naccia e presente. Ora qneste minacce di lemporali sono alcuna volla indicate ne' diarii, e per lo piu coll' indicazione circostanziata, quindi io riteiini qiiella deiiominazioue, e mi giovai delle indicazioni per colloi-are in tale rubrica quei giorni,ch'ebberocoiulizionimeteorologicliesiniiliopari. An- che i temporali sono quasi sempreindicati ne' diarii col no- me loro, ed osservai in generale essersi attribuito tal noine a que' fenomeni atraosferici, in cui si riunivano almeno Ire elenienti meteorologici, vale a dire, i lampi e i Itioni ed // vento forte con pioggia o con grandlne. Percio io dovelli seguire lo stesso melodo, e fare allrettanto, quantuiique non ignori esservi parecchi ed illuslri tisici, ehe danno alia voce temporale un piii aiupio significato, comprendendo in essa qualsiasi nianifestazione di elettricita atinosierica, ehe acconipagni la pioggia. E infalti, cliianiando temporale ogni pioggia acconipagnata da lampi e da tuoni si facilita cerlo I'enumerazione, e si segnano giusti conlini alia voce, ma d" altra parte la si lt)glie dal suo prinio e popolare significalo, e la si adopera ad (isprimere un ordine di fatti ai quali nel linguaggio comune non si allribuisce un tal nome.Dunque, malgrado chc il dislinguere i temporali dalle pioggie comuni torni difticile qualora si prescinda dai segni eleltrici, o si cerchi la dislinzione, non nclla presenza loro o neir assenza, ma in una gagliardia maggiore o minore, io non credo di andarraene errato seguendo il metodo dei diarii, e collocando nella rubrica dei temporali que' feno- — 259 — nipni, die come tali sarol)l)ero stati da ogiuino ricono- sciiiti (1). La rubrica della grandine percio abbraocia giorni gu\ eriiimerati nei leinporali; quella di'i lamp! inveee raccoglie tiitte \e pioggie noii teniporalesclie acconipagnate da lampi e da tuoni, e di piu i lainpi, che vengono da ammassi di nubi accumulate sull' orizzonte e qiielli noltiirni a cielo sereno. Avveito che questi ultiini soiu) in pitciolissiino nu- mero, non essendosi annotato nei dlarii clie i vivi lampeg- giamenti, per ciii ne viene che i giorni con lampi, tranne poche eccezioni, rappresentano quelle pioggie eslive con segni elettrici, ma cui non si giudico daH'osservatore ap- partenersi il nome di temporali. Da queste necessarie dilucidazioni soeiido all' esanie dello stalo atmosferico, che sari breve, avendo gia in calce alle tavole raeteorologiche, che lo risguardano, abbondato nelle aniiotazioni piu di quello die il facessi per gli altri elemenli. GiouM BELLI. II lore lemiine medio annuo in un ven- tennio e di 09, 85 (Vedi Tav. I.V) ; cioe un quinto circa del numero totale dei giorni. Questa media diversitica al- quanto nei due decennii essendo (Vedi Tav. VI ed VIII) nei I di . . . . 70,90 •'■'*> nei I[ » . . . . G8,80 differenza 2, 1 e piii ancora nei quin([ueiinii, nei quali, tra il piu e il meno bdio la differenza e di 15,60 (V. Tav. XIV). Per le sta- (1) Pel rt'sto che iutorno alia deOnizidiie dei temponili i metod- rolo}ii sieni) poco cuiieordi, io dirnnstra il fatto che il Rfemtz aiuiu- vera per Padova a ierniiue nit'dio annuo temporali 17,8; il Fu«(iue- ville 41,9. — 2(jO - gioni invoce la media 6 di 17,20; pel mosi c di 5,82, e quanto alio oscillazioni di queste medic abbiamo (V. Ta- vola IV e Tav. XI e XII) '"■ la state con giorni belli. . . . 21,90 •■"''* la pi'imavera con giorni belli . . i 5,75 differenza 6,25 '■■ r agosto con giorni belli .• . . 8,85 "'■'" ^''' 11 maggio •» » ... 3,70 diffcrenza 5,15. Da ci() si deduce che tanto per le prime, come pei se- condi, la semisomma degli estremi mcdii supera la relaliva media totale ; perche infalti , . ,, 21,90 -f 15,75 la prima sarebbe . — - — = 18,82 ; " 8,85+ 3,70 _ la seconda » . — ^ — ■ o,^7. nun(iuc quella supera la media totale relativa di 1,02; questa di 0,45. Queste medie nellestagioni calano dairinverno alia pri- mavera; crescono dalla primavera alia state; calano nuova- menle dalla slate all'autunno ; nei mesi crescono rcgolarmen- te dal gennaio al marzo inclusive ; caiano da questo niese al maggio; crescono dal maggio all' agosto; scemanodi nuo- vo dairago-;to aH'oltobre, e si rifauno piCi grosse dall'ottobre al dicembrL'. SI che nelle stagioiiile belle giornate hanno due maxima in inverno e in estate, due minima in primavera e in autimno ; nei mesi tre maxima in marzo, in agosto ejn diceinbre; due minima in maggio e in ottobre. Questo rao- vimento 6 un cffetto composto di molte cause, fra cui pri- meggiano il picdominio e la frequenza dei venti. — 26i ~ GioRNi vARii. II termiue medio annuo dei giorni varii e di 192,35; ci6 oltre alia mcla dei giorni dell' anno. II primo decennio ne Iia 'I8!),20 • ../ » secondo » » » ^ 95,50 differenza 0,30 dei quinqueiinii il pill vario ne ha ^ 95,80 »i meno » «• » 187,00 differenza ,.. ) )) . . 93,00 differenza 4,10 c dei quinquennii il piu piovoso ha . . . . 09,80 1) meno » » . . . . 86,40 differenza 13,40. Delle stagioni il termine medio d 22,74 ; dei mesi 7,58; e queste raedie oscillano nellc stagioni (1) Conipleta raccolta di opuscoli, osservazioni ec contenuti nei giornali astro-meteorologici del fu ab. prof. Giuseppe Toaldo ec. Veue- zia 1803, tonio IV, pag. 159. - 265 — fra quella della primavera, ch'6 . . 27,95 e » dell'inverno » » . . 17,50 differenza ^0,45; nei mesi fra quella del maggio ch' 6 . . . . 1 0,50 e del gennaio » » . . . . 5,45 differenza 4,85. Dai quali numeri, se si traggono le semisomme degli estre- mi medii, si ha pei giorni piovosi una relazione di que- ste colle medie totali diversa affatto dalle preredenti, vale a dire, tali semisomme sono minori delle medie per le sta- gioni; maggiori pei mesi. Infatti 27,95-h47,o0^^^^^^^ .h :.-:,■ ^io^^^ .„,.^ , . , ., ,;.. 2 .... ^... . r .. cio6 le prime calano di 0,52, le seconde crescono di 0,20. Le medie mensili infine crescono regolarraente dal gen- naio al maggio inclusive; calano da questo mese al luglio; crescono di bel nuovo a tutto novembre, poi calano a tutto gennaio: lianno insomnia due waxima, uno in maggio, lallro in novembre; due minima, uno in gennaio, Tallro in luglio. Questo moto si ripete nclle stagioni : anclie in esse le medie sono minori nolle stagioni eslreme, maggiori nelle temperate. Osscrvo che le medie mensili dei giorni pio- vosi seguono in generale il raovimento osservafo nolle quan- tita della pioggia, con qucsta differenza che per la pioggia uno dei due maxima cade in ottobre, pei giorni piovosi in novembre. Dunque in questo mese le pioggie sono piu frequenti, ma piu scarse. E degno anche di osservazione che il minimum invcrnale e minore dell' estivo ; e che quin- di da noi le pioggie sono non solo piii abbondevoli, come — 26« — si disse nel lapitolo del pluviomelro, ma eziandio piii fre- qucnti quando se ne ha piu di bisogno. ., . GioRNi CON NEVE. II loro tci'miQe medio annuo nel ven- tcDDio e di 7, 1 0; piccolo numero a vero dire, che dimostra con tutta eloqucnzu la mitezza de' nostri inverni. Questo termine medio e poi nel I deeennio 8,50 » n u 5,70 differonza 2,80 e dei qiiinquennii il piu nevoso ha . , . . 0,00 il meno » » . , . . 5,00 differenza .^,00. I giorni nevosi sono da noi chiusi entro sei mesi, cio6 dal novembre a tutto I'aprile; e toccano quindi tre stagioni, T autunno, I' inverno c la primavera. La media loro ristretta alle tre stagioni e di 2, 47 ^ la stessa pei sei mesi 6 di ^,I8. Di queste medie la maggiore dclP inverno e di . . 5,35 la minore dell' autunno an. . 0,25 differenza 5,10 la maggiore del gennaio e di . . 2,65 la minore del novembre » » . . 0,25 differenza 2,40. Qui le differenze riescono assai grandi, c percio le se- misorarae degli estremi medii sono ben lungi dal rap- prcsentare le medie totali. Esse anzi devono superarle, potendosi ammettere in generate, che tali semisoramc supe- rino le medie ogni qualvolta le quantity, donde queste fu- — 267 — rono tratte, sono inegualmeote disposte nelle stagioni o nei niesi. Infatti 2,654-0,26 ^—z=\,^b I cio6 la prima supera la media delle stagioni di 0,40 ; la seconda siipera quella dei mcsi di 0,27. Del resto queste medie crescono da I novembre al gen- naio inclusive ; calano di queslo mesc all' aprile : seguendo cosl un ordine inverso a quello della teraperalura, la quale da noi offre la media minore in gennaio. GioRNi REBBiosi. II loro tcrmine medio annuo pel ven- tennio e di 53,45, eh' e quanto dire riindecima parte circa dei giorni di un anno. .• , ,, Questi giorni sono, a termine medio, >; vi .: nel I decennio .... 29,90 •> II » .... 37,00 differenza 7,10 c dei quinquennii il pill nebbioso ha . . . 42,20 • . < il meno » «... 28,40 differenza 13,80. Per le stagioni il termine medio 6 di 8,50 ; pei mesi di 2,79. Fra il massimo poi del vcrno, che 6 . 20,00 e il minimo della state « » . \ ,55 corre la differenza di 1 8 65 ; e fra il massimo del gennaio, che e . 7,70 c il minimo del giugno a n . ^,30 la differenza di 6,40. — 2()8 — Dimqiie pci gioini ncbbiosi, conic pei nevosi, il ter- niino medio noii piK^ cssero rappi'osentalo dalle semisoni- nic degli oslremi mcdii, ma quesle devono superare (luelli. Infatti , . , 20,004-1,35 .^^^ la pnma d -^- J-^ = 10,67 _.,.., , , . 7,70-fi,30 ' < .' la scconda e — - — ^ =: 4,50; cio6 qiiella supera la media delle stagioni di 2,31, questa supera quella dei mesi di 1,71. Qucste modie si muovoiio con ordine precisamente inverso a quello delle medie dei varii, cioe diminuendo dal gennaio al giugno inclusive ; aumentando da qneslo mese al dicembre. ft degno di annotazione che tale ordine t; opposto altresi a quello della tompcratura, nia con que- sta differenza che la temperalura raggiunge il suo maxi- mum in luglio ; le nebbie hanno il loro minimum in giu- gno. Dunqne non e la sola temperalura, che influisca col suo elevamento a tenere scioUi ncll' aria i vapori , che altrimenti appariscono sotto forma di nubi o di nebbie : havvi ad essere uii' altra causa (e forse celata nel pre- dominio dei venli) die rende il giugno meno nebbioso del luglio. GlORNl COIN 14MPI, CON TEMPORALE, CON MINACCIA Dt TF.M- poKALE B CON GRAADixE. Racchiudo qucstc quality di gioriii in una trattazione comune parendomi ne utile ne possi- bile il separarli. I giorni con lampi a terraine medio, sono 15,i0per anno ; quelli con teraporale 8,53 ; quelli con minaccia di teraporale 5,35; quelli con grandine 2,55. — 209 — I pi'iiiu nel I deceiinio sono , . . 12,00 » II ■) ..... 44,80 differenza ...... 2,80; i second! nel I decennio sono . . . 9,40 » II n I) ... 7,70 differenza *>70; i terzi oel I decennio sono . . . 2,40 ■ » II » » ... 4,50 «''> differenza 1,90; i quart! nel I decennio sono . . . 2,70 .. II » ..... 2,60 ' differenza 0,10. Dei quinquennii poi fra quello, cii' ebbe piu giorni con lanipi, e quello che n' ebbe mono, la differenza e di 5,40 ; fra quello, ch'ebbe piii temporal! e quello, che n'ebbe mo- no, la differenza e di 6,20 ; fra quello, ch' ebbe piu rai- nacce di temporal! e quel, che n'ebbe meno, la differenza e di 4,80; fra quello inflne, ch'ebbe piu grandinate e quello, che n' ebbe meno, la differenza e di 4 ,60. Dei primi la media per le stagioni 6 3,35, pei mesi 4,22 ; de! second! la media per le stagioni e di 2,14, p,ei mesi 0,74 ; de! terzi la media per le stagioni 6 0,84, pei mesi 0,30 ; de! quart! per le stagioni 0,66, pei mesi 0,23. Le oscillazioni di queste medie sono nelle stagioni pei primi da . ^ . . . 8,45 ^^'ji^; i a ..... 0,40 differenza 8,5S ~27U — pel secondi da 4,1 a 0,23 differeoza 5,85; pci lerzi da 1 ,85 a 0,10 differenza ^,75; pei quarli da -1,45 a 0,10 differenza ^>33; nei mesi invecc pei priini da 5,50 a 0,00 differenza 5,50; pei secondi da 4 ,00 a 0,05 differenza 1,55; pei terzi da 0,80 ■ a 0,00 differenza 0,80; pei quarti da 0,90 a 0,00 "' differenza 0,90. Da questi confronli risulta intanto che, ricondotta la voce temporale al suo popolare significato, 11 uumcro loro dmiinuisce d' assai su quello datoci dagli scrittori di me- leorologia per Venezia e per le citta adiacenti, non essendo ne meno di nove giorni per anno. Le tavolc dello slato almosferico poi ci mostrano potervi essere un anno, ill 848, senza temporali ; come ci mostrano che nell'anno piii ricco di essi, il \ 853 non so ne annoveravano che 23, numero lut- tavia inferiore ajla media assegnata aPadova da Pouqueville. — 271 — Questa differenza non rauta gran fatto ii6 meiio se si uniscono in un numero comune i tcmporali e le minacce di temporale, imperciocch(> si avrebbero sempre, a termine medio annuo, giorni J 1,90, e per I'anno piu temporalc- sco giorni 27. Piu vicina alia nostra media pare quella del Kaemtz, clie probabiimente comprende tutte le pioggie con lampi e con tuoni. InfatU, secondo questo insigne meteo- rologo, i temporali a Padova e sulle coste orientali dell'A- driatico sarebbero, a termine medio, 17,3 per anno. Ora se si sottraggano dai giorni con lamp! quelli, in cui il 1am- peggio era a cielo sereno o sull'orizzonte, i quali, per quan- to mi da il replicato ed attento esame dei diarii meteoro- logicj, sono circa un quarto della somma totale, e a que- sta somina cosi ridotta si aggiungii quella dei temporali e delle minacce di temporale, si ha tosto l!i^-|_ 8,53-^3,35 = 21,90, ' numero molto prossimo a quello del Kaemtz. Questi con- fronti ci fanno anche conoscere che temporali ve ne sono in tutli i mesi dell' anno ; non cos! giorni con lampi e con grandine e con minaccia di temporale, i quali mancano nel gennaiOj il che vorrebbe dire chc se in questo mese vi sono manifestazloni elettriche esse hanno sempre tal ga- gliardia da procacciare alia pioggia^ cui s' accompagnano, il uome di temporali. Del resto le medie dei giorni con lampi e con minac- cia di temporale crescono dal febbraio al luglio inclusive ; calano da questo mese al dicembre : quelle con temporale crescono pure dal gennaio al luglio ; ma fanno eccezioue pel maggio, il quale ha una media, che supera 1' antecedente e la susseguente. Quelle dei giorni con gragnuola invece raggiungono il loro maximum in raaggio, e calano da que- Serie III, T. IV. 56 272 sto mesc al diccmbre. Dnnquc il maggio e non solo mcsc teniporalesco, ma quello in cui cado da noi con piu fre- qucnza la grandino. Anclic la proporzionc fra i giorni con grandine e quelli con tcmporalo c raaggiorc pel maggio clic per gli altri racsi: nel maggio i primi slanno ai socondi co- me I ad 1,50 cioe dne terzi dci tomporali danno gra- gniiola ; nel luglio quelli slanno a qucsti come I a 5,55, ossia di cinque temporali appena uno da grandine. II rap- porto annuo dolle grandinate coi temporali e di I a 5,5G ; sommati insierae i giorni con lampi, con lemporale e con minaccia di temporale allora il rapporto delle grandinatc con essi e di 9,92, cioe per circa dieci giorni con lampi e tuoni, uno con grandine. GlOUKI CON VENTO FORTE E C07J VENTO MEniOnUE. Ilo giu altrove avvertito come ne'diariinon si cominciasse a tene- rc nota quotidiana sulla forza dei venti clie dal l."gen- naio 1854 : innanzi quell' epoca si notavano solamente le piu sensii)ili agitazioni dell' aria colic indicazioni di venti- cello^ vcnlo, vento forte e venlo forlissimo ; e queste nella rubrica dcllo slalo atmosferico. Percio si fa qui inlorno la forza del venlo quel breve cenno, che non pole Irovar luogo a proposilo delle tavole anemoscopiche e se ne Iraggono que' pocbi corollarii, che sono consentiti agosto » :\,\(y » settcrabrc » : 1,56 » otlobi'O 1) : 1,51 » novembrc » : 1 ,56 1) dicembrc » . \ : 1,55, cioe r aprile a\erc comparativamente ai forti il niaggior numero di venti mcdiocri ; 1' agosto comparativamente a quesli il niimero maggiore di quelii; \ I ." Che il maximum assoluto dei forti e nel marzo e del mcdiocri iieir aprile ; il minimtim d' ambedue neH'a- gosto. A tutti i falti e le deduzioni riferibili alia stato atmo- sferico aggiungo, come dalla comparazione delle diverse quanlita medie quinquennali colle oscillazioni delle mac- chie solari risuiti starsene in ragione diretta di quesle le medie dei giorni belli, in ragione inversa quelle dei varii, dei piovosi e dei giorni con vento forte. Pero le medie dei giorni varii se si alternano nel modo indicato da quinquennio a quinquennio, qualora si piglino questi a due a due e nel loro rispellivo decenuio, altretlanlo non accade se si con- siderino nel ventennio ; che allora tali giorni si veggono crescere di quinquennio in quinquennio siiio alia fine. Da cio si potrebbe argomentare una tendenza dello stato almo sferico a rendersi sempre piu incostante. 278 — CONSIDERAZIONI GENERALI. DlFFERENZE FR.A I DATI METEOUOLOGICI DEI DUE PECENINlt. 11 priiiio (leconiiio diffcrisce dal secoiulo in qucsto : che la media altezza barometrica, e la raassima oscil- lazione soiio in csso maggiori ; la media temperatura e minure, e la massima osciila- zione di essa maggiore; la media umidiU'i maggiore, e la massima oscillazione di essa minore ; la quantiti della pioggia minore ; la freqiienza de' venli nordici e de' meridionali mi- nore ; quclla degli oricQtali e degli occidentali mag- giore. Esso inoltre ha im numero maggiore di giorni belli, di nuvolosi, di nevosi e di (eiuporalescUi ; uno mi- nore di varii, di piovosi, di nebbiosi, di ventosi, c questi con forza di vcnlo minore. CaRATTEUI METEOROLOGICI DIFFER ENZIALI TULLE STAOIONI. L'invcrno ha Ic osL-illazioni barometriclie maggiori ; le medie di'lla temperatura minori; le medie uniiditfi e !e me- dic loro osciliazioni maggiori ; le minori quanlila della pioggia e le minori osciliazioni di esse ; la freqnenza mag- giore de'venti nordici, e la minore de' meridionali; il nu- mero maggiore di giorni nuvolosi, nevosi, ncl)l)iosi, il mi- nore di varii, di piovosi e di leniporalesehi. — 279 — La primavera lia le minori medio barometriche e lo maggiori oscillazioni dclla temperatiira ; la maggioro fre- quenza de' vcnti orientali c di qiielli di garhino ; la minore do' nordic'i, degli occidenlali e de'maestrali ; il numero mi- nore di giorni belli ; il maggioro doi ventosi, e la maggiore forza dei venti. L'estate ha lo medio baromelricho maggiori collo oscil- lazioni minori ; le maggiori medio temporature ; le medio innidita o le oscillazioni loro minori ; la maggiore froqnen- za do' venli sciroccali od australi ; la minore di quelli di N.N.E., di E.N.E. di N.N.O. ; la maggiore quantiti doi giorni belli, doi varii e dei temporaleschi, la minore doi nuvolosi, dei nebbiosi o dei ventosi. Questa stagione man- ca dei giorni novosi. L' antnnno Iia le oscillazioni deila temperatura minori; la maggiore quantita della pioggia e lo piu largho sue oscil- lazioni ; la maggiore frequenza dei venli di O.S.O.; il mag- gior nnmero dei giorni piovosi, il minore dei oevosi e di quelli con vento forte. ; CARATTEr.I METEOROLOGICI DIFFEllENZlALI DEI MESI. II gonnaio ha la media barometriea piu prossimaa quella dell" anno ; la media temperatura minore; la minore quan- tita della pioggia; la massiraa frc(iuenza nei venli di N., N.N.E., O.S.O., e N.N.O. col prcdominio di N.N.E. ; la mi- nore fr'^quenza in quelli di S. ; il numero maggiore dei giorni nevosi e nebbiosi ; il minore de' piovosi e dei tem- poraleschi. II febbraio ha la minore media delle minime altezze barometriche; la media oscillazione igrometrica maggiore; la maggiore frequenza nel vento di E.N.E. col prcdominio di N. E. Senc III, T. IV. 57 — 280 — II marzo Iia la media osciliaziono dolla tcmperatura maggiore ; la minima uscillazione assolula doll' umiditi ; la maggioro frcquenza nel vento di E. col prctlomiaio di N.N.e! ; la minore in quelli di N.O. o di N.N.O ; il mag- gior numero dd giorni vontosi e la maggiore lorza dci vcnti. L' apriic ha la media baromelrica minore, la lermomc- trica e la pkiviomeliica piii prossime a quelle dell' anno ; la massima osiillazione igi'ometrica ; il pi-edominio del S.E. ; la minima IVeqneuza nei venti di O.S.O. ; il maggiore nu- mero dei giorni con venlo mediocre. II raaggio ha la media igrometrica, che piiis'appros- sima air annua ; la maggiore frcquenza del S.S.O. col pre- dominio del S.S.E. ; la minore del N. o del IX.N.E. ; la mi- nore oscillazione nella frequcnza meilia dei venti; il numero Uiaggiore dei giorni piovosi e delle grandinaie ; il minore dei belli. II giugno ha la media oscillazione igrometrica minore; la maggiore frequenza e il predominio dd S. ; la miaore del N.N.N., N.E. ed E.N.E ; il niaggior numero dei giorui varii, il minore dei nebbioi-i. !l luglio ha la media e 1' assoluta oscillazione baro- melrica minore ; la maggiore media lermometrica ; la mag- giore frequenza dell' E.S.E. , S.E. e S.S E. col predomi- nio del secondo ; la minore dell' 0. e dell' O.N. 0. ; il mag- gior numero dei giorni lemporaleschi ; il minore dei nu- volosi. L' agoslo ha la media baromelrica non correUa mag- giore ; la igrometrica minore ; la massima oscillazione nella quanlila dclla pioggia ; il predominio del S. E. e la rainoi'c IVeqrienza del S. 0.; il numero maggiore dei giorni belli ; il minore dei venlosi colla minore forza dei venti. — 281 — II settembre ha il predominio di N.E. e nessun estrerao meleorologico, che lo distingua. L'ottobre ha la media e I'assoluta oscillazione termome- trica minori ; la media igrometrica maggiore ; la maggiore quantita della pioggia ; la frcquenza maggiore del S.O. col predominio del N.E. II novembre ha il predominio del N. ; il maggiore nu- mero dei giorni nuvolosi, il minore dei ncvosi. II dicembre ha la media e 1' assoluta oscillazione baro- metrica maggiori; la massima oscillazione nella frequenza media dei venti; la maggiore frequenza del N.E. , dell' O.N.O e del N.O. col predominio del N.E. ; la minore dell' E., E.S.E., S.E., S.S.E. e S.S.O. ; il minor numero dei giorni varii. • ReLAZIONI DELLE MEDIE TOTAL! BAROMETEICHE, TERMOME- TRICHE^ ICROMETRICHE E PLCVIOMETRICHE COGLl ESTREMl MEDII RELATIVI. Le medie totali stanno piu presso alle medie massime che alle minime pel barometro, pel termometro e per I'igro- metro; sono piu presso alle minime pella quantity della pioggia. Quindi da noi il barometro e.piu di frequente alto che basso ; la temperatura piu spesso calda che fredda ; r umidita piu spesso abbondante che scarsa ; la pioggia piu spesso moderata che trabocchevole. ReLAZIONI DELIE MEDIE BAROMETRICHE, TERMOMETRICHE ED IGROMETRICHE QUINQrENNALI COLLE MEDIE OSCILLAZIONI DEGLI STROMENTI. Nel barometro le medie altozze quinquennaU stanno in ragione dirctta dello medie oscillazioni ; nel termome- tro e neir igromctro le medie temperature e le medie umi- _ 282 — dila (|niiiquenu;ili slaiino in ragiono invcrsa allc medic osiif- lazioni degli stroinonti. Di lalo corrispondcnza non c scni-' pre facile inleudore le caii,!Oui. Osscrvo cio nulla nicno, qiianlo al baronielro, clie il movinienlo delle niodic qiiin- quennali corrispDiide a quello dei giorni varii ; anclie il nnmero loro, come la media baronielrica, e minore nel I decennlo, niaggiore nel II ; ercsce dal raeno al piu nei quinqucnnii, ed 6 massiraa nel quarto di essi, Ora, sieco- conie le maggiori oscillnzioni sogliono osservarsi nei gior- ni varii, stante clie nei belli o ne' nuvolosi il baronielro si scrbi alto o basso, ma poco o nulla si muova, cosi ra- gion vuole chc ne' quinquenni ineno varii, i quali vcdem- mo essere forniti di media baronielrica minore, anclie le oscillazioni sicno minori, nei piii varii, niaggiore. Gosi tornasse iiieno duro I'intendere, comi3 i quinquennii prinii abbiano la media baronietrica minore, avendo maggioi-e if numcro dei giorni Itelli, ne' quali il barometro suole con- servarsi piuttosto alto. Quest' anomalia dec provenire in parte dalle osservazioni non ridotte alio zero, c dalia cir- costanza clie, durante la state, collo spirare do' venti sci- roccali ed australi e con elcvazione barometriea oscillante intorno alia media si lia pure una successionc di giorni perfettamenle seicui. Piii facile c comprendere il perclie di quella ragionc inversa, clie si nota fra le medie ternionietriche ed igro- iiietriclie c le oscillazioni degli stronicnti. Infalti la Ta- vola VI del termoiuetro ci mostra aunientarsi la media quinquennale specialraente per 1' aunicnto dcUa tenipcra- lura primaverile, auinenlo, cbe provieno dal serbarsi que- sta alquanlo elevata e oscillare meno cIkmiou soglia nei nostri climi e in quella stagione. Ora le maggiori oscilla- zioni IcrniDniotricUc si nolano appuoto nella priiiiavci a, ed - 283 — ecco che nei quinquennii, in ciii tale stagione obhe tempo- ratiira piu cqUabile, si Irovera non solo, come dicevasi, la media piii eicvata, ma eziandio Ic osciilazioni piu strelle. Anclie per 1' igromelro la ragione parmi evidente. Le gran- di osciilazioni di qiiello stroraento non a\'vengono da noi per iin aumenlo dell' umidita, la quale abbonda ncl nostro clima, ma per frequent! o forti dirainuzioni di essa ; in una parola sono le sopravvegnenti siccita e non gli straor- diiiarii umidori,che allargano le osciilazioni di qucllo slro- mento. Dunque se la stessa causa, che dilala le osciilazioni, concorre a sminuire la media igromelrica, non e nieraviglia die quesia sia in ragione inversa di quelle. ReLAZIONI DEI DUE VE?el- lissimi, i sereni, i qnasl sereni; la seconda i sereni foschi, i semisereni, quelli con nubi sparse o voganii ; la terza i mivolosi, 1 nebbiosi^ i burrascosi ; la quarta i pioviggiiiosi e i piovosi. Quindi riducendo tali indicazioni alia nota scala della serenita del cielo, die va dallo 0,00 all' 1,00, la prima rubrica andrebbe dallo 0,00 alio 0,30; la secon- da dallo 0,31 alio 0,80; la terza e la quarla unite dallo 0,81 air 1,00. Ecco le tavole : 284 — Mesi N.E. S.E. o u £ 3 « To fco "a. o semiser. nuvolo a To o Geniiaio . 03 25 99 30 4 40 4 Febbraio. 85 22 112 36 30 9 27 3 Marzo . . 70 46 85 37 71 46 58 7 Aprile . . 41 27 60 39 89 29 70 49 Ma-gio. . 32 21 52 49 76 34 75 20 Giiigno . 31 22 62 48 402 45 43 9 Luglio . . 59 35 63 23 450 62 37 42 Agosto . . 82 43 66 49 440 34 44 9 Settembre G3 34 87 25 97 32 45 Ottobre . 81 42 426 36 35 40 27 9 Novembre 05 40 415 49 8 4 46 4 Dieembre 133 49 420 35 5 3 40 2 835 376 1042 370 809 266 402 440 — 285 — Stagiom N.E. S.E. o s _o o S To o 3 5 ta o 3 •;: fco c 31d 96 =^ O/ a la, Inverno . 337 407 41 43 47 9 Priinavera 143 64 496 94 236 79 203 52 Estate . . 172 -100 481 59 390 434 424 30 Aiitiinno . 209 416 328 440 440 43 88 49 835 376 4042 370 809 266 462 440 Se badiarao ialanto alio somine totali de' giorni se- reni e de' nuvolosi noi troviarao piii freqiienti qiiesti die quelli col N.E. ; piii quelli cbe qiiesli col S.E. lufatti col pt'imo vento i belli stanno ai coperti come I : 1,24; col secondo invece come 1 ,75 : 1 , cio6 su nove osserva- zioni, in cui spiii il N.E., qualtro danno cielo sereno, cin- que iiuvoloso ; sopra undici, in cui soffli il S.E., sette fiate il oielo 6 sereno, qualtro e coperto. Vediarao adesso quali modificazioni patiscano i due rapporti aggiungendo i giorni piovosi ai coperti. In tal caso col N.E. i giorni sereni sono ai nuvolosi e piovosi come I : 1,69; col S.E. come 1,41 : I, cioe su otto osser- vazioni fatie col vento di greco, tro banno cielo sereno, cinque nuvoloso e piovoso ; viceversa, di dodici osserva- zioni collo sciloeco, sette trovano la prima qualita di cielo, cinque Ic seconJc. In tutti i.modi dunque il greco da noi — 280 — lende piii a vnnnuvolavc il cielo c a farlo piovoso, che a ra^scrcnarlo ; to scilocco favorUce pinllosto la serenitd die 1(1 pi.o(f(/ia. Qucslo falto Irova amphi coiifenna nol rap- porto IVa il niiinero tolale delie oss(n-vazioni falte coU'iino c r altro voiito c ([uello delle osservazioni a cielo piovoso. Pel N.E. qiiosic slanno a quelle corao I : 7,00 ; pel S.E. eome I : I 5,07. Cotesle rclazioni variano cosi nei mcsi, come nello sla?:;ioni. Per allro pel N.E. i niimei-i niinori siiettaiio sein- prc ai giorui sereni ; pel S.E. ai mivolosi, traniie pei mesi, il diceuibre ed il gennaio, c per le stagioiii, il verno. In qucsli soli il S.E. e piii fi'equeiUcinente apportalore di niibi di pioggia.La legge poi con oni il numero dei giorni sercni procedc, allorelie soffia scilocco, cioe con aumento quasi costante fino a liiglio inclusive c con costante dimi- nnzione fmo a dicerabre, svela la cagione per cui la sei'c- niti e favorita dallo scilocco. Essa consiste nel movimento dclla teraperalura. Lo scilocco giunge da noi umido e caldo, quanlo pill dunque trovi qui nelle regioni medic deH'atrao- sfera una elcvata tempera tura tanio piii facilmenle pu6 mantenere la propria umidila alio stato elaslico e traspa- i-enle; ecco perchc la maggiore proporzionc dci giorni sere- ni stia per la state, e sia il voriio la sola slagione in cui questi sieno superati dai nuvolosi. Per la stessa ragione II N.E., die ci viene dalla Russia centrals attravcrso le montagne dell' Unglieria e della Sli- ria, e di poco si raddolcisce nel breve transito del golfo Adriatico, se trova, come giunge, nioUa acqua atmosferica alio stato elaslico tosto la condensa e la miila in vapori vescicolari, die si raggomicdlano in diverse nuvolo o si risolvono in pioggia. Percio e grosso errore qudio di gri- dare alio scilocco ogni qual volta il cielo di scrcno si fac- — 287 — cia nuvoloso o piovoso ; cotesta e opera qualclie fiata dello scilocco, raa lo e piu spesso del greco. ReLAZIONI DI ALCL'iM DATI METEOKOLOCICI COLLE OSCILLA- ZIONI PELLE MACCniE SOLARI. Essendumi occorso, coinc dissi gia nella prefazione, clie nei due dccennii da me studiati le macchie solari compiessero due fiate circa il periodo Joro di auinento e di diminuzioiic, mi venue in pensiero di osservare se que- sti loro movimenti, i quali con lievi differenze abbracciano cinque anai, avessero qualche relazione coi dati meteoro- logiei, di modo die i numcri clie li rappresentano o cre- scessero o seemassero col crescere o scemare di quelle, o viceversa aumentassero quando le macchie diminuiscono, e diminuissero quando il numero loro si accresce. Ora dai conlVonli iustiluiti apparisce appunto, cbe detle macchie stanno in ragione inversa delle medic barometriche e delle oscillazioni dello stromento ; in ragione del pari in- versa della quautila della pioggia ; in ragione diretta dei venti raaestrali e dc' nordici, inversa degli sciroccali, degli australi e di quel di garbino ; in ragione diretta delle belle giornatC;, inversa delle varic, delle piovose e di quelle con vento forte. Esse non hanno poi relazioni di sorta colla temperalura e coH'uraidita atmosferica, almeno le nostre tavole non lo inanifeslano. Queste corrispondcnze accen- nano con tulta evidenza, come le molle macchie, non diro favoriscano, ma si osservino durante i quinquennii piii belli; Ic pocbc nel corso dei meno sereni. Infatli colle molte macchie le altezze baromi'lriche medic quinquenuali sono meno elevate e le oscillazioni nien larghe, cio che si dimo- stro accadeie quando i quinquennii sono men varii ; i venti nordici c maestrali, che da noi conducono c manten- iiuiiii III, T. IV. 58 — 288 — §0110 il soreno, sono piii frcquonti, c i giorni belli piii nu- merosi ; al conlrario colic poche maccliie le pioggie sono pill abbondanti, piu frequcnle o piii gagliardo lo spiiare (lello scilocco, doH' auslro e del g^i'l^ino, piii numerosi i giorni varii o i piovosi. Pero dclto qucsto m' e d' iiopo dicliiarare come tale crapirica dimoslrazionc sia affatlo opposta a cio, che asse- liva lo Schwabo, coliii die moglio d'ogni altro, e con niag- giore porscveranza studiava coleste maccliie c le influen- ze loro sill clima. Ecco lo parole sue toUe alia tradiizione francese del Cosmos di Humboldt : « Si reellement il y » avail lieu d'atlribuer au\ taclies du Soleil la moindre in- » lluence sur Total dc noire almospboie, il faudrait tout n au plus oonelure de nies tables que les annees, ou les ta- I. clios abondont, oomplont moins de jours sereins que les » annoes oil elles sont lares » (i). Dunque se per la siessa via si giunge a contraria meta lion e mestieri conchiudere che tali corrispondenze non sono reali od almeno clie le epoclie fin qui sludiate sono brevi troppo per offerirc dati sicuri ? (Conlimia.J (1) CosJHOS eco. par Alexandre de Iliuiibuldl Irudid/ par Cli. lia- luski. — Troisiemc par/le, 2 livraison, pag. oo8 deU'ertizioiie uulanese. LAVORI )er I' illustrazione topografica, idraulica, fisica, statistica, agraria e medica delle provincie vencle die si puObllcano secondo I' art. 127 degli staltiti interni. (Continuazione della pag. 36o del precedeute volume.) — =<8)o — D, otti Collcglii. Quando volestc a me affldato I'inoarico di raccoj^Uere niateriali per la statistica della popolazione delle venete provincie, io ebbi V onore di sottomettervi le seguenti osservazioni e proposte. Non v'ha ohi igiiori che la popolazione, siccome il pri- rao fondo dolla robustezza degli stati, deve essere la cura principale dd governo civile. La popolazione e uno di qiiegli oggelti statistici i quali soffrono variazioni; variazioni cbe soao biiiiomi della de- cadenza o della prosperity nazionale La statistica deve render conto assai diligente di tali vieissitudini; ma, per cio fare, 6 necessario precisare prima un punto di partenza, il dato di confronto, giacch6 altri- raenti le alterazioni mancherebbero di dimostrazione. Percio avvisava che il lavoro slatistico sulla popola- zione dovesse dividersi in due parti : la prima delle quali dovesse descrivere il vero stato della popolazione in una epoca delerminata ; e I' altra portassc d' anno in anno le vicende che vannoavvenendo nella popolazione dope quel termine primitivo. — 21KI — Esiccome i duli slalislicilornanotantopiii iililicdoppor- luni (juantopiLi sono frcsclii c lecenti, opinava clu' il tem- po (la fissarsi alia parlc I.' fosse I'anno 1855 (appena al- lora spiralo) o cIio la parte 2.' avesse a prendcr lo mosse (lal seguonte anno 1850 per continuaro poi ad ogni anno avvenire. Per cio che concerne la forma del trc raelodi di cspo- sizione, I'analitipo, il descriitivo, il labcllare, orcd(>va quo- sto ultimo il meglio adattato alia popniazioiie, avvoguaelie le riccrelie che la rignardano possono liitlc esprimersi numericaaiente, e le (alx'Ile rendono lo compr.razioiii piu agevoli, c piii pi-onlamente ne dimoslrano i risullamenti. lo opinava die la parte \.' constasse di tre pros})clti. II primo espoaente I' es'ensionc territoiiale, il reddito cen- siiario, il numero dello ease, qiiello delle famiglie e la po- polazione deir anno 1855 distinta per sesso, condi/ione doraestica e religione ; il seeondo presentante la popola- zione divlsa seeondo le varie eli ; il lerzo classilicante la popolazione a norma della condizione ecouomica. La parte 2.' deslinata a scguire annualmente i raovi- nienti della popolazione io la componeva di cinque labelle: la I/ per notare le nascite dclT anno 1850 sparlile a te- nore dellorigine dei natali, del sesso, della religione, del raesi in cui ebbcro luogo ; la 2/ per conoscere le raorli deir anno 1850 spartite anclie qucste seeondo il "sesso, lo stalo, la religione, I' eta, il genere di niorte c i niesi neiquali aceaddero; la 5.' per dimostrare i matrimonii clas- silicati giusta la religione, lo stato. Tela; la i.' per in- dicarc gli aumenti per sopravvenienze, o le diminiizioni a causa di migrazioni ; la 5." per offrirc i rapporti in cui i nali, i morti, i matrimonii, le sopravvenienze ele migrazioni slanno colla popolazione. QtJI Venendo alia ricerca tlclla peiifcria da abbracciarsi in cadauna dolle labelle coiDponenli la parte 1." e la par- te 2." di qiiesto iavoro statistico io rispondeva con una distinzione. si tratta dei prospetti nei quali pubblicare ordinati i dati statistici deila popolazione, ed allora, per non dar Iroppo nel miiuilo, proponeva che cadaun pro- spetto comprendesse le otto provincie venete distinte pei distrolti die le compongono. Invece, parlando dei prospctii da diransarsi per avere i dati relativi, opinava die si nian- dasse un prospetlo per ogni singolo comune, essendo aperto die le indagini riescono tanto piii facili ed esatte quanto mono esteso e lo spazio da esaminarsi. Osservavadie fortunataraentele fonti da cui attingere le nozioni richieste da questi otto prospetti potevano essere iLitle ufficiali: il censo eioc, le anagrafi, i registri parroc- diiali, i ruoli del mercimonio e delle tasse. Per do die risgnarda il modo di raceogliere siffatti dati statistici proponeva si pregasse T I. R. Luogotenenza onde volesse ordinaie agli iiflizii die le sono dipendenli di curare e sorvegliare le risposte ai quesiti, e di mandare a cadauno degli 815 cotnuni delle provincie venete copia slampata di questi otto prospetti onde ne fossero rieuipite le casellc. Queste mie proposizioni ottennero I'onore ddla vostra approvazione. L' eccelsa Luogotenenza accordo il cbiesto decreto: e le coiuuni rimandaroao quanto coiuernc alia par- te \.' di questo Iavoro. A norma del piano come sopra slabililo io doveva riepilogare le nozioni avule dai comuni in Ire prospetti, comprcndenti cadauno di essi le otto provincie venete distinte pei distretti clie le compongono ; ma i dati tras- messi dai comuni risguardanli il prospetto tcrzo, qucllo -- 292 — cio6 dclla popolaziono dislinta a norma della condizionc economica, prosentano lalispropositi, coutraddizioniodine- satlezzc ohe c forza rinuneiare alia loro pubblicazione, cd io dovo liinilarmi a soUoporvi gli altri due prospetti. Dal pi'imo di (luesti prospetti apparisce che ncl domi- nio venelo oomplossivamente considerato havvi im abitaalc per ogiii i> : 87 perticlie ceiisuarie. Ma se si riguardano le singole provincie vencte la delta proporzionc varia iiol modo seguente : P. C. Tadova aL tita nte pe I' ogni 6 50. Venezia )) 1) 7 :33 Treviso 1) » 7 06 Viccnza )) II 8 16 Rovigo n .. 8 45 Verona II .. 9 08 Udine tt h 13 09 Boliuno II 1) 10 67. Onde la provincia di Padova e la piu, qnella di Belluno la meno popolata. Nel veneto doniinio la popolazione sta alia rendita fonsiiaria come I a 23 : 88, cioe a dire evvi un abitante per ogni L. 23 : 88 di rendita censuaria. Ma anche qiiesto rapporto cangia qiiando si prcndano le provincie separa- lamentc monlre allora si hanno i seguonti risullati : Belluno I per ogni L. 0:16 di rendita cens. Udine \ II L. n :57 Venezia \ II L. 20 :82 Treviso It 21 SO Vicenza I) 27 18 Rovigo 1) 28 54 Verona » 20 : 59 Padova » 37 07, — 293 — L' anagrafl deH780 mostrava che nello Stato veneto vi erano 40668 maschi piu delle feminine: nel 1855 in- vece apparirebbero o8l7 femmine piu dei mascbi : ma e da nolare che i coscritti durante il servigio militare non sono contati no! ruolo delia popolazione, Dal secondo prospetto, che presenta la popolazione distinta secondo gh anni vedesi, che al di softo degli anni -10 e al di sopra dei 70 il numero delle femmine e miuore di quello dei maschi. Nel dominio veneto, preso cumulativamente, ogni mille abitanti, 179 superano il cinquantcsimo anno, e 32 passano 11 settantesimo. Nelle singole provincie poi si ha il raggua- glio seguente : Ogivi mille Ogm mille Provincu superano superano 50 anni 70 anni Venezia 188 31 Verona -160 28 Udine diST 37 Padova ^89 36 Vicenza 475 29 Treviso 184 31 Rovigo 469 26 Belluno 472 31 Ma lasciando queste ed altre osservazioni che ciasche- duno pno fare da so credo prezzo deil' opera il confron- — 294 — laro qucsli (liti rolativi al is:)?> con qnelU clio, rissnardanli r anno 1 823, il sig. Antonio Quadri pubblicava ncl suo Prospello slnlistico delle provhicic venele. Da qucslo confronto apparisce clie dall' anno !82;5.:1 4 833 la popolazione ncl Venelo crebbe di N. 'ncbe sia lavoro lungo e tedioso) di recapito- Uuli c coordinarli colla maggiore diligenza, non avendo cbe questa per corrispondere alia vostra benevolenza. F. Cavalli. LUG GO PROVINCU BELLUNO DISTRETTO Belluno Longarone. , . . Pieve di Cadore Auronzo Agordo Feltre Fonzazo SUPERFICIE in Pertiche Censiiarie Rendit Censuai in L. Ausi <1,486,255.— 5,014,J 648,322.09 269,838.02 470.874.79 672.087.79 487,826.05 429'278.56 508.( 83, 129, 172, 116, 347, 189,442.18 418. 3,168,269.48 4,475, \EINEZIA VERONA UDLAE PADOVA VICEINZA TREYISO ROVIGO BELLUNO Totale 2,168,024.05 6,156 2,749,431.48 8,918 6,097,475.47 6,345 2,053,990.92 H,81-^ 2,652,608.39 8,83.- 2,327,396.59 6,39 1,486,255.— 5,01 3,168,269.48 4,47 22,703.454.38 54,95 Tavohi /. 1. 1; G o Ceiuturi« deUe Sum.- .^i«.„ dd lU«a, lOTALE Hud,! J<-«., 8.1b Fi..im lOTALE TOT ALE RELICIO ^mciA i.,««„. Eli. j.bm j\7;S-jvrf..i "" lioM (jltoUci £ = M.yr.ui VrteiU («0.IO9.» S,.r6^£l' toiti a.... ,4733 31.69 ,.84 60978! ,1440 91863 7869 W19; 5150 3-.19 632 649S0 494558 449759'383l XTK,x;e(3 7::.3M.t4l czsi £&'•'••■'■••• jsr^s 6«Si s; 40370 43800 1U88 441u 4,65 5334 4063 371 33438' 40164 11188 1189 9MU 35851 36860 48563 48861 8. no»4' :::;;;;: Portognitro «»;65i.oi toi.hoom: mm 8007 6897 5183 1050 13,50 9I8U 348U . 24780 94776 . i,m.m,ot 6,<»,BS7^b1 wm 63018 79093, 67710 9313 16 "SSl^in™ Tl9576 395591 290776 38, .F»0>A Ailurronc«' ' ! ' M66OT^ ?.S7t,IBB.41, 44037 94601 97816 46813 5399 96793 16819 4987 47SU 97611 96259 I»l. dilli 8c>l> SangulnrttA ■••»"•!• IMioioiil lios.wojii osa: 871.385.99 7008 0445 6330 50O4I 1900 3410 4403 ,18, 913 8956 7600 6808 1933 !sl 78«0 6808 18,7 16514 iii iE C»lo|!i» »0>1).M Mt.(>77.4l 3007 8. Bsr>ir..|» Tregnngo tlKiMM 7MJ»7.40! 6370 95«.J00a4' SOfift S iS M?S 'm "oil 4400 3379' 683 49031 36606 96080 8. Pimo Incarlaao . . «I.87»« M7.783.-' 4435 46,7 0947 3685 849 11181 6170, 3085 870 40795 SMOfl 3M0A I78,»in.(lfi ■V,*,B77J10: 9511 Bttrdotino «7,aTA67 3M.74«.I0| 3951 8564 3777, 9791 830 eM8 3401 9791 ) 1039 7,11 1,690 13090 ^'^'» 8,OI9,«l.«0i "^"^ 71308 803081 5689! 16663 459803) 77111 538991 1678lf 149700 ,03653 301401 1 iiIM: i;.ii..r i.il\m.:i KM-^I loxTO 11187 41857 i059 97090J 1,71* IIR57' 9936 27795 55701 66679 ;'''?''^" ■'-■'■'- ■■■■■>- *; ■(.-. 4808, 4050 6338 19605 13005 , vZanwur "' - .Miii W580, 7053 4490 18093 9960i 70671 4704 408n 80060 ,0050 49701 'Im codroipo.' ::::::: Siljdii:, 1 1 :-'■'■ .1i7ft. ilOi ,7011 1348 4519 ,701 i 1319 18008 18098 LailiaiiB Sli.BHti.-..' ,014 1360 390,7111 !>!' 8. Pletro deguVchlovl. A*i.Hl.i2 H«SI(i't1 2l"l'l >310' 4709 6706 089 3100 3,7 '?m SJi 9X111 "1? 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"r' '":;■ 7': ''.'-. -'■■''- 1 •■'-■' ii-'i 90076 41063! 4195, 38603, 98601 vbm"'.;.. ■;:■ iiiji Soiniliiii.; iSij iwi 'iiiuB, Um 'm9 tl7io '.li?;: i,i.i.i '.is, S 33045] 3304E dnfgo"''" 6113 99947. 99947 (.Jio^limlsii r.703 081 1398111 0803 38,00 38,00 Darbnrni'n (.1 HiJTH tJl.wsoo mm 3319: 4191 3673 '" 7150|j 4910 3573 499 7,11 14461,'] 14401 i7».vi,iai8^ HissMjTin "bsTst O8140| 89013 Islii 161930:! 80976 03141 49030 10,061 ,34071 1) 191030 '""'*" I'i^Jiu,.;,; :::;;■ 'siojmj.o! r,soi 1109 90599 15894 3419 ;»5 j 107M 49*100] 8831 '£j 4400 1509 Jo'i'o 78133') 78081 4097 1018l!l 4091 "",!!!;■ ''■'"."""; ■ . . : ■ siiii lil i 4tt40[j 000o| CB50 ill lS174il 0301 6091 5850 040 19810 dl'i *'ili S,3*T,Mfl,69 0.al)l,M.1.70 i;ri7"i l^^i'^oToraml ~83K IISIOOI 74109 ■59974 '"iiioi 143184 j. Hovl.0 9J4R8I5R l,0C7,l9t67 0«0« J 1 901 175,31' 08,8 7II1I 1071 48090 T3I,nHM1> OOOl, 7394 7379 107811 SOU 47008 lii-nilllinin ^ /, oulnisio 10101 5033 30538 30530 580,871.1)7 670 4101! 807 18308 18,60 8«^l«ot 8O70! 5981 3305 444 0033 Ucclilolxllo 730.037.ail 3162. 4M!I 0I13| 30101 Ml 9108,: 91083 10S,10«-11 "W -IIT" ^'^»1| 370«| 01' 80381 34,11 ,7001 70, 10"19i' lOOOt i«,MMOl SlMi 5"! MSS' »70l| 3!7 6303. 9070 9704I 393 0460 "MwS'iVioO 1.10M|"38TO 5313 888,0 476077] 176719 1,1S1>,S&B.— 5,0U.»1.» m;i.l,.)x» B«1luna 648.aai.0ft 1 3(t».838.0J °m;Ki i»i* °m» *"'' «" «» 10037! 11930. 7475! 15,5 »»; 80887 ' 39887 ICc7cVo«.::: lS»,in87 S1S9 aUO «1U, 3051 530 «|891 0368 3031 1 07^ oboe j5°5Ji j""i ; Aitord" !!:!!!'.'. WT'Ssoni 173.388.0' I'l"! 3"8' ™''' *'** ?'' IIOUI.II 350!) *lDi 0090, 3373: AOI 107,ir 794,-. 3.173 7,; 1?G59 99984 99984! • 3IT.fi03.8t 58«3 0440 8003 OlOll 1137 16330 8308 01911 1.101 39690 33630, > IHUl.lO' 87D5 3770 l«00. 3517 711 3,HW.iG0.48 l,i:i.8M.5I 9S"»0 SBItT 40fliO S8I7B| 4400 79337) 46991 38473 604,, 81510 1 1 ] 1 101 37j . U3.a .^^ sa t^ \^- s^a ts \ ►■'VKZl I S,l68.OJ4,0 «, 150^7.66 40103 0301SI 70093 67710 0313 { 146016) 77388 57740 14578: 140576 305591 30077638 M-:lto>'A l-ADOVA S.-40,4Si.4 O,0«7,4T6.4 8,0|0.101.«0 o.s«.i«i.a8 11,811,741X77 57095 71308 S0308 ( 00830 75873,11987 55058 67033 8133 66899 16063 49O10 45386,] 77414 55803 1D784| 140700 317688 417810 81404 48868] 911996 154496, 81300 60839' 16393] 167464 80365, ,01191 • 4,5664 4,5500 ,11660 ,11039, \ ICKNZA TItEYISO S,eB9,008.3 8.«33,«3941 0.H|,>M.79 58187 68140 80013' 03141 1016C 101930 89376 69141 13630' 16,051 334971, ,94936 t,StT,306.5 30*71 38634 706591 50074 859 148160 74m 59974 11101' 445181 39U44' 39,181 1 I.488.JW.- 5.0H^>.43 1,4H;»««1 54.»1,«»»-™ 30355 37160 48963 30975 6,1 879»l' 15SWI M976 6341 888M 476077. 475719] BELLliSO 8,108^9.4 3S036 99117 46640 98475 8960 7959T1 46999 98475 60U' 81319 4640,7 4010,7J • Tpi.le -- '44,530 |147590;00953 101330 115M07 9300997' 3393369 9. i4 15 4 19 9 .7 16 ocoix ; . ajAroi '; .-i B6 08 71 87 38 97 64 46 37 k;>;.,l ,<;i:o;:i- ^')^^n "■):;*»?- nftT-N-^ ;f!:-Ri:{. i^i;:^;:^ i:.^,jJii O'o(??i :gHU*;^.5. !ini. it etc '^^^T^ 7,;Oi;J. nomi :©«;;;>> [^'P''- IXHH2 U^M'^r ;»:StfJ UiHh ' iMo'US ;h<>{>, U- ^ (><• i- ;r;^ti;:»- ifOM> vH-.A> USiii;^ 1 :-\ -■■ i ^OJDO GLI AMNI Splliml.erg< Tbkne '. '. Tre*Uo. . . >n"glii.no." 9{43l £j^ a ^i:^ ^ ^ \:ei- s^ icf (x> " """I ' mmn ml mim \i muw \m 1.1 111. e. prof. Minich leggc supra una maniera di conse()uire progressivamente lo sviluppo delVequa- zione ai (piadmti delle difference, e poscia il vice- presidente co. Cavalli, esposto il desiderio del co. Filippo Linati di Parma, die sia richiamata 1' atten- zione dell' Islituto veneto sopra un opuscolo da liii e dal dott. Primo Caggiati pubblicato intorno gJi ef- fetti delta corrente elettrica continua snlle funzioni del gran simpatico, invita il m. e. e seeretario dott. Namias a renderne conto. II seeretario dice le segucnti cose : Da parecchi aiini, inolti e importanli fatli si rac- colsero di eletlrofisiologia , pure questa parte di scienza e ancora fra tenebre e incertezze ravvolta, colpa il mistero della vita, cbe rende variabili i feno- meni, e malagevoli pertanto le deduzioni. Cercarne di niiovi, e riprodurrc i gia conosciuli, e sempre lodevole imprendinieuto ; perche rispetto agli animali Serie III, T. IV. 59 — 29G — corpi, i principii dcvono stabiiirsi su larga scaki di ossorvazioni. Nou e possibilc allrinicnti scpararc le forluite circostanze, dalle necessarie alia gcnerazionc dci f'alti. Siiicci'O cncomio io quindi Irlbuto ai cbiar. sig. Linati e Caggiati, che, ncl preacceiuialoopuscolo, riferiscono IG loro cspcrimenti. Qucsli vcngono, in gran parte, alle stesse risullanzc pubblicate circa il niedcsinio argomento nel 1857. Allora per altro i Icnlalivi si facevano sopra un uonio, applicando r eletlrodo positivo all' cpigastrio, c il negativo alia cute della regione dorsalc, c quelli esposti nell' opu- scolo ora presentato al nostro Istituto vennero pra- ticali sopra animali. Si dedusse la correntc elettrica continua rendcre pill pronle ed cnergiche tuttc le funzioni della vita vegetativa, sotto 1' influenza di un insolito e piu ga- gliardopotere acquistato dai centri nervosi gangliona- I'i. Si aggiunse: I'elettricita, direttamente applicata sui tessuti. alterarne e sospendernc le funzioni ; la con- seguente affluenza di sangue arrecandovi niutazioni analoghe a quelle proccdenti da infiammazione. Os- servoj rispetto a quest' ultimo corollario, I' altera- nicnto c la sospensione delle funzioni procedere dalla sovercbia forza dell azionc elettrica, sia essa diretta- mente indirettamente portata sui tessuti. Le de- l)oli correnti, applicate anche diretlamente, possono rendere piu pronta ed energica la funzione organica; me ne assicurai pareccbie volte io stesso ; le fortis- simejancbe indirettamente applicate, possono sospen- derla. Non e lapplicazione diretta o indirctta, ma la — 297 — maggiore o minor forza d'azionc, derivaiite. oltreche dai modi di quella, dall' energia degli apparecchi, che accresce o sospende i'attivita delle limzioni. Cosi vediamo la mucosa membrana delle nariei, per im mediocre irritamento, dare copiosa secrezione, che cessa interamcnte per un irritamento piii forte. Quanlo al primo coiollario, essendosi i reofori posti a contatlo del dorso e deli' addome, non pare pienamente esclusa 1' influenza della midolla spinale, e si desiderano altre indagini, al fine di poterla attri- buire ai soli centri ganglionari. II m. e. Zantedeschi avverte che il secretario non accenno al permanente accrescimento di nutri- zione, provocato dalle correnti elettrichc nelle spe- rienze del f.inati, il quale cbbe il merito di cssere il primo a dimostrarlo. Risponde il secretario : aver aviito 1' incarico di occuparsi del lavoro annunciate, non del precedente piibblicato nel 1857 ; nel lavoro in questione sarebbe stato necessario pesare gli animali prima e dopo le applicazioni elettriche a trarnc deduzioni rispelto alia mitrizione. II s. c. dott. Berti soggiunge : che gli sperimen- tatori parmigiani avranno creduto di esaurire I'argo- mento col primo lavoro, e che qiiindi non reputeranno probabilmente necessarii i tentativi indicati dal Na- mias dopo che videro accresciula la nutrizione in un uomo, che fu per lungo tempo sottoposto alia corrente eletlrica. Uisponde il dott. Namias : che quelluomo era infer- — 208 — 1110 : chc la ciira elotlrica giovo conlro la malattia ; c die la dimiiiuzione o ii loglimento di questa (i) avreb- be potuto dar Inogo ad accroscimento di nutrizione, iiidipcndcntomonto da una speziale efficacia della elellricita, die fosse propria a rendcre direltamente pill cnei'gici gli atli nutritivi. II m. e. vicc-segretario dolt. Fario, apprezzando anch'egli, col dott. Namias, gli stiidi spcrinicntali dei sig. Liiiati e Caggiati, ne dubitaiido dellazione gran- demente eflicace dell' elcttrico in geiierale siille fibre nervose, c quiiidi siii iicrvi e siii muscoli iiivolontarii, aggiiinge cho sarcbbe. c vcro, grande acquisto se av- venisse di diniostrare, conic spcrano i lodcvoli speri- nientalori, die nci nervi e nei muscoli involontarii rdetlricita potcsse essere surrofjuta air agente ner- vosa riniasto finora fuori dei nostri niezzi d'azione. Ma dubita assai chc sia niai per esser possibile di siirrogar rdcllrico aU'agente ncrvoso^ perche I'uno elemenlo materialc^ I'altro elemento della vita, i cui attribnti incomprensibili vanno oltre alia sfera delle leggi pill sublimi della materia. Pcrcio gli sembra non facile die si possa aver mai nell' clettricita un mezzo di cosi docile ed utile potenza da equivaJere a padro- negrjiaie il fjrado e la forza defjli atti spcriali dei proccssi nutritivi dcfjii orgnni iiiterni, poiche, ripete, codesti atli sono dipcndcnti in modo tutto area no e (I) Una eredilaria disposizione gottosa erasi fatta nianifesla con ripetuli assalti di coliche iiilostiiiali. Lento i! processo dii^estivo ed assi- niilalivo ecc. Linali; S/udii elctiro ftsiolugici. Parma 1859, p. q. — 299 — profondo da quelle forze della vita che niuna foi'za pote aiicora surrogare. Dal che gli par conseguire che se I'acldo libero e la pepsina del succo gastrico si mostrano piu effica- cemente atlivi sulle sostanze aibuminoidi quando il loro contatto ha luogo sotto 1' influenza della cor- rente elcUiica continua in reeipienti di nietallo o d'altra materia, fuori della sl'era della potenza vitale_, ondc Ic fibre carnce sottoposte a questo processo arlificiale di digcslione, che puo chiamarsi disagrjre- ijazione fisico-meccanica, arrivino a scomporsi ed a fondersi, non si dovesse da quesli fatti dedur grande analogia con cio che 1' eleltrico possa operare nelle funzioni del ventricolo vivo, nel quale, sopra alle mec- caniche deli'elettrico, sono arcanamente operanti le forze della vita, ond'e che nei crogiuoli nessuna de- composizione, nessuna fusione arrivcra mai, coll'elet- trico, per quanto vi si aggiunga d'acido e di pepsina, ad iniilare compiutanicnte ia digestione viva, a formare un atonio vcro di chinio. Finila questa discussione e presentato dal m. e. Massalongo il catalogo dei rettili delle provincie ve- uete, in cui sono segnate con asterisco le specie di cui si conservano saggi nel nuiseo dell'lstitulo donate dallo stesso m. e. l\Jassalongo. L' Istituto lo accoglic con gradiniento ad inse- rirJo ne' proprii Atli. (mim DEI RETTILI DELLE PROV. VEi\ETE C.O:\IPILATO t DAL M. K. PROF. A. MaSSALONGO .-1' Nome generico del rettile Nome spe- cifico e vaiielA Luogo ove Alcuni siiiuiiiiiii e nonii vol- Ivenne Irovato gari I Osservazioni ORDINE I. — CHELOMANl 1 TESTUDO, Broni GRAECA, I An. Tartariii^a, ] Galaiia, Ga- jaudra. EMYS, Wagl. l.t TARIA. Merreiu. (*) Tartaruga, Gaiaudia , Zaba, Bissa Scudelara , (Jopasse. Non e indi- geiia del Ve- iieto , ma si tieiie dovun- que doiiiestica iielle cast', iie- gli orti e nei giardiiii. (La sua patria na- turals elaGre- cia, la Dalma- zia , i' Italia meiidion.,ec.) Nelle paludi prossime al mare del Fiiu- ii, nei boschi presso Ulestre (Cliiiigiiago), uel Veronese lungo il Tar- taro e nelle paludi del Pa- dovano. Ouiin.i L rarjic, e siiiiivilu il Ih,mIo (lie Si- ne olliene, biioiu' 1.- ....va, ma lias^ <-urale j»er la lo- ]ci |)i(;ciili'//!a no iiiau^iure di i[iiel- la ili un piiiiune, Utiljsshno e lar- -aincnleailiipe to per lavori
  • iatnra e lui- ndtrria e il pia- slrone e it car pare .11 qnes (,ome 1.1 prere- flfiitd, pure la rariif e assai mv- iHi iiradita, c no fstr>i «li u>i dfl carapace. |irol. enc ilisiini.. .1.. Mi»ssHlorii:... — 301 — Nome generico del rettile Nome spe- ciGco e varieta Aliuni sinonimi e numi vul- gari Luogo ove venue trovato Osservazioni CHELONIA, Broils'. CAREITA, (jray. * Tartariiga La sua patria de mar, Ga- ordiiiaria e il lana, Magna Mefiiterianeo Copasse de e I'OceauoAt- mar. lantico , ma .nondi ladoos- sei vasi anehe nell' Adriatico (Venezia). ORDINE II. — SAURIANl. LACERTA, Cuv. viBinis, Liuador, Daud. * Ligaor, 0- soitoloii , Sborf.Sbors Liguro, Lu- seipa vei- de, Laiigu- ro. a) I', vulga- concolor , ris, Mass. * De Betta. b) ('. I'arie- versicolor^ gata, !>hs.* De Bb'tta. c) f. macu- /afa.buiiap. • 1) mento caeriilea. Buiiaj). ' Per tiilto il Veiieto. Per tiitto il Yen. special- mentenei pra- ti e nei luoghi uhertosi. Per tutto il Veil, ma spe- cialmeiite sui colli piico ele- vati. Per tutto il Yen., ma me- no frequente della prece- deute. Per tutto il Veneto abba- stanza cunui lie. ija sua came t mangiala ed Ik i>tljmu sjpore(c. c'lne- Frov. Vero- reo-nigrt- nese (Tregiia- scens . 1)l- g"). Bella. b ZOOTOCA, VIVIl'ARA, Osertola , Nftlle valli liiM..c,-nt,-. Ne.s- Wag!. Wh;,!.' Lusertula , ec. Veronesi (Ze- vio, Legnago. San Bonifacio, Soave, ef.) e Fadovane.Se- coiido De Bet- ta aiicbe nel Belliinese. G PODARCIS, Ml BU.IS, Luseita , Per tutio il ln,„„rMtr. Nrs- Wagl. Wagl.- a) I', nigri- ventris, Bon. ' Lu?ertola . Oseita, 0- sertola, Bis- sarddla, Li- serta , Le- sarda (La- certa agilis di miilti ali- tor!). Veneto diffu- sissinia. Per tutto il Veneto. ■ b) v. albi- (v. cuinpe- Piiiraradella i>eniriSy stris , De precedent., ma Bon. • Bettap./;.?; diffusa per tut- to i! Veneto. c) I', iiigr/- Per tutto il i'e!itrii\ Veneto. K.,n. il) I', riiiri- Per tutto il i'encris. Veneto. Bun. ' — 303 — 5; Nome Nome spe- Alcuni Luogo ove p^ sinotiimi e Osservazioni 3. j^eneiico del retlile cifico e varietil uomi vol- venne trovato 2 gari e) I', cuprni- Per tntto il i^e arris. Veil. (E co- Mass. * muue nel Ve- ronese). f) f. Jla^'i- Vercn.(rara). f' venlris. Mass. g) V. rosei- (v. campe- Veron.(rara). vcntris. siris , De Mass.* Betta/'.p.^ Faiu. 4iiigui. 1 i i'ilz. * rius. Schreib.) Carbonaz- zo. Carbon, Carbonaz, ecc. - l\2 TROPIDONO- N.vrnix, (Coluber Abbonda per 1„„.„T.,I,-. I'M. TUS, Kulil Wagl.' nntrix. FJn. i\a/ri.r lor- quafuFiiz.) Bissaacqna- rola, Bisso d' acqua , Bissa rane- ra. Bissa Modroce. tulto il Venet. 1 305 — 5; Nome Nome spe- Alciini Liiogo ove .^ cifJCci ti vorieta siiumiaii e S. generico del reltile iioiiii vul- venne Irovato Osservazioni Z i^ari .)) I', iiniro- (Coluber Per tiitto i! riii/i^ I'ili.* murorum. Vest.) Veueto. 15 TKOI'IDUNO- ij.sia.rAT; s. (Coluber Abboiidaspe- iiiiioc-nte. Usu TtJS Dc Fil.* lesselliilus. cialmeiile iu Gme!. Na- tiitte le parti Irix tef:el- basse del Ven. l/ita el Gu- bina. Mass. Sagg. 20, ■ 1^2). Vipara d' acqna. Bissa t'iaau'i. Marassettu, Viperetta, Bissa. 1-1 Pi.LlAS. Mer- r.i.as, Mr,- (Cuhibc/- In tutte le A-flrnoso. Lhu leni. rem. " bcrus, L. valli Veronesi n<-ssiini).E pliipc- Vipcru Bc- rus, Dauit. (Tion, Tarta- ro, Molinelio. liculoso e mici- iliaie ilella specie seuueiile. Col sud Yipera Legiiago, Ze- iiiotso iiou appor- cliersea. vio.ec). Rovi- ta pero la niorle Angel.) go, Padovauo, aixV iiuliviiUii sa- Marasso. nei bassoFriu- ni, forli e bene Vipara, Ma- li , Bellunese eomplessi. La cai- ra sso de pc- (Anlole). ne e htioiia, uia lii, Vipara meno saporila fli qi.ella della spe- de pah'i. Vi- cie seguellte. para rossa. 15 virEUAsLaur. ASi'is , Mer- Vipara, Nella parte Telenosa.Usava- rein. * Asi)ese montnosa di ■^i ed usa-si ancora, (Coluber (ixpis, Li 11. tiitto il Venet. Abbonda spe- sebliene raramen- te,iniiieiliciua.La Mia came e otti- Yipera Re- cialniente nel iiia, e ricorila nel dij, Letr.) Tievigiano. ( Bosco Mon- tello) e nel- i'AltoVerones. >.aporc quclla del- le anguille, sebbe- iie niolto pill lu- sla. 11 broilo clie se ne nllicne e iea,i;er<) e nulriti- ziij. 11 niorso di ipiesto reltile si "■I'ida men,, peri- 30G Nome geiierico del rettile IVomespe- cifici) e varieta Alcuni sinoniiui e noini vol- gari 16 VIPER A a) r. nigra. l$0,K,p. il) ('. OC7l/- lata, lii.ii. c) rubrh^en- fris, Bon. il) ('. ruja. B..n.* e) I'. Jiiscu, l>OI). * I ) <•. vulga- ris, !Mass.' i:) /ilurn/jea. JIhss. ' AMMdPIITS, V'pern as pis t>. sea pit beivenh \)e Betta Vipera Coi-Qu. Luogo ove venue trovatu Osservazioni Vicentino (Settecomuni) Treviso (liu- sco Montell(i) rura. Trevigiano e Veronese. Tftivigiano e Veronese. Per tutto il Veneto. La pill cnnni- ne per tutto il \'eneto. Coniune per tutto ii Veiiet. Nnn si ^ an- cur vistoalcuu esenipl. preso nel Veneto. II prof. Giro Pol- lini erronea- ni'Mite crede e.«isia questo reitiie nel Ve- ronese e nel Padiiv;ino. II prot. Catullo dice trovarsi nel Btllunese (Mss) ed e sulla sua fede clie qui si re- gistra questa specie. . r,„n,„v ,1,. t,.. P-llf, n>..u-r 1 l'-w.i..n,ll„airiMa- ■■i lull.- 1,. spcri.- M-^Mr„l,\ ,„.„,„■„- 1'. pacliy- CBoinbin'i- lor pachij- pus , Pitz. Massal.,ec.-) Veronese. ..^.• ^li l,.r,hi, , .!.... r.,,-,l,,l,„-| s,. •.'■Mi;., lulnMl„LI„ iirll,,. 1, „„.„„. S,- c.hhI,, ,,ln„il r,,- uunci-i;- lr..-,„l,, arllap,ll,-,li,|,„.- ^U, «■ nl, luassl- 111.- .(.a £ufo ri^ n-.i>y^ .-ia inn, 'M. ,1.1 «• nwssc, nA Unn-n- l.; .Iilla nrc.aa- zlinie, |ini'i avcri- a,.|l,.r„ns,.^n„.nz,- p.-n,,,I,,.,- ,. p,T^ .ni„l,-l.,ll. Ncv-inil pi' BUFO, Laur. VI I.I, A 11 IS. Laur. " Riispn,Cro- ta , Ci-oton, Per tutto il Venoto. Inn,,,,' Tnl- In il i-,^l„ ,„„„■ 1 p,vc.-a>-nl,-. Um, pnain (In- ai.vsi-,- ■.,1,. r [>,,lviTiz/.l- Znvatiii), Rospaz, Sa- ve, Sav, ec. „„„,■ r,.,!,- p., Ii,,'l„' ln,'l„;.,nli „ll,..p,„l,.-p,-,.n- ,..|iln/.i(nn- ,MU- Cuccole tU li'vanlc — 309 ji Sh Nome Nome spe- ciflco e varieta Alctini sinonimi e Luogo ove Osservazioni 1 1 ^ generico del rettile nunii vol- venue trovato .^ gari 1 N BUFO . . . VIRIDIS, L. * Crota.Cro- Per tutto il lnn„.™lf. Um, tonzelo,Ro- sco, Ruspo, Veccia, Fa- solara, Sa- Veneto. jiesMino. ve, Sav, Rosp. 24 SALAMANDRA !\/ACri.OSA, Salaman- Per tiiUo il Innorcnle. U.-f, 1 Laur. L.* dra, Sur- Veueto. iH-.Mm„. 11 latle ni;indula, Saraniando- la. Mara- saiigula. od uniore die lr.-\- siida ilalla pelle e venefiro, n.lii.- si e (Jctto pill su- pra. 2o PETRAPOMA, Alassal. MGHA, Mass. Padovauo. Queslo rcllile aiiil)is;iio, non e ( (inosciiilo aiicora clic per un solo inflividuo, esislen- Ifnellarcllezione He Urtta in Ve- n.ua. liiiio.enie. 26 TRITON, Laur. CBISTATl S, Sfirman- Per tutto ii livuucfnle. Usu Laur. * dula. Mora- pandola, Morasaiigo- la d'acqua o di fosso. \eneto. nessiino. 27 TRITOW . . I'L'.NCTA'ICS. Sarmando- Nel bassoVe- Innorcnte. Uso 1 Lair. * la, Sarman- dolptta. ec. (Triion iieto dovuu- que. ni-ssiino. ! palmafus, Massal.) 28 TRITON . . ALI'tSTRlS, Come il Nelle fosse Innonenle. Uso Jjaur. * precedeiite. alpine di tutto IIUSSIWIII. il Veneto. Tiitalc '2)5 speck', divisc in I'J gcucri c 'ii varicia. 31U A U T R I nci quuli si possono Irovarc nolizie sopra i retlili dellc Provincie Venelc. ANGELIM iiKRN\RT)0. — Del Mai'dsso Fipero chersea rinvenu to ncl Tcrritorio Veronese (Bibliol. ital. Vol. VII, -1817). BETTA (de) euoardo. — E rpelolocjid deJIe Piovincie Ventle. (Memoria dell' Jccad. di Verona. Vol. XXXV, 4857). CVTULLO ovv. T0M1IAS0. — Anlinall del caiuile di Santa Croce, ec. (Geo(juosi(t delle Provincie Fenele, iS\4). MASSALO.NGo uoTT. AisRAHiu. — Sopru uu iiuovo ijenere di retlili della Prov. Ptidnvaiia (Jnnali di Bolo(jna, 4853). S(i(](jio di an' Erpeloiogia popolare vcrotiese, (1854). ciRO POLLiM. — (Fiiiqgio ol Icujo di Garda, 4810). SETTE DOTT. viNCE^fZO. — (Nulizia sopra una mtova oipcra del Pudooano. Bibl. iinivers. di Ginevrn, Vol. XVI, ^821). TREvisAN CAV. viTTuRE — (Streniui padovanOj i Colli Euxjanei, 4845). T'enczia e Ic sue LiKjiine (Guida puhblicula in occasione del IX Cungresso, Vol. II, 4847). mmu Dii mm is fibbruo 1859 *1 m. e. e vice-segretario dott. L. Paolo Fario legge le seguenti : mm\l BIOGMFICO-SCIEMIFICHE V', DEL PROF. BERNARDINO ZAMBRA Meste parole vengo a pronunciarc, o Signori, vengo a piangere un chiaro collega a noi mancato per sempre, a divider con vol un dolore che sento piu grave quanto piu immaturi furono i giorni che spensero in lui tante belle speranze. Nel ricordarne la vita c i meriti scienti6ci mi preme il cuore una profonda tristezza, e appena mi conforta il penslero dell' oraaggio che reco alia sua memoria, e della certezza che le mie dimesse parole scenderanno all' animo vostro come un tributo d'affetto ch' io gli consacro; io che pel vostro voto indulgente siedo, bench6 irameritevole, a quel posto medesimo a cui egli degnamente sedeva. Educato alia severity delle mediche discipline, io non potro sparger di fiori eloquenli il sepolcro dell' amico per- duto,nc' aggiunger corone di splendidi encomii al compagno benemeri(o de'nostri studii ; ma sc la facoodia non potri Serie III, T. IV. 41 — 342 — vcnirmiiiisocioiso, mi sovverri alineno la riverenza clic ho somprc scrbalo agli eslinti, il oultu siaccro die ho scmpre offerlo air ingegno. Sullc sponde di quel lago medesimo che diedc la vita airiinniorlale scoprilor della pila, iiasceva in Como, \\\ no- vonibre 1812, Bernardino Zanibradaldolt.' Giovanni Batli- sta, ingegnere, e da Francesca Cossa, ontranibi di qiiella cilia. Compiula nel paese nalivo la prima islruziono, secon- dando quelle naturali tendenze, che in un individuo come in un popolo,svelano le particolari altiludini fislche e inlel- leUuali, accorse a sludiar matemalica nellUniversilci di Pa- via, dove ne conseguiva la laurea (1). Per alcuni anni coadjuvo il padre nelT esercizio della sua professione,che gli fu poi mcstieri abbandonare quando la gravezza delle faliche non fu piu comporlabilc alia sua gracile cosliluzione. Fattasi vacante nel patrio Liceo la ealtedra di Matema- lica, la Direzione di quegli sludii non dubito (2) d'invitarvi lo Zambra,ehe gia maUiro di senno, quantunque immaluro degli anni, non falli all' aspeltazione, poiche lo svegliato ingegno e 1' ardenle desiderio del sapere lo posero addentro rapidamenle in quelle dottrine, che lo condussero in breve aH'altezza delle piii arduc speculazioni. Scelto nel vegnente anno a supplire in quel medesimo Liceo la ealtedra di Fisica sperimentale e Storia nalurale, c losto venuto in fama di facile spositore come di chiaro maestro, fu poco dopo eon molta sua lode chiamato a quel medesimo insc- gnamento provvisorio in Pavia (3). Ma egli che nc'suoi sludii non soleva preGggersi limili, (t)L'll settcnibre 1832. (!2) II oo gingno 1857. . (.",) II l/'diccmbrt' 1810. "( • — 3d3 — sortito come aveva dalla nalura quel fervore speculativo, che libero e sicuro lo Irasse ad espandersi in cerca del vero, non pote confinare in quel celebre archiginnasio le sue mc- dltazioiii alle raatematiche, raa diede opera conteraporanea, oltrcche alle fisiclie discipline, agli esereizii di Geodesia e d'Idrometria, sicclie dopo due anni di belle prove che ne aveva date, si vide aperta larganienle la carl'iera della pub- blica istruzione, destinato, come fu, nell' aprile del 1842 a stabile pmfcssore di Fisica sperimentale e Storia naturale generale nel Licco d'Udine. E ben meritata era la fiduria che affldavagh quell' in- carico in tempi, nei quali le senipre crescenti applicazioni delle grandi scoperte della Fisica e della Chiniica consorella progredivano insieme a gran passi, fecondando in modo cosi utile e quasi insperato learli, le industrie, i commerci, e diffondendo nei popoli,coiragialezza,la potenza indistrut- tibile della civiltii. E lo Zambra ben mostrava di misurar d' uno sguardo sicuro quel vasto orizzonte su cui era posto, scrivendo, che se I'uonio non ha potenza di modificare i rapporti im- mutabili delle cose, deve metlere ogni studio per dirigerli sulla via dell' utile proprio, poiche non e vera gloria se non abbia a raeta il vantaggio. Fu questa 1' idea die gli ordi le fila della sua pregevolissima: Introduzione alio studio della Fisica. In questo lavoro, destinato a proemio d'un trattato di Fisica, di cui diro in appresso,sc()rrc con rapidae quasi vittoriosa aramirazione sui moltiplici trovati della scienza, e sui modi ancor piu moltiplici con cui ella ulilmenle li applica ai lanti bisogni dell' uomo. E la scienza, egU dice, die accompagna Tuomo nei vasti penetrali delle rainiere,che dalle viscerc profonde dei monti s'innabissano fin solto al lelto dei mari; die vigile discende — 314 — ill quelle latebrc a sostiluirc all' aria sepolcrale e vonefica r aria pura del cielo ; a togliere colla polenza del vapore r aequo in quelle cavernc iirompenti o dai fiumi o dai uiari soprapposti ; a illuininar quelle tcnebre, minaociose d' ae- cendersi o di scoppiare, colla preziosa lanterna di Davy. E la scienza che lo protegge colle spraughe di Franklin dalla forza fulminea ; colla maschera di fdo ferreo calamitato lo difende dalle mortifere inspirazioni degli aculei sottilissimi di cui e semiuata I'aria nelle fabbriche degli aghi d'aeciajo. E la scienza cbe gli fa dono del telescopio e del raicroscopio scopritori di recondite meraviglie ; del tubo di Torricelli presago delle vicende atmosferichc ; della bilancia di Ca- vendish clie pesa il nostro pianeta e tutlo inlero il sistema del mondo. E la scienza che siedo con Romer e Cassini a diffinire la velocittj della luce, e con Wheastonea calcolare quella deU'eleltrico. fi la scienza che gli schiera dinanzi le inflnite benefiche applicazioni della pila e della luce del gas, le avvenlurose formazioni della galvanoplastica e della dagherolipia, c il portenlo non mai celebrato abbastanza del lelegrafo elettrico, ,i « Quale trionfo per I' nomo, egli esclama, qiiando scoperte le leggi che regyono V universo^ e coordinalele a comporre nuovi prodigii,si rende coll' opera glorificatore dell' inielli- genza che le dello? Altre memorie venne in seguito pubblicando secondo- ch(^ dalla sua operositi nol distoglievano i tempi o la salute. Scrisse poco dopo la Relazione degli Alti della Accademia di I dine durante I' anno accademico \S\'i-Ao, di cui era vicesegretario. S'ammira in essa, eleganza e semplicita di stile quanto singolarc imparzialiti : lo non posso appro- priarmi nessun auiorild di giudizio, egli scrive, devo aste- nermi dai meltere una mia tinta nei quadri altrui. .,;.: > — 315 — In quella relazione analizza una slessa sua lettura Det- f importanza delle leggi delta FUica, csponendo diffusainen- te gli argomenli coi quali confulava la senlenza tli Vico, cbo nega alia Fisica la potenza di provare i feoomeni per le loro cause. A diraostrare il conlrario, fatte moite inge- gnose e logiche coiisiderazioni, conchiude additando qual debba essere il criterio della verila della Fisica. Code forze ■puramente necessarie, egli dice, rinvenidc colmelodo indut- tivo, si fa idealmente, per malemalico processo, tutta una serie di fenomeni, e si dimostra cite (juesta serie non si pud fare die con quelle forze, onde si verified die il fat to ideale e identico al reale. Questo criterio e la conferma della dot- trina di Leibnitz, che paragona 1' arte di scoprire i feno- meiii coH'arte di dccifrare. Non v'lia dubbio che una eon- getlura ingegnosa accorcia niolto ii cammino^ e che le ipo- lesi conducano alle scoperte per la via delle verificazioni. Alle cure doirinsegnameulo lo Zambra accoppiava i lavori accademici, coltivava le lettere, e ogni maniera di buoni studii ; perfezionava quel metodo d' istruzione tiloso- fico insienie cd ameno_, che direi qualche cosa di suo pro- prio, sommaniente alto ad attrarre la gioventu; studiava le vie del vero e del bello, ne disgiungeva dai fortii sentiment! gentili, ne dalla severila della vila filosofica Pintimita delle calde ed elevate aniicizie, ond' era veiuilo in onore di colto ingegno, di dotlo maestro e di cittadino desiderato; quaiido le commozioni politiche,a cui fu in preda I'ltalia dieci anni sono, lo tolsero alia cattedra. Lasciato il Friuli, benche slrelto da scarse fortune, muoveva pcllcgrinando inconiro alia scienza attraverso ai monti ospitali della Svizzera fino a Ginevra, per visitarvi il celebrc Augusto De la Rive, nell'amichevole accoglienza del quale c nclle dullc conversazioni, diceva d' aver rilempralc — 31(5 — lo forzo (lollo intcIloUo, d' aver riacccso il pcnsioro in qucl- J' auie, in quol cielo die avovano inspiralo Gibbon, e T im- mortal canlore di Parisina e d'Aroldo. Fratlanto i tempi eransi faltl men fortunosi, e nel 1851 richiamato (I) professore alia scuola di (isica nci Liceo di Venezia, vi ricominciava lo lezioni coll' iisala alaorilii, non tenutagli meno pel sopraccarico della Dirczione (2) chc vi Icnno per alcun tempo. In queili iiflizi fu zelantesenza pc- danteria, indulgente senza dcl)oiezza, riverito ed amato dai molti discepoii, dei qiiali non manea mai I'amoro ai maestri se lo sappianofar germogliar dal rispetto. Queste parecchic ocoupazioni non vincevano alli'imenli la natiirale sua ope- rosila, clie non potesse contemporaneamcnic volgere in italiano gli Elemcnli di Fisica del prof. ^ A. Baimgartnei\ al clic quantniKjne gli fosse mcstiei'i dar opera solleeitissima, poicbe il libro dovcva giungere in tempo da servir di testo alle scuole, non perlanto quella traduzione comparve nella solita nitidezza di stile di cui van lodati tutti i suoi scritti. Poco piu di due anni aveva insegnato in Venezia, che gii erasi pienamente confermata ed cstesa la fama onore- vole a hii preeeduta, qnando il nostro Istilnto fu lieto di vederlo nel 4 oltobre 185 4 dalla Sovrana Maesti nominato a sue Membro effettivo, e nel 10 agosto 1 85G a suo Vice- segretario. Quantunquc voi non abbialc diraenticalo Ic parccchie memorie piene di dottrina e di crilica, cbe Tudiste a leg- gere al noslro coipo accademico, pure non vi spiacera se io vi rammento con ordinc quelle letture, cbe furono : ■ Suite apparenli variazioni di grandezza del Sole, della n Luna e delle costeUazioni. — Sulla filosofia delta Fisica. (1)11 17 fel.braio ISril. (2) II 16oUMbie185I. ■ , . — :J17 — » — SulC influenza degli stuilii scientifici nella IcHera- I) lura. — Snll' analisi dcUa luce. « A qiiesti lavori devo aggiungore parccchic discnssioni scicntificlie die, colle sopraccitale iiiemurie, si trovano tuUe publilicale nei volumi dei nostri Alti, e un diseorso relativo al riordinamenlo della pubblka islruzione dato in luce a Miiano ncl 1 80 1 col Utulo « Proposla di un ajulo alio slu- u dio della Flsica e dell' Indushia, » e la molto lodala Pro- lusione al coma di Fisica neW I. R. iviversild di Padova per Vanno scolasiico 1857-58, nclla quale in elcUo modo compendia cio die foima il soggetlo del suo Tratlato. Olti-e a qucstc imporlanti scritture si liaiino di lui parecdii ailicoli sparsi nei varii giornali. Ma il precipuo lavoro dettato con abbondanza di doltrina, con vivezza d' idee, con eloquenza di locuzione e il suo trattato : / Principii e gli Ulcmcnli della Fisica, al quale e proemio quel nervoso diseorso gi^ sopra acccnnalo: L' Inlroduzione alio studio della Fisica. In esso metle gran ciira a tracciare i melodi della scienza onde gli sludiosi della medesima, e vieppiu i giovani, possano facilmente discernere per quali vie e per quali studii ell' abbia adunato e ordinalo innanzi airuomo, e a suo pro, tanli tcsori. Nei due volumi di quel Iraltato, uscito alia luce in Mi- iano negli anni che corsero dal 1851 al 1854, traspare ad ogni pagina Talacrc natura d' un lucido ingegno a buoni studii educato, e quel fervente amor della scienza che ne celebra le scoperle e i trionfi. L'ordine delle matorie e piultosto nuovo che particolare ; diiara ed amena e la spo- sizione,perspicace la crilica nella scella delle teorie sempie indinanti a quell' ipotcsi dclla correlazione delle forze, che meglio vorrci dire coll' onorevole nostro collega, il prof."" Bizio, merilo e gloria prima degP Ilaliani^ intuizione di — 318 — Galileo, pcnsamento di Fusinieri, di Zantedeschi e del prof. Bizio modesimo, anziche vanlo o scoperta delf loglese Grove. Ncl libro dcllo Zanibra si scorge ad ogni Iratto la co- scicnza di clii sentivasi atto a raggiunger la mela, di cbi intendeva al nobilissimo scopo di condurre (a gioveQlu a pensare e sentire, perche non voleva die il rnetodo, da lui cbiamalo la coscienza delta filosofia sostitiiisse ai libcri stand delta spirito un andar compassato, o recidesse inervi deWingrgno per sosliluirvi Ic slringhc del precelti. Ncllo studio delle ragioni e dcllo nornie cbe nei suoi atti la scienza consiglia, nelie iiidagini dellc accortezze e delle previdenze cbe la rendono ilhistrc, nella dcscrizione delle conquiste di cui nei varii suoi stadii 6 bencraerita, nella storia delle diligenze con cui aunienta e depura i con- quistati lesori, nell' osservazione della solerzia con cui ii ammannisce alf arte in vanlaggio della vita civile sta I'ordine eh'egli avvisa il piu acconcio non solamente a descrivere gli elemenli cbe compongono la scienza, nia ancbe a far palesi i principii cbe la govornano. Con questa ampiezza di concetto e ordito ii suo libro, diviso in cinque parti, cioc: I.° Dei fenomcni e dellc loro leggi. '''"•■ '' II. " Delle spiegazioni^ ossia delle cause. ■■ ' " .'' ■ 'n 5 III." Delle tcorie. ;t-.:> IV." Delia vita e dell' incremcnto delta scienza. ''•'"' V." Delle npplicazioni. ■! i i •' i •' ; €odesla distrihuzinne^ cgli dice, e la piii cfficaee a met- ier soil' occhio la tendenza progressiva, anzi c la forma del progresso medesimo; ed era con questo metodo cbe nelle sue lezioiii, poncndo quasi a contcmplazione dcgli studios! discepoli la grandezza c ia costaotc opcrosita delle potenze — 319 — natural!, la sapienza e I'amore che le informano, sollevava, con tanto profitto, aH'ammirazione della scienza V intclletto ed il cuore dc'suoi giovani ascoltatori. Quesle cgregic doti, le piii fruttuose neirarringo della pubblica istruzione, giS lo additavano al posto piu emineote a cui possano indirizzarsi i voti e le mire di un professore. L'illustre e sventurato nostro coilega, il prof. Zantedeschi, doveva per grave infermiti della vista abbandonare la cat- tedra di Fisica, ch'egli onorava da parecehi anni nell' I. R. Universit.'i di Padova, e T eccelsa Autorita, che non poteva a nieno di lissar lo sguardo nello Zarabra, lo destinava sup- plente in quella vacanza. S' cgli abbia degnamonte esordilo e piii degnamente continuato nella nuova carriera,s' abbia mcritato d'occupai* quel seggio per tante rinoniaoze glorioso, e che un uomo di si chiara fama lasciava ailora deserto, i molti professor! che qui siedono onore di questo Istituto, e che I' ebbero coilega neir University, la folia accorrente degli scolari, il pubblico desiderio lasciato di se sono le piu onorevoli te- stiraonianze che meltono suggello alle mie parole, se non dovessi anche aggiungere, che dopo si luminose prove, die- tro regolare concorso, fu stabilmente nominato a profes- 6ore ordinario in quella cattedra, il 25 giugno 1838. Gosi pareva la fortuna essergli divenuta giusta dispen- giera d' onori e di premio, di cui si spesso 6 al nierito in- grata ; e cosi cogli amic! n'avevano esuUanza i discepoli, nei quaU cresceva la riverenza e 1' affetto al maestro, quanlo piii li accendeva alio studio, scopreiido loro scmpre nuove e peregrine bellezze della scienza, i campi forlunati deile sue conquiste, le vie non ancor tentate, per le qual! la luce dcirintelligenza, rinvigorita dal tesoro di lanlc dottrine, rauove assidua in cerca d! verita aucora ignotc, che rende- Serie HI, T. IV. A'2 — 320 — ran no un giorno piii splendidi i beneficii clio fccondano c vhificano la civilkV • .... Se non die troppi scogli insidiano quest' umana fragi- lissima navicella nell' arcaiio mar della vila. Infalli menlre lo Zambra intcodeva la mentc a compiere il suo trattato, di cui lanienlianio di non avere oho le prime due parti, dando alia materia ordine e forma per mandaria il piii presto alle stampc ; mentre cercando negli ozii autunnali la pace chc favoreggia gli sludii poneva stanza in Treviso presso quella famiglia ospitale clie doveva, pur troppo, raccoglierne I' ul- timo sospiro, sopraffatto da insulto violento di emottisi, infermo cosi gravomente che subito ne eorscro voci assai minacciose, ed era un dolore di tulti il sapere che il male incalzava sempre piii fiero,siccheil tramontar d' ogni gior- no portava seco un raggio delle noslre speranze. La natura die lo aveva formato di una compage cosi gracile e sensitiva, in cui appiattavasi il gerrae che lenta- mente ne appareediiava la distruzione, quasi a compenso gli aveva donato unaforza d'animo quale a podii privilegiati concede, sicche le vicende della malattia potevano dirsi una lotta della materia collo spirito,nella quale i pochi intervalli di calma li consacrava ai consueti esercizii dell'intelletto, stendeva rapporli all' Universita, annotava le sue lezioni, scriveva agli amici; e colla serenity d' un forte volere, colla placidezza di raiti discorsi blandiva le ansiose inccrtezze di coloro che nci suoi mali spiavano le piu lontane lusinghe, e studiavansi con ogni maniera d' affeltuose sollccitudini di alleviarne le ambascie. Ma intantoqud male,che mai per sua natura non sosta, piii non imperversava a gran tratti,ma ilkulendo colla spe- ranza che la natura pictosa fa rinascer tantopiu viva in quclli iufelidquanto piu declinano al lino della loro mortalc gior- — 324 — nata, logorava insidioso a rilento quell' estrema csistenza, della quale, senza alcim indizio presago, ncl conforto della religionc, nel corapianto di tulti,recideva lo slame nella sera del 7 gennaio 1859. Cosi venne meno alfonor della scienza, aU'ornamento del nostro Istituto, al decoro deirUniversitii, aH'istruzione dei discepoli, all' amor dci parent! e degli amici una vita operosa, un intelletto robusto, una raente vasta e corapren- siva, un animo gentile e di forte sentire ; cosi la morte spcnse immaluramente quell' uomo che era dcgno della pa- tria di Volta. • 11 m. G. prof. Gustavo Buccliia comunica le sue : Uicerche sul inoto delT acqua nel turbine iclroforo dello Schlefjel, e sugli effetti di qiiesta inacchina ap- plicata al proscimjamento dei teneni palustri delle provincie venete. II m. e. coinnicnd. Giovanni Santini leggc una sua nota : Intorno alia cometa periodica di Biela, di cni attendesi il ritorno al perielio nel prossimo mese di magrjio iSh^. ^ . ; .* .oti!>. La storia di questa oclebre Cometa ( dei cui movi- menti mi sono a piii riprese occupato negli Atti della i. r. Accademia di Padova, come anche del noslro Istituto) b a voi, dotti e cortesi Accademici, troppo bene conosciuta, perch e io debba qui dispensarmi dal ritesservcla. Giovera tuttavia rammenlare, che nel prime volume delle vostre Memorie vi esposi diffusamente le ricerche da me fattc per determinarne gli elementi, e calcolarne la effemeride atta a fame riccrca nel sue ritorno al perielio per I'anno 1846, — 322 — la (]uale si Irovo corrispoiulcnU' con suificienlc esaltezza allc osscrvazioni insliluile in quella sua riapparizionc di- venuta memorabile per la sua soparazione in due nuclei dislinli eclie nel V volume continuai dietro le slcsse tracoe il oalcolo delle pcrturbazioni, die avrebbero dovuto al- terarne il raovinicnlo cllilUro per I' azionc di Ciove, di Saturno, di Vcnero, e dclla Tena nell' intcrvallo oomproso fra il passaggio al perielio nel 1846, e quello chc attcnde- vasi pel 1852, producendo ivi pure una cffemeridc pel mesi di luglio, agosto c scttembrc di quest' uUiino anno, Questa volta per6^ con mia grave sorpresa, 1 calcoli non corrisposei'o all' osservazionc, e sarebbe passata inosser- vala per la sua grande debolczza, c la difGcolta di vcderia nel crepuscolo niallutino senza la pei'severanza del chiar. prof. Seccbi, il quale ritrov6 in Roma nella nolle 25 ago- sto lontana dal luogo assegnalole dall' cffemeride di circa 6° in AR, e 2° in declinazione la sua parte piu splendente, c continuandone diligcutemenle le osservazioni nei giorni successivi pervenne nel \ 5 di settembre a scuoprire eziandio r allro Ducleo del precedente raolto piii debole e molto piu difficile ad osservarsi. Una deviazione si forte dell' effemeride dalle osserva- zioni fece sorgere in me il sospetto, che in una si lunga serie di noiosi calcoli numerici potessi avere commesso ua qualcbe grave errore nell' assegnare le pcrturbazioni prodotte nei suoi movimenti dair azione del pianeli ; ma potei con una diligentc revisione di tutte le operazioni con- vincermi della loro esatlezza ; e piii tai'di ho appreso, es- serc stati questi cpnfermali egregiamente dul sig. Ilabbard, chiarissimo astronomo di Wasington negli Stati Unili, il quale si e pure occupato della teoria di questa stessa co- raeta nel riaomatissimo giornale astronomico colii pubbli- — 323 — cato dal sig. Gould, la cui serie completa non e a mia no- lizia per le difficoUi'i dci transiti e delle spedizioni di opere ivi pubblicate a fogli periodici. Quisle coiisidcrazioni e la circostanza singolare della divisione deila conieta nel 1846 in due nuclei, i quali si andavano ientamente allontanando, ed alleiMiandosi nelio splendore, indussero la oelebre Ac- cademia delle scicnze di Pielroburgo a pubblicare un pro- gramma di concorso per premio da dislribuirsi uella sua pubblica seduta per I' anno 1857, che io vi presentai nella seduta del 26 novembre 1834 accompagnato da una mia nota intorno alT oi-igine dell' errore commesso nel oalcolo del suoi niovimenli, da cui dovette dipendere la differenza fra le posizioni osservatc e le calcolate nel 1852 die qui trovo opporluno di riehiamare a neeessaria illustrazione della presente nola. Siccome sopra aecennai, gli element! dell' orbita da rae calcoiali con riguardo alle perlurbazloni planetaric pei due periodi corapresi fra il 1832 ed il 1846 corrisposero per modo, che al principio della sua riapparizione il luogo asse- gnato dair effemerido differiva dall' osservato di soli 6 mi- nuti di arco ; nia questa tenue differenza ando successiva- menle aumentando, ed, avvenuta la sua separazione in due nuclei pervenne verso la fine di niarzo a circa un grado, come pu6 rilevarsi dalla mia memoria inserila nel VI volu- me del Nuovi suggi dcH'Accaderaia di Padova, ove ho rife- rite le mie osservazioni intorno a questa coraeta con la slo- ria relativa a quclla sua enigmatica divisione. In quclla occasione il sig. Plantaraour di Ginevra pubblicu una teo- ria molto elaborata intorno ai separati movinienli del due nuclei, ed avendo riguardo alle atlrazioni planetarie sopra di essi esercitatc nei loro movimenti elliltici intorno al sole, pervenne a rappresentarii con sonuna folicila me- — 324 — (liante due orbitc separate fia loro molto vicino, gli de- menti dellc qiiali pochissinio differivano da quclli da me dedotti dalle anterioii apparizioiii della cometa, siccorae puo vedersi nella cilala mcmoria. Nel gennaio doll' anno 1830, attendendosi il siio succes- sive ritorno al perielio per il 1832, intrapresi di nuovo a calcolarne gli dementi dell'orbita avendo riguardoaile per- lurbazioni planetarie col penoso metodo delle quadrature meccaniclie, e pouendo mente alia bella coincidenza degli eleraenti del sig. Plantamour con le osservazioni, mi la- sciai disgraziatamente domlnare dall' opinione, che la mi- sieriosa separazione della cometa in due separati nuclei avcsse avuto origine da una estranea collisione, che non rendesse del tutto paragonabili gli dementi della sua orbita anteriore al 18 ^G a quelli della posteriore, e partendo dal- r asse da esso assegnato al nucleo piimario, stabilii il suo ritorno al perielio pel \ 852, nel modo esposto nella me- moria letta a qnesto Islituto nella seduta del 19 gennaio -1851, ed inserita nel volume V delle sue memorie da bel principio accennata, del cui cattivo esito vi ho sopra fatto parola. Ritornata la cometa cffettivamente al perielio, ritro- vati esistenti i due separati nuclei, compresi la fallacia del- r assunta ipotesi, e come la discordanza della cffemeride dair osservazione traesse origine dall' avere abbandonalo r asse maggiore dell'orbita anteriore, siccome vi esposi gii nella nota superiormente citata, dalla quale trascrivo i seguenli dati numerici : Logaritmo del semiasse maggiore ddl'or bita da me detcminata pel 18-;c. log. a =r 0,5 563360 log. a per il nu<;leo primario del signor Plantamour i= 0,5571002 log. a per il nucleo sccondario . . . . ::= 0,5454251 — 325 — La variazione totalc dell' anomalia media determinata iiel V volume (pag. 2 1 ) dipendente dall' attrazione di Giove, di Saturno, della Terra, e di Venerc fu = — 2G00",044 (I). Questa introduce per ordine delle tre orbite le segueali correzioni al periodo ellittico :; -, ..p ,1 . g s s ^7=-f-4,8359; 4-4,83; 4,82, lo che avrebbe dato per le vere rivoluzioni riconducenti la cometa al perielio i numeri 24 1 5 ,3 1 04 ; 242 1 ,70 ; 2405 ,25, dai quali appariscc, come le piccole differenze negli assi maggiori introducano notabiii differenze nel tempo della rivoluzione periodica, e quanto importi che quelli siano esattaraente determiiiati mediante il confronto d' interi pe- riodi, ne convenga troppo affidarsi a pochi giorni di osser- vazione in questo delicato argomento. Nel caso presente, se fosse stata assunta la rivoluzione corrispondente all'asse maggiore risultante dall' osservazione dei periodi anteriori da me precedontcmenle determinato, partendo dal perielio osservato nel 1852 sarebbe caduto ai 22,33 di seltembrc in luogo di 28,72 assegnato dall' asse di Planfamour, e dimostrasi nella nota citata, come in allora la posizione calcolata avrebbe corrisposto abbastanza prossimamente alle osservazioni fatte in Roma, in Berlino e Pulkova. Dopo la publicazione del programma dell' Accademia Petropolitana si poteva attendere una completa teoria in- torno ai movimcnti di questa cometa, che ne abbraceiasse tulte le sue apparizioni conosciute, come veniva richiesto. Fino al presente pero non mi e noto, che sia stato accor- (1) Questo numero negli atti del processo verbale della seduta 26 uoveiubre 18j4 e per erroro tipografico rifeiito — — 5<300",044. - 326 — tlalo il premio ad alciin lavoro, n6 che slano sla(e instiloite lii'crchGilirctte a detorminare un sistcma di elcmenti, die- tio cui si possa calcolnro una cffemoride per tentarne la ricerca nd prossimo siio ritoi'no al periclio, cIio avra hiogo iiel futiiro mese di niaggio. Vero e chc con molta felicitii furono dal sig. D' Arrest [Mr. Nachr. B. 39, pag. 323) rappi'csentale tiitte le osservazioni, die si polerono otle- nere per la debolezza deila luce dei due nuclei nel 1 852, mediante due orbite ellittiche calcolate isolatamente dietro le separate osservazioni di cadauno, gli eleinenti delle quali molto si avvioinano a ([iielli dedotti dalle osservazioni insti- tuito nelle precedenti apparizioni. Ma senza far concorrere nella detcrminazione dell' asse maggiore le osservazioni iiistituite nei periodi precedenti, e senza avere riguardo alle pertuibazioni prodotte da Giove, a cui dovelte avvi- cinarsi a poco piu delia distanza media della terra dal sole nel gciinaio del I85i, si correivbbe pericolo di andare lungi dal vero stabilendo, dietro i soli elcmenti ellittici, il suo prossimo ritorno al periclio. Sebbcne si potesse pre- vedcre, che in questo suo ravvicinamento al sole riusciru difficilissimo il poteria osservare, trovandosi troppo pros- si ma alia coiigiunzione superiore, e quindi troppo lontana e sempre immersa nella luce crepuscolare, pure ho stimato opportuno il tentarne la ricerca coi potenti mczzi posti oggi dai progressi della meccanica e dall' ottica a disposi- zione degli astronomi ; e d' altronde le sue osservazioni, ove si giungesse a scoprirla, riuseirebbero del raassimo interessG per risolvere raolti dubbii intorno alia sua teo- ria ed alia posizione reciproca dei due nuclei. Riesce pero di grande difficolti la determinazione della vera sua orbita per la imperfetta cognizionc del suo asse maggiore, e pel dubbio in cui versano tuttavia gli astronomi intorno al mo- — 327 — do di corabinare lo osservazioni dei due nuclei nelle due epoehe del 1846 e del 1832, non constando i caratteri per distingucrii I'uno daH'altro. Nelle ricerche segueiiti ho rite- nuto, die il nuclco piii risplendente del 18o2 a[ipellato C dal sig. d' AiTest di poco seguente 1' altro piii debole D fosse da oorabinarsi con 1' orbita da me assunla nel 1 846, ritenuto per le ragioni superiormeiiie esposte, 1' asse mag- giore I'isullante dai calcoli precedenti, e gli altri elementi, come erano stall determinali dal sig. Plantamour dietro le osservazioni in quell' aimo iustituilc, die con tale modifi- cazione risultano i seguenti : Passo al perielio . . . t= 42 ,02487 T.M. di Ber- liDO del 1846 longitudine del perielio . 7r=\ 00°.2'.20'\ 1 longitudine del nodo . (ly =r 245 .34,39 ,8 inclinazione air eclittica j = 12.34.33,5 angolo di ccoentricilti . (p = 49.12. 2,3 log. seraiasse magg. log. a= 0,3463360 moto diurao siderale m. n=z 3,37'',6336. Rilenendo ora per T il risultato superiormente assegnato = 2415,3104, od applicando agli allrimenti le loro va- riazioni risultanti dall' azione dei pianeti, come sono rife- rite nella citata memoria (Vol. V), cio6 §;r = -l-6'.l",i; ^&> = — 2'.9",5 ; Si =: — l'.36",9 ; S(p = — 3'.56",i ; hi = — r',4224. si forma il seguente sislema di elementi pel 1852, ove ritengonsi sollanto i decimi di rainuto, avendo in vista di procedere scmplicemente ad una riccrca approssimata de- gli elementi dell' orbita con tavole a cinque cifre per il suo ritorno al perielio ueH' anno presente. Serie IIJ.T. IV. 45 — 328 — Passaggio al perieliu . . .r =z t852 a giohii 266,3353 T.iM. di Berlino : ovvcro . . . J 852 settembre 22,3353. T.M.di Berlino ^T-^rlOO". 8',3 CO = 245 .52 ,5 «=r 12 .33,3 (p= 49 . 8,1 « = 536^,23 12; log. a = 0,5471030 a cni corrisponde la rivoluzione T r=:24i0,8(;83. Qnesticlemcnli neila loro forma attuale si aiiontananodi circa mezzo grado dalle ossorvazioni del niicloo C, siccomc ho anchc dimostrato neila nota piii volte citata. Prima di procedere al calcolo dcllo pcrturbazioni per Irasportarli al -1859, conveniva stabilire con maggiore prccisione il pas- saggio al perielio nel 1852 ; a talc oggelto ho assunlo le tre segiienti ossorvazioni dal quadro riferilo dal sig. D"Ar- rest nel liiogo sopraccitalo, le quali si estendono ai limiti eslremi dclla serie. T. Med. rti Berliiui A. R. osservuta Declin. osservata in I852agosto 27 scUenih. 16 25 15./i9.ol.8 16.30. 8,9 VS. 7. 9.4 1 13". 5.55 ',8 140.51. 8,9 151.21. 2,7 + 20".59'.46';8 + 11 . 8. ,6 + 6.11.50 ,0 Rtmia Cambridge Pnlkova Riferendo queste osservazioni al piano deU'ecliUica, e desuraendo le posizioni della terra dalle eflVnicridi di Ber- lino, si ottcngoni) con tavole a cinque cifre i risujtali seguenti .- 329 T. M. di Berliuo Lonijitud. Latitiidiiie di.d^ Lou-. T. di 6 Lug. R. Ag..sto Settenibro Settembre 27,6o96 I6.70o7 25.6500 115".17,9o 159 .43 ,07 151 .10,20 —0.27 ,55 -5.58,78 -5.12,30 55-'t".57',75 554 .25 .61 5 . 8 ,04 0.00412 0,00190 0,00078 Queste posizioui vcDgono suflicieiitemente rappresentate g aiimentando il passaggio al pcrielio di ,8785 , con che viene ad essere stabilito ai 23 ,1 138 di settem])re, rileuuU gli alU'i elemenli siiperiormoutc assegnati. Si trovano ia qiiesta ipotcsi le seguetiti differenzo fra i luoglii ossei'vati ed i luoghi caleolati : 27 Agosto ^6 Sett. 25 Sett. in longit. = — I ',6 =4-0,3 =r— 1,3 in latit. =+ 1',6 — ,5 — ,G; dal che apparisce, che si possono ritenere. (posto invece r =23,1 138 sett.) gh ottenuti dementi elUttici per inda- gare dietro di loro V epoca del suo prossimo ritorno al perieho, avendo opportunamente riguardo alle attrazioni dei pianeti. A questa ricerca mi accinsi nello scorso mese di gen- naio ; ma la brevity del tempo, ed una indisposizionc di salute non mi permisero di avere riguardo alle correzioni dipendenti da Saturno, da Venere e dalia Terra, le quail invero per la loro piccolezza hanno poca influenza nel- r allerare la durata della rivoluzione periodica. Quelle di- — 330 — poiidcnfi da Giove fiirono calcolate col metodo dcllc qua- drature di (»° iu 0" di anonialia media, adottando i precelU staliiliti nolle niic Iczioni di astronouiia e nclle inic anle- riori riceiche. OKeiini in lal guisa per T azionc di Giove i seguenti risullali : l(lp= — 205", 5 I G i ; fdq = -j- 539",2900. Da queste due qnantili ausiliarie si formano Ic variazioni del nodo e dcirinclinazione, le quali risultano li=i — :;- 5",(j2 =:— 9',58; ^m=-~ 8 11 ", 1 5= — 1 3 ',52. In scguilo si formano • Jd(p — d(p=:—Sr)[ ",G37 — — I .'/, 194; Jd7r = -h- l209",500=rH-20',l(); /(/*/ = — 1 43",^ H ; Jdu = hi— — .5",3G08. fdr fdn =—8(iC)S'\2S ; §Z = rd(/ 4- Ml rd)i = — 88 i I ',3 5 ; oltenuto ^Z, si avi-u tosto aT — _ -—-f- IG ,43198. It Pielro cio si avra . . . T -j- oTi:= 2433,3003 dopo il passaggio al perielio sopra staMIito pel 1852, lo clie I'i- conduco al nuovo passaggio al perielio ne! 23,4141 mag- gio 1859, T.M. di Berlino. Si otterrii poi pel moto diurno siderale ... ' Ti'=r»-|-c)u = 53l",8704 . '.. da cui si dedurra. . . . log. a =. 0,5494072. Si formeranno per ultimo le variazioni relative al no- do, cd al [)erielio avendo inoltre riguardo alia prcccssione dcgli equinozii, che si Irovera =r 334'ViO= -{- 5'^57 : — 33i — si ottorranno cosi i valori di 7r\ co ^ i', ^' al raodo segiionlc : HT =I09°.8',30; co =24rr.o2',50; i =I2".33',30 /ilTT = +20,10 ^co = — 13,52 li = — 9,58 precess. = -f- 5 ,57 prec.=: -f- 5 ,57 rid.all'Ec.mob— ,01 2d&)sea-i=~ 0,32 nj'— I09°.33',7I ^'=245".4y,55 i' =:l2^23',7l; finaImcnte (p'=(p-{-^ = 4S''.^S\9\. Kiiincndo ora, rd ordinando gli olteiuiti risultati, si avranno i seguenti elementi dell' orbita della conieta per I'anno 1859. Pass, al perielio . . . r = a giorni 143,4141 T.M. di Berlino, ovvero 1859. Maggio 23,4141. Longit. del pei-ielio jr = I09".33',7I - del nodo o lO ~9- ~* '^0 CO^ ffO^ eo_^ ©T^ ©1^ ©1^ ©1 ©J^ ©^^ ©<^ ©<^ ©1 ©1^ ©1 o ocooocit-eqt-i'^oooooco O -^ O O ©1 05 t- JO 50 O C5 >* -H — H OsO"^©"!— iC500l-O50'^-*"^'* C^ O^ O^ O^ O^ 0_ C-.^ O^ O^ O^^ Oi^ o^ o^ o OOOOOCiC50i0400C5CiOi 2« o o c 9 H .- 8°. 4' 8. 8 8.46 8.26 8.37 8.47 8.56 <] ■^ o^ e^ -*o-* ©lfOCOC(3-*-^sOSO!OOOt-l.-CO o ©»00-^00©100-«3'00©100«* -r<-r<-^©«©ic0 -"rH-T^e^©! .2 "u i bo O- « - . — 334-. II ni. c. dolt. Gio. Domcnico Nardo lean,^: Brevi cenni suUp ahitudini, suUe occKpazioni, siilla coUura, e sui rapporti coniuierciali de(jli ahilanti di Chiogfjia, considerati in relazione al dialetlo da essi parlato. NcI dialetto die parlasi anche oggidi dai pescatori di Chioggia o dagli ortolani, che no coltivano le terre, si trova appoggio alia coiighiettura, che la Chioggia attuale avesse la medesima origine che le altre isole della Yenezia, e le popolazioni, rifiigiatcsi in quelle nel 452, provenissero spezialniente da Esle, da Monselice e da Padova. Sei sorta di abitanti, pesca- tori, custod! dcllc pcschierc, dette volgarnientc valli, oi'tolani, arlieri, mercatanti e altro pcrsone civili, marinai, distingue il nostro autorc e nota le loro ahitudini in relazione al dialetlo da essi parlato. L' Istiluto delihera di rinicttere qucsto lavoro alia giunla per la lingua. II m. e. prof. Bellavitis presenta la seguenlc A(j- cjiunta alia nota pahhlicata a pag. 623^ del Yol. Ill di questi Alti pel 1858. La niciiioria, che il distinto nialcraatico E. Fergola pubblico iK'l n. (> dcgli Annali di malemaUca dol Tortolini (llouia 1858, I, pag. 378), mi fa avverlito cho i tcrniini dcllo sviluppo del differeiizialc d" F{h) lianno una forma molto piu scmplicc di quella, die io avessi sapulo darvi nel luogo succilato. Queslo dilTeronzialo c la soinma di Uitli i lermini — 335 — t'sseodo « -4- 2a -H 3a -f-. . .. r= n ; dove D indica le derivate rispetto alia u, ed II Fergola attribuisce tal formula al ch. Faa di Bruno {Annali del Tortolini I85d,VI, pag. 479), ma essa era state data precedentemeute da T. A. (iV. iwn. par Terquem, 1850, IX, pag. 1 19), che estese un suo secondo metodo anche a F (/•(«)), ccc. Se la F sia funzione di due o piii u, v.... si ha sim- bolicameute d«^(d,-^d,-h. ...)"; " ; :. dal che risulta ' ' • --=2D„ D„...fn-,(-)np(^-,).... 11 S estendendosi a tutte le soluzioni della nz= 2aa -f- X/2b ■+-.... questa 6 la formula generale data dal Fergola. Su questo argomento potranno vedersi le mcmorie Schomlieh, J. Crelle ^846, XXXII, pag. I, e 18S2, XLIV, pag. 344. — Hoppe, J. Crelle, XXXIII, pag. 78. — Gudermann 1 4 pei casi di Fu = — , Fu = J. Crelle, 1830, pag. 26, § 23 e pag. 314 § 68. — Grunert, J. Crelle 1831, XIII, pag. 146.— Lobatto, J. Crelle 1833, XI, pag. 169.— Liouville Journ. 1841, VI, pag. 69. — Colombier,N. Anno, Terquem 1850, IX, pag. 29 e XI, pag. 47. — Bianchi, A. Tortolini 1852, III, pag. 346. Serie UIj T. JV. 44 — 336 — II Fcrgola da eziaiidio V espressione di D |/ cssendo £1 {x, y) =z 0. Nel J. Crelle 1830, VI, pag. 212, si doman- dava di trovaro Tospressione di D y osscndo II secretai'io porge notizia all' Istiluto dei nuovi libri acquisUiti, fa conoscere come sionsi prescelti generalmente quelli di inolto valore, chc iion potreb- bero con facilita avcrsi nelle biblioteche private, c come la stampa periodica del paese e straniera lodi questi mezzi d'istruzione che I'lstituto gratuitamenle porge agli studiosi. Aggiunge che si vendono molti esemplari delle Memorie pel pregio che e trovato in questi lavori c pel lavoro artistico applauditissimo delle tavole che li accompagnano. e invita i membri deir Istituto a proporre, secondo gli statuti, nuovi acquisti, fatti possibili daliutile spaccio delle pubbli- cazioni di esso. Elenco dei doni presentati all' i. r. Istituto dope Ic adunanze di gennaio 1859. // Crepuscolo. N. -I e 2. — Milano ^859. Gazzetla di Verona. N. 10 a 37. — 1850. Revue agricole indnstricUe etf. N. 4 (ottobre). — Valen- ciennes 1858. — 337 — If Economia rurale. Vol. 11, N. ^. — Torino 1859. Lo Spetlatore. N. 15 e ^6. — Firenze 1858. Corrispondenza scientifica. N, 31 a 33. — Rooia 4 858. Cronaca di science, lettere elc. Anno V, dispensa 1 e 2. — Milano 1 859. Avvisatore mercantile. N. 3 e 4. — Venezia 4 859. Giornale delle scienze mediche. N. 24 del 1858, e N. I e 2 del 1859. — Torino. L' Eta presenle. N. 1 a 4. — Venezia 1859. Difesa deW I. Memoria di Ginlio Sandri. — Verona 1858. Reichs-gesetz-blatl { Bullettino dcHe Leggi delf Impero Austriaco). Disp.' 59 e GO, e 1." Repertorio del 1858, disp. I a 3 — 1859. V Echo medical di Neuchatel. N. i . — Svizzera \ 859. V Educalore israeiila. Punt. 1. — Vereelli 1859. Gazzella di farmacia e di chimica. N. 3 a 6. — Venezia 4 839. • // Tecnico. Vol. 11, fase. 7. — Milano 1859. L' Eco dei tribunali. N. 881, 20 gennaio 1859. Comptus rendus liebdomadaires de I' Academic des scien- ces de France. T. 48, N. 2, a 5. // Bacofdo ilatiano. Anno II (gennaio). — Milano 1859. Giornale venelo delle scienze mediche. Oltobre, novembre, dicembre. — Venezia 1 858. V Economista. N. I (gennaio). — Milano 1859. La civilld callolica. N. 212 e 2! 3. — Roma 1859. Annolalore f'riulano. N. 4 a 0. — Udine 1859. Elenco dei f/iornali^ delle op ere periodiche, etc., esistenti presso pubblici slabillmcnli in iMilano, compilalo da Luciano dall' Aequa. — Milano 1859. Lellvre di fdiniylia. Vol. 8, punt.'' 1/ - — Trieste 1859. — 338 — BuUeltino dell' Islmo di Suez. Vol. IV, N. 1 e 2. — Torino 1859. V union medicak dc la Gironde. 4.' annee N. \, Janvier. — Bordeaux 1859. Jahrhucli etc. (Annuario dell' i. r. Commissione cenlrale per la riceroa e conservazionc dei Monumenli. Vol. III. — Vienna -1859. Inclice (Idle malerie. I. I'aite. — Verandfiuni^eii in deni SUnde der Conservatoren, uud Cor- respondenten. Bericht liher die "W'irksanikeit der k. k. Central-Coni- niissiun in der Periode vmii \ Jul! 1857 bis Knde September 1858. II. Parte. — Memorie. — Die Entwickelung des Pfeiler-und Gewolbe- systemes in dei' kirchlichen Baiikunst von Beginne des Mitlelal- ters bis zuni Scbiusse des lo Jahrhuiulerts vcm A. Essenweiii (niit 79 Holzschnitten). — Der Schatz der Metrupulitankirche zu Gran in Ungarn, von F. Bock. Aufgenumnien uud gezeichnet von W.'^hn- merniann (niit III Tafein und 18 Hnlzsclinitten). — Die kirchiiche BaukuMst des romanischen Styles in Siebenbiirgen, von F. Midler. — Mit Zeichnungen des Rarlslinrger Domes voni Architekten Sillc (mil III Tafein, 25 Holsrbnitten und 2 Facsimiles). — Die milteialter- lichen Siegel der Abtcien und Regularstifte im Erzherzogthume Oesterreich ob und unter der Eiins, von Karl v. Suva. IVlit Zeich- nungen von Laufberger und Schoenbrumier (mit 26 Holzschnitten). Die Rirehe des ehenialigen Cistercienser Nonnenkloster Porta cfeli zu Tisnovic, von Johann Erasnms Wocel. — Aufgennmmen und gezeichnet von Architekten F. Kierschner (mit IV Tafein und 28 Holzschnitten). — Glasgemalde aus dem 12 Jahrhunderte ini Ivreuz- g.inge des Cistercienserstiftes Heiligenkreuz ini Wienerwalde. Text und Zeichnungen von Albert Camesina ( mit XXXII Tafein und 1 H(dzschnittr). Mdtheilnngen etc. (Comunienzionc dell' i. r. Societa Geo- grafica di Vienna). Dispcnsa 3.' — 1858. Jahrlmch etc. (Annuario dcll'i. r. Istiluto Geologico). N. 3. — Vienna 1858. BulU'tin de la Sociele Boianiqne dc France). Tomo V, di- spcnsa 7. — Paris. 1858. — 339 — Bulletin de la Societe imp. des naturalistes de Moscou. Di- spensa III del 1858. Su i terremoli avvennti in Roma iieW anno 1858 relaliva- menle allc fasi lunari. Letlera della signora Calerina Scarpellini. — Roma 1839. Archivio storico italiano. T. 8.", disp.' 2." N. 16. — Firenze 4 859. Indice delle materie. ■ • G. Gori. — Lettera suH'eccidio di Cesena del 1577, atlo recitabile, d'au- tore anoninio. — E. Poggi. Sulla sloiia della legislazione italiana di Federico Sclopis. — G. Rosa. Sulla storia delle rivoluzioni d' Italia di G. Ferrari. — A. Vannucci. Sulle pubblicazioni dell' Istituto di corrispondenza geologica. — Rassegna bibliografica. — Nuttzie varie. — Giornale istorico degii archivi toscani. — Aneddoti letterari scieiitifici ed artistici, ecc. Verhandeligen etc. (Memorie della Reale Accademia delle scienze di Amsterdam). Tomo IV, V, VI. — Amster- dam 1857-58. Indice delle materie. ■ . ' •' Tomo IV. 1858. Tables d' integrales definies par D. Bierens de Huan. (di pag. XXXI e P72). Tomo V. 1837. C. M. van der Sande Lacoste. Synopsis Hepaticaruiu Javanicai'um, adjectis quibusdani hepaticarum uuvis extia-javauicis. (Con 22 tavole) (di pag. 112). D. Bierens de Haan. Reduction des integrales definies generales I V{x) — '^ — , f ^ F(a) — ^ el application de ces furmules au cas, que F(j7) a un facteur de la forme sin^x ou cosoo; (di pag. 117). W. Vrolik. Ontleedkundige nasporingen onitrent Dendrolagus Inustus. (Con tavole) (di pag. 06). G. F. W. Baelir. Over de draaijende beweging van een Ligcbaam oin een vast punt, en de bewehing der Aarde oni baar rwaariepunt. F. Kaiser. Eerste onderzoekingen met den niikrumeler van Airy, vol- bragt op bet Observatoriuni der bongeschoo) te leiden. — /. //. C — 340 — Sehroeder vnn der Kolk. Over het fijiu>re zamenstel en de werking van het verlen^^de Kiiggeniliorg on over de naaste oorzaak van Epi- lepsie en hsro ratumelc behandeling. — P. Hurling. Description d' un dianiant reniarquabie enutcnant des cristaux. Verslagen en Mcdedc.cligen etc. (Rapporti c comunicazioni della stessa). Sezione di LetteraUira. Torao Ill^disp.' I, 2, 3. Sessione di Storia nat. » VII, » 1,2,3. — Anistcrdam 1857-58. Jaarboek etc. (Annuario della stessa). Aprilc 1857 e 1858. Calalogus van de Uockery etc. (Calalogo della Biblioteca della stessa). Tomo 1.", parte I." — Amsterdam 4 857. Das Gcselz des mcnscldichcn Wachslhumes o\c. (Loggi del- lo svilupju) umano e delle imperfezioni del torace ca- gionata dalle rachitidi, dalle scrofole e dalle tuberculo- se del dott. Francesco Liliarzik. — Vienna 1859. // sogno del Pellegriiio, i)uemetto del Co. Cav. Filippo Li- nati. — Torino 1 859. Relazione sulV Istitulo venelo di scienze, leilerc ed arli del dotl. Migerka (estral. dal Viener Zeiiung). BoUetlino delle leggi ed alii ufficiali per le provincie venele. Parte \.' punt. 8. ^ Parle 2.' punl. 8 e 9. ] '^^^' Relazione pc premii della fondaziniie Cav. L. Sfincnlini per gli anni 1857-58, del do;t. V. I'lauti. — Napoli 1859. Manifestazionc del Concnrso a' premii Scmenlini pel cor- rente anno 1859. — Napoli 1859. Ricerehe inlorno la preparazione dclt ossido verdc di cro- mo. Meinoria prcmiala. — Napoli 1859. Nnovo reagenle per dislinguere Cacido larlarico dalV acido citrico. Mcmoria prcmiala. — Napoli 1859. — 341 — Sloria documenlala di Venezia di S. Romanin. Fnsc. 20 c 21. — Venezia 1859. Staiuto inedilo delta Comimitd di Murano del 1502 prece- duto da cenni storici del dolt. Nicol6 Erizzo. Ve- nezia 1859. Dctle istituzioni di beneficenza nella cittd e provincia di Venezia. Studii storico-econoraico-statistici del Co. Pier Luigi Beinbo. — Venezia 1859. Sulla corrente litorale dell' Adriatico. Memoria del profes. cav. Maurizio Brighenti. — Bologna 1850. ERRATA CORRIGE deU'elenco dei modelli di piante fossili mseriln nel vol. precedente. Pag. 814, lin. 26 Sassafras Terettianum Sassafras Ferettianuni Mas Mas. — 815, » 16 Fracastoria megasse- Fracastcria megapepo Mass. po Massal. — — » 18 Rambusiumsepultum Bambusium sepultum Ung. Aug. » 19 Rambusium palmaci- Bambusium palmacites Mas- tes Visian. sal. » 54 Paleospate elliptica Palaeospathe elliplica Mas Mas. » o3 CaiilinitesCatuIliMas. Caulinites Catuli Mass. — 816, » 8, 9, 10 Phyiocialides. Phyllocladites. AfiSO 18b8-59 DISPENSA ftl'lSTA Sopra un modo di dedurre il progressiva sviluppo deW equazione a quadrati delle differenze. Memoria letta neiradiinanza 17 gennaio 4 859 dal m. e- prof. S. 11. MmcB. R lella prima Parte della Memoria siil calcolo delle risol- venti Lagrangiane letta a questo Istituto nella sessione 12 dicembre p. deeorso ho fatto cenno d'un metodo, che serve ad esprimere razionalmente i coefflcienli d' una risolvente in funzione d'uno de'medesimi ed offre qualche analogia col luetodo del Caucliy, pel calcolo delle funzioni simmetriche. Introducendovi un' ovvia modificazione esso divieue con- forme al mezzo proposto nella nota III del Corso d'algebra superiore del Serret (edlzione seconda) per assegnare I'es- pressione del quadralo della funzione di Vandermonde, cioe il prodotto de' quadrati delle differenze fi'a Je radici d' una equazione algebrica. Ma 6 facile rilevare che un si- mile procedimento pu6 servire al progressivo sviluppo di tutta I'equuzione a' quadrati delle differenze, partendo dalla forma di siffalta equazione spettante ad una primitiva di dato grado, per dedurne quella che corrisponde ad una equazione del grado prossimo successivo. Questo metodo Hon esige che la replicata derivazione di funzioni intere e razionali, e non incontra diflicolta che nella stessa compli- cazione del tinale risultato, cosicchc puo applicarsi nel mo- Serie ///, T. IV. 4fi — 344 — do pill spedito o souza soverchio travaglio anco al caso in cui la (lata equazione complcta sia del 4." grado. Per una eqiia- zione primitiva del 5.° grado il nietodo Lagrangiano sa- rebbe ostremaniente falicoso bcnchc I'equazione fosse priva del secondo terniine, e percio lo stesso Lagrange si astenne dair intraprcndere siffatla ricerca riportando nella nota III del siio Tratlato (Idle cquazioni numeriche^ la corrispon- dente equazione a' quadrati delle differcnze, indicata dul Waring nelle Med'Uationes algeOraicae (edizione terza, c. 11^ probl. MI, pag. 85). Se lo sviluppo dell' equazione a' qua- drati delle dil'fercnze non fosse oggimai un oggctto di mera ouriosila, si potrebbe applicare il presente metodo anco al caso d' una primitiva equazione di grado quinto. Ma il ealcolo ne diviene molto complesso pel gran nuraero di ter- mini clie si contengono nella richiesta equazione del deci- mo grado, giacche sebbene il maggior nuniero di que' ter- mini si dilegui allorche manchi il secondo termine nell' e- quazione primitiva, tuttavia ne rimangono 95, come si scor- ge dalla sua forma esposta dal Waring nelPopcra citata. Fra Ic ricercbe degli odierni analisti sulia espressione de'eoeffi- cienti dell'equazione a'quadrati delle differenze non scmbra ch(» sia stato fmora esibito per lo svolgiraento di siffatta cvjuazione un mezzo analogo a qucllo onde assegnare il pro- dotto d(!lle differenze fra lesue radici che leggesi nell' opera dianzi citata del sig. Serret, poiebe altrluienti il dotlo auto- re non avrebbe tralasciato di avverlirc cbe simile procedi- mento poteva estendersi alio sviluppo dell'intera equazione. Reputo pertanio opportune, innanzi di preseiitare il rima- nente della sopraddetta Memoria,resporre in questo scritto I'estensione dello stesso nietodo alia progressiva deduzione de' varii termini doll' equazione a'quadrati delle differenze, porgcndone 1' applicazione a' casi meuo complessi, ed ag- — 345 — giungendo infine I' espressione del prodotto de' quadrati delle diffei'onze fra lo radici d' una equazione completa del 5.° grado, e qiiindi la relativa discriininante d' una forma binaria del grado medesirao, nella cui deduzione recberaii- no qualche giovamento e un uli'e mezzo di verificazionc deir esattezza del calcolo le avvertenze che si avia cura di premettere airapplicazione del metodo. i° Sia r equazione A(x) =^x"-ha, x"~' -h a^ .-c"-^ -h • . . -f- a„_^x + a„ , e si denoti con E,^ (z) z= la rispettiva equazione a'qua- drati delle differenze. E certo che assumendo ■ ••..■ . • ^ = y-+-ii. sari pure E,^ (z) =: 1' equazione a' quadrati delle diffe- renze della trasformata (1) ^"-h«y-'-hay-^-h. ..H-a._J + a„ = 0, i cui coefficienti per la formula di Taylor hanno i valori ct„ =■ 2.3...(n— 1) ed offrono le relazioni Al"-'1(*), Si avrS pertanto identieamente e siccome ct, , a^, , . . . «„ sono quanliti dc' gradi con- _34G — trassegnuli da loro imlici rispetto allc radici dell' cquazio- ne (I), e Icquaziono E,^=rO ascendc al grado -'- — rapporto a % ch' t; del secondo grado ; il maggiore espo- ncQte di ci„ nella cspi'cssiono di E„ non potrii occedere n — I. Per lo cho iramaginando sviliippata E,^ secondo a,; si avra la formula (,^) E„ = A*"^ -hA'"^ ct,,-\-.^'\ ct^.... , on e sara il valorc di A" una quantity numerica. Conse- giicntcmente derivando qucsta fimzionc rapporio a /.; si trova (2) I'identila :0, ^-S A^"^ 4- 2A"'\ «„-+-... -t-(n- 1) A<'V-j , donde cguagllando a zero il moitiplicatorc di ciascuna po- tenza di «„ , attesocht; A " A " ... A " e Ic loro de- rivatc rapporto a h non contengono lO,^ , si racoolgono Ic equazioni (^)^„-.a;1-^(%)=«,2«„_.a-3+(-;;.)=o, che si potrebbero ulteriormcute dcrivare rapporto a A, od — 347 — offrono di mano in raano i valori di Aj'_^ A ''_^ , . . . A^"^ quando sia noto A^"^ . E poich6 (3) per a„ ~ E„ riducesi ad A^ , sari a'" il primo membro del- I'equazione a' quadrati delle differenze spettante all'equa- zione (I) ove si ponga a^ =: : cosicche denotando coQ E„_, (2) = r equazione a' quadrati delle differenze di e con F„_, {z) =z quella che si deduce dalla (3) ponea- do z=:y-, si avri\ (6) a;;:^, = f„_. . E„_.. :^ ^ ■:- 2." Per forraare F,^_, basta moltiplicare il primo mem- bro della (3) per quello dell' equazione che ha le stesse ra- dici mutate di segno. Ordinando questo prodotto rapporto ad a„_, si ottiene dapprima F„_. (z) = r (2/"-^-f- <^.. 2/"-^ -1- ... -4- «,_J X iy"—-o^y'-' -^ . . . 4- (- 1 )"-v,,_j e denotata del pari con F,^_2 {^) = 1' equazione che ha per radiei i quadrati delle radici di e posta per breviti ... (7) /«_^(^)=ct„_3-^-a„_5S-f-a„_jZ^ -F ecc, intendendo che in questa espressione 1' ultimo termine ab- — 348 — bia per cocfficientc a, oppiue ci^ r= I, sccondochr n sin pari o dispai'i, si rinvione (8) F„_, =. ^F,_, -f- ( - I )"-■ 2;r/,_, «„_. Portanlo o,c sia nota I'cquazioiie a' quaJrati dclle dif- ferenzc (9) E_(.):=A';-''-;-/J;->_-f-.... -I- A a = , O « 1 d'lina priiniliva (5) del grado n — I, si avra (G) (7) (8) il \aIore di A '^ , e colla replicata dcrivazione rapporlo a A si oUerranao (4) i valori di A " , A " , . . . A " e verra assegaata (3) T espressiooe E„ = dclT equazione a'quadrati delle differenze d'ogai piiinitiva (I) del grado n. 3." Nel ricavare la derivata rapporto a A di qualsiasi fuDzione (p, relativaraente ad una primitiva equazione (J) del grado n, si polri adoperare la formula -t-2''"-(d«r,)-^''"-'(S)' che si deduce daila /d?\_/jd?\/d^\ /d?\/dz^\ , /_di\/ , ,,/dE„_i\ ,, -. /dE„_, /dE„_i\ ne verra relativamcnte ad una primitiva (I) del grado n /dE„_, \("' /flE„_,\ , , ,. /dE„_i\ (ITT e quindi eliminando / ^ ,— ) fra questa e la precedente eguaglianza si tavvh ,,,^ ^ , /dE„_,\(") /dE„_,\ , _ /dE._i\ ^"> ("-'K-d^) ^<-d.7)-^'^^rd;r)"^-'- cosi pure si dedurrebbe sottraendo I' una dall' altra Giova soggiungere a questo luogo 1' ovvia diraostrazione d' un teorema riguardante le funzioni omogenee in indice, eioe siinultaneamente rapporto agl' indici ed agli esponenti delle quantity principali che vi si contengono. Sia -^ una funzione di a.^ , ct^, . . . a.^ omogenea di grado m ove le quanlila da cui dipende si cousiderino dotale d'un grado equivaleiite all' indice rispettivo. Ponendo — 350 — si avra ovidciitomonlo 4 — a'";^(/7,(/, ...<), c derivando rapporto ad ce, INIa si ha pure M=(S)+(i)0+--^c-~)(:-^) quindi dal paragonc delio duo cspressioiii di Da, ^ molti- plicale per a, risulta -^""'ih)- Se nella funzione -^ oltre a.^ , ct^ . . . a.^ si contenga una quantiti z di secondo grado rispetto ad a, , e I'omo- geneita abbia luogo tenendo conto anco dclla z come di quanliti dolata deirindicc 2, converri aggiungere alia for- mula (12) il Icrmine 2z ( —j . Cosi si avrebbe 4° Nell' applicazione del inelodo si pu6 proccdere in varie guise, c primieramente eseguirc il prodotto dclle due — 351 — fiinzioni F„_, , E„_, (8) (9) ordinato rapporto ad ct,^__^ onde avere (G) 1' espressionc (13) A;^l=B,-hB„^. «„_, -hB,_,«%_,-f- ... il cui coefficieote generale ha per valore (14) B, := ;.F,_, A^;-" -j- ( - I ) «-' 2 ./,_ A<'17' intendendosichevi siannulliogniquantita A*'^~') affetta da un indice negativo o superiore ad «— 2. Poscia ordinaudo la (13) rispetlo a % sotto la forma ( ' '^ ^:L = -" -^ /5. -"~' -^ (^^ -""= -+-••■ n{n — 1) , , , in cui TO^-'-— — , dediirne <-) (V) = ('§)^"'--^(S)=' -(t). ed osservando (4) die per «„__, = si ha I ~Tk / ^^ ^ e f]iiindi ( '. ) = , inferirne che dato /S, — M 4-M, a„__. -]- M^ fit" -h ecc. dev" ossore idciilicamcnte Sfiii' III. T IV W — 352 — (^')-«.(^)=»^ ■ ili nianiera die ncl derivarc /5,. rapporto a A; si potra ri- guardarc M^ e la prima potenza di c«,j_, come due quaii- tila costaiili C, c. In simil guisa oUcnulo (4) e siipposto yr = Pu-^ P, ^-„— .-h r. <,_, -+- ecc. , si potrri nel derivarc quosta formula ritcncre costanti P^ e la prima potciiza di ce„ ., , c cosi di scguito fiiio alia de- Icrmiiiazione dell" ultima qiiantiU'i a'' . 3." Si piio iiivecc derivando la (13) rapporto a k osser- vare chc, atteso raiinullarsi di \^ — .,-} per a„ , =0, dcv' esscre /dB„v „ /d<,_.\ /dB„. (|iiindi ponendo (>I5„ fit , „ := C, /dB„_,\ I dV/ (IB (^g-^-2.B., «„_.:.€„, - _ 353 — (20) -- A^';;^^ = c„_,-f- c,_3 ^,,_, + c,^,, r/_^ -{-... SuccGssivaraontc derivaado qiiesta espressione rapporta a k ed assiiniendo ^^'> (^) -^ ^^"-'^ «„_.= 2G„_3 , dC, \ dA- si otterrebbe (22) a;;;^3 = g,_3 -h g,„4^„_. -i- . . . -h g, «;; j . Parimenti stabilendo /dG„_5; , /dG„_5\ , /dGj (^)H-2(n-3)G,a„_,= 3II. , (t) = -.. si avr5 (2-^) - K:U = ""-^' + "«-5«„_.-i- ■ . . H- H„«;; J — 354 — e cosi progrossivameiik' fmclio si giiinga ad avoro e col porre si oltonga il valore numcrico G.° Si puo asscgnare in terzo luogo I' esprcssionc di — a'"^ senza esuguirc prcventivaraente il prodotlo ;; — 2. F E , , = a'"^ , nia derivando invcce qucsto prodot- to rapporto a h e valendosi della (11) per calcolare la deri- vata di E„_, . Avendosi infatti E, .=rA'"->-f-A^"-■*«„_.-^A^"-V -h... („_,) K— 2 -h A a , ed assumendo (25) o„, = .,(%-)^2.X^)^... -t- (»-3)a,_3 V^;-3-;-l-(n-m-^)(n-2)A^_;' ct„_, , si raccoglic dalla (II) 'dE„_A(") -^ ;355 — c poicbe (8) '• . ... ■ . : ^ /dF„_.\ /(]F._i\ „_, , .,.., (-l)"-'2|^(%-^)-4-2«,_ !«„_., sostituiti i valori di E„^, , F„_, e delle lor derivate nella formula di' d lo dcrivata dolla (6), e sviluppati i prodotti, annullan- do r aggregato de" termini non conlenenti «„_, , e divi- deudo poscia 1' eguaglianza per ci„_, si avri un' espres- sione delia forma (20), i cut coefficienti verranno deter- miiiati dalla formula (27) c,_,=|.(^)+(-.r-M./_«„_.| A'+.(,,;)»;-i.3(,,,;)'^: n-2 , 4 («-2)(/i— 1) 3 H — o 4 (H— 3)(»i-2) «4 ^ ^4— — % «. -f-^ -^ -' a. a _ 1 ( »-3)(H-2)(»-l) i . 2.4 ,r^ 1 — 358 — H— 4 1 (/«— 4)(/i— 3) i (n-4)(H-3)(n-2) "2:3 n^ ''^^ 1_ ( /I— 4)(/t— 3)(»— 2)(n— 1) 5 ~^ 2.3.5 n^ "-i ' ecc. si riprodurra roquazione E,^=0. Quest' ultiina deduzione servirebbe a passare daU'equazione a' quadrati delle diffe- renze d' una priraitiva spoglia del secondo termine a quella che corrisponde ad una cquazione completa. Ma simile operazione tornerebbe molto prolissa e quasi intrattabile appena sia n=::5. Giova pertanto soggiuiigere il modo se- guenle di ottenere lo sviiuppo di E^^ secondo lo potenze di a, quando sia no(o il primo termine dello sviiuppo, cio6 r equazione a' quadrati delle dilferenze d' una primitiva di grado 11 priva del secondo termine. 8." Assumiamo a tal fine (30) E„!z=R„-i-R.a.-i-R^«*-hIl3a^'-i-ecc. —0, essendo R^ il nolo v;dore di E^^ eon'ispondente ad a, = 0. Denoliamo con |— ,.") 1« derivata di R,„ rapporto a A ne!la supposi/ione di a^ costante, ed avremo /dR„, \ /dR„, \/d«2\ /^R^\ \~Ak / ~ I d';/7 / ' dA- / "^ \ AJT) Quindi lo svili4)pu deir cguaglianzu (~tt")-~^^ (num. i) sar^ — 359 -fw j R^ -t- 2R^ a, -h 3R3 a^ -{- 4R4 a^ -f- ccc. | * ed essendo quosta una equazione identica , poiclie deve avverarsi per qualsivoglia valore di a, , sari nullo il mol- tiplicatore d'ogni potenza di a, , ciot; si avra I' eguagliaiiza _ , , ,. /dR„-2\ , /5R.._,\ <-' >'».=-;^l(^r)-<'-')(^)|- ■•' e percio ecc. In simil guisa si potrebbe svolgere E^ secondo a^ , ed assegnare la stcssa E,, allorch^ sia nolo il suo valore corrispondente ad a,p-=^0 , semprcche non siasi annullato altro coefficiente della (I). Imperocclie supponendo (32) E„:=T„-{-T.ct/,-hT,^;,-M34-t-ecc., e signiflcando con / — j la derivata di T,„ rapporto a k Heric IIJ,T. IV. 47 — 360 — nella considerazione di ce^^, costante, si lia del pari \df( /\ dv^i /V dA- / \ i\k f <'^-^^Kd'^)^/'^-(^S')' . c in oonsogucnza I'idontila +'«-")|(.^ )«.^(.,^) -+(^,) «? + -^-1 1 = •• -|_(,i_/;-l-i)|T,4-2T,a^,+3T3a;+4T^a;,-f-ecc.|rt^,_, per GUI SI raccoglie c si ottiene in particolare la (31), posto p= I. 9." Venendo a (lualclie applicazione (num. 4) comincie- remo dal Irovare per n=:2 cioe per una equazioiie del 2." grado y' -t- a,// -h «^= la formula (3) 1- K^^> . a'^^ in cui A r=r ; — a ; > 4 (juindi (2) (4) \ dk J = — -ia, , A^ = — 36i — percio - ..v ^ /:> ;;. .,: : ;; :' (34) ,vv . E^ = z — a^"^- 4c6^ = . Si avrebbe iiioltre (8) Assunto poscia 7i=:3 , cioe data I' equazione per cui (3) p3_ i(3) I .(3) . .(3) s si avi-a (6) (15) '^ '"i '' •' in(li(l7) (2) (IG) (4) edinOne (17) (2) (4) ' ' ' ' ; , .(3) (-^1^'-) ^- « 8«.I>.a. = - 54a, , Af = 27 =3 3^ . Pertanto (25) £3.1=^5— 2(.t;^A;?'<,:' .^/ dclla priniitiva Moltiplicando (27) E3 per F3 nell' ordine dclle potcnze di ^3 , e poscia scliierando i termini neH'ordtne delle poteuze di z si trova (G) (U) (15) lo sviliippo (37) Af=r.z^-^/S,:.^H-/3,.^-h/53^^^/S/r=4-/S5--h/?6 —z'—{Sa—SotJz'-^{Sot.'^ — \(jrtlct,-h22al—2ct,a^)zi —\ a^— 8a* £4^-4-24^- a' — 2Sul—2{'ix]—r6a,a^)ct^ -^U2ct\—\2oi.]a,-\-\7ctl)ctl — 2(3a^ — lOit^a^ -i~21 a,otl)a^~ (2'6a.'' — ASotJal z' — 1(^'-''^J< — 2(3^;— 13«,«Ja^a3 .. .-. i -i-(9a* — 42a2a^ — 1 8a') a^-|-54a,a^ ;2 i ^ 2 3 3j H-(a;-4aJa;a^-2(2a;-9a,aJa'- 27a*^ , — 3(J3 — ed avendosi (17) (2) ;i^ ^^„ - '. ;--•<.;(■ ^^ .:, , ■'r^ii;*^; vi (-dAJ=-2«A(3^;-19«;«.+27«.«;) '-^V I * 3 =- 2(3^; — 16a' «,^-^2a-)<:^3-56a.a'' , (^) = 2a3D,(3«;- I3^,aja^ ■ "' " ' - • '-U < ~2{Zct] — ICa,)aJ = 4* . •- -■■ — 3G5 — Sostilucndo i valori (37) (38) (39) (40) nclla formula (36) si ha la cercata equazione a'quadrati delle differenze d'ogni primitiva del 4.° grado. Essa venne gii espressa por inva- I'ianlieper primi coefficicnti di covarianti in una Memoria del eh. prof. Brioschi (Torlolini, Annali di malcmatiche. — Roma — Gennajo I85G. — Nov. 1858). ^0." Le trovate equazioni a' qiiadrali delle differenze coincidono con quelle esibite da Waring ( Medilationes algehraicae, Cambridge 1782, capo II, p. 84) c da Lagran- ge (Memorie delta R.Accademia di Dcrlino^ anno 1708^ pag. \ 17) nella supposizionc di a, '-^ 0. Partendo dalle espres- sioni di quelle equazioni corrispondenti ad a, =r: si pos- sono dcdurre le equazioni ai quadrati delle differenze per qualunquc valorc di a, nel modo gia additato (num. 8). Infatti per » = 3 abbiamo (30) (35) R^=::;5-|- 65e^:=~h 9a's -f- 4a' -{-21 a" 3 e deduccndosi dalla (31) ,'"'•. ,,.^ *' Irovasi riprodotla la (30). — 3G() — Cosi pure per 71=5 assumondo (30) ; ' e coiioscenJo il valore di E.^ corrispondeiite ad a=0 eioe '' S' -'3 S^ 4' (S 23 si ottiene (31) ' '^^ — (26a^ H- 54a^'-|-l20a^a,,)a32 — (24aJ-^Ga,)3'-(l2a^-h2J>aJ-h32a,a4)r — (a — 42a^a'-f-Ga «/ — 72a ) :: ^ 1 -^ i 2 4 4 ■4- aj a ^ — (■5a^H-6a*)a44-l44a^a* , -h (Ga^'+JSa',)^,:— (4a;--l8a,a4)a3 , — 367 — -i-{2a ~\-Gci,)z'' — Oct' z— 27a . e quiQdi si raccoglic la stessa equazionc die sorge dalla sostituzione de' valori (37) (38) (39) (40) nella formula (36). \ I .° Diverrebbe assai falicosa la ricerca deHcquazioQe a' quadrati delle diffcrenze d' ima eqiiazioiie completa del 5." grado, non per difficolta inereote all' esposto metodo, ma pel gran numero de' termini che si coutengono nella equazionc richiesta. Imperoeche si avrebbe per ?i =: 5 (7) fz=ot.j_ -h-z , e quindi (8) F^ = zF, -+- 2z{z -f- ctjrr.,^ H- ct] = z\z[z^-{o^]-2a,)z-^ al]-2zct^ct,- ct"^ , ~^2z(z~^-u.Jctf^ ^ a^ ; cosicche assunta (3) £5 = A, -1- A iZr -H A a 4- A a -f- A a = , 4 J 25 '5 tJS si trova clic il solo gruppo A =: F/jE/^ conterrebbe 184 termini divcrsi. E sebbene nella supposizione di a,=0 spa- risca da qucsta equazione il maggior numero di termini, ne rimangono tutlavia 95, come si rileva dalla relativa espres- sione addoUa da Waring nel luogo citato delle sue l\ledi~ Scric in, T. IV. 48 — 308 — tazioni algebrichc (Capo H, piH)l)l. XIF, pag. 85). Potreb- besi da quest' ultima espressione consegiiire la forma com- plola (Icll'equazione a' qiuulrati dolle diffuicnzc d'ogni equa- zione di 5.° grado col nietodo indicalo al num. 8 ; ma poi- che I'esposizione de' risultati si dell' uno ehe dcH'altro cal- colo occupcrebbe alcune pagine di stampa, e cio ehc v' lia di piu utile ed importanle a delcnninarsi in quella cqua- zione e 1' aggregalo de' termini ohe non contengono T in- cognita :, ossia il prodotlo de' quadrali delle differenze tra le radiei della equazione primitiva, ehe mediantele som- me s delle potenze di grado p delle radiei delta data equa- zione (I) si trova espresso dal nolo determinantc *o 5, . • -'u- i' S a dedurrcmo dalle anteriori indagini il proccdimento gia ad- ditato dal Serret (opera citata) per caleolare questa fun- zione, introducendovi le abbreviazioni ed avvcrtenze gia accennate (num. 4, 5, 0). Denotiamo il ricliiesto prodotlo de" quadrali delle diffe- renze fra le radiei della (I) con V,^ , e rappresenliamo il suo sviluppo rapporto ad ct„ colla formula i* ' ) V„ = U , -f- IJ a„ -\- U „ ctn-h-. . .-hU a ^ ' II It— I n — 2 " ri — " 11 n K manifesto cbe per ;;:==: si ha 1' eguaglianza E„(0)=:(-l) ' V„, — 369 — come pure •• ■,. •. , , ■■ („_1) („_o, E„_ ,(0) = (-l) '■ v„ e quindi (0) (41) ti(n—{) A^"*=(_|) ' U"'> di pill (8) F„_, (0)= (— ^)"— al_^ , c percio dalla (G) (^2) ' ' U'"^ =ct' V„_. . n — I „ — , " Avvcrtendo poi die colla derivata rapporto a k di E,^(0) si anuuiia idenlicameiile anco qiiella di V _ , si otteiTi derivando rapporto a /.■ la (41) •J -h^y .,ct,,~i-... (?i— 1)U a. lu , e poiche qucsta e una identita per qualunque valore di a , si avra in generale 1' eauaslianza n) clie rappresenta n equazioni corrispondenti aValori n I, « — 2 , . . I , di p e determinanti U^"* , U^"^ u'"' /; — 2. It — 3 ' ■ ' u Queste equazioni si desumono ad evidenza dalle (4) ponen- pet dovi z=0 e sostiUiendo ad ogni quanliti a'"^ il rispet- Uvo valore u'"\ falla aslrazione dal secno. — 370 Conoscondosi T cspressiono di ^"-. = U_ H- U_3 ct„_,-h . . . +U_^ a__ , si trova (43) (42) oppure si potrii poi analogamentc alia (11) conseguire la derivala di Vj,_, rapporlo a k per ihia data oqiiazione (I) di gra- do w, mediantc la formula («) (..-<)( ,„-) =«,(-„^J+2.,(-^)h-.... /dV„_,\ OtlfMiulo il valore di u'"' , si procederii del lima- nentc per la dclcrminazionc dogli allri coefficienli della cer- cata espressione ( i I) valendosi dell' avvertenza notata al num. 4 oppure nclTallro modo indicato al num. 5. 12." Per esibire un escmpio di applicazione riferiremo i valori di V^ , V3 , V^ clie risultano dalle trovale cspres- sioni di E^ , E;^ , E^ (:ium. 0) cioe — 371 — {AG) V^=-E,(0)^ctl—Aci, V3— — E3{0)=(a'— 4aja'~ 2{2aJ— 9ajc/,a3— 27a' y,,^E,{0)z^\{ctl-4y,.Jctl — 2{2^l— detect u.-'I-aja'^ — 2|2{a — 4:;,)^;— (9a'— iOjdJci.^a-l- 3(a' — 24ajfltja/, —J 27 a*— I '*-ia'ct,-l-l28a' -f- in2a.a35 a' + 25Ga^ , e cercheremo il valore di V5 cioe il prodotto do' quadrali delle differenze fra le radici d' un' equazione completa del 5° grado. Posto n=o abbiamo (41) . . ~ J o 2.5 '5 05 poscia (4 a) (46) (2) . ' = — 2(r«' — 4aj5t'oJ3+ (8a^ — 3Ca,aJc«^a^-i-542?^a' -i~\{6a — 24ct,«Ja]— (3Ga*— 'l70aJie^-{-48a«)a3 — 252a,a^j(X/, -f- 36a^— I GOa^ct^ + '^'' Osi^s ^' ' quindi (44) (46) - — 372 — ]l8(a^-4a,,)a'ct3-(80a*-35Ga,aJa^a""-j-(2.ia'--630aJa'7i«. J 1 - « -^ ' 1 3 1 35 ' r 1 - i ' 1 1 ^ ' a' •^ 3i 4 — I 3G a^ — I GOc«,a^-|- I GOOa^j \ a\ c successivamcnlc (43) =— 27(a'— irtjaj H- (144a^— GSO^^.aJcfVs — (128a*— 5G0aV^— 825a') a'~ 900a,a' — 1(1 92aJ— 1 020 aa^-h^OOal) a^ — ( I GOa^— 2050a,aja^ — 22o0 ct-\a, — jO(a' — '.Oaja' , ,5, -1 /»IU?\ U'^^'^r— --(-—- )=2oGa-' — IG0Oa^a,-i-22:>0a a'- ■ 3«i \ (l/i- / I 1 ' .^ -f-(2000a'— 3700^^^3—2500^,^4 , o 4^4 \ (lA- / E noiclie (42) si ha U ;= a' V, , sostitulti nolla formula 4 4 ' ('(7) i trovali valori dc' suoi coorficiciili risulta — 373— ' 4 j (a^— 4aja^— (4aJ— 18:e.«Ja3-h27a^ja^ —J I8(a'— 4ceja'— (SOa^'— 356fl«,aja,«3 -j-(24a^— 630«Ja'|a3ce4 -|-S(Ga'— 24<:«,ctja'_(144a*— 74G£i'a,^-560a')a, — I020ie.a'ia' ' 3) 4 4_J36ct^— I GOa, ^^-^ 1 COOidsJ a^ '^5 27(a^— 4aja''— (I44a^— G30a,ciji«'c«3 - (I28«^— 5G0a"-c«^— 82oa-) a^-t-900a,a^ { 1 92£j^- 1 020a''c«,H-900a^a,.-( I G0a'-2030£(;,aJ«3) a^ -2250a'|c«4l 50(a* — 40aja* 236a' — \(yOOoi'a^-\-22oOa,a (2000a'— 3750aja3— 2300^,^4 ,a'-f- 3125a* - 374 — Questa osprcssiono c in consegueuza il (liscrimiiiante d'uiia forma binaria del 5." grudo si corapone di 59 termini, Percit') siflatto discriminanle, (luanlo al iiiimcro de'terraini, eostituisce uu' invariante di ollavo grado meao complesso deir invariaate dcllo stesso grado calcolato almeno con 6G termini dal cli. sig. cav. Faa di Bruno (Tortolini, Annati di scioize malcmatiche e fisiche, marzo I85G, pag. 8G). Supponendo nella (48) a, = si ha im' espressione (•he s' accorda coif aggregato do' termini non conlenenti r incognita dell' equazione a' quadrali delle differenze esi- jjita da Waring (Medilationcs algcbraicae, c. II, p. 85), e si compone di 19 termini come la formula analoga ri- cavata dal Caucliy a pag. 49G della Meuioria sulla deter mi- nazione del numero delle radici reati nelle equazioni alge- hriche (Journal de I' Ecole polylcchnUjue, t. X, c. XVII, Paris 1815). Conosciuto il valore di V5 offerto da Waring per a, = , si puo dedurre la sua espressione per qualunque valore di ct, , mediante il procedimento indicato al num. 8. Imperocche assunto i valori di R, , R^ , . . . R5 vengono in simil guisa asse- gnali dalla (31) parteudo dal nolo valore di R„ , e si tro- vano espressi dai rispettivi aggregati di lermini affelti dalle successive polenzo di :z, nello sviluppo (58) dapprima oUcnulo. muwii DEL mm u mum \m — I^i leiige la seguente Memoria del m. e. prof. B. Bizio intitolata , -. , ■-r.. OSSERVAZIOIM /-■ "•^^;:^' ALLA NOTA SULL' ANALISI BELLA LUCE Si discorre della forma delta censura. Nel quaderno de'nostri Atti (\) teste uscito in luce io trovava cosa, die troppo strettamonte mi appartiene per passarmene in silenzio, ond' 6 cbe mi trovo in debito di dichiarare francamente di essere sempre per ritenere opera caritativa quella dello scienziato, die accorre sollecilo a toglier di mezzo I'errore anche quando solamente dia cenno di spuntare nel campo ddia scienza. Tuttavia pare a me cbe, nello stender la mano a svellere la mala pianta, non si dcbba raai farlo per guisa da mettere altresi a pericolo (I) W'it'j,. qiiesto volume, pag. II. Serle 111, T. IV. 49 — 37() — ly buoaa messo crcsciulavi a canto. Auzi croderoi non do- vcrci essere raai cagionc di odoperare iin colnl tiiodo, dove si faccia di guardare al buon volere di clii si e affaticato per r incrciiiento dclla scienza ; e in qucllo stosso die ci sembra ossere doniandata la censura, Irovaisi allre parti che per debito di giustizia c'invitano aU'encomio. Clie se poi ci facciamo al caso particolare di quegli spcrimenti, che diedoro argomenlo alia scriltura contenula nogli J///,credo eirivi fosse da ricordarsi la senlenza dell' immortale Ba- cone, il quale dice: Nei/iie qtiisqiiam ila slvpidus esse debet., ul credat, quod nunquitm faeinm est adhue, id fieri jam non posse, nisi per modos edamnunfiuam tenlatos (Bac. de augni. sciont., lib. IV, cap. 11). Egli e percio che', dopo averc de- scritto qiianto mi fu dato innanzi duirespcrienzii, io sog- giiigneva : « Sarebbe forse, io dico iinalmcnie, che questo I) nuovo modo di analizzare la luce solare vantaggiasse il » prisma? Sarebbe che ci fossero raggi di una rifrangibi- » liti ianto fra se propinqui che, valicando il prisma, non I) dessero uu sensibile dilimgarsi dalla perpendicolaie,onde I) sfuggissero al poterii preoisare; e che questa via ( ma- I) lamentc delta delle ombre ) ci avesse dalo modo di co- » stringerii a svelarsi (1)? » E dopo avere mandate innanzi queste mie interrogazioni aggiungo: « Dico tutte questecosc » qiiali presupposti die domandano di essere o certiticali, » o sraentiti dalla sperienza degli oltici(2), » e non ostante queste raie dichiarazioni leggo negli Atti queste parole: « Neir ultima adunanza si lesse una INIemoria di un nostro » ollega nella quale e detto: « Esservi nello spettro solare »' due rossi, uno il meno rifrangibile di tutti gli altri raggi >' luminosi, e I'altro piu rifrangibile certamente del giallo, (I) Vegg. Memorie dclV i. r. Islilu/u Vcnclo, lom. VII. png '114. (y) Yegg. Tom. e pag- cit. — 377 — » (lol verde, delTazzurro esservi un giallo di ri- >. franijibilitS vicinissima a quello del violetto. » » fn un idtro luogo della Moinoria pore chc spiinli im » qiialche diibbio circa la vei'ilu di quesle proposizioni, » lanto diverse dalle doltrineaccolte da tiitti,e pare altresi 1) die I'Autore desideri di sapere quo! die ne pensino i w colleghi. Se cosi 6, io sono lieto di andare a'vorsi di un 1) desiderio col dire 11 mio avviso in questo proposito (I). » Con queste parole senza piii furono quivi gittati i fonda- menti della mentovata censura; e si entra senza piu ad accen- nareainiodi diversicon cliee analizzata la luce. Ci paria pri- ma, com'era debito, del prisma, siccome quello, cbe prime ci dischiuse quel miracolo dibellezza, ch'6 nella luce, enedivisa tulli i particolari. Scende poscia all'altra via segulta dell'as- sorbimento de' raggi col mezzo de'coipi a cio accomodati, e qui si particolareggia con minuta descrizione gli speriraenti del Brewster, e il risultato a che venne, di avere cio6, con grande semplificazione, ridotto Io spettro solare a soli tre colnri. Sono poscia ricordati partitamenle que'celebri uo- mini che si fecero al partite del fisice inglese, e quindi sono posti ad opposizione allri sapienti,clie indi appresse ncbia- marone ad accurate esame sperimentale le ricerche del Brewster, mostrande non rispondere agP intendiuienti di lui; e quindi ricondussero Io spettro solare a quella vergine integrity, in che eel diede il prisma del Newton. Finalmente ci divisa un altro mode di analisi preferibile ai mentevati, od entra a parlare dei relicoli del Fraunhofer, e quindi di quello spettro per diffrazione, intitolato normals. Qui a noi non serabra troppo chiai'o, perch6 una allegazione cosi ampia di dottrina senza che si vegga a che diritto finemiri (I) Ves^g. qnestn vdliimo.'paf!. H. — 378 — per la risoluziono del tonia; conciossiaclio, sc fosse slato per significarc clie quelle sole erano le vie per condurci aU'analisi della luce, noi avromnio scmpre crcdulo altre poternc essere, come ci assicura Bacone. Ora posata T accusa di aver io manifesla'o il pensiero esserci nello spcllro solare due rossi, uno il mono rifran- (jibile di tuiti gli allri raggi luminosi, e /' allro piii rifran- gibile ccrlamenle del giallo, del verde e deW azzurrn : ed esservi aliresl tin giallo di rifrangihilild vicinissima a (juel- la del violetlo; noii trovo quivi negli Alii un cenno degli argomenti onde fui tratto Delia mentovata coiulusione ; e inlanto il discorso continua in queslo tenore: In allro Itio- (10 della Mcmoria pare cite spunli un qualche dubbio circa la verild di quesle proposizioni. E quiiuli in queslo luogo, le niie piu cbiare e signiOcauU paiole noii valgono che di un velo a mala pena baslevole a lasoiar Irasparire il gcr- moglio di un qualche dubbio, e si elle suonano a queslo uiodo : dico tulle quesle cose quali presupposli, che do- mandano di essere a ccrlificali^ o smcnliti dalla sperienza degli ollici, che mi pajono voci di chiara signiGcazione. Senza che indi aggiungo: « Tutlavia la rilevanza di questi 1) falti mi melle nelTanimo una grande Irepidazione sopra » i miei deducimeoti, e quindi mi accende il desiderio, che » uomini perili nelC oUica piglino a rivedere il gravissimo » subbiello (I). » E di qual niudo puu mai avvenire, che quesle mie parole si evidenti non bastino a dare che I' in- dizio incorlo che stia per ispnnlare un qualche dubbio ? Dicono chiaramente ch' io non riposo quielo sopra le mie deduzioni, e che chiamo quindi a decidere il gravissimo subbiello la sperienza degli otlici; perocche ceria cosa e (I) Vegg. Monorie delV i. r. Islilulo Venelu, torn. VIl. pas}. 413. — 379 — flic i fatti sperimentali non possono esscro svclati ciTonei c'bo (la'risultali contracltluenli di altre spcrienze. ^^:. r." ':,:.f~:- § 2." vM, ,!.:• ■ ^;^ o. ■: . ■Si paiia del merito. i f, : ^; ^.:., . ; ■ - Continuandosi indi le intraprese osservazioni, e quivi soggiunto : Se, come dice I' aiilore, c'e qticslo rosso moUo rifrangiOile coperto da allri colori egualmenle rifrangibili, come non occorse mat in tanti sperimenii di Irarnelo fuori ? Sai'cbbe stato buono altresi aver dotto: In lanti sperimenii, fatli poro sempie al modo slesso; e qui tornerebbe ancora in acconoio allogare la sentenza di Bacone. Ma non e forse vcro (be da qiiando in qua ci fu luce al mondo, ci fu sem- pre con laltra luie la luce/Jo/or/vZrtfrt.- eppure nondimeno in (and sperimenii non fu Iralla fuori cbo in quest'uUima mela di secolo dal oclobre Malus, c quindi poi'tala a cosli- tuire una parte si rilevante dell'oltica? La luce aggiunla a luce, o la soprapposizione delle onde, non produsse som- preoscuriti? eppur tultavia prima degli esperinienti del nostro Grhnaldi non fu sapulo esserci le inlerferenze ? Le linec oscurc rigarono scmpre lo spettro solaro, e nondi- meno prima degli sperimenii del Fraunbofer non fu mai saputo esserci quelle striscie nericce, venute pur tuttavia a renderc oggidi un servigio utile alia scienza. lo non dice queste cose a sostegno del mio rosso piii rifrangibilo, cbe per esso ho gia invocato il sicuro lume riscliiaratore del- I'esperienza; ma discorro di questo modo a fidanza di con- vincere in opposto di cbe vorrebbe lo scrilto degli Mti. Prosiegue indi : « Ma percbe modo 1' A. arriva a quella » sua conclusione contrai'ia alia doUrina generale ? Vi m- — :]m — » rlva muovendo da un supposlo gratuilo, il quale preso » nel concotlo di lui e audio assurdo^ appoicgiandosi ad » una indiizione evidcntcmcnte infranta. II supposlo gra- » tuito e cIk', due striscie colorate die no' suoi sperimeiiU D fiandieggiaiio I' ombra di un cilindreUo, illiiniinalo da » una luce bianoa e da una luce di colore, nascano dalla » divisione di questo colore. E il supposlo considerato nd » concetto dalT autore 6 anche assnrdo, perche amiuotle n die questo colore, il quale si divide, o, com' egli dice, » riesce sdnppialo, sia un colore deiiu'ntare (I)- » La considerazione che innanzi tratio a questo luogo mi sembra doversi fare e, che prima di accingersi a por mano alia censura bisogna avere ac<'uratamente sludiato e olti- mamente intcso gli argomenti di coiui, che ci proponiamo di censurare ; e massime, ove il negozio si aggiri intorno a' fatti, dati innanzi dall' esperienza, occorre prima avere lucidamenle compreso in die consistano ; perocche altri- menti ci mettiamo a pericolo di aggravare il censurato di un peso die non gli compete. Cos! avvenne, forse per troppa fretta, in questo luogo. Infatti quivi e detto, ch' io arrivo a quella mia conclusione di un rosso piii rifiangi- bile, muovendo da un supposlo (/ratuito, il (juale preso nel mio concetto snrehbe anche assurdo ; peroccbe il supposlo gratuito sfa che, due striscie colorate ne'miei speriinenti, le qiiali fianchecjgiano T ombra di un cilindrctto, illuminalo da una luce bianca e da una luce di colore nascano dalla divisione di questo colore. Veramente, il cilindrcllo, o qualunque altro schermo opaco adoperato in queste mie sperienze, e totalmente immerso ndia luce del riverbero, che (di qualunque sperienza si parii di quest' ordine ) e (I) Vpi;i;. qnpslo v>iliiiiip, patr. 16. " ' — 381 — sempre luce coloiala : ma qui si pare Iroppo cliiaramente non essersi inteso il risullato delle ^mie sperionze, die mi sembra sin da principio cliiaramente significalo in queste parole: Non die aW affrontare dello schermo contro ii pia- no bianco^ o conlro la parele, mi fosse dala innnnzi I' om- bra verdc, mi venne , con apparita inattesa, dipinta una iista lunga quanlo era I' allezza del piano^ formata da due slri- scie conligtie tinte dei piii eleganli colori prismatici, nna rerde, rossa /' allra ; con (jtiesto che, teniilo fermo il piano in quella sitnazione, la verde sla sempre a sinistra di chi osscrva^ e a dirilla la rossa (I). Dunque io dico, che mi venne dipinla ima Iista lunga quanto era /' allezza del pia- no, e queslo e tutto il sustanziale, o la quidditi"! deH'ombra, formata da due slriscie coniigue, le quali non punto fian- cheggiavano allra, o diversa ombra del cilindretto, faccenda die, come non mai avvenuta ne'miei sperimenti, non 6 mai dello die avvenisse in nessun Inogo della Memoria, e quindi da non sapere per qual modo si arrivasse ad una idea cosi slravolta del fatto sperimentale. Due striscie contigue vo- gliono dire per Io meno die si toccano, die si rasenfano, e non mai die sieno messe a fiancheggiare altra ombra del cilindrelto, ma si portale a coslituire elleno stesse tulto il corpo, e la quiddita dell' ombra : e posciache la cosa fosse per egiial modo ripeluta, con sola la diversity de' colori, in lulte le altre sperieoze, non sappiamo indovinare per qual sinistro entrasse a guaslare il fatto quel giudizio erro- neo. E qui ci bisogna anclie nolaie, die c' era altra Jincora salda e forlissima, bastevole a far si cbe non batlesse in qudlo scoglio. L' ancora era la strisciuola mediana di so- prapposizione ricordaia in queste parole: « Fin qui, dico (I) Veg'i. Memoric dell' i. r. Jslilu/u Vonc/o. torn. Vll, pay. 407. — 382 — » io iiolla Memoria, giiardava in silenzio, affinche riiiscisse » pill iiella la esposiziono, uii minuto itaiticolare, clio pur » si accompagna coslanlemenlo a qiiesto ombre, etl e una » lista longiliulinalo in colore diverso, die partisce ic due » lisle vagamenle colorale, quali furono divisate nellepar- " lieolari sporienze gii\ descritte. Qiiesta lista niediana de- » I'iva dalla soprapposizione de'colori, die soiio neile due » liste colorale, esprimenli il colore nicsso al cimento e il » suo compleinentario. Nel fatto della soprapposizione dei » due colori, in queste parlicolari sperieiize, non avviene » mai die ne torni il bianco, n6 la rieomposizionc del co- » lore cimentato, o niolto raramente, come vedremo indi » innanzi la risurrezione di quest' ullirao ; ma sempre un tt coloi'e diverso poco fornito di vaghezza lustranle » Quesla strisciuola di soprapposizione, dividente i due » colori della immagine, puo rendersi piii ampia od esigua, a secondoclie piu o meiio si avvicina Io scbermo opaco al » piano, e talvolta si puo cziandio dissipare al tutto ma- tt diante un congruo allontanamenio, come mi avvenne » seuza sconcio del violelto teste menlovato eoc. (I). » Se adunque si fosse badalo, cb'io ricordo questa strisciuola mcdiana; die accenno al modo di toglierla, c die nc diviso r origine, dicendo procedere dalla soprapposizione de' due colori che sono nelle due liste colorale, esprimenli il colore messo al civienlo e il suo compleinentario, era impossibile cadere nellerrore di vedere le due liste colorale partite dal non piccolo inlervallo delC ombra del cilindretlo; concios- siache di tal maniera non cbe potersi conciliare il correre contifjue, era fuori di ogni possibilila cbe pervcnissero in parte a soprapporsipcrfornirci la strisciuola mediana dian- zi ricordata. (I) Vegg. op. cit., torn, cit., pag. 415 o 416. — 3«3 — Ora il fallo di quelle ombre, costituilc da due slriscie contiffue diversamente colorate, e ii fatto nuovo cd origi- nalissimo ch'io ho porlato nel campo dcH'oltica in rispelto alle otnltre colorale; perocche nessuno prima di me (per quanto io ne sappia ) lia dato mai a vedere quelle ombre bicolori: tak-he non avendo io collo mie mani compaginate quelle ombre, ma osseiido proprio venule dal seno vergine della nalura; posciaclie per esse mi sia dato pel capo del- V assurdo, bisogna qui diveassurda la natura: che non sa- premo rinvenire chi ci creda. Ma sara forse che I' assiirdo mi slia meglio in capo per aver detto, che quelle due slriscie colorate, lucenti, che co- stiluiscono I'ombra bicolore, nascono dalla divisione diqttel colore? 11 fatto t; adunque di questo modo che, quakinque sia il colore della scala prismatica nella luce del riverbero, che da nel piano bianco, I'ombra che ne esce allaffrontare dello schermo, e sempre e coslantemente costituita dal co lore che ha la luce incidenle del riverbero, e dal colore che apparliene al complemenlario di quella luce stessa; sicche parrebbe Uillo proprio il dire, che la immagine bicolore sia venuta dalla divisione di quel colore nel suo complemenla- rio; ond' e ch' ivi abbiamo ad un tempo e il colore della luce propria del riverbero e quella spettante al suo comple- menlario. Qui adunque io non ho precisamente fatlo altro^ che divisare esattamente quello che mi ha messo dinanzi agli ocelli la natura: onde non io avrei dato in un assurdo, ma anche qui sarebbe assurda la natura, avendomi dessa messo innanzi quel colore, con tulle le visle e particolariti di essersi diviso nel suo complemenlario. Non si dimenti- chi che que' colori, quanto alia bellezza loro lustranle, han- no tutte le specie de' colori, che abbelliscono Io spettro solare. Serk ni.T.lV. 80 — 384 — Trovo approsso die lo scritto coiiloiuilo negli Alii ug- giiigno, the il siipposlo consideralo ncl mlo conccllo c un- clic assvnh in doppio, perche ammclle cheijueslo colore^ it f/tiale fii divise, riesca sdoppialo in im colore clemenlare. lo veramonlo, comcclie al leggcrc quosle paiole sapessi di corlo ili noil avere nel niio lavoro manleuiUo il parlilo, olio que' colori fosscro eleinenlarl, ne avuti sperimenti clio mi ti'aessero in quel giudizio, ne niemoria ehivi fosse diseusso quel subbietto, pur nondimeno mi diedi a rileggere lo sci'it- lo dopo uscito da' toreiii per rilevare almeno onde mi fosse veiiula quesia spei'iale impulazione ; e nienle in fatti mi venne inconlralo. Ora, quanlunque questo elie son per dire nol domandi necessila di difesa, olie, non essendoci colpa noa bo mestieri di sdebilarmene; tuUavia nella grande ignoranza in (be siamo, massime circa I'astruso fenomeno deSle ombre colorale, non potrebbc esser vero cbe i raggi elci'ogenei aecompagnanti la luee colorata del riverbero nello incidere sopra il piano e nell' affronlo dello scbermo, fossero realmente assorbiti da que' eorpi opacbi, onde soli raggi elemenlari rimanessei'o a pingerci le vagbe immagini? Ouesto successo, obe ora mi si affaccia al pensiero, e non potrebbc avere altro appoggio o indizio die la venuslii di quelle luci gareggianli colic liui prismaticbe, non puo cer- lamcnte essere indovinato, ma si dalo a conoscerc accerta- tamente dalla spcrienza. Indi Icggo inoUre ncl quaderno: <• L'induzionc poi » cvidentemenlc infi-anta eccola: Dietro qualdicspcriinento 1) (potcva andic dirsi con piu \erita,dopo uiolli speiimenli »> continuati per due anni successivi ) si crige in fallo ge- n neralissimo, o legge, die nell' ombra il colore die spelta » ai raggi meno rifrangibdi si Irova scmprc a fronte ddla » luce pill dirctta. c qudio die appai'ticnc ai piii lifrangi- — 385 — •) l)ili si rinviene alia volla della luce piii ohhiiqua. Poi si I) dice die, messo al cimeoto il color veide, i risultati riu- » scirono contrarii, ed anche per altri colori : dunque 1' e- » pperienza nega ripetutamcnle die il fatto suddetto sia » gen era le (I). ■> La allegazione del testo qui e un podiino manclievole, perclie niente dice in che stia la conlrarield del risultati, quando fu cimenlata la luce verde del riverbcro verde. E detto adunque nel mio lavoro sperimentale, die le due listc colorate, componenti Tonibra bicolore, una si mette costan- lenjenle a diritla di clii ossena e I' altra a sinistra. Ora posciadie ogni effetlo costante debba prooedere dulla sua cagione c quindi anch' essa costante ; cosi ho ritenuto chc non a caso quelle due striscie colorate andassero a niettersi a'loro posti, ma die ci dovesse essere una causa die ivi le sospignesse ; e quesla causa mi e sembrata essere la diffe- rente direzione de' raggi incidenti sopra il piano bianco. Mi e paruto anche die li dove ferivano conlro il piano i raggi pill diretli, ivi andasse costanteraente a mettersi la lista del colore speltante a' raggi meno rifrangibili, e dove davano i raggi piii obbliqui si allogasse quella appartenente al colore ddla luce piii rifrangibile. In questo assegnamento della cagione determinante il posto delle due liste, cioe della differente dirczione de' raggi, io polrei avere errato ed es- ser altra ; ma c' e di piii, che faceiulomi di trasportare il piano in posizione opposia, vale a due sopra I'altro cate- to (2), vidi le due liste vagamente colorate, come in vista passassero una sotto all' altra, andarsi a porre^ quella che prima rispondeva a diritta di chi osserva a sinistra^ e quella ch' era a sinistra mutarsi a diritta. In questo caso non av- (1) Vegg. questo volume, pag. 16. (2) Vegg. Memorie dcIV i. r. hfiliilo Venelo, loni. VII, pog. 409 — 38() — \nmc n